La Patristica

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Categoria:Filosofia

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La Patristica

La patristica è la filosofia cristiana dei primi secoli, che consiste nell’elaborazione filosofica delle dottrine del cristianesimo e nella loro difesa contro le critiche dei pagani e contro le eresie. Punti fondamentali della patristica sono i problemi teologico, antropologico e storico, nell’affrontarli essa giungerà a fare i conti con l’intera cultura pagana, e dopo aver tentato di giustificare la propria dignita di fronte all’egemonia di quella, cercherà di presentarsi come l’erede piu adeguata agli stessi contenuti della filosofia greca.

Cristianesimo: cultura ebraica e cultura pagana.

La prima patristica inizialmente non dovette confrontarsi solo con la cultura classica ma anche con quella ebraica. Gia nelle lettere paoline, il cristianesimo si venne a confrontare con essa. Paolo
Lettere paoline sosteneva una certa continuità tra vecchio e nuovo testamento, sottolineando pero alcuni aspetti di novità. Il messaggio paolino fu pero inizialmente fortemente travisato dai giudei, mettendo in luce solo il primo polo del discorso di Paolo, quello della continuità, tralasciando cosi evidentemente l’aspetto della novità: essi ritenevano, infatti, condizione necessaria per la conversione al cristianesimo l’adesione ai riti della tradizione giudaica. Nonostante queste difficoltà, la visione paolina, riusci a prevalere, almeno sul piano teologico. Fu cosi possibile, partendo da essa giungere alla posizione di clemente alessandrino, il quale giunse a considerare
Clemente Alessandrino legge giudaica e filosofia greca come propedeutiche al cristianesimo. I rapporti tra cultura ebraica e nascente cultura cristiana trovarono il loro veicolo fondamentale in Filone l’Ebreo. Egli tentò una sintesi tra cultura ebraica e filosofia greca, giungendo ad affermare Filone l’Ebreo che vi è verità, non solo nel testo sacro, ma anche nella filosofia greca, poichè Dio si è anche manifestato ai filosofi greci. Il problema di filosofia e teologia era quindi ormai posto, ma con esso anche quello di rivelazione e interpretazione. Nel suo commento al pentateuco Filone giunge ad affermare che dietro al significato puramente letterale delle sacre scritture, risiede un significato del tutto nascosto, da interpretare, allegorico.

Bibbia e filosofia: rivelazione e interpretazione.
Il testo e l’interpretazione.
Un’analisi del rapporto tra Bibbia e filosofia si giustifica, anzi si impone, perché l’avvento del cristianesimo segnò una svolta nella cultura occidentale, e in essa anche nella filosofia.
La bibbia e secondo la tradizione giudaico-cristiana il testo in cui ci è comunicata da Dio la Verità. Esso e considerato sacro e deve parlare in modi diversi a tutti gli uomini e in tutti i tempi: in cio e implicato un nesso di rivelazione – testo – interpretazione. La bibbia è innanzitutto un testo composito, una raccolta di libri di origine, destinazione, carattere diversi. Hanno ora una carattere storico (anche se si parla di una storia sui generis, poiche le vicende uman si intrecciano a quelle divine) ora prescrittivi, ora sono preghiere, ora manifestazioni della volontà divina. A tal proposito si è parlato di vari sensi della bibbia, se ne distinguono quattro:
• Storico o letterale
• Spirituale: articolato in: Allegorico concernente i misteri di cristo
Anagogico concernente i misteri escatologici
• Tropologico: il senso morale
Proprio perche fornito di una molteplicità di significati ma, insieme, di una pretesa assoluta si verità il testo sacro esige un’interpretazione, con tutti i problemi di procedura e legittimità che esso comporta. Fu soprattutto la riforma protestante a dare un impulso decisivo alle teorie ermeneutiche: sia elaborando tecniche interpretative, sia definendo il criterio di autonormatività del testo, secondo cui la bibbia avrebbe in se la sua norma di interpretazione.
Al di la di ciò si pone cosi il problema di una verità che si affida alla precarietà della parola con le sue ambiguità e incompiutezze. A tal proposito è emblematico un brano dell’antico testamento, la prefazione al siracide, che ci è conservato solo nella sua traduzione greca fatta dal nipote dell’autore. Costui si scusa di non essere riuscito “ad esprimere il pensiero con assoluta chiarezza” aggiungendo “ come e possibile trovare traducendo le espressioni esattamente uguali all’originale ebraico?”. Questo sorprendente passo risulta essere la confessione di una sorta di precarietà del testo sacro. Un testo che, soggetto alle vicende della storia, è un risultato di un secolare lavoro redazionale, che dovette lamentare delle perdite, che si servì di traduzioni che soppiantano l’originale, un testo che, quindi, risulta essere, nonostante tutto, tutt’altro che privo di incertezze e dubbi.
Verità greca e verità biblica.
L’avvento del cristianesimo ha, senz’altro, apportato un’ampia svolta nella filosofia. Se da un lato, infatti –come si è detto-, le categorie greche vengono usate per interpretare quel messaggio, d’altro lato la filosofia deve affrontare nuovi temi e problemi e può trovare nella bibbia soluzioni nuove ai vecchi problemi. Si pensi,ad esempio la visione del tempo e della storia: si passa da un tempo continuo e una storicità ciclica, a un tempo discontinuo e a una storia lineare e progressiva. Ma l’apporto del messaggio biblico alla filosofia non si limita a cio, ma piu in generale pone un nuovo grande problema , quello del rapporto tra verità religiosa e verità filosofica.

Il conflitto tra religione e fede.
Del conflitto che si viene a creare si possono individuare diverse articolazioni teoriche:
• L’opposizione fra libertà della ricerca e dogmaticità.
• Antitesi tra carattere umano e carattere divino del sapere.
• Opposizione fra verità come rivelazione e verita come dimostrazione.
• La verità cristiana ha, infine, una carattere storico e personale.

Temi e vicende della Patristica.
Cristianesimo e cultura pagana.
Nei confronti della filosofia pagana, l’atteggiamento della cultura pagana fu quello di sottolineare al tempo stesso la continuità e la novità. Possiamo dividere in tre fasi la storia dell’evoluzione di questo problema:
• Affermazione della dignità filosofica del cristianesimo, con i Padri Apologisti.
• Traduzione del cristianesimo in categorie greche, con Clemente alessandrino e Origene.
• Costruzione di una filosofia cristiana come erede di quella greca, con i Padri Cappadoci.

Tra i Padri Apologisti ricordiamo Giustino, Atenagora e Minucio Felicie. Questi cercarono di
I Padri Apologisti presentare il cristianesimo come una dottrina degna di essere messa a confronto con la piu celebrate filosofie greche. Diversa risulta invece la posizione di Tertuliano autore di numerose opere, tra cui l’apologetico in cui afferma la presenza nell’uomo di un’anima naturaliter christiana, secondo cui l’uomo riesce a intuire i principi del cristianesimo anche se non manipolato dalla cultura. Cio che però sta piu a cuore a Tertuliana è la rivendicazione del primato della religione sulla ragione, sintetizzato nella formula credo quia absurdum.

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