Africa: descrizione multidisciplinare

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Testo

Africa
L'africa si trova tra l'emisfero Sud e l'emisfero Nord.
Essa possiede di vaste zone climatiche; coste e isole, che si trovano a sud-est e a nord-ovest.
E' un continente abbastanza grande, e possiede di molti ambienti naturali, invece in minoranza possiamo trovare laghi (che si trovano solo nella parte meridionale), fiumi (quale il più grosso è il Nilo e si trova nella parte nord-est) e catene montuose.
La storia di questo continente è molto vasta; come le culture, che si differenziano per ogni tipo di popolazione.
E' un continente molto povero, e i paesi più industrializzati a livello economico sono quelli che si trovano al nord, nord-est.
Storia
Il nome Africa fu usato per la prima volta dal poeta romano Ennio (sec. II a. C.) ad indicare la parte settentrionale prossima all'Italia, e soltanto più tardi fu esteso a tutto il continente.

Agli albori della storia questa parte dell'Africa nord-occidentale era abitata da popolazioni di color bianco, verso il Mediterraneo (Libi, Numidi, come li chiamarono i Greci e i Romani, Berberi, come li chiamarono più tardi gli Arabi), da popolazioni di color scuro (designate col nome di Etiopi) verso il Sahara.

Nella parte nord-orientale, e cioè nella fertilissima valle del Nilo, si stanziarono gli Egiziani, di stirpe camitica, discendenti, secondo la tradizione biblica, da Cam, il figlio di Noè, destinato a popolare l'Africa.

Gli Egiziani vantano una delle civiltà più antiche del mondo. Divisi un tempo in piccole borgate, costituirono più tardi due regni, detti dell'Alto e del Basso Egitto; finché un re riunì, circa 3300 anni a. C., i due Stati in una potente monarchia, che fu retta da 26 dinastie di sovrani, detti Faraoni, e durò quasi tremila anni.

Nel 525 a.C. l'ultimo Faraone fu vinto da Cambise, re di Persia, e l'Egitto divenne una provincia dell'Impero Persiano.

Nelle regioni ad occidente delle Sirti apparvero, all'inizio del primo millennio a. C., i Fenici, che vi fondarono numerose colonie, tra cui primeggiò poi Cartagine, sorta nell'814 a.C.

Nel corso del VII sec. anche i Greci approdarono a questa terra, che chiamarono Libia, e vi fondarono Cirene.

Nel 146 a. C., vinta e distrutta Cartagine, Roma costituì, coi territori conquistati, una provincia, che fu detta Africa, a cui si aggiunsero poi altre province, ed infine anche l'Egitto.

Le orde barbariche che invasero l'Impero Romano giunsero fino all'Africa settentrionale. Così nel 429 i Vandali di Genserico passarono nelle province romane dell'Africa e vi fondarono un regno che durò circa cento anni.

Nel 534 i Vandali furono vinti e cacciati dal generale bizantino Belisario. Poco più di un secolo dopo l'Africa settentrionale fu percorsa dagli Arabi, che in 70 anni la sottomisero e passarono poi anche in Spagna (anno 711).

A questa prima invasione, che ebbe carattere militare e religioso, ne seguì un'altra nell'anno 1051 e seguenti: tribù turbolente e semiselvagge della Siria si rovesciarono sull'Africa settentrionale e l'occuparono tutta fino all'Atlantico.

I Berberi, convertiti all'Islamismo, diffusero questa religione anche nel Sudan e nell'Africa occidentale in cui sorsero grandi Stati indigeni: lo Stato del Ghana, l'Impero Mali, l'Impero Songhai, l'Impero Bornu ed altri.

La religione musulmana si diffuse altresì nelle regioni litoranee del M. Rosso e dell'Occidente Indiano, fino al Madagascar.

Isolati in mezzo a questo mondo islamitico, rimasero gli Stati cristiani dell'alto Nilo: la Nubia e l'Abissinia.

Nel 1517 i Turchi penetrarono nell'Egitto, e, a poco a poco, occuparono le regioni litoranee del Continente, dal M. Rosso all'Algeria, facendone delle province dell'Impero Ottomano.

Tra il 1659 e il 1753, Tunisi e Algeri riuscirono a rendersi indipendenti di fatto dalla Turchia e a costituirsi in Stati, che insieme a quello di Tripoli furono detti Barbareschi, e furono covi di pirati che infestarono per lunghi anni il Mediterraneo.

In seguito ad un incidente col bey di Algeri la Francia s'insedia nel 1830 in Algeria: è la prima di una serie di azioni che metteranno tutta l'Africa settentrionale sotto il dominio degli Europei.

Nel 1881 una spedizione militare francese contro la Tunisia costringe quello Stato a porsi sotto la protezione della Francia; nel 1882 gli Inglesi occupano l'Egitto; nel 1911 l'Italia prende possesso della Libia.

Dopo la seconda guerra mondiale, progressivamente, tutta l'Africa Settentrionale acquisterà la propria indipendenza.

Storia del colonialismo in Africa.
Sebbene alcuni territori africani fossero stati occupati dagli europei da tempi più antichi è dalla seconda metà dell'ottocento in poi che possiamo parlare di una vera e propria corsa alle colonie in Africa (cosiddetto scramble for Africa). I paesi che ebbero il ruolo di gran lunga più importante nella conquista dell'Africa furono Gran Bretagna e Francia. Con esse cercò di competere per un breve periodo la Germania, mentre il Portogallo si sforzava di mantenere i suoi antichi possedimenti e l'Italia cercava di creare il proprio impero coloniale con scarso successo. Una vicenda storica complessa portò anche il Belgio a entrare in possesso di un vasto territorio africano.
Le nazioni europee giustificarono le loro pretese sul continente africano in nome di una presunta "missione civilizzatrice". L'importanza economica dei territori africani, sia in termini di risorse naturali che di sbocchi per le merci europee fu spesso molto esagerata dai promotori delle imprese coloniali. In definitiva tuttavia l'effetto maggiore della dominazione europea fu quello di destabilizzare il continente. Molto spesso l'azione degli europei si limitò al saccheggio della risorse naturali e non vennero create strutture utili ad un'economia moderna. Nei paesi in cui si stabilirono comunità di origine europea si crearono tensioni con la popolazione locale, discriminata politicamente ed economicamente.

Il dibattito storiografico
Le cause che avrebbero innescato lo scramble sono un problema storiografico molto dibattuto. Possiamo qui individuare alcune interpretazioni:
Spiegazioni generali del fenomeno coloniale del XIX secolo (vedi anche colonialismo):
Interpretazione economica (le più celebre, avanzata da Hobson per la prima volta e ripresa da Lenin).
Fattori culturali e ideologici: la sicurezza di sé propria della società europea del XIX secolo, il fardello dell'uomo bianco e la giustificazione del diritto degli europei a soggiogare gli altri popoli (e gli africani in particolare) in nome di una presunta missione civilizzatrice o di una superiorità di razza.
Rivalità fra le grandi potenze e desiderio di procurarsi un impero coloniale che potesse rivaleggiare con l'Impero britannico.
Spiegazioni specifiche relative all'Africa:
Lo scramble fu innescato dalla conquista informale dell'Egitto da parte della Gran Bretagna.
Lo scramble fu innescato dalle mire del Re belga Leopoldo II sul bacino del Congo, che misero in allarme le potenze europee (Francia e Gran Bretagna in primo luogo).
Lo scramble fu innescato dalla richiesta di merci per il "commercio legittimo" da parte dei mercanti europei che commerciavano con l'Africa dopo la fine della tratta degli schiavi (spiegazione valida in particolare per l'Africa occidentale).
In generale possiamo dire che i benefici economici che le nazioni europee trassero dai loro possedimenti coloniali africani furono sempre molto minori di quelli che i promotori delle imprese coloniali si aspettavano (se non proprio assenti). La conquista dell'Africa fu accompagnata da una buona dose di improvvisazione e di suggestioni quasi mitiche (l'accesissima rivalità fra Francia e Gran Bretagna per mettere le mani sulle sorgenti del Nilo che sfociò nel confronto di Fashioda). Questo non toglie ogni validità alla spiegazione economica (quello che gli europei credevano poteva essere più importante dell'effettiva importanza economica dei territori che conquistarono) ma spinge a rivalutare i fattori politici. Spiega inoltre perché le potenze europee si siano rassegnate con relativa facilità a rinunciare ai loro imperi coloniali dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La spartizione del continente
La cartina e l'elenco delle colonie si riferiscono al momento di massima espansione degli imperi coloniali)

Colonie inglesi
Egitto
Sudan Anglo-Egiziano
Africa Orientale Inglese:
Kenya
Uganda
Somalia Britannica
Rhodesia
del Sud (attuale Zimbabwe)
del Nord (attuale Zambia)
Bechuanaland
Stato Libero dell'Orange
Sudafrica
Africa Occidentale Inglese:
Gambia
Sierra Leone
Nigeria
Costa d'Oro (attuale Ghana)
Colonie francesi
Algeria
Marocco
Africa Occidentale Francese
Mauritania
Senegal
Sudan francese (attuale Mali)
Guinea
Costa d'Avorio
Niger
Alto Volta]] (attuale Burkina Faso)
Dahomey (attuale Benin).
Africa Equatoriale Francese
Gabon
Congo Francese (attuale Repubblica del Congo)
Oubangi-Chari (attuale Repubblica Centroafricana)
Ciad
Somalia francese
Madagascar
Colonie tedesche (dopo la prima guerra mondiale affidate come protettorati a Francia, Gran Bretagna e Sudafrica)
Camerun
Africa orientale tedesca
Africa Sud-Occidentale tedesca (attuale Namibia)
Togo
Colonie portoghesi
Angola
Africa Orientale Portoghese (attuale Mozambico)
Cabinda
Guinea Portoghese (attuale Guinea Bissau)
Colonie italiane
Libia
Eritrea
Somalia Italiana
Colonie belghe
Congo Belga (attuale Repubblica Democratica del Congo, fino al 1908 Stato Libero del Congo, colonia personale del Re Leopoldo II del Belgio)
Colonie spagnole
Sahara Spagnolo (Sahara Occidentale)
Rio De Oro
Rio Muni
Nazioni indipendenti
Liberia
Abissinia (attuale Etiopia)

L'Egitto e la dominazione inglese
Il canale di Suez costituiva per la Gran Bretagna una via di comunicazione strategica di vitale importanza, considerati i rapporti commerciali che intratteneva con l'India (sottoposta già da tempo alla sua dominazione coloniale) e con la Cina. Dall'Egitto le truppe inglesi sarebbero state in grado di controllare l'accesso all'Africa, all'Asia e al Medio Oriente. Nel 1869, per la costruzione del canale, il sovrano dell'Egitto Ismail aveva preso in prestito un'enorme somma dai banchieri francesi ed inglesi. Nel 1875 il governo inglese riuscì ad appropriarsi delle azioni del Canale di proprietà di Ismail. Quando nel 1879 Ismail annunciò che non avrebbe rimborsato il debito Gran Bretagna e Francia assunsero insieme il controllo sulle finanze del paese e lo costrinsero ad abdicare. Nel 1882 scoppiò una rivolta nel paese. La Gran Bretagna la represse e inaugurò la sua dominazione informale (solo nel 1914 il paese fu dichiarato protettorato). Alla popolazione locale fu lasciata la sua autonomia amministrativa obbligandola però a dipendere dai conquistatori per tutte le questioni economiche.

La Conferenza di Berlino
La conquista inglese allarmò la Francia, mentre la Germania intervenne come mediatrice, nella speranza di guadagnare a sua volta compensi territoriali. Intanto Leopoldo II, sovrano del Belgio, stava progettando di trasformare il bacino del fiume Congo in una colonia sotto il suo diretto controllo e a questo scopo aveva mandato in Africa il celebre esploratore Henry Morton Stanley. La Francia rispose inviando il proprio agente Pietro Savorgnan di Brazza, italiano naturalizzato francese, nella regione del Congo. Il risultato fu una complessa spartizione dell'Africa che prese le mosse nel 1885 con la conferenza di Berlino. La conferenza sancì la creazione dello Stato Libero del Congo, colonia personale di Leopoldo II e stabilì che da quel momento in poi un paese europeo che accampasse diritti sulle coste africane doveva dimostrare di poter avere un controllo effettivo del territorio.
Le popolazioni indigene spesso accettavano spontaneamente di firmare i "trattati" con cui cedevano la loro sovranità alle potenze europee, non rendendosi conto di cosa stavano facendo o di quale sarebbe stata la portata dell'occupazione europea. Quando le gravi conseguenze si fecero sentire spesso si ribellarono, ma non riuscirono a contrastare gli europei che potavano con sé armi ed equipaggiamento moderno..

] La guerra boera
Voce principale: Guerra Boera
In un caso lo scontro tra una potenza colonialista e l'unica popolazione bianca di origine europea che si considerava africana a tutti gli effetti diede vita a una guerra. Si tratta del conflitto che oppose gli Inglesi ai Boeri o Afrikaner dal 1899 al 1902. I boeri discendevano da coloni olandesi stanziatisi presso il Capo di Buona Speranza fin dalla metà del XVII secolo. Un secolo e mezzo più tardi, ai tempi di Napoleone, la colonia del capo era passata agli inglesi. Non sopportandone il dominio i boeri si erano spostati verso l'interno, dove avevano proclamato, due repubbliche indipendenti. La situazione divenne incandescente quando si scoprì che quelle terre erano ricche d'oro e di diamanti. Quei beni allettarono gli inglesi, che incominciarono a giungere numerosi nelle terre dei boeri. Ne nacque una guerra sanguinosa, nella quale i boeri furono sconfitti. Sotto il controllo economico inglese fu allora fondata l'Unione sudafricana, che riuniva l'inglese colonia del capo alle due repubbliche Boere. Dopo la seconda guerra mondiale la Repubblica Sudafricana indipendente avrebbe dato vita al regime dell'apartheid.

Il ruolo dell'Italia
L'Italia, in questa situazione ebbe, per lo più, un ruolo rappresentativo. Le mire espansionistiche del governo italiano si indirizzarono verso una zona dell'Africa orientale nella quale l'insediamento coloniale appariva più agevole, sia perché esploratori e missionari avevano aperto un varco in quella regione, sia perché la concorrenza degli altri Paesi nella zona era meno agguerrita. Dopo aver acquistato nel giugno del 1882 la baia di Assab, sulla costa meridionale del Mar Rosso, nel febbraio del 1885 il governo italiano inviò i primi contingenti dell'esercito in quella che avrebbe formato la futura colonia di Eritrea, stanziandosi poi in Somalia e ponendo le basi per la successiva avanzata in Abissinia (ora Etiopia); ma la pronta reazione delle truppe abissine costrinse inizialmente alla resa. Dopo questa prima sconfitta l'Italia subì, il 1 marzo 1896, la pesante disfatta di Adua, nella quale caddero sul campo circa 7000 uomini. Il 26 ottobre 1896 fu conclusa la pace di Addis Abeba, con la quale l'Italia rinunciava alle sue mire espansionistiche in Abissinia. La disfatta provocò forti reazioni in tutta Italia, dove vi fu chi propose un immediato rilancio del progetto coloniale e chi, come una parte del partito socialista, propose di abbandonare immediatamente queste imprese. Il colonialismo italiano sarebbe stato rilanciato dal regime fascista

= Le ex-colonie italiane in sintesi

Africa italiana
L'africa italiana, prima del 1935, comprendeva i possedimenti:

Km2
Abitanti
Province libiche
55.000
860.000
Sahara libico
1.300.000
50.000
Eritrea
11.900
560.000
Somalia italiana
501.000
1.250.000
Africa orientale italiana
Con tale termine veniva indicata l'entità coloniale, creata in virtù di un decreto dell'11 novembre 1938, che riuniva i territori dell'Eritrea, della Somalia italiana e dell'Etiopia. L'A.O.I fu divisa in 6 governi, di cui si riportano i dati relativi a superficie e popolazione, secondo i calcoli del maggio 1939:

Km2
Abitanti
Amara
197.500
2.000.000
Galla - Sidama
322.200
4.000.000
Scioa
65.500
1.850.000
Harar
206.850
1.600.000
totale:
Impero d'Etiopia
792.050
9450000
Somalia
702.000
1.500.000
Eritrea
231.280
1.500.000
totale:
A.O.I.
1.725.330
12.100.000
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L'Africa sotto il colonialismo
Le colonie africane si distinguevano in territori che gli europei speravano di utilizzare come fonte di materie prime e sbocco commerciale per i loro prodotti (colonie di sfruttamento come la Costa d'oro, lo Stato Libero del Congo, la Nigeria etc.) e colonie in cui veniva incoraggiata l'emigrazione europea (colonie di popolamento come l'Algeria o la Colonia del Capo). I confini erano tracciati in modo arbitrario e popolazioni tradizionalmente nemiche erano costrette a convivere mentre altre, unite dalla stessa lingua e dalla stessa storia, venivano divise. Questo avrebbe creato gravi problemi agli Stati africani dopo la decolonizzazione. Le filosofie a cui si ispiravano le politiche coloniali delle potenze europee erano differenti. La Francia proponeva un modello "assimilazionista" in cui gli africani potevano ottenere gli stessi diritti dei francesi se acquisivano la cultura e i valori della nazione francese (queste persone erano dette évolués). Nella pratica tuttavia le possibilità per gli africani di partecipare realmente all'amministrazione e agli affari pubblici su un piano di parità con i bianchi erano in realtà limitatissime. La Gran Bretagna invece cercava di non interferire nella cultura e nelle usanze locali, mantenendo ad esempio al potere sotto tutela inglese i capi tradizionali o lasciando il diritto di famiglia sotto la giurisdizione di corti indigene (modello dell'indirect rule). La filosofia del colonialismo inglese fu in particolare espressa dal governatore della Nigeria, Lord Frederick Lugard. Questo sistema di governo incontrava minori resistenze presso le popolazioni colonizzate ma privilegiava gli elementi più conservatori delle società indigene. Anche qui gli spazi di reale democrazia erano estremamente scarsi. In numerose colonie, come i due Congo e le colonie portoghesi, fu introdotto il lavoro forzato, con conseguenze drammatiche per i popoli africani. In altri casi i lavori pubblici più faticosi e pericolosi (ad esempio costruzione delle ferrovie) venivano fatti fare ad abitanti di altre colonie, ad esempio indiani o "coolies" cinesi legati da un contratto di indentured labour (di fatto una forma di schiavitù temporanea).
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Il saccheggio del Congo e il genocidio degli Herero
La conquista europea dell'Africa diede spesso luogo ad atrocità su larga scala. I due casi limite furono probabilmente quelli del Congo e dell'Africa Sudoccidentale tedesca (attuale Namibia).
Nello Stato Libero del Congo (attuale Repubblica Democratica del Congo) il Re Leopoldo II del Belgio per rifarsi dalle colossali spese sostenute per colonizzare la regione inaugurò un sistema di sfruttamento intensivo delle risorse naturali del paese. Raccogliere la maggior quantità possibile di gomma selvatica (caucciù) divenne il compito principale degli agenti dello Stato e gli indigeni furono costretti al lavoro forzato e sottoposti a un regime di terrore e rappresaglie armate. Le notizie delle atrocità portarono alla nascita di una campagna di protesta, specialmente in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, guidata dal giornalista inglese Edmund Dene Morel e dal diplomatico Roger Casement che eseguì un'ispezione e preparò un rapporto sulla situazione del paese. Nel 1908 il Congo venne annesso al Belgio e sottoposto alla sovranità del Parlamento belga. Questa data segnò la fine del regime del terrore, anche se il lavoro forzato e le punizioni corporali continuarono ad essere diffuse nella colonia. Il giornalista americano Adam Hochschild, autore del bestseller storico Gli Spettri del Congo, ritiene che dieci milioni di congolesi siano morti negli anni in cui il paese era sottoposto al dominio personale di Leopoldo II.
Lo stesso modello di sfruttamento venne riprodotto nel vicino Congo francese (attuale Repubblica del Congo), con conseguenze drammaticamente analoghe. L'esploratore Pietro Savorgnan De Brazzà, mandato ad investigare nel 1905, dopo che alcuni omicidi efferati commessi dai funzionari bianchi avevano turbato l'opinione pubblica, iniziò la stesura di un severo rapporto ma morì prima di portarlo a termine. Lo scrittore André Gide, che visitò il Congo venti anni dopo, riferì che poco era cambiato nella situazione del paese.
Le atrocità nell'Africa sudoccidentale tedesca riguardarono invece gli Herero, una popolazione di pastori di lingua bantù che oggi conta circa 120000 persone. Nel 1904 gli Herero si ribellarono alla colonizzazione e massacrarono duecento coloni tedeschi. La risposta del generale Lothar von Trotha condusse al primo genocidio del XX secolo. Von Throta emise un "ordine di annientamento" che recitava "Qualsiasi Herero che si trovi entro le frontiere tedesche, armato o no, in possesso di bestiame o senza, sarà abbattuto". Gli Herero furono deportati in massa nel deserto di Omaheke dove morirono di fame e di sete in seguito all'avvelenamento dei pozzi da parte delle truppe tedesche. Si calcola che le vittime siano state 65 000 Herero (80% della popolazione totale). A lungo dimenticato, il genocidio degli Herero è tornato di attualità in Germania da qualche anno, anche grazie a un telefilm che ha scosso la coscienza dei tedeschi. Nel 2004, in occasione del centesimo anniversario del massacro, il ministro Heidemarie Wieczorek-Zeul ha chiesto perdono agli Herero a nome del suo paese.

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