Lasciami andare madre, di Helga Schneider

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Data:25.07.2001
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Testo

Lasciami andare madre

In una Vienna livida e nebbiosa, perfetto sfondo per una vicenda sospesa tra angoscia e ricordo, si dipana il dramma interiore di Helga, abbandonata a cinque anni dalla madre,guardiana del campo di sterminio a Birkenau.
E' l'alba. Oggi Helga incontrerа la madre per la seconda volta in cinquantasette anni.
Forte и la curiositа di vederla, di riscontrare segni di un pentimento che apra la strada al perdono e all'amore, un amore che mai si era concessa dopo il primo incontro.
Un incontro che l'aveva riempita di orrore; dopo la speranza... un secondo abbandono: l'uniforme SS accuratamente conservata nell'armadio, i gioielli delle vittime riposti in un cassetto, lo sguardo vivo e orgoglioso nel ricordo delle atrocitа del campo, orgoglioso di averne fatto parte. Ma ora forte и anche la paura di trovarla vecchia, sola, annientata dalla caduta del nazismo e ancora avvinghiata ai suoi folli principi.
Sostenuta dall'affettuosa cugina Eva, Helga supera i momenti di panico, il desiderio di fuggire e affronta ora lo sguardo vacuo della madre, da tempo ricoverata in una casa di riposo. Helga era preparata all'incontro, un'amica della madre, Frau Freihorst, le aveva raccontato i suoi ultimi strani comportamenti: sua madre gettava via tutti gli oggetti che le ricordavano i figli e il marito, forse per dimenticare ciт che aveva loro fatto, lavava l'appartamento piщ e piщ volte, come per cancellare le sue indelebili colpe, si perdeva per le strade, nei momenti di luciditа affermava che entrambi i figli erano morti prematuramente.
L'amica le aveva inoltre restituito il suo vecchio orsacchiotto Zakopane, per poter essere riconosciuta dalla madre.
Traudi infatti fatica a riconoscere la figlia, un blocco psicologico glielo impedisce.
Helga и combattuta: da un lato desidera poter amare la vecchia insicura che la scruta, ma inconsciamente spera di trovare in essa solo odio, soddisfazione per le azioni commesse, una follia tale da giustificare la disumana indifferenza nutrita verso i figli.
Le ore passano e prevale quest'ultima speranza. Helga si fa raccontare i compiti che la madre svolgeva nel campo, chiede se mai ha provato compassione per le vittime, per i bambini, per le madri che li difendevano fino alla morte, sollecita ricordi particolari.
Si sviluppa cosм una storia parallela, testimonianza di sofferenza, di dolore, di morte: un mosaico composto dai racconti di Traudi , dai ricordi di Helga sulla vita povera, ignara e spaventata dei berlinesi, dalle citazioni tratte dai saggi e dai rapporti delle SS dei campi di sterminio riguardo agli esperimenti su cavie umane.
La madre и crudele nella sua narrazione, forse capisce e vuole aiutare Helga ad odiarla. Tuttavia l'insicurezza e la pazzia spesso l'assalgono; allora piange, grida, stringe febbrilmente le mani della figlia, le fa giurare che resterа, tornerа. Improvvisamente smette, guarda Helga con occhi astuti e maliziosi, non vuole piщ raccontare niente. E' un immagine pietosa, agli occhi degli ignari pare solo una vecchia isterica. Ma Helga sa. Sa, eppure promette con tenerezza che tornerа ancora, eppure non riesce a odiarla.

Commento

Da un punto di vista stilistico ho molto apprezzato le sequenze dialogiche, molto efficaci ed incisive tanto che in molti punti potrebbero giа essere utilizzate per la sceneggiatura di un film.
L'analisi psicologica dei personaggi и profonda e chiara. La figura della madre, nonostante l'orrore e il senso di rifiuto che suscita, и drammaticamente credibile.
Il libro globalmente riesce a descrivere le atrocitа del campo nazista e le ripercussioni che tale esperienza ha sulle sue vittime, senza tuttavia opprimere il lettore, come invece accade con altra letteratura sull'argomento, grazie alla varietа dei contesti descritti.
Mi auguro che Helga Schneider, giа autrice di un romanzo di argomento analogo: "Il rogo di Berlino", sia riuscita a superare tramite la letteratura la profonda sofferenza della sua terribile infanzia.

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