"Il ponte sulla Drina" di Ivo Andric

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale
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Data:10.09.2001
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Testo

Il ponte sulla Drina
IVO ANDRIC
(Doc, Travnik 1892 - Belgrado 1975), scrittore iugoslavo di lingua serbo-croata, autore di romanzi e racconti. Nel periodo che precedette la prima guerra mondiale Andriç, suddito dell'impero austroungarico, militò in un movimento rivoluzionario nazionalista della Bosnia-Erzegovina e per questo durante il conflitto venne imprigionato. Dopo la guerra, ricoprì numerose cariche diplomatiche per il nuovo governo iugoslavo, compresa quella di ambasciatore in Germania. Dimessosi nel 1941 da ambasciatore, trascorse il periodo della seconda guerra mondiale a Belgrado. Le opere di Andriç hanno come fonte principale la storia e la vita della Bosnia, sua terra natia. Proprio grazie a Ex Ponto (1918), un'opera in prosa a carattere introspettivo scritta durante la prigionia (il titolo latino rievoca le Lettere dal Ponto scritte da Ovidio durante l'esilio), consolidò la sua reputazione di letterato. Tra i suoi romanzi, nei quali emerge un forte carattere epico, il più noto è Il ponte sulla Drina (1945), parte di una trilogia con Cronaca di Travnik e La signorina. Nel 1961 fu insignito del premio Nobel per la letteratura
RIASSUNTO
Questo libro non parla delle vicende di un singolo protagonista ma narra la storia di un’intera cittadina: il ponte sulla Drina è un romanzo storico ambientato a Visegrad, una cittadina bosniaca ai confini con la Serbia, tra il quindicesimo e il ventesimo secolo.In questo libro si ripercorre la storia della comunità di Visegrad dalla costruzione del ponte fino alla sua parziale distruzione: ma questa comunità non era composta da una sola etnia, bensì da cristiani, da turchi e da ebrei. E' principalmente di questo che narra il libro: la convivenza di queste tre etnie, che spesso sono in rivalità tra di loro, ma che tutti i giorni, tutte le volte che s’incontrano sulla “porta “ del ponte, diventano una cosa sola, si fondono perdendo ogni rivalità.Nel corso dei secoli molti fatti storici importanti si sono succeduti, e si nota che tutti i gruppi etnici hanno vissuto momenti di fortuna e di disgrazia, ed ogni volta lo hanno superato, sia che sia stato favorevole, sia che sia stato negativo: la convivenza di queste etnie era difficile e precaria, continuamente messa in discussione; ma quando cio’ avveniva era benefica e favorevole a tutti. Ed è qui che il ponte di Visegrad entra in scena: il ponte è un bene prezioso e non appartiene a nessuna delle tre etnie in particolare, bensì a tutte; quando accadono eventi in cui è implicato, la comunità diviene unica, e così unita riesce a far fronte a tutte le avversità. Un esempio per tutti è la famosa alluvione del 1799, quando la Drina straripò inondando tutta Visegrad, e producendo danni incalcolabili; l’unica cosa che restò in piedi fu il ponte, a simboleggiare che l’unione fa la forza: e così la comunità, lentamente, riuscì a ricostruire la cittadina, lasciando da parte i pregiudizi etnici. E così la vita riprese, i Visegradesi tornarono a sedersi sulla porta, ma con il benessere tornarono anche i pregiudizi: e così si succedettero periodi favorevoli ad una o all’altra etnia, e cosi ancor più grave, ci furono periodi in cui venivano praticate esecuzioni al ritmo di una al giorno. Ma nonostante tutto ciò, la “porta” del ponte restava, e restava anche il suo potere di riunire le etnie. Così, alla fine del libro, quando il ponte verrà semi-distrutto sarà una perdita per tutte e tre i gruppi razziali: cosa molta grave non è la distruzione del ponte in se stessa, bensì la perdita dell’unico “ponte di collegamento” tra i vari popoli.
I PERSONAGGI
Nel libro si succedono vari personaggi, più o meno importanti: nel corso della lettura ricompaiono, o in prima persona o attraverso discendenti.Da notare è che tutte le etnie hanno degli eroi: quindi l’autore mette sullo stesso piano tutti i gruppi razziali di Visegrad.Tra i vari eroi possiamo ricordare Radisav, Dauthodza, il pop Nikola e Pavle, Alihodza e Lotika: tutti questi personaggi hanno contribuito sia ad aiutare le varie etnie a cui appartenevano ma anche a screditare le altre due.Ma il vero eroe di tutte le etnie è il ponte. Questa costruzione, in apparenza utile solo ad unire due sponde di un fiume, serve invece ad uno scopo ben più nobile: riunire tutte le razze di Visegrad in un'unica comunità. Il ponte diviene il simbolo dell’unione degli abitanti della città, diviene il simbolo della possibilità di unire varie etnie che collaborando riescono a superare tutte le difficoltà. Ma purtroppo gli eventi esterni a Visegrad oscurano la potenza unificatrice del ponte; e così, varie volte nel romanzo, assistiamo ad esecuzioni e torture; ma per fortuna il ponte è sempre lì, diviene anche il simbolo dell’immortalità: infatti, se le esecuzioni e le torture durano solo per un breve periodo, il ponte e la sua porta rimangono a simboleggiare l’unione della comunità di Visegrad. La sorte beffarda volle però che questo mezzo d’unificazione fosse distrutto durante una guerra: il messaggio che il ponte c’invia è che la guerra elimina tutto ciò che c’è di buono in questo mondo.
COMMENTO
Andric ha scritto un libro fantastico: non tanto per la forma ma per com’è riuscito a farci pervenire le sue idee attraverso la descrizione di un ponte. Andric ha raccontato la storia del paese in cui ha trascorso l’infanzia non mettendo in evidenza un’etnia, ma rendendole tutte sullo stesso piano: ciò si denota dal fatto che non descrive un’etnia come migliore, ma le rende tutte uguali, rendendole una cosa sola. Ed è questo il sogno dell’autore: far sì che ebrei, turchi e cristiani abbandonino i loro pregiudizi, e si fondino in una sola comunità. Da qui nasce il motivo di descrivere la storia di un ponte, dalla sua costruzione alla sua distruzione: da quando è stato eretto ha assunto la funzione di “ponte tra le varie comunità”. Ed è qui la grandezza di questo libro: un ponte è diventato il simbolo della lotta contro i pregiudizi.
Per quanto riguarda la forma, Andric ha assunto lo stile narrativo della voce narrante, che introduce il lettore nei vari fatti narrati nel libro. Ma il vero grande merito di questa voce è il farci diventare “appartenenti” alla comunità dei visegradesi: chiunque leggendo questo libro sentirà di appartenere a Visegrad, ma non ad un’etnia in particolare, ma a tutte e tre. In tale modo Andric riesce a farci comprendere quanto sia importante l’unione: ed il ponte diventa simbolo di tale bisogno.

Il ponte sulla Drina
IVO ANDRIC
(Doc, Travnik 1892 - Belgrado 1975), scrittore iugoslavo di lingua serbo-croata, autore di romanzi e racconti. Nel periodo che precedette la prima guerra mondiale Andriç, suddito dell'impero austroungarico, militò in un movimento rivoluzionario nazionalista della Bosnia-Erzegovina e per questo durante il conflitto venne imprigionato. Dopo la guerra, ricoprì numerose cariche diplomatiche per il nuovo governo iugoslavo, compresa quella di ambasciatore in Germania. Dimessosi nel 1941 da ambasciatore, trascorse il periodo della seconda guerra mondiale a Belgrado. Le opere di Andriç hanno come fonte principale la storia e la vita della Bosnia, sua terra natia. Proprio grazie a Ex Ponto (1918), un'opera in prosa a carattere introspettivo scritta durante la prigionia (il titolo latino rievoca le Lettere dal Ponto scritte da Ovidio durante l'esilio), consolidò la sua reputazione di letterato. Tra i suoi romanzi, nei quali emerge un forte carattere epico, il più noto è Il ponte sulla Drina (1945), parte di una trilogia con Cronaca di Travnik e La signorina. Nel 1961 fu insignito del premio Nobel per la letteratura
RIASSUNTO
Questo libro non parla delle vicende di un singolo protagonista ma narra la storia di un’intera cittadina: il ponte sulla Drina è un romanzo storico ambientato a Visegrad, una cittadina bosniaca ai confini con la Serbia, tra il quindicesimo e il ventesimo secolo.In questo libro si ripercorre la storia della comunità di Visegrad dalla costruzione del ponte fino alla sua parziale distruzione: ma questa comunità non era composta da una sola etnia, bensì da cristiani, da turchi e da ebrei. E' principalmente di questo che narra il libro: la convivenza di queste tre etnie, che spesso sono in rivalità tra di loro, ma che tutti i giorni, tutte le volte che s’incontrano sulla “porta “ del ponte, diventano una cosa sola, si fondono perdendo ogni rivalità.Nel corso dei secoli molti fatti storici importanti si sono succeduti, e si nota che tutti i gruppi etnici hanno vissuto momenti di fortuna e di disgrazia, ed ogni volta lo hanno superato, sia che sia stato favorevole, sia che sia stato negativo: la convivenza di queste etnie era difficile e precaria, continuamente messa in discussione; ma quando cio’ avveniva era benefica e favorevole a tutti. Ed è qui che il ponte di Visegrad entra in scena: il ponte è un bene prezioso e non appartiene a nessuna delle tre etnie in particolare, bensì a tutte; quando accadono eventi in cui è implicato, la comunità diviene unica, e così unita riesce a far fronte a tutte le avversità. Un esempio per tutti è la famosa alluvione del 1799, quando la Drina straripò inondando tutta Visegrad, e producendo danni incalcolabili; l’unica cosa che restò in piedi fu il ponte, a simboleggiare che l’unione fa la forza: e così la comunità, lentamente, riuscì a ricostruire la cittadina, lasciando da parte i pregiudizi etnici. E così la vita riprese, i Visegradesi tornarono a sedersi sulla porta, ma con il benessere tornarono anche i pregiudizi: e così si succedettero periodi favorevoli ad una o all’altra etnia, e cosi ancor più grave, ci furono periodi in cui venivano praticate esecuzioni al ritmo di una al giorno. Ma nonostante tutto ciò, la “porta” del ponte restava, e restava anche il suo potere di riunire le etnie. Così, alla fine del libro, quando il ponte verrà semi-distrutto sarà una perdita per tutte e tre i gruppi razziali: cosa molta grave non è la distruzione del ponte in se stessa, bensì la perdita dell’unico “ponte di collegamento” tra i vari popoli.
I PERSONAGGI
Nel libro si succedono vari personaggi, più o meno importanti: nel corso della lettura ricompaiono, o in prima persona o attraverso discendenti.Da notare è che tutte le etnie hanno degli eroi: quindi l’autore mette sullo stesso piano tutti i gruppi razziali di Visegrad.Tra i vari eroi possiamo ricordare Radisav, Dauthodza, il pop Nikola e Pavle, Alihodza e Lotika: tutti questi personaggi hanno contribuito sia ad aiutare le varie etnie a cui appartenevano ma anche a screditare le altre due.Ma il vero eroe di tutte le etnie è il ponte. Questa costruzione, in apparenza utile solo ad unire due sponde di un fiume, serve invece ad uno scopo ben più nobile: riunire tutte le razze di Visegrad in un'unica comunità. Il ponte diviene il simbolo dell’unione degli abitanti della città, diviene il simbolo della possibilità di unire varie etnie che collaborando riescono a superare tutte le difficoltà. Ma purtroppo gli eventi esterni a Visegrad oscurano la potenza unificatrice del ponte; e così, varie volte nel romanzo, assistiamo ad esecuzioni e torture; ma per fortuna il ponte è sempre lì, diviene anche il simbolo dell’immortalità: infatti, se le esecuzioni e le torture durano solo per un breve periodo, il ponte e la sua porta rimangono a simboleggiare l’unione della comunità di Visegrad. La sorte beffarda volle però che questo mezzo d’unificazione fosse distrutto durante una guerra: il messaggio che il ponte c’invia è che la guerra elimina tutto ciò che c’è di buono in questo mondo.
COMMENTO
Andric ha scritto un libro fantastico: non tanto per la forma ma per com’è riuscito a farci pervenire le sue idee attraverso la descrizione di un ponte. Andric ha raccontato la storia del paese in cui ha trascorso l’infanzia non mettendo in evidenza un’etnia, ma rendendole tutte sullo stesso piano: ciò si denota dal fatto che non descrive un’etnia come migliore, ma le rende tutte uguali, rendendole una cosa sola. Ed è questo il sogno dell’autore: far sì che ebrei, turchi e cristiani abbandonino i loro pregiudizi, e si fondino in una sola comunità. Da qui nasce il motivo di descrivere la storia di un ponte, dalla sua costruzione alla sua distruzione: da quando è stato eretto ha assunto la funzione di “ponte tra le varie comunità”. Ed è qui la grandezza di questo libro: un ponte è diventato il simbolo della lotta contro i pregiudizi.
Per quanto riguarda la forma, Andric ha assunto lo stile narrativo della voce narrante, che introduce il lettore nei vari fatti narrati nel libro. Ma il vero grande merito di questa voce è il farci diventare “appartenenti” alla comunità dei visegradesi: chiunque leggendo questo libro sentirà di appartenere a Visegrad, ma non ad un’etnia in particolare, ma a tutte e tre. In tale modo Andric riesce a farci comprendere quanto sia importante l’unione: ed il ponte diventa simbolo di tale bisogno.

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