Marx: appunti sulla filosofia e principali etorie

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Categoria:Filosofia

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Testo

KARL MARX

L’alienazione Marxiana

Marx critica nei “manoscritti economico-filosofici del 1844” la fenomenologia hegeliana.
Il primo manoscritto comprende l’analisi del salario,del profitto della rendita fondiaria e del lavoro alienato(perso);il secondo manoscritto ha per oggetto la proprietà privata,mentre il terzo è dedicato soprattutto alla divisione del lavoro e alla critica della dialettica,ovvero della filosofia di Hegel in generale. L’elaborazione del concetto di ALIENAZIONE è il risultato della disamina del lavoro;infatti l’alienazione umana ha le sue radici nel processo di produzione capitalistico. Marx afferma che il lavoro è oggettivazione dell’evidenza umana,ma che nella società capitalistica questa oggettivazione diventa alienazione. Il lavoro è scambiato con un salario che mantiene il lavoratore ai limiti della sopravvivenza,della pura e semplice riproduzione di se stesso,cioè sulla sua forza-lavoro. In questa situazione il lavoratore perde il riconoscimento di se ,delle proprie caratteristiche e abilità,e in una parola della propria essenza nel prodotto del proprio lavoro. Il prodotto finisce per dominare il produttore in quanto costui non solo non gli si riconosce,ma è incapace di riappropriarsene a causa di un salario di pura sopravvivenza ,ciò che domina il mercato è il prodotto e non il produttore. Come l’uomo è dominato da un Dio che è il prodotto della sua coscienza ,così l’operaio salariato è dominato dal prodotto del suo stesso lavoro. Ma il fulcro dell’oggettivazione alienante è la proprietà privata dei mezzi di produzione da parte dei pochi(capitalisti),che costringe la maggior parte dell’umanità a vendere la propria forza-lavoro per poter sopravvivere. Quindi la riappropriazione da parte dell’uomo della sua stessa essenza,ovvero della sua vera umanità che consiste nella soppressione della proprietà privata attraverso la negazione della società borghese. Il superamento del lavoro alienato,che estranea l’uomo anche dalla natura non è altro che la costruzione del COMUNISMO che,in quanto realizzazione dell’essenza dell’uomo nella sua totalità si configura come un “nuovo umanesimo”. Le modalità della produzione della vita materiale determinano le forme che assumono le relazioni tra gli individui ;le forze produttive e i mezzi di produzione sono a loro volta determinati dall’ambiente.
“Il modo in cui gli uomini producono i loro mezzi di sussistenza dipende prima di tutto dalla natura dei mezzi di sussistenza che essi trovano. Come gli individui esternano la loro vita così essi sono. Ciò che essi sono coincide dunque subito con la loro produzione,tanto con ciò che producono ,quanto nel modo quanto producono. Ciò che gli individui sono dipende dunque dalle condizioni materiali della loro produzione”.
Il grado di sviluppo delle forze produttive è indicato dal livello a cui è pervenuta la DIVISIONE DEL LAVORO. Ogni nuovo stadio di divisione del lavoro determina anche nuovi rapporti fra gli individui nei confronti delle materie prime,degli strumenti e dei prodotti del lavoro. La divisione del lavoro diventa reale solo nel momento in cui interviene una divisione fra lavoro manuale e mentale. Ogni epoca storica ha determinate forze produttive,una sua forma di divisione del lavoro e quindi anche particolari ideologie.
“Le idee della classe dominante sono in ogni epocale idee dominanti,cioè la classe che è la potenza materiale dominante nella società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante”.
Quindi la classe capitalistica,che detiene i mezzi di produzione,possiede anche gli strumenti per riprodurre ideologicamente se stessa attraverso la produzione e il controllo della cultura. Può verificarsi all’interno di un dato contesto sociale e in un determinato momento storico che le forze produttive entrino in contraddizione con i rapporti sociali coesistenti e si configuri quindi una situazione rivoluzionaria. La società capitalistica ha prodotto al proprio interno la propria contraddizione,cioè il proletariato destinato a distruggere il modo stesso di produzione capitalistico abbattendo la divisione del lavoro,la proprietà privata e tutte le classi. Solo con l’avvento di una società comunista sarà eliminata anche l’ideologia perché “tutte le forme e prodotti della coscienza possono essere eliminati non mediante la critica intellettuale ma solo mediante il rovesciamento dei rapporti sociali esistenti, dai quali queste fandonie idealistiche sono derivate”.
Il comunismo si pone come totale riappropriazione dell’uomo da parte di se stesso.
ALIENAZIONE:con ciò si intende la perdita o rinuncia di un bene. Ad esempio nel linguaggio giuridico si parla di alienazione del patrimonio e in quello medico di alienazione delle facoltà mentali. Marx intende la situazione dell’operaio nella società capitalistica,in cui il salariato,a causa della proprietà privata si trova:
- separato sia rispetto al prodotto della sua attività,sia rispetto alla sua attività stessa.
- in uno stato di dipendenza rispetto ad una potenza(il capitale)che egli produce sempre col proprio lavoro.
ALIENAZIONE RELIGIOSA:Marx ritiene che le cause non vadano cercate nell’uomo in quanto tale,ma in un tipo storica di società a titolo di “oppio dei popoli”,ovvero in forma di consolazione illusoria delle masse,sofferenti per causa delle ingiustizie sociali. Ora,se la religione è il frutto malato di una società malata,l’unico modo per sradicarla è,secondo Marx,quello di eliminare le strutture sociali che la producono:
“La religione è il gemito della creatura oppressa,l’anima del mondo senza cuore,così com’è lo spirito di una consolazione di vita priva di spiritualità. Essa è l’oppio dei popoli. La soppressione della religione quale felicità illusoria del popolo è il presupposto della vera felicità”

La teoria del plusvalore
Oggetto dell’opera “Il capitale” è l’analisi del modo di produzione capitalistico.

La merce

Il capitalismo si costituisce tramite il rapporto tra capitale e lavoro salariato. La forma di questo rapporto è la merce. La merce non è solo quello che è stato prodotto,infatti il prodotto può avere solo un valore d’uso(capacità di soddisfare certi bisogni) e un valore di scambio(il valore di un prodotto in quanto viene scambiato,barattato con altri prodotti).
La merce è il prodotto creato per essere scambiato sul mercato,che è l’area di scambio dei valori d’uso;al suo interno un valore d’uso si trasforma in valore di scambio,cioè merce. Lo scambio,in quanto forma sociale assunta dal prodotto,definisce l’organizzazione sociale nel modo di produzione capitalistico;per questo motivo non consiste in una relazione tra prodotti,fra cose,ma è una relazione fra persone che si scambiano valori d’uso che si trasformano in valori di scambio. Un oggetto,quindi,si costituisce come merce solo in funzione dei rapporti sociali(i rapporti sociali fondamentali sono quelli tra produttori e consumatori).

Il lavoro

Il lavoro di una merce è sempre in relazione ad un’altra merce,e quindi può essere compreso solo sottoforma di altre merci. Tutte le merci fungono da forme relative del valore,eccetto una che funge da equivalente generale ed il lavoro,cioè la forza-lavoro. Infatti il valore di una merce è determinato dalla quantità di lavoro in essa presente.
Il lavoro seppur in quantità differente è quindi l’elemento comune dello scambio. Il valore di scambio si misura sulla quantità di lavoro in generale,cioè astratto,contenuto nel prodotto,calcolato sulla base del tempo di lavoro socialmente necessario per produrlo(che dipende dall’organizzazione in ogni specifica società). La forza-lavoro come possibilità astratta di erogazione del lavoro,è valutata,in altri termini,secondo un tempo-lavoro a sua volta astratto,tempo medio utile per produrre la merce.
Gia nell’opera “La miseria della filosofia” Marx aveva scritto: “Il tempo è tutto,l’uomo non è più niente, è tuttal’ più la carcassa del tempo” e nell’opera dal titolo: ”Per la critica dell’economia politica” scrisse:
“Il lavoro,così misurato mediante il tempo,non appare come lavoro di soggetti diversi,bensì i diversi individui che lavorano appaiono invece come semplici organi del lavoro”.

Il denaro

Mentre in quello che Marx chiama la società mercantile semplice,il produttore,proprietario degli strumenti di produzione,vende le sue merci per ricavarne il denaro utile per l’acquisto di altre merci(delineando in un ciclo economico che finisce nel consumo secondo la formula merce-denaro-merce),nella società capitalistica chi possiede gli strumenti di produzione non è colui che lavora in cambio di un salario: chi ha gli strumenti di produzione acquista forza-lavoro per accrescere con la produzione di merci il suo patrimonio (processo descritto come ciclo denaro-merce-denaro). Si determina così una valorizzazione del capitale definito plusvalore.

Il plusvalore

Il plusvalore a origine dal modo in cui è sfruttata la merce-lavoro. All’inizio del processo il capitalista acquista la forza-lavoro;il suo valore di scambio(il salario) è appena sufficiente per la riproduzione della forza-lavoro stessa,ma di fatto la forza-lavoro è utilizzata dal capitalista per un tempo più lungo di quello necessario a riprodurlo. È proprio questa erogazione di lavoro non pagato che costituisce il pluslavoro, che produce il plusprodotto,cioè il plusvalore(per es. un operaio produce una quantità uguale a 10,mentre a lui viene corrisposto un salario equivalente a 6,l’operaio è costretto a “regalare” al capitalista l’eccedenza di 4 ).
Il plusvalore discende quindi dal plusvalore dell’operaio e si identifica con la porzione di valore da lui gratuitamente offerta al capitalista. La forza-lavoro è venduta sul mercato come merce:affinché il suo proprietario la possa vendere deve possedere se stesso,deve poter disporre liberamente di se. Egli incontra sul mercato il possessore di denaro(il capitalista)e i due si pongono in relazione come proprietari di merci giuridicamente uguali. Come merce,la forza-lavoro,ha un valore di scambio e uno d’uso;il primo è dato dal tempo di lavoro socialmente necessario a produrlo,il secondo è il consumo della forza-lavoro stessa,il lavoro che produce il plusvalore.

In sintesi Marx dimostra che:
-Il salario non è l’equivalente delle merci prodotte.
-Questo rapporto è basato sullo sfruttamento,inteso dal punto di vista filosofico come alienazione,ossia con la riduzione dell’uomo a mezzo.

La crisi del capitalismo

Il sistema capitalistico si riproduce mediante un processo che viene definito di accumulazione:una parte del plusvalore viene capitalizzata per accrescere la forza-lavoro e gli strumenti di produzione;inoltre,attraverso un impiego più razionale del lavoro e delle macchine,si mira ad accrescere la produttività del lavoro stesso per aumentare il pluslavoro.
La base della concorrenza si restringe progressivamente a causa di un crescente concentrazione di capitali.
L’eliminazione dei capitalisti più deboli produce disoccupazione e favorisce così la formazione di un esercito di lavoratori di riserva,la cui pressione sul mercato consente ai capitalisti di mantenere bassi i salari.
L’aumento dei prodotti e quindi degli investimenti produce una sovrabbondanza di merci che non possono essere acquistate dai produttori,cioè i lavoratori,il cui potere d’acquisto è compresso dai salari troppo bassi. Ciò determina crisi critiche di sovrapproduzione, crisi che Marx ritiene strutturali, determinate, la contraddizione insiste sullo stesso sistema capitalistico. Tutto questo porta ad un rapporto basato,dice Marx,sullo sfruttamento. In senso economico-sociale e tecnicamente Marxiano,coincide con il prelievo di plusvalore agli operai salariati da parte dei capitalisti. Secondo Marx la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in esso la produzione non risulta finalizzata al consumo,bensì all’accumulazione di denaro. Di conseguenza,il ciclo capitalistico non è quello “semplice” prevalente nelle società semplici,descrivibile con la formula M.D.M. ma piuttosto è quello descrivibile con la formula D.M.D.
Infatti nella società borghese abbiamo un soggetto (il capitalista) che investe del denaro in merce per ottenere,alla fine,più denaro.

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