Lo stoicismo

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

Il fondatore della scuola stoica fu Zenone di Cipro. Venuto in Atene si entusiasmò attraverso la lettura di scritti socratici della figura di Socrate e credette di averlo ritrovato nel cinico Cratere, di cui si fece scolaro. Fondò la sua scuola nel Portico dipinto, dal cui nome greco deriva il titolo di stoici.

Lo stoicismo si presenta come la continuazione e il completamento della dottrina cinica, e per questo gli stoici cercano non già la scienza, ma la felicità per mezzo della virtù e ritengono che per raggiungerla sia necessaria la scienza. Zenone infatti riteneva la scienza indispensabile per la condotta della vita e la includeva tra le condizioni fondamentali della virtù. Anzi, la scienza stessa gli appariva come virtù.
La virtù fu indubbiamente la dottrina fondamentale dello stoicismo, che viene a coincidere, secondo la dottrina, con la stessa filosofia, il cui fine è il raggiungimento della sapienza, che è la scienza delle cose umane e divine. Le virtù più generali sono tre: quella naturale, quella morale e quella razionale: Rispettivamente anche la filosofia si divide così in tre brache: fisica, etica e logica.

LA LOGICA:
Con il termine logica gli stoici intendono la dottrina che ha come oggetti i discorsi. La logica si divide poi in due campi: come scienza dei discorsi continui, ossia le orazioni, la logica è retorica; come scienza dei discorsi divisi per domanda e risposta, i dialoghi, la logica è dialettica. A sua volta la dialettica si divide in due parti: quella che tratta le parole è la grammatica, quella che tratta le nozioni significate è la logica in senso proprio. La logica degli stoici si divide sostanzialmente in due sezioni: una che si occupa del problema della conoscenza e dei concetti; l’altra dei meccanismi e delle forme del ragionamento.
Gli stoici si preoccupano in primo luogo di trovare il criterio della verità. Essi riconoscono tale criterio nella rappresentazione concettuale, e intesero questa rappresentazione o come l’atto dell’intelletto che “afferra” (comprende) l’oggetto, o come l’azione dell’oggetto che imprime la rappresentazione sull’intelletto. L’atto con cui si assente ad una rappresentazione, oppure se ne dissente, oppure si rinunzia ad assentire, è il giudizio: la virtù che porta l’uomo ad affermare, negare o a rinunciare ad affermare o negare.
Gli stoici ritengono che tutta la conoscenza umana derivasse dai sensi e paragonarono l’anima ad una carta bianca sulla quale vengono a registrarsi le rappresentazioni sensibili, che, seppur sia ritenute in modo diverso da filosofo a filosofo, vengono generalmente ritenute passivamente prodotte dall’esterno. Per l’accumularsi delle rappresentazioni sensibili si forma, con un procedimento naturale, l’anticipazione, ossia il concetto, inteso come una conoscenza universale ramificata in una serie di nozioni comuni. Altre conoscenze universali si formano artificialmente in virtù dell’istruzione e del ragionamento e costituiscono la scienza.
I concetti più generali vengono ridotti dagli stoici in quattro: la sostanza, la qualità, il modo d’essere, la relazione. Il concetto più esteso, che essi chiamano genere sommo, è il concetto di essere che abbraccia tutto. Il concetto meno esteso e più determinato è quello della specie che non ha altra specie sotto di se, cioè quello dell’individuo.
Fra le varie dottrine della logica stoica, quella più importante nella tradizione filosofica è la dottrina del significato. Per gli Stoici il concetto è un segno che significa le cose. In ogni segno bisogna distinguere tre cose: la cosa che significa, cioè la parola; il significato, ossia l’immagine o la rappresentazione mentale che si forma con la parola, e la cosa che è significata, cioè l’oggetto reale.

LA FISICA:
La dottrina stoica della fisica è un puro panteismo: la loro concezione infatti è dell’esistenza di un Dio, con caratteristiche dell’essere parmenideo, che governa e sorregge tutte le cose e fa si che si conservino. Alle quattro cause aristoteliche, gli stoici sostituiscono due principi: il principio passivo, la materia; e il principio attivo, la ragione, cioè Dio che agisce sulla materia. Inoltre gli stoici sostengono un rigoroso materialismo riguardo all’essere: ciò che esiste non è altro che corpo. Anche lo stesso Dio è corpo, e per meglio dire, fuoco o soffio caldo e vitale in cui tutto si conserva, alimenta, accresce e sostiene. Secondo la fisica stoica il mondo è un ciclo di costruzione e distruzione: gli astri, dopo un lungo periodo di tempo, ritornano alla loro posizione originale e si distruggono e il mondo rinasce da capo. Tale ciclo si ripete eternamente e è chiamato destino. Questo ordine è quindi destino dal punto materiale, mentre è provvidenza dal punto di vista di Dio che ne è l’autore e garante. Ultimo punto è la convinzione che il cosmo sia perfetto, ed in questa perfezione tutto è bene, anche i mali sono considerati necessari per la vita.
La fisica stoica è quindi: materialistica, ilozoistica (tutto è animato), panteistica, metafisicamente ottimistica, necessitaristica, provvidenzialistica, e finalistica.

L’ETICA:
Alla base dell’etica Stoica c’è la concezione secondo cui l’uomo tende a vivere in armonia con il mondo. Ciò avviene attraverso l’istinto e la ragione, di cui l’istinto giuda l’uomo ad agire ai fini della sua sopravvivenza, mentre la ragione garantisce l’accordo dell’uomo con se stesso e con il mondo. L’etica Stoica è quindi una teoria sull’uso della ragione ai fini di raggiungere l’armonia con se stessi e con la natura che ci circonda. Il fine dell’uomo è il vivere quindi secondo ragione e secondo natura.
Per raggiungere tale scopo l’azione conforme all’ordine razionale è il dovere: il dovere è la nozione fondamentale dell’etica stoica. La nozione di dovere si presenta come la via per raggiungere la giustizia o felicità. Gli stoici distinguevano due tipologie di dovere: il dovere retto, che è perfetto e viene realizzato soltanto dal sapiente, e i doveri intermedi che sono comuni a tutti e vengono realizzati solo con indole buona e in situazioni particolari. Questa concezione del dovere porta ad un’altra dottrina tipica degli stoici: la giustificabilità del suicidio, secondo cui, quando un saggio, per qualche motivo, non può più adempiere al proprio dovere, ha l’obbligo di morire, anche se è al massimo della felicità.
Il dovere tuttavia non è il bene. Il bene compare quando la scelta consigliata dal dovere viene ripetuta più volte e consolidata fino a diventare una disposizione costante, ossia una virtù. La virtù, che è quindi l’unico bene, è propria solo del sapiente. Tale concezione di virtù = bene, porta ad un’altra teroia stoica, quella delle cose indifferenti. Se la virtù è bene, saranno beni soltanto la saggezza, la sapienza, la giustizia, ecc… e mali i loro contrari, mentre quelle cose che non sono ne beni ne mali, come la vita, la salute, ecc… vengono dette cose indifferenti. Tali cose si dividono poi in quelle che sono degne di essere scelte, come proprio la vita, la saggezza, e non degne i contrari, e per indicare tali cose indifferenti che sono degne di essere scelte, gli stoici utilizzarono la parola valore.
Altra particolarità dell’etica, collegata con la visione pragmatica stoica, è la totale negazione delle emozioni, che non anno nessuna funzione nell’economia del cosmo: le emozioni sono soltanto opinioni o giudizi dettati dalla leggerezza. Gli stoici riconoscevano quattro emozioni fondamentali: la brama dei beni futuri e la letizia del beni presenti, il timore dei mali futuri e l’afflizione dei mali presenti. Tre di queste fanno parte del sapiente, mentre la quarta, l’afflizione dei mali presenti, è parte dello stolto. Le emozioni sono malattie dello stolto, mentre la condizione del sapiente è la totale indifferenza da ogni emozione, l’apatia.
Altre teorie sono quelle dell’esistenza di una legge naturale o divina, superiore a quelle degli uomini, dei vari popoli riconosciuti insieme come comunità umana, appartenenti ad una città globale nella quale non esistono liberi o sciavi, ma tutti sono liberi e soggetti alla stessa legge, quella di natura.

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