L'uomo per Hegel

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

L’UOMO PER HEGEL
L’uomo è autocoscienza. È cosciente di sé, della sua realtà e dignità umane, e in questo si differenzia essenzialmente dall’animale.
L’uomo prende coscienza di sé nel momento in cui, per la prima volta, dice ‘Io’.
Quando l’uomo contempla ciò che gli è esterno e che lo circonda è assorbito da esso, in altre parole il soggetto conoscente si perde nell’oggetto conosciuto. La contemplazione rivela l’oggetto, non il soggetto. Che cosa quindi fa in modo che l’uomo prenda coscienza di sé?
Secondo Hegel l’uomo assorbito dall’oggetto che contempla non può essere richiamato a sé se non da un desiderio. È il desiderio che spinge l’uomo a distogliere l’attenzione dall’oggetto e a focalizzarla su sé stesso, spingendolo a dire ‘io…’
È nel desiderio che l’uomo scopre sé stesso e diventa cosciente di sé stesso, si rivela a sé e agli altri come un Io essenzialmente diverso e opposto al Non-Io. L’Io umano è l’Io del desiderio.
Ma questo desiderio, da solo, costituisce unicamente il Sentimento di sé.
L’uomo però quando desidera passa dalla quiete della conoscenza a uno stato di inquietezza che lo spinge all’azione. Questa azione, nata dal desiderio, tende a soddisfarlo, cosa che può fare solo mediante la negazione, la distruzione, la trasformazione dell’oggetto desiderato.
L’Io del desiderio trasforma l’oggetto desiderato, il Non-Io desiderato, tramite la negazione di esso, trasformandolo da realtà esterna a realtà propria, interiorizzandolo, rendendolo parte di sé. L’azione negatrice trasforma la realtà oggettiva in realtà soggettiva.
Ma se il desiderio è rivolto semplicemente a un Non-Io naturale ( ad es. la fame che mi spinge a desiderare una mela ), tramite la negazione dell’oggetto e il soddisfacimento del desiderio si avrà soltanto Sentimento di sé, non Autocoscienza, perché l’azione non farà altro che confermare ciò che l’Io era anche anteriormente all’azione avvenuta ( ad es. un gatto mangia l’erba, quindi la distrugge, ma rimarrà comunque sempre un gatto ).
Perché ci sia Autocoscienza, l’uomo deve spingersi oltre il desiderio cosale, proprio dell’animale, deve arrivare al punto di essere egli stesso oggetto del suo desiderio. L’uomo negando sé stesso nega di essere solamente un Io statico e determinato, diviene anche un Io indeterminato.
L’uomo non deve limitarsi a essere ciò che è, ma deve divenire ciò che non è.
Detto in altri termini, perché l’uomo possa diventare cosciente di sé, perché la sua realtà umana possa costituirsi all’interno della realtà animale, occorre che questa realtà(umana) sia molteplice.
L’uomo deve quindi vivere assieme ad altri uomini ed entrare in relazione con essi, spinto dal desiderio di possedere l’altrui desiderio.
L’uomo si nutre del desiderio di altri uomini come l’animale si nutre delle cose reali.
Ma perché l’uomo si riveli umano, deve necessariamente differenziarsi dagli animali. Gli animali infatti hanno come desiderio principale la conservazione della vita.
L’uomo quindi per differenziarsi dall’animale e ottenere il riconoscimento del suo essere umano deve essere pronto a rischiare la sua vita in funzione del suo desiderio umano, cioè del desiderio che si dirige verso un altro desiderio. Ogni uomo è quindi in competizione con un altro uomo per far riconoscere l’uno all’altro il suo valore, desidera che l’altro lo riconosca come valore autonomo, ha il desiderio che l’altro lo desideri come valore autonomo.
Ed è proprio in funzione del riconoscimento che l’uomo deve lottare a morte con l’altro uomo per far prevalere il suo Io, cioè il suo desiderio, sull’Io dell’altro, e fare in modo che l’altro lo desideri.
Questa condizione di riconoscimento è necessaria per l’Autocoscienza.
C’è da considerare inoltre che l’uomo dentro di sé ha la certezza di essere uomo, ma ha bisogno di un riscontro, di un riconoscimento del suo essere umano.
È quindi necessario che l’uomo si ritrovi sempre a lottare contro un altro uomo per ottenere questo riconoscimento, e che la lotta deve essere a morte perché da essa uscirà vincitore solo colui che avrà avuto il coraggio di superare la paura della morte, dimostrare il distaccamento dal desiderio della conservazione della vita, che è prettamente animale, per soddisfare il suo desiderio umano.
L’uomo che perderà questa lotta, che avrà rinunciato al desiderio umano dimostrando di essere troppo attaccato al desiderio di conservazione della vita, riconoscerà l’Io del vincitore come assoluto, e lo desidererà, desidererà cioè il riconoscimento della sua assolutezza. La certezza di essere assoluto che ha dentro di sé rimarrà dentro di sé, e sarà cosciente di questo.
Ma non ha avuto il coraggio di rischiare la vita per ottenere il riconoscimento, e anche di questo sarà cosciente, e per questo sarà infelice. La sua sarà una coscienza infelice di sé.

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