Leibniz, Locke, Berkeley, Hume

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Testo

LEIBNIZ

Una mente “universale”

• Nasce nel 1646 a Lipsia e muore ad Hannover nel 1716.
• Le opere principali sono: Acta eroditorum(1684), Discorso di metafisica(1686), Nuovo sistema della natura, della comunicazione delle sostanze e dell’unione tra l’anima e il corpo(1685), Principi della natura e della grazia fondati sulla ragione(1714-Monadologia), Principi della filosofia(1714), Nuovi saggi sull’intelletto umano(1703-1704), Saggi di teodicea(1710).
• Il mondo per Leibniz è una libera creazione di Dio; lo sforzo del filosofo tedesco è stato molto proteso verso il tentativo di conciliare la filosofia antica con il nuovo metodo scientifico.
• L. fu una persona dai vasti interessi, e si occupò di risolvere problemi in diversi campi tra i quali la matematica in cui scoprì il calcolo integrale.

L’ordine contingente del mondo

• Per L. il mondo è sottoposto ad un ordine non necessario ma libero (include la possibilità di scelta ed è determinato dalla scelta stessa).
• Esistono un piano filosofico-metafisico(spiega la realtà) ed un piano scientifico(spiga la natura).

Verità di ragione, verità di fatto

• La necessità si trova unicamente nel mondo della logica, poiché un ordine reale non è mai necessario.
• L. distingue due tipi di verità: le verità di ragione e verità di fatto.
• Le verità di ragione sono necessarie ma non riguardano la realtà e sono fondate sui principi di identità e non-contraddizione; esse non derivano dall’esperienza e sono innate.
• Le idee innate sono confuse ed oscure: è l’esperienza che le rende chiare e distinte.
• Quindi le verità di ragione delineano il mondo della pura possibilità.
• Invece le verità di fatto dipendono da fattori casuali e riguardano la realtà che noi viviamo: si fondano sul principio di ragion sufficiente (nulla si verifica senza che sia possibile dare una spiegazione sul perché sia così); in virtù di questo le cose che accadono si legano le une con le altre senza formare un ordine necessario.
• La ragion sufficiente implica la causa finale(Dio, creando il mondo, ha agito in vista di un fine che è la vera causa della sua scelta).

La sostanza individuale

• Per L. la sostanza individuale è un soggetto di una verità di fatto che è sempre reale o esistente.
• Ogni sostanza individuale possiede in sé una nozione individuale che è sufficiente a giustificare tutti i predicati del soggetto che corrispondono a ciò che il soggetto può realmente fare.
• L’uomo non ha una nozione compiuta della sostanza individuale deve ottenere attraverso l’esperienza e la storia gli attributi di questo.
• Solo Dio, che ha una conoscenza perfetta, riesce a vedere nella nozione di ogni sostanza la ragione sufficiente di tutti i suoi predicati.

Fisica e metafisica: “la forza”

• L. postula la legge della continuità, come in matematica tra due numeri ci sono infiniti numeri, così in natura tra due elementi che costituiscono la materia ci sono infiniti altri elementi.
• L’elemento originario del mondo fisico è la forza(non più l’estensione ed il movimento).
• Ciò che rimane costante nei corpi che si trovano in un sistema chiuso, è la quantità di azione motrice o la quantità di forza ”viva”(possibilità di produrre un determinato effetto)
• La forza è la vera realtà dei corpi.
• La forza passiva è la massa di corpo ed è la resistenza che i corpo oppone alla penetrazione del movimento; la forza attiva è invece la tendenza all’azione: tutto è spirito e vita perché tutto è forza.

L’universo monadistico

• La monade è un atomo spirituale, una sostanza semplice, senza parti e quindi priva di estensione o di figura ed indivisibile; non si può disgregare ed è eterna, Dio può crearla o annullarla(Dio è la monade per eccellenza, onnisciente e creante), ogni monade è diversa dall’altra.
• Le monadi non possono influenzarsi a vicenda, sono dei mondi chiusi, quindi le altre monadi sono presenti alla singola monade in maniera ideale, come rappresentazione(ogni monade è un diverso punto di vista del mondo.)
• È costituita da percezione ed appetizione (il suo tendere da una percezione all’altra).
• L’appercezione, caratteristica delle sole monadi anime, è la consapevolezza di percepire.
• I gradi di percezione delle monadi sono determinati dai gradi delle loro percezioni: Dio è la monade per eccellenza perché percepisce tutti i punti di vista del mondo, a differenza delle monadi da lui stesso create che percepiscono solo un determinato punto di vista;inoltre le monadi create non si rappresentano l’universo con lo stesso grado di chiarezza di Dio.
• Anche la materia è costituita da monadi; non è né sostanza spirituale né corporea ma è un aggregato di sostanze spirituali.
• L. chiama materia seconda la materia intesa come aggregato di monadi e materia prima la forza di inerzia o di resistenza che è nella monade assieme alla potenza attiva.
• Il corpo degli uomini e degli animali è materia seconda (tenuto insieme e dominato da una monade superiore che è la monade anima).
• I corpi agiscono secondo leggi meccaniche mentre le anime secondo le leggi della finalità:l’anima ed il corpo seguono ognuno la propria legge separatamente.
• Il problema del rapporto tra le monadi consiste nel problema del rapporto tra anima e corpo.
• Il corpo seguendo le leggi mecaniche e l’anima seguendo la propria interna spontaneità sono ad ogni istante sincronizzati, e questa sincronizzazione è stata prestabilita da Dio all’atto della creazione.

Dio e i problemi della teodicea

• La prima prova dell’esistenza di Dio parte dal principio di ragion sufficiente: il mondo esiste perché c’è un intelletto(Dio) che ha le idee di tutti i mondi possibili.
• Dio è nello stesso tempo la ragion sufficiente del mondo che esiste di fatto e la ragion sufficiente di tutti i mondi possibili.
• In Dio coincidono possibilità ed realtà, questo è il significato della necessità della sua natura.
• I Dio coesistono una volontà antecedente che vuole il bene e una volontà conseguente che vuole il meglio. Di conseguenza Dio vuole anche ciò che in sé non è ne bene né male e perfino il male fisico come mezzo per raggiungere il meglio, permettendo il peccato per raggiungere lo stesso fine.
• L. distingue il male metafisico, che è più un’idea, il male morale, il peccato, ed il male fisico che discende dai primi due.

Il calcolo infinitesimale

• Per descrivere situazioni infinitamente piccole sono necessari nuovi simboli per istituire un calcolo adatto a questo scopo

LOCKE

L’empirismo inglese e il suo fondatore

• Nasce nel 1632 a Wrigton e muore nel 1704 nel castello di Oates (Essex)
• Opere principali: Epistola sulla tolleranza (1689), Due trattati sul governo (1690), Saggio sull’intelletto umano (1690), Condotta sull’intelletto, Esame di Malebranche, Pensieri sull’educazione (1693), Ragionevolezza del Cristianesimo (1695-1697).
• E’ il fondatore dell’empirismo inglese, una corrente filosofica che si innesta sulla tradizione del pensiero inglese ed è un punto di incontro tra cartesianesimo e rivoluzione scientifica
• Per gli empiristi la ragione è un insieme di poteri limitati dall’esperienza, e quest’ultima è fonte e origine del processo conoscitivo e criterio di verità delle tesi dell’intelletto

Ragione ed esperienza

• Locke non attribuisce alla ragione tutte le qualità attribuitegli da Cartesio: essa infatti non è unica o uguale in tutti gli uomini, non è infallibile e deve ricavare dall’esperienza, limitata e condizionata, idee e principi
• Tuttavia, pur essendo imperfetta, la ragione è l’unica guida che l’uomo possiede, e Locke si è dunque interessato a definire tutto ciò che riguarda l’uomo, la morale, la politica e la religione
• Il Saggio è un’opera diretta a stabilire e riconoscere i limiti dell’uomo
• L’esperienza fornisce alla ragione il “materiale” che essa adopera
• La ragione, elaborando questo materiale, cioè le idee semplici, forma idee complesse e ragionamenti
• La ragione viene nell’uomo costantemente controllata dall’esperienza, che impedisce a quest’ultimo di avventurarsi in campi al di là delle sue capacità

Le idee semplici e la passività della mente

• Per Locke l’oggetto della nostra conoscenza sono le idee, che derivano esclusivamente dall’esperienza
• Esse possono derivare dal mondo esterno (idee di sensazione come caldo, amaro,…) o dal nostro mondo interno (idee di riflessione come il pensiero, il dubbio,…)
• Dato che le idee non ci sono se non sono pensate, allora esse non possono considerarsi innate (dovrebbero esistere in tutti gli uomini, ma i bambini ad esempio non hanno idee innate)
• La nostra capacità conoscitiva fornisce una classificazione di tutte le idee che ci vengono date dall’esperienza: quest’ultima ci fornisce solo idee semplici, che vengono trasformate in idee complesse dal nostro spirito
• Nessun intelletto può creare o distruggere un’idea semplice, e questo è il grande limite dell’intelletto umano
• Locke distingue le qualità dei corpi in qualità primarie (oggettive cioè originarie dei corpi e inseparabili da essi come ad esempio figura, movimento,…) e qualità secondarie (soggettive cioè che non esistono nei corpi ma sono create da noi combinando qualità primarie come ad esempi colori, suoni,…)

L’attività della mente e le idee

• Fondamentalmente lo spirito è passivo: diventa attivo quando si tratta di riunire e organizzare in vario modo le idee semplici
• Le idee complesse si riuniscono in tre categorie: modi, sostanze e relazioni
• I modi sono idee non sussistenti di per sé, ma solo come manifestazioni di una sostanza (triangolo,…)
• Le sostanze sono idee complesse considerate esistenti di per sé stesse (pecora,….)
• Le relazioni sono il confronto tra un’idea e l’altra
• Dato che varie idee semplici sono costantemente riunite tra loro (uomo,…), la nostra mente le considera un’unica idea semplice e, non immaginando come un’idea semplice possa sussistere di per sé, è portata a credere che ci sia un qualche substratum che ne sia la base, che ha tuttavia un carattere sconosciuto anche a Locke
• La sostanza corporea è il substrato sconosciuto delle qualità sensibili, mentre la sostanza spirituale è il substrato sconosciuto delle operazioni dello spirito
• Le relazioni fondamentali sono quelle di causa-effetto e identità-diversità
• Le idee generali sono soltanto segni delle cose particolari, fra i cui gruppi è possibile riconoscere delle caratteristiche comuni: uomo è ad esempio un’idea generale perché tutti gli uomini non sono uguali, ma fra di essi vi sono delle somiglianze. Il nome “uomo” è quindi una “convenzione” che viene attribuita per sostituire, nei discorsi che si fanno, un’insieme di cose particolari.

La conoscenza e le sue forme

• La conoscenza non coincide con l’esperienza, ha a che fare con le idee ma consiste nella percezione di un accordo o di un disaccordo delle idee tra loro; può essere di due specie.
• Conoscenza intuitiva quando cogliamo immediatamente l’accordo o il disaccordo di due idee senza l’intervento di altre idee. Questa conoscenza è la più chiara e la più certa ed è il fondamento della certezza di ogni altra conoscenza.
• Conoscenza dimostrativa quando l’accordo o il disaccordo di due idee è reso evidente grazie all’uso di idee intermedie (prove). Consiste in una catena di conoscenze intuitive.
• La certezza dimostrativa si fonda su quella dell’intuizione, ma la prima è molto meno sicura della seconda.
• Vi è però una terza specie di conoscenza che è la conoscenza delle cose al di fuori di noi; ma come si può arrivare alla conoscenza di una realtà diversa dalle idee? Per L. la conoscenza è vera solo se c’è una conformità tra le idee e le cose reali.
• Secondo L. ci sono tre ordini di realtà: l’io, Dio e le cose; esistono così tre modi diversi di giungere alla certezza di queste tre realtà che sono rispettivamente ai tre ordini l’intuizione la dimostrazione e la sensazione.
• Per l’esistenza dell’io afferma che io penso, ragiono, dubito e quindi intuisco la mia esistenza e non dubito di essa (alla Cartesio)
• Per l’esistenza di Dio afferma che il nulla non può creare nulla, quindi si deve ammettere che qualcosa l’ha creata e questo qualcosa è l’essere fonte di ogni potenza, di ogni intelligenza, onnipotente ed onnisciente …Dio
• Per l’esistenza delle cose l’uomo le può conoscere solo attraverso le sensazioni, quelle attuali; queste sensazioni ci fanno conoscere che qualcosa esiste fuori di noi e ci danno la certezza che la cosa esista al di fuori di noi.
• La certezza che la sensazione ci dà dell’esistenza delle cose esterne, pur non essendo assoluta, è sufficiente per tutti gli scopi umani.
• L. ritiene che ci siano delle ragioni supplementari, che valgono nel momento in cui la sensazione è ricevuta, che confermano l’esistenza delle cose esterne: 1-le sensazioni sono prodotte da cause esterne che colpiscono i nostri sensi, 2-le idee non sono prodotte da noi ma da cause esterne, 3-solo l’oggetto esterno produce in noi piacere o dolore quando colpisce i nostri sensi.
• Accanto al dominio della conoscenza certa (con i suoi limiti: intuizione, dimostrazione e sensazione attuale) L. ammette anche la conoscenza probabile, nella quale si afferma la verità o la falsità di una proposizione per la sua conformità con l’esperienza o con la testimonianza di altri uomini.
• Conoscenza certa e probabile costituiscono il dominio della ragione, dalla quale si distingue la fede, fondata sulla rivelazione.

La politica

• L’Epistola di tolleranza, Due trattati sul governo, Ragionevolezza del cristianesimo fanno di L. uno dei primi difensori della libertà dei cittadini, della tolleranza religiosa e della libertà delle Chiese.
• Secondo L. esiste una legge di natura che ha per oggetto i rapporti tra gli uomini e prescrive la reciprocità di tali rapporti; questa viene da lui connessa (come Hobbes) alla regola dell’uguaglianza originaria degli uomini ma questa limita il diritto naturale di ciascuno col diritto degli altri (diversamente Da Hobbes).
• Il diritto naturale dell’uomo è limitato alla propria persona ed è quindi diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà (prodotta dal proprio lavoro).
• Bisogna punire l’offensore con una reazione che la ragione indica come proporzionata alla trasgressione.
• Gli uomini si pongono in società per poter fare appello ad un potere che escluda la permanenza di uno stato di guerra, che prevede un controllo sulla libertà, sulla vita e sui beni degli altri.
• La costituzione di un potere civile non toglie agli uomini i diritti di cui godevano nello stato di natura tranne quello di farsi giustizia da sé.
• Il consenso dei cittadini da cui ha origine il potere civile fa di questo potere un potere scelto dagli stessi cittadini e quindi un atto e garanzia di libertà dei cittadini stessi.
• La legge di natura esclude il contratto per una comunità civile generi un potere assoluto o illimitato.

Tolleranza e religione

• L’Epistula sulla tolleranza, importantissimo per la questione della libertà di coscienza.
• Il concetto di tolleranza viene riconosciuto come punto di incontro tra i compiti dello Stato e quelli della Chiesa.
• Lo Stato deve promuovere i beni civili (la vita, la libertà, l’integrità del corpo, il possesso delle cose esterne) e questo compito stabilisce i limiti della sovranità. E di questi limiti non fa parte la salvezza.
• La salvezza dipende dalla fede la quale non può essere indotta con la forza.
• La Chiesa non può e non fa nulla per la proprietà dei beni, non fa ricorso alla forza.
• Queste due sfere sono e devono stare assolutamente divise; la Chiesa è libera di fare ciò che vuole fino a quando non mette a repentaglio uno dei tre capisaldi (vita, libertà, proprietà).
• L. ritiene che coloro che negano l’esistenza di Dio, Atei, non possono essere tollerati in alcun modo poiché tutti devono appartenere ad una religione.
Esclude dal diritto di tolleranza anche i Cattolici poiché a loro volta non sono tolleranti.

BERKELEY

Empirismo e religione

• Nacque a Kikenny nel 1685 e muore a Oxford nel 1753
• Principali opere: Saggio di una nuova teoria della visione (1709); Trattato sui principi della conoscenza umana (1710); Tre dialoghi tra Hilas e Philonous (1713); Alcifrone (1728-1731); Siris (1744)
• Fonda la sua filosofia sul principio dell’immaterialismo

Contro le idee astratte: il nominalismo radicale

• Per Berkeley la causa principale degli errori in filosofia è la credenza che lo spirito possegga la capacità di formarsi idee astratte (l’uomo crede di poter immaginare ad esempio “colore” come concetto generale, ma quando pensa a “colore” inevitabilmente pensa ad un determinato colore)
• Dunque Berkeley nega che lo spirito umano abbia capacità di astrazione, difendendo un nominalismo (ad ogni nome si riferisce una cosa materiale ben precisa e viceversa) più radicale di Locke

L’immaterialismo: Esse est percipi

• I soli oggetti della conoscenza umana sono le idee e le idee per esistere hanno bisogno di essere percepite: non esiste dunque un mondo al di fuori degli spiriti che lo percepiscono
• Dunque non esiste una sostanza corporea o materia:l’unica sostanza reale è lo spirito che percepisce le idee (Berkeley è un immaterialista)
• Una forma di materialismo dice che i corpi materiali esistenti al di fuori di noi sono le copie degli originali che si trovano in noi: ad questo Berkeley ribatte che se queste copie sono percepibile allora sono idee, se non sono percepibile non somigliano alle idee e dunque non sono accettabili come reali
• Una difesa del materialismo può derivare dal dire che la sostanza materiale è un substrato, cioè un’appendice, delle qualità sensibili: ma questo substrato, dovendo essere diverso dalle idee sensibili, non ha alcun rapporto con la nostra percezione e non se ne può dimostrare l’esistenza
• Le idee sono inattive: attivo è soltanto lo spirito che percepisce
• Le cose naturali sono idee più forti, che hanno un ordine e una coerenza superiori alle idee che si formano gli uomini: esse vendono prodotte in noi da uno spirito superiore, che è Dio
• Le leggi della natura sono regole fisse grazie alle quali Dio produce in noi le idee dei sensi
Gli spiriti e lo Spirito infinito

• Per Berkeley l’esistenza della materia è il principale fondamento dell’ateismo, in quanto esistendo la materia, l’esistenza di Dio diventa inutile perché la causa di tutto risiede nella materia
• Bandita dunque la materia, si può ricorrere a Dio per spiegare tutte le percezioni sensibili
• La filosofia è dunque la vera lettura della natura poiché scopre il suo significato religioso
• Le idee sono mutevoli, mentre lo spirito è una realtà permanente, dunque l’anima dell’uomo è immortale
• Noi però non abbiamo un’idea dello spirito: abbiamo solo una nozione, in quanto è completamente diversa dalle idee
• La molteplicità delle cose che succedono in natura ci spingono a considerare Dio come uno Spirito unico, infinito e perfetto

Il “secondo” Berkeley

• La rivelazione è necessaria ad una religione affinché gli uomini si attengano ai suoi principi e ne ricevano gli effetti benefici
• La causa prima del mondo è spirituale, poiché solo lo spirito e in particolare lo Spirito infinito, cioè Dio, è attivo: l’intelligenza divina produce attraverso l’etere tutti gli effetti del mondo

HUME

Dall’empirismo allo scetticismo

• Hume conduce l’empirismo ad una conclusione scettica: l’esperienza non è in grado di fondare la piena validità della conoscenza che ricondotta nei suoi limiti è solo probabile.(rinnovamento del probabilismo accademico)
• David Hume nacque nel 1711 e morì nel 1776 ad Edimburgo.
• La sua prima e più importante opera è il Trattato sulla natura umana; successivamente Saggi morali e politici, Ricerca sull’intelletto umano, Ricerca sui principi della morale, Storia naturale della religione, Dialoghi sulla religione naturale.

La “scienza” della natura umana

• Alla base di tutto vi è l’ambizioso progetto di costruire una scienza della natura umana su base sperimentale. Vuole offrire un’analisi sistematica delle varie dimensioni che costituiscono la natura umana.
• La “capitale” del regno del sapere per H. è la scienza dell’uomo.
• Forma di scetticismo nel quale le pretese conoscitive della natura umana sono molto limitate.

Impressioni ed idee

• Hume divide le percezioni della mente in due classi in base al grado di forza e di vivacità con cui colpiscono lo spirito.
• Le impressioni, che penetrano con maggior forza ed evidenza nella coscienza; sono le sensazioni, passioni ed emozioni.
• Le idee o pensieri, che sono le immagine addolcite delle impressioni.
• L’idea non raggiunge mai la vivacità o la forza dell’impressione.
• L’idea deriva dalla corrispondente impressione e non esiste idea di cui non si sia avuta una precedente impressione.
• L’uomo non sarà mai in possesso di altra specie di realtà che quella delle sue impressioni (limite alla parvenza di illimitata libertà dell’uomo).
• Per spiegare la realtà del mondo e dell’io l’uomo ha solo a disposizione le impressioni, le idee e i loro rapporti; ogni realtà si risolve nei rapporti con cui si connettono tre loro le impressioni e le idee.
• Non esistono idee astratte ma solo idee assunte come segni di altre idee particolari ad esse simili.
• Il principio dell’abitudine (con un’idea richiamare altre idee simili). Quando troviamo una somiglianza tra delle idee noi usiamo un solo nome per indicarle; si forma così l’idea di considerare unite tra loro le idee designate da un unico nome, sicchè questo nome richiamerà in noi, non una sola idea, ma l’abitudine che abbiamo a considerarle unite.

Principio di associazione

• L’immaginazione è la facoltà di stabilire delle relazioni; essa non è affidata al caso poiché anche nei sogni troviamo una certa connessione tra le idee.
• Questa connessione è garantita dal principio di associazione, una forza che fa in modo che un’idea ne trasporti un’altra.
• Questa forza opera secondo tre fondamentali criteri: la somiglianza (relazione in base a caratteristiche simili, comuni), contiguità spazio-temporale (collochiamo mentalmente le cose una accanto all’altra o una dopo l’altra), causa ed effetto (che non esistono intrinsecamente nell’oggetto ma dipendo dalle relazioni che pongo io).
• L’associazione sta alla base delle idee complesse; di queste le più importanti sono quelle di spazio e di tempo, di causa e di effetto, di sostanza.
• A queste idee non corrisponde alcuna impressione.
• Spazio e tempo non sono delle impressioni ma sono delle maniere di sentire le impressioni; dei modi con cui le impressioni si “dispongono” davanti allo spazio.

Proposizioni che concernono relazioni fra idee e proposizioni che concernono dati di fatto

• Le relazioni tra idee (come le proposizioni matematiche) si possono scoprire per mezzo del pensiero; noi le costruiamo basandoci sul principio di non- contraddizione.
• Le proposizioni che concernono relazioni fra idee hanno in se stesse la loro validità
• Le proposizioni che concernono fatti (come le proposizioni delle scienze naturali) non sono fondate sul principio di non-contraddizione bensì sull’esperienza.

L’analisi critica del principio di causa

• Tutti i ragionamenti che riguardano realtà o fatti s fondano sulla relazione di causa ed effetto. Secondo Hume questa relazione non si può conoscere a priori ma solo con l’esperienza.
• La connessione tra causa ed effetto arbitraria ed è priva di qualsiasi necessità oggettiva; sono due fatti diversi, ognuno dei quali non ha nulla in sé che richiami necessariamente l’altro.
• L’esperienza ci illumina sui fatti sperimentati nel passato ma non ci dice nulla sui fatti futuri.
• Tutto quello che sappiamo dall’esperienza è che da cause che ci sembrano simili ci aspettiamo effetti simili.
• La necessità del rapporto causale non è un dato di fatto, è solo il frutto di un’aspettativa fondata sull’abitudine; la ripetizione di un atto qualsiasi produce una disposizione a rinnovare lo stesso atto senza ragionare.. questa è l’abitudine.
• Senza l’abitudine ignoreremmo le questioni di fatto, fuori di quelle che ci sono immediatamente presenti ai sensi o alla memoria.
• L’abitudine però non giustifica la necessità delle connessioni, che è ingiustificabile, ma la congiunzione che noi stabiliamo tra i fatti.
• L’abitudine è una guida infallibile per la vita pratica ma non rappresenta un principio di giustificazione razionale (che non esiste)

La “credenza” nel mondo esterno e nell’identità dell’io

• Ogni credenza in realtà o fatti, poiché deriva dall’abitudine, è un sentimento o un istinto, on un atto di ragione, rientrando quindi nel dominio della probabilità
• La credenza non è sottoposta ai poteri dell’intelletto
• L’uomo crede che le cose esistano esternamente ad esso e continuamente (indipendentemente dall’esistenza o no dell’uomo) dalla coerenza e dalla costanza di certe impressioni
• L’uomo inoltre crede che le immagini dei sensi siano gli oggetti esterni: solo la riflessione filosofica conduce a distinguere le percezioni, mutevoli, dalle cose oggettive, continuamente esistenti
• La realtà esterna non si sa se sia fondata o no sulle percezioni: è dunque ingiustificabile, ma per un istinto non eliminabile siamo portati a credere ad essa
• Inoltre l’uomo non ha impressione o esperienza del proprio “io”: esso è soltanto un fascio di impressioni che si susseguono nel tempo
• Ancora una volta dunque credenza e filosofia si trovano in un contrasto, che comunque non è insanabile

Morale e società

• Il problema della morale per Hume diventa una questione che può essere analizzata su base empirica
• Alla base della morale vi è l’utilità sociale di determinati comportamenti
• Poiché i governi sono indispensabili e questi si fondano sull’obbedienza dei cittadini dello stato, l’obbedienza diventa la maggior virtù politica
• Dunque è bene ciò che promuove la felicità dell’uomo, male ciò che ne produce la miseria (benessere e felicità personali sono indissolubilmente congiunti con benessere e felicità collettivi)
• La morale ha il fine di rendere gli uomini contenti e felici per ogni istante della loro esistenza

Religione e natura umana

• Hume costruisce una critica delle prove dell’esistenza di Dio sostenendo che l’esistenza è sempre materia di fatto o di esperienza, e dunque non può essere provata o dimostrata con argomentazioni logiche
• La religione discende dalla storia naturale e dalla natura umana, non da un’indagine filosofica e teologica sul mondo: infatti l’uomo attribuisce a cause segrete e sconosciute i beni di cui gode e i mali da cui è minacciato
• La varietà delle vicende del mondo inizialmente lo spinge a concepire un’altrettanta varietà di cause e quindi di divinità: il politeismo è all’origine di ogni religione
• Al concetto di Dio, “gradino” successivo dell’evoluzione religiosa, viene attribuito il concetto di infinito e perfetto affinché si possa adularlo e quindi tenerselo buono (si adora facilmente una cosa perfetta)
• Il monoteismo, pur essendo superiore al politeismo, è afflitto da un male molto grave: l’intolleranza, giacchè non si vede come possa esistere qualche altra divinità al di fuori della propria (difatti il politeismo è molto più tollerante)

Le dottrine estetiche

• Alla base delle valutazioni estetiche vi è il sentimento, poiché bellezza e bruttezza non possono essere definite intellettualmente
• Ciò che rende possibile l’apprezzamento della bellezza è la delicatezza dell’immaginazione, che fa avvertire immediatamente nell’oggetto estetico le qualità che servono produrre il piacere della bellezza
• Con il tempo i sensi si affinano e la capacità di riconoscere la bellezza diventa sempre più pronta

La politica

• Secondo Hume sono valide le due tesi opposte dell’origine divina del governo e del contratto sociale, anche se non nel senso che pretendono (sono giuste in senso generale, ma in pratica giustificano allo stesso tempo anche cose non giuste)
• I doveri umani sono divisi in due classi: quelli che derivano dall’istinto naturale (amore per i figli,….; operano indipendentemente da ogni tipo di obbligo) e quelli che derivano da un senso di obbligo (obbedienza politica o civile,….; senza di essi la società umana sarebbe impossibile)
• Dunque la ragione dell’obbedienza civile si fonda unicamente sul fatto che senza di essa la società non potrebbe esistere
• Infine, per Hume è giusto difendere i diritti e le libertà della società offesa in uno stato di tirannia senza tuttavia sfociare in atti di violenza e ribellioni

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