Amore e Solitudine

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Testo

Scienze Sociali
Rosso come l’amore.
L’amore è un fenomeno molto complesso e diversificato: c’è l’amore erotico, l’amore per i genitori e per i figli, l’amore fraterno, l’amore per gli amici, per l’umanità, per se stesso. Per Freud, l’elemento comune a tutte le forme di amore è la libido che, nelle forme di amore non sessuali, viene sublimata. Fromm invece pensa sia un errore vedere nell’amore esclusivamente l’espressione – o la sublimazione- della pulsione sessuale e che è più corretto leggere il desiderio sessuale come manifestazione del bisogno d’amore e fusione. Inoltre, per Fromm l’origine dell’amore va ricercata nella solitudine e la separazione. Egli dice “ L’uomo è dotato di ragione; è conscio di se stesso, della propria individualità, del passato, delle possibilità future. Questa coscienza di se stesso, la consapevolezza della propria breve vita, del fatto che è nato senza volerlo e contro la propria volontà morirà, che morirà prima di quelli che ama o che essi moriranno prima di lui, il senso di impotenza di fronte alle forze della natura e della società gli rendono insopportabile l’esistenza. Diventerebbe pazzo, se non riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno. Il senso di solitudine è all’origine di ogni amore; la salvezza completa sta nella conquista dell’unione interpersonale, nella fusione con un’altra persona, nell’amore.” Per Fromm, le componenti principali dell’amore sarebbero la premura, la responsabilità, il rispetto, la conoscenza e la libertà. L’amore non è solo un sentimento, delle sensazioni, è una scelta, una promessa, un impegno, un atto di volontà. Gli amori sono tra di loro diversi a seconda del posto che vi occupano le singole componenti. Molti amori non raggiungono la maturità di una relazione paritaria in cui l’altro è amato per se stesso, come persona, perché rimangono condizionati da bisogni non soddisfatti nelle fasi precedenti. Fromm cita tra queste forme infantili d’amore, quello simbiotico che può prendere la forma passiva della sottomissione e del masochismo o la forma attiva del dominio e del sadismo. Ci sono altre persone fissate sull’immagine di un genitore, alla ricerca della protezione, dell’amore incondizionato, della tenerezza, delle cure e dell’ammirazione prodigate dalla madre al bambino piccolo. Altre forme di amore immaturo: quello vissuto solo nella fantasia e quello platonico in cui non si esprime il desiderio sessuale; l’amore immaturo rimane quindi centrato sul sé, la persona cerca non di amare ma di essere amata. L’amore maturo invece, che comprende anche l’amore per sé, è incontro reale dell’altra persona di cui si vuole il bene. L’amore immaturo dice: “Ti amo perché ho bisogno di te”, l’amore maturo dice: “Ho bisogno di te perché ti amo”.
L’innamoramento è correlato all’amore erotico di cui costituisce spesso ma non sempre la fase preliminare. Se ne distingue per l’intensità dei sentimenti e delle sensazioni, l’idealizzazione della persona amata, la convinzione di aver trovato l’essere unico che da sempre si cercava. Per Fromm l’innamoramento è l’esperienza iniziale dell’amore che ha luogo quando due persone, fino ad allora estranee, lasciano improvvisamente cadere le pareti che li dividevano. Alberoni lo definisce “lo stato nascente di un movimento collettivo a due”. L’innamoramento in quanto stato nascente può essere una transizione a un’istituzione nuova: verso l’amore, che è un patto; per Fromm è un’arte.
Nel suo libro “L’ARTE D’AMARE” egli afferma che la gente ha bisogno dell’amore; corre a vedere serie interminabili di film d’amore, felice o infelice, ascolta canzoni d’amore, eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare in materia d’amore. La maggior parte della gente ritiene che amore significhi “essere amati”, anziché amare; di conseguenza, il problema per loro è come farsi amare, come rendersi amabili, e per raggiungere questo scopo seguono parecchie strade. Una di queste, seguita dagli uomini, consiste nell’avere successo, nell’essere ricchi e potenti; quella delle donne è di rendersi attraenti. Una terza via, seguita da uomini e donne è di tenere conversazioni interessanti, di essere utili, modesti, inoffensivi. Ciò che in particolare rende attraente una persona dipende dalla moda del tempo. Ad esempio negli anni venti, una ragazza che bevesse e fumasse era considerata attraente; oggi l’ideale di ragazza è molto simile.
Un grave errore commesso dalla maggior parte delle persone è fare confusione tra innamoramento e l’essere innamorati; ad esempio due persone inizialmente attratte sessualmente, con il tempo la loro intimità perderà l’eccitamento iniziale fino ad arrivare alla rottura del rapporto in quanto non si è raggiunto l’amore ma sì è rimasti alla fase dell’innamoramento. Successivamente entrambi studieranno le ragioni di questo fallimento amoroso per cercare in futuro di comportarsi meglio. Il primo passo è convincersi che l’amore è un’arte: se vogliamo sapere come amare dobbiamo procedere allo stesso modo come se volessimo imparare qualsiasi arte, come la musica, la pittura. Il processo per poter imparare un’arte si divide in due parti; teoria e pratica, ma oltre a queste, c’è un terzo fattore ossia che l’amore deve essere considerato come la cosa più importante.
Quando parliamo d’amore spesso pensiamo alla parola “unione”, ma al di sopra di tale bisogno ve ne è uno più immediato, più biologico: il desiderio di fusione tra il polo maschile e quello femminile. Il concetto di questa polarizzazione è espresso nel mito che in origine l’uomo e la donna erano in unico essere, che furono tagliati a metà e da allora ogni maschio è alla ricerca della parte femminile di se stesso, in modo da potersi unire con essa. Secondo il materialismo psicologico di Freud l’istinto sessuale è il risultato di una tensione prodotta nel corpo, che è dolorosa. Lo scopo del desiderio sessuale è la soppressione di questa tensione dolorosa. Quello che Freud ignora è l’aspetto psicobiologico della sessualità, ossia la polarità maschile- femminile, infatti Freud escludendo questo aspetto è arrivato alla conclusione che la sessualità è una caratteristica tipicamente maschile, ignorando che esiste la sessualità femminile. Esiste mascolinità e femminilità nel carattere così come nella funzione sessuale. Il carattere maschile ha come caratteristiche l’iniziativa e l’attività; le caratteristiche del carattere femminile sono la pazienza e la tenerezza. Spesso, se nel carattere maschile i tratti sono indeboliti e perché evidentemente è rimasto infantile, egli tenterà di compensare questa mancanza con il sesso. Freud è stato criticato per aver sopravvalutato il sesso, Fromm non lo critica per questo, ma per non essere riuscito a capirlo profondamente.
Nel libro citato prima (L’ARTE D’AMARE) Fromm parla anche dell’amore tra i genitori e il bambino e dell’amore materno. Per quanto riguarda il primo, il neonato al momento della nascita sentirebbe il terrore di morire; questa ansia è causata dalla separazione dalla madre. Sente solo lo stimolo positivo della fame e del calore la cui origine è la madre. Quando il bambino cresce e si sviluppa impara a percepire le cose come sono, come se avessero un’esistenza propria, impara a dar loro un nome, impara a comunicare con la gente. Tutte queste esperienze sono sintetizzate in un’unica esperienza: sono amato. Questa esperienza di essere amato dalla madre è un’esperienza passiva. Non c’è niente che debba fare per essere amato, infatti l’amore materno è incondizionato. Intorno agli 8-10 anni nel bambino subentra un nuovo elemento: il desiderio di produrre amore mediante la propria attività. Per la prima volta il bambino crede di dare qualcosa alla madre e al padre; nella vita del bambino l’dea dell’amore è spostata dall’essere amato in amare: dare è diventato più soddisfacente, più bello che ricevere. L’amore infantile segue il principio “amo perché sono amato”. La madre, invece, ama il bambino perché è la sua creatura e non perché abbia fatto qualche cosa per meritarselo. I rapporti con il padre sono assolutamente diversi: il padre ha pochi legami con il bambino durante i suoi primi anni di vita, e la sua importanza per il bambino, in questo periodo non può essere paragonata a quella della madre. L’amore paterno infatti è un amore condizionato. Il suo principio è :” io ti amo perché tu soddisfi le mie aspirazioni, perché fai il tuo dovere, perché sei come me”. La funzione della madre è quello di rendere il bambino sicuro nella vita, il padre ha quella di istruirlo, di insegnargli a battersi con quei problemi che dovrà affrontare nella società in cui è nato.
Per quanto riguarda l’amore materno, Fromm sostiene che esso avviene su due piani diversi, in cui uno ha bisogno di aiuto e l’altro lo da. È per questo che l’amore materno è stato considerato la più alta forma d’amore. In realtà la grande maggioranza delle madri sono amorose finchè il bambino è piccolo e completamente legato a loro, soddisfacendo così il loro narcisismo e il loro bisogno di possesso. La madre supera se stessa nel bambino, il suo amore per lui le dà lo scopo della vita. Ma il bambino deve crescere, deve diventare un essere completamente indipendente, la madre deve perciò volere che il bambino si separi da lei, ed è per questo che l’amore materno diventa un compito difficile il quale richiede un grande altruismo, la capacità di dare tutto senza chiedere niente e desiderare solo la felicità del proprio figlio.
Nero come la solitudine.
La solitudine ha una gran varietà di manifestazioni; benché si tratti di un sentimento comune, le persone lo vivono in molti modi diversi e in condizioni diversissime. Jeffrey Young, uno psicologo della Columbia University, descrive tre tipi di solitudine: momentanea, situazionale e cronica. La solitudine momentanea dura da qualche minuto a qualche ora e poiché i sintomi non sono gravi non le si dedica molta attenzione. La solitudine situazionale deriva da un avvenimento importante: un divorzio, un lutto in famiglia, un trasferimento. Gli effetti si possono avvertire sia nel fisico che nella psiche (cefalee, insonnia, ansia, depressione) e possono durare fino a un anno. Per alcuni solitari, il problema di fondo non sono circostanze temporanee. Queste persone hanno difficoltà a stabilire contatti sociali e ad entrare in intimità con gli altri anche quando le condizioni sono favorevoli. Young definisce “solitudine cronica” quella che si prolunga per oltre due anni in un periodo in cui non è intervenuto nessun evento traumatico. Quando una persona rimane sola così a lungo, normalmente ne incolpa se stessa e la propria personalità piuttosto che le circostanze esterne. Le persone cronicamente solitarie possono convincersi che non ci sia quasi nulla da fare per migliorare la loro situazione. I problemi di solitudine cronica possono cominciare fino dall’infanzia e dall’adolescenza. Secondo Steven Asher, psicologo dell’educazione all’Università dell’Illinois, c’è un tipo di comportamento che espone i bambini al rischio della solitudine:” i bambini aggressivi, dominanti, tendono a essere rifiutati dai compagni e questi bambini hanno una particolare probabilità di trovarsi a essere soli”. Altre ricerche indicano che anche i bambini timidi e introversi possono correre questo rischio. Alcuni studi hanno dimostrato che, come prevedibile, i figli di genitori freddi e distaccati tendono ad essere dei solitari, così come accade con dei genitori divorziati. “Può darsi che i figli dei divorziati continuino a sforzarsi di ottenere la riconciliazione dei genitori, un tentativo che è condannato al fallimento”, dice lo psicologo Phillip Shaver. Egli nota inoltre che quanto più piccoli erano i bambini al momento del divorzio, tanto più spesso in seguito soffrono di solitudine. Fra i 3 e i 6 anni il bambino non è attrezzato cognitivamente per capire perché i genitori si sono divisi e tende a incolpare se stesso per non essere riuscito a riunirli.
La solitudine aumenta nei periodi di cambiamento e di inquietudine. La cosa è soprattutto evidente fra gli adolescenti e i giovani, che sono i più colpiti dalla solitudine, specialmente di tipo situazionale. Infatti alcune ricerche confermano che la solitudine monta con rapidità negli anni fra l’adolescenza e la prima età adulta. Alcuni autori pensano che il tasso crescente si suicidi fra gli adolescenti è forse il triste segno dell’intensità che questo sentimento raggiunge in alcuni ragazzi.
La solitudine è una condizione che può perdurare e per molti in effetti dura a lungo, ma la Rubinstein e Shaver hanno notato che la sua frequenza diminuisce regolarmente con l’età, fino a raggiungere un minimo oltre i 70 anni. Gli anziani diventano più auto sufficienti e la loro vita si semplifica,hanno un’idea più chiara dei giovani su quello che ci si deve aspettare dalle relazioni personali. Inoltre in una ricerca si è visto che per le persone anziane contano più loro amicizie che i rapporti con la famiglia.
Molti pensano che gli anziani e le altre persone che vivono da sole debbano necessariamente soffrire di solitudine. Ma per quanto le due situazioni, abitare da soli e provare sentimenti di solitudine, siano a volte legate nel nostro modo di pensare, gli studiosi del comportamento che hanno analizzato il problema sono convinti che si tratti di un collegamento sbagliato. Inizialmente si pensava che le donne fossero più esposte degli uomini alla solitudine, ma questa idea va accolta con molte riserve. Harry Reis, psicologo dell’Università di Rochester, spiega che le donne riescono meglio degli uomini a comunicare in un rapporto a due perché sono socializzate in questo modo. Ne deriva, a suo parere, una percentuale più alta di uomini che soffrono di solitudine perché sono convinti di non riuscire ad andare d’accordo con gli altri. Inoltre, Reis pensa che agli uomini è stato insegnato a non ammettere la propria solitudine: questo preconcetto potrebbe spiegare in parte i risultati delle vecchie ricerche da cui appariva un maggior numero di donne affette dalla solitudine.
Ci sono dei momenti in cui la solitudine non è un problema da risolvere, ma una risposta perfettamente normale a certe circostanze. Sono molti i cambiamenti nella situazione personale o ambientale che possono mettere in moto sentimenti di insufficienza per quanto riguarda i contatti sociali: la partenza da casa per andare all’Università, la rottura di una relazione sentimentale, il cambiamento di stato civile, il trasferimento in una città nuova, sono solo alcuni degli avvenimenti che provocano una situazione temporanea di solitudine. Albert Cain, professore di psicologia all’Università del Michigan, è convinto che la solitudine può essere positiva in certi momenti:” Non si deve supporre che la solitudine sia automaticamente patologica e nociva dato che può anche essere utilizzata come un periodo di ripresa, di recupero, di appello alle risorse interiori!.

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