hyperion

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Testo

HYPERION
ODER DER EREMIT IN GRIECHENLAND
Di Friedrich Hölderlin

L’Hyperion risente delle nuove correnti spirituali di quel tempo, il distacco e la reazione al razionalismo, l’affermarsi di un neo platonismo che Hölderlin sviluppa da orientamento filosofico a una norma di vita, a una unità della vita fisica e della vita spirituale in armonia con la vita della natura, una natura fatta quasi persona e divinizzata, intatta nei secoli anche se gli uomini sono cambiati e hanno distrutto quella felice armonia. La natura è divina in quanto espressione della divinità in terra. Nel romanzo la Grecia è la continuazione o una rinascita della Grecia che fu. Assente il popolo greco, che si rivela immaturo, come la borghesia tedesca del tempo, di fronte agli ideali rivoluzionari che avevano percorso l'animo di Hölderlin. E’ presenta anche l’ideale della bellezza, che è il segno della presenza del divino nell’uomo e un tutto con la bontà. Di questa umana-divina bellezza sono figlie le arti, la poesia, la religione.
Il romanzo si chiude con una catastrofe, dalla quale il personaggio salva solo se stesso rifugiandosi in seno alla natura che mai delude e confortato dalla voce della morta Diotima.
Il carattere elegiaco di Iperione è conseguenza dell’esser nato troppo tardi e in una Grecia che non è quella che fu e che non è capace di ritrovare se stessa.
Tramite le lettere che Iperione scrive a Bellarmino, noi veniamo a conoscenza della storia.

VOLUME PRIMO - 1797

• Prefazione: come il popolo greco, nel romanzo, è insensibile al suo vero destino e rivela immaturità politica, così il lettore tedesco non afferrerà il significato del romanzo. Anch’esso è rimasto insensibile alle idee della Rivoluzione francese. Le dissonanze che lacerano l’animo del protagonista si placheranno nella ritrovata armonia con la natura e nella certezza che l’amata Diotima è viva oltre la morte.

LIBRO PRIMO
Iperione ritorna in patria, la Grecia, dopo la fallita rivoluzione del 1770 e dopo aver trascorso un periodo di tempo in Germania. Bellarmino è un tedesco conosciuto in Germania, il quale chiede a Iperione di raccontare quanto ha operato e vissuto in Grecia, durante il tentativo di liberazione dal giogo turco Iperione è il personaggio principale, il suo nome ricorda il titano Iperione, figlio di Gea e di Urano. Le due nature (umana e divina) dei genitori, non si sono fuse armoniosamente in lui. E’ giovane d’età ma anche di spirito. La vita lo ha colpito, è uno sconfitto. Troverà rifugio fuori dalla vita degli uomini, in grembo alla natura. Dominante in lui la volontà di missione, redimere il suo popolo. Ma la Grecia, nella quale ritorna, anche se intatta per il suo fascino, è ora una terra di schiavi. Dolore e umiliazione lo colgono.
La richiesta dell’amico di raccontargli le vicende del suo passato in terra greca rompe la solitudine di Iperione. Egli rievoca questo passato in una narrazione calda e appassionata, che quasi rende l’immediatezza della vita vissuta.
Iperione rievoca la sua infanzia e giovinezza con struggente nostalgia. Crebbe orfano di padre, con una madre pervasa da spirito pietistico.
Iperione incontra Adamas, che sarà il suo maestro. Lo accompagnerà nelle sue peregrinazioni attraverso la Grecia e imparerà da lui la grandezza del passato di quel popolo, poi lo abbandonerà per andare verso l’Asia.
Rimasto solo, Iperione non sa ricomporre in sé l’armonia con la natura, i grandi uomini lo schiantano con la loro magnificenza, ma non può nemmeno adeguarsi alla vita dei piccoli uomini. “Volevo andare per il mondo” → va a Smirne. La natura lo attira e gli dà gioia, ma gli uomini non lo comprendono, si chiude in se stesso.
Incontra Alabanda: un uomo provato dalla vita e dai suoi simili, amareggiato ma pieno di desiderio d’amore, di andare verso un uomo che gli sia amico. Il loro senso d’amicizia supera le divergenze dei loro temperamenti e vedono una possibilità d’azione per la libertà della Grecia.
Arrivano dei congiurati, a cui Alabanda è stranamente avvinto e tutto ciò turba Iperione. Si sente diverso da loro nel suo concetto della libertà e nei modi di un’eventuale azione. Alabanda vuole che Iperione lo accetti così com’è → la rottura è inevitabile. Iperione s’imbarca. “così scorreva innanzi a me il mondo disadorno”.
Dopo la partenza di Alabanda, vuole tornare a Tino, la sua isola natia e trascorrervi un’esistenza modesta. Durante la navigazione ripensa ai progetti pensati insieme e gli scrivi, senza ottenere risposta → stato d’animo di depressione e pessimismo. Si sente escluso dagli uomini, al di fuori della serena armonia della natura. Il nulla, la morte e la disperazione dominano il suo animo.

LIBRO SECONDO
Si ritira a vita solitaria sull’isola di Salamina, in una capanna, dove ritrova la serenità. Conosce Notara, che aderisce all’attività rivoluzionaria di Iperione e gli fa conoscere Diotima e sarà lui che gli comunicherà la notizia della sua morte.
La bellezza, la grazia, la calma, l’equilibrio interiore e la spontanea armonia con la natura di Diotima, conquistano Iperione. È donna di casa, ma sa spronare l’amato all’azione, lo ama in modo tale da modificare il suo sentire, il suo modo di vivere, il suo rapporto con la natura. Il suo destino è sacrificio. Lontana dall’amato, umile e silenziosa, come ha vissuto prima d’incontrarlo, prenderà congedo dalla vita e il loro legame durerà eterno.
“Ancor prima che l’uno sapesse dell’altra, noi ci appartenevamo”
Motivo platonico: le loro anime si erano già incontrate prima della loro esistenza terrena.
“sembrava che il vecchio mondo fosse morto e che, con noi, ne incominciasse uno nuovo. Così spirituale, robusta e leggera era diventata ogni cosa, e noi e tutti gli esseri aleggiavamo, felicemente uniti, attraverso l’infinita etra, come un coro di mille, inseparabili note”.
Diotima si fa sempre più silenziosa, perché si spaventa della “possente pienezza del suo cuore”.
Grazie a Diotima, l’anima di Iperione diviene più equilibrata, discorrono felici dell’antico popolo ateniese, la bellezza, la filosofia, la religione e la poesia, cui tutto si riconduce. Osservano le rovine di Atene.
Diotima gli ricorda che l’amore soltanto non basta alla vita di un uomo come lui. Egli ha ritrovato, per dono di quest’amore, l’armonia interiore, la fiducia nella vita, l’entusiasmo per la grandezza della Grecia antica. Deve far dono di ciò anche agli altri, agli oppressi greci. Deve rinnovare il suo popolo, diventarne la guida e il salvatore. Iperione accetta il consiglio ammonitore di Diotima, e sogna un popolo ringiovanito e libero e una nuova forma di vita secondo il suo ideale, una forma di vita dove uomini e natura vivranno in felice armonia con una divinità che tutto e tutti accoglierà. Iperione ne sarà l’annunciatore e il sacerdote.

VOLUME II – 1799

LIBRO PRIMO
Sulla primavera del loro amore felice cala un velo di tristezza e un presentimento che il destino stia preparando una svolta alla loro vita.
Arriva una lettera di Alabanda che imporrà a Iperione una grave decisione. La Russia ha dichiarato guerra alla Turchia (1770) e Alabanda ritiene giunto il momento dell’azione da parte dei greci per liberarsi e darsi una nuova organizzazione statale. Iperione reagisce positivamente: orgoglio di dover condividere con l’amico l’azione e la gloria. La gioia dell’amore non gli pare più rispondente a ciò che egli deve essere, ai nuovi doveri che la vita gli impone, ai compiti ai quali si sente chiamato. In questo proposito guerriero ed eroico di Iperione riaffiorano stati d’animo di Hölderlin quando pensava possibile in Germania, all’arrivo dei soldati della Rivoluzione francese, un rivolgimento rivoluzionario, anche con l’uso delle armi.
Diotima non condivide la decisione dell’amato perché è convinta che lui non è ancora spiritualmente maturo per il compito che si è assegnato. Iperione non agirà per suo libero impulso, ma in conseguenza del richiamo di Alabanda. Diotima non crede che la violenza rinnovellerà il popolo greco, ma un’educazione degli spiriti con la lenta opera di generazioni. Essa è preoccupata anche perché conosce la fragilità interiore di Iperione, ma di fronte all’entusiasmo di lui cede.
Prima di partire, giura di sposarla davanti alla madre di lei → giuramento al cospetto della natura eterna e sacra.
I due amanti hanno il presentimento che questo addio sia senza ritorno.
Comincia ora la corrispondenza tra Iperione e Diotima, che Iperione manda a Bellarmino. Attraverso queste lettere veniamo a conoscenza dei fatti.
Rincontra Alabanda e si riscoprono più amici di prima. L’entusiasmo di Iperione non è senza effetto sull’amico invecchiato, ma ancora valido. Entrambi sognano uno Stato libero, tempio di tutto ciò che è bello. Iperione paragona l’amico a Diotima ma non si accorge che, mentre l’amata voleva che egli ritrovasse se stesso, l’amico lo devia da se stesso.
Iperione presenta ai soldati il loro futuro Stato: tutti per ognuno e ognuno per tutti, socialmente. Tutti ne sono entusiasti e accumulano vittorie, ma improvvisamente tutto crolla., i greci hanno perso. Iperione si sente umiliato dal fallimento dell’azione al quale si era dedicato. Nella sua desolazione non pensa nemmeno a consolare Diotima, che abbandona a se stessa.
Il padre non lo rivuole più a casa.
Per la disperazione decide di prendere servizio presso la flotta russa e, pur invocando il loro amore di un tempo, invoca la discesa nel regno dei morti. Non riceve una risposta dall’amata e si convince che lei ha accettato la sua proposta di abbandonarlo.
Termina nella speranza di rivedere l’amata e gli amici dopo la vita.

LIBRO SECONDO
I greci si sono dimostrati dei barbari perché non hanno imparato nulla dai suoi insegnamenti, così come barbari saranno anche i tedeschi per la limitatezza e arretratezza della loro vita politica.
Critica alle potenze europee del tempo e alla politica della Francia postrivoluzionaria in Germania che tendeva a servirsi dei principi tedeschi per i proprio fini e trascurava i tentativi rivoluzionari di una minoranza tedesca.
Alabanda lo salva dalla morte in battaglia, gli consiglia di scrivere a Diotima e prospettarle una vita serena insieme sulle Alpi, non più in Grecia. Ma prima che Iperione le scriva, ne arriva una di lei che gli dichiara d’aver compreso il suo desiderio di morte e di essere sulla via di seguirlo. Iperione le scrive una lettera, in cui le dice che la loro felicità non è ancora perduta, che però arriverà troppo tardi.
Iperione è ormai convinto di rivedere presto Diotima, chiede ad Alabanda di andare con loro, ma lui rifiuta, perché sa che si innamorerebbe di Diotima.
Alabanda gli racconta la sua storia: egli è ormai solo, le sue speranze erano tutte legate a Iperione. Egli, per amor suo, ha tradito il gruppo a cui apparteneva ed ora è giusto che paghi.
Iperione sta per imbarcarsi quando arriva una lettera di Diotima, in cui gli dice che si sente ormai morta, e poi una lettera di Notara, che gli comunica la morte di Diotima.
Dopo tutti questi dolori, Iperione arriva in Germania, dove vi trova molti problemi già noti: l’immaturità e l’indifferenza del popolo tedesco di fronte al proprio destino. Egli accetta un ordine che, anche se lo umilia, gli dà tranquillità esteriore. Non s’è più una spontanea e gioiosa unione con la natura. L’armonia e l’interdipendenza tra natura, bellezza, arte, divinità, è loro ignota.
Iperione vorrebbe abbandonare la Germania ma, intorno a lui, fiorisce la primavera che, nel romanzo, è più volte simbolo del rinnovarsi del mondo e della speranza. A questo richiamo della natura, vi si abbandona, come se rinascesse il suo IO colpito da tante avversità. In questo stato d’animo invoca la morta Diotima e la voce di lei gli suona dentro l’anima, consolatrice. La separazione tra i due amanti è superata. L’armonia dell’universo può venir turbata ma non distrutta. Tono panteistico, Cristo sia pure con una sfumatura particolare, è fratello dei semidei greci.
“Partono dal cuore e ritornano al cuore le vene e tutto è un’unica, eterna, ardente vita.”

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