La filosofia epicurea

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Testo

L’Epicureismo

Nella filosofia ellenica vi è una visione unitaria e complessiva del mondo, e una specie di “supplemento d’animo”, ossia una parola di saggezza e serenità capace di guidare la vita quotidiana degli individui.
Perduta dai filosofi lo scopo di razionalizzare la vita sociale, il filosofo greco desidera solo venire incontro alle inquietudini dell’individuo, aiutandolo a guarire i mali della vita.
Il filosofo viene ad assolvere un compito “consolatorio” analogo a quello delle religioni, e gli Epicurei, in particolare, si pongono di condurre gli uomini alla salvezza personale dalle superstizioni e dai timori della mente di fronte alle cose.
La scuola Epicurea aveva sede nel giardino del fondatore ad Atene, sicchè i seguaci si chiamarono “filosofi del giardino”.
L’autorità di Epicuro sui suoi discepoli era grandissima, infatti la scuola costituiva un’associazione a carattere religioso; ma la divinità alla quale questa associazione era devota fu il fondatore stesso della scuola.
Altra particolarità della scuola era la possibilità da parte delle donne, di prendervi parte e questo perchè questa era fondata sulla solidarietà e sull’amicizia dei suoi membri.
La visone di Epicuro della filosofia era quella della via per raggiungere la felicità, intesa come liberazione delle passioni; e quindi il valore della filosofia era puramente strumentale: il fine è la felicità.
Mediante la filosofia l’uomo si libera da ogni desiderio irrequieto e modesto; ma anche dalle opinioni irragionevoli e vane a dai turbamenti che ne derivano.
Anche la ricerca scientifica non ha valore e fine diverso; il valore della filosofia quindi per Epicuro, sta quindi nel fonire all’uomo un “quadruplice farmaco”: il primo effetto deve essere quello di liberare gli uomini dal timore degli dei; il secondo è quello di liberare gli uomini dal timore della morte; il terzo è quello di dimostrare l’accessibilità del limite del piacere; ed infine il quarto è di dimostrare la lontanza del limite del male.
Epicuro distinse tre parti della filosofia: la canonica, la fisica e l’etica.
Chiamò canonica la logica o teoria della conoscenza, in quanto la considerò diretta essenzialmente a dare il criterio della verità e quindi canone per indirizzare l’uomo verso la felicità.
Il criterio della verità è costituito dalle sensazioni, dalle anticipazioni e dalle emozioni: la sensazione è prodotta nell’uomo dal flusso di atomi che si staccano dalla superficie delle cose; questo flusso produce immagini che sono in tutto simili alle cose da cui sono prodotte.
Da queste immagini derivano le sensazioni, dalle sensazioni derivano le rappresentazioni fantastiche che risultano dalla combinazione di due immagini diversi.
Dalle sensazioni ripetute e conservate nella memoria derivano pure le rappresentazioni generiche (o concetti) che Epicuro chiamò anticipazioni.
I concetti servono infatti ad anticipare le sensazioni future.
La sensazione è sempre vera perchè non può essere confutata da una sensazione omogenea, in quanto la conferma, nè tanto meno da una sensazione diversa che, provenendo da un oggetto diverso, non può contraddirla.
La sesazione risulta essere il criterio fondamentale della verità e metro per valutare questa; me poichè i concetti derivano da sensazione, anch’essi sono veri e sono quindi criterio di verità.
Inoltre il terzo criterio di verità è l’emozione, cioè il piacere o il dolore, che costituisce la norma per la condotta pratica della vita e quindi fuori dal campo della logica.
L’errore deriva dall’opinione: essa è vera se confermata o non contraddetta dalla testimonianza dei sensi, e falsa nel contrario.
Il ragionamento può estendere la conoscenza persino a cose che alla sensazione sono nascote, pur essendo principio basilare del ragionamento lo stretto accordo coi fenomeni percepiti.
Per Epicuro la fisica ha lo scopo di escludere dalla spiegazione del mondo ogni causa soprannaturale liberando gli uomini dal timore di essere schiavi de forze sconosciute.
La fisica di Epicuro era quindi: materialistica, cioè escludeva la presenza nel mondo di ogni principio spirituale; e meccanicista, cioè si avvaleva nelle sue spiegazioni unicamente del movimento dei corpi escludendo qualsiasi finalismo.
Epicuro ammette parte del pensiero di Democrito, infatti concordava sul fatto che nulla venisse dal nulla e che ogni corpo fosse costituito da corpuscoli indivisibili (anche se per Epicuro dal punto di vista teorico questo era possibile) che si muovon nel vuoto.
Gli atomi si muovono nel vuoto eternamente urtandosi e combinandosi tra lora, dando così forma alle cose; le forme degli atomi sono diverse e il loro numero per quanto grande e indeterminabile non è infinito.
Il loro movimento non ubbidisce ad alcun disegno provvidenziale ne ad alcun ordine finalistico.
Epicuro nonostante fosse riuscito a dimostrare l’impossibilità dell’esistenza di divinità, egli la ammette tuttavia, in quanto gli uomini hanno l’immagine della divinità, e quest’immagine, come ogni altra, non può essere stata in loro prodotta che da flussi di atomi emanati dalle divinità stesse.
Gli dei hanno la forma umana, essendo l’unica degna di un essere razionale; essi quindi intrattengono gli uni con gli altri un’amicizia analoga a quella umana e abitano gli spazi vuoti tra mondo e mondo non curandosi nè degli uomini ne del mondo.
Inoltre Epicuro afferma che l’anima sia composta da particelle corporee che sono più sottili e rotonde di altre, e quindi più mobili; con la morte questi atomi si separano cessando così ogni possibilità di sensazione.
Questo fa si che gli uomini non debbano temere la morte in quanto l’uomo non c’è più quande la morte c’è e viceversa.

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