Da Spinoza a Hume

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

Voto:

2 (2)
Download:311
Data:19.12.2005
Numero di pagine:3
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
spinoza-hume_1.zip (Dimensione: 4.16 Kb)
trucheck.it_da-spinoza-a-hume.doc     23 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

Spinoza (razionalismo)
La sostanza: ciò che è in sé e non ha bisogno del concetto di un’altra cosa per essere formato.
Spinoza nega la molteplicità di sostanze finite, perché una sostanza avrebbe il proprio fondamento in un’altra sostanza e non sarebbe più vera sostanza. È inoltre assurdo pensare che una sostanza infinita possa avere accanto a se sostanze finite, come aveva fatto Cartesio ponendo accanto a Dio, il mondo e il cogito, perché la sostanza essendo tutta la realtà, verrebbe resa limitata da un’altra indipendente ad essa. La sostanza deve quindi essere causa di sé, eterna, necessaria, infinita: Dio. Per spiegare la molteplicità del reale, Spinoza, introduce la teoria degli attributi e dei modi. L’attributo è ciò che inerisce alla sostanza come costituente della sua essenza; poiché la sostanza è infinita, si hanno di essa infiniti attributi ma l’intelletto può coglierne solo due: pensiero e estensione. Il molteplice è dato dai modi che sono le modificazioni e determinazioni particolari di un attributo: i corpi per l’estensione e le idee per il pensiero. Dio quindi si identifica nella natura: panteismo Spinoziano; non cade nell’ateismo perché Dio è immanente e causa della natura, se Dio si risolve nel mondo il mondo si risolve in Dio. In Spinoza c’è il parallelismo psicofisico tra anima e corpo: sono modi di attributi diversi, ma se gli attributi sono diversi aspetti dell’unica sostanza, allora tra anima e corpo vi è un perfetta identità. Le illusioni: (1) solo Dio è libero, l’uomo dipende da Dio e dagli altri attributi; (2) l’uomo non è neanche un individuo, perché è solo un accidente. Bene e Male sono definiti dalla nostra soggettività anche se Dio e quindi anche tutta la realtà e bene e non ci possiamo vedere anche il male.

Leibniz (razionalismo)
La res extensa di Cartesio non è estensione il moto ma moto in estensione. Leibniz analizza l’aspetto metafisico della realtà: non c’è un’unica sostanza estesa, ma ci sono tante sostanze dotate di centro forza: vengono chiamate monadi. Monade: sostanza spirituale, indivisibile ed eterna, componente semplice ed ultima dell’universo. La verità per Leibniz si basa su due principi: il primo è il principio di non contraddizione, su cui si fondano le verità di ragione (ragionamenti a priori, riguardano l’ordine della necessità, esprimono le strutture fondamentali di ogni pensiero e di ogni realtà); il secondo è il principio di ragion sufficiente per cui nulla avviene senza che vi sia una causa o una ragione determinante, sul quale si fondano le verità di fatto (ragionamenti a posteriori, riguardano l’ordine della possibilità, contingente e libero). Leibniz introduce l’armonia prestabilita che spiega l’accordo fra le monadi: Dio, creando, ha prestabilito un accordo, ovvero l’armonia fra le monadi tutte in una suprema unità.

Locke (empirismo)
Si pone il problema di capire cosa conosciamo e cosa possiamo conoscere al di là della nostra esperienza, come nasce l’esperienza stessa e che valore hanno le idee. Per Locke non esistono le idee innate, nella nostra mente non vi sono né idee innata né principi innati, ma tutta la nostra conoscenza ci viene dall’esperienza. Locke, appoggiando l’antinnatismo, afferma che la nostra mente è limitata e fa notare che se tutti avessimo le stesse idee ci sarebbe un comune accordo su tutto. Per Locke possiamo andare al di là dei sensi ma non sapremo cosa trovarci perché esso è al di fuori dalla nostra esperienza: la nostra mente inizialmente è come un foglio bianco, solo a causa delle sensazioni, ci formiamo delle idee semplici (avventizie, oggetti del pensiero, prodotti dalla sensazione e dalle operazioni mentali a queste connesse) dalle quali per combinazione creiamo, per semplificare il linguaggio, le idee complesse (prodotti dell’intelletto). Per fare tutto ciò abbiamo bisogno delle idee di sostanza, casualità e modo: (1)sostanza, somma delle idee semplici definibile solo al di là dei sensi; (2)causalità, richiamo di un’idea ad un’altra; (3)modo, idea che viene applicata dopo la copula. In sintesi le idee hanno significato simbolico.

Hume (empirismo)
Fa proprio il presupposto empirista per cui l’esperienza è il solo ambito possibile della conoscenza. Hume chiama percezione tutto ciò che è presente alla mente, distinguendone due tipi: impressioni (traccia viva lasciata in noi dalla percezione di un dato contenuto, sia esso sensazione, passione od emozione) e idee (immagini meno vivide, copie sbiadite delle impressioni). Le idee dipendono quindi dalle impressioni che riceve la nostra esperienza. Le percezioni si collegano per formare le idee complesse, alla cui formazione presiedono i principi di associazione, come la rassomiglianza, i concetti di spazio e tempo e la relazione di casualità. Per Hume non esistono le idee universali, ma è solo la nostra abitudine che fa sembrare le idee generali. Al fatto non corrisponde sempre una causa, il legame causa-effetto è quindi psicologico non ontologico. Hume introduce così il concetto di probabilità.

Esempio