Il neoplatonismo

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Il Neoplatonismo

Intorno al III secolo d.C. si ha un fermento di questioni religiose sia in campo cristiano sia in campo pagano.
In campo pagano Neumerio di Aponea introdusse il neopitagorismo. In questa ripresa del pitagorismo vengono accentuati gli aspetti magici e teurgici, quindi si nota che in questo clima di fermento religioso si ha la rivalutazione degli elementi magici.
In questo periodo nasce anche la gnosi, sia pagana sia cristiana, con Basilide, Saturnino, Marcione, Origene. Si cerca anche di attuare un certo sincretismo religioso, cercando di mischiare divinità dell’una e dell’atra religione. Gli gnostici pagani credono nell’emanazione degli eoni, cioè degli esseri eterni emanati da Dio e che stanno tra Dio stesso e la natura: per esempio dicevano che il Dio dell’Antico Testamento era un eone cattivo.
In questa situazione confusionaria nasce, nella scuola di Ammonio Sacca il neoplatonismo, ovvero la ripresa e la rivalutazione della filosofia platonica. Il maggior esponente di questa corrente è Plotino.

Plotino

Plotino nacque nel 203 d.C. a Licopoli, in Egitto. Dopo il noviziato e dopo aver assistito alle lezioni di Ammonio Sacca si trasferì a Roma, dove diventò amico dell’imperatore Gallieno e di sua moglie Salamina, che appoggiarono il suo progetto di fondare in Campagna la città di Platonopoli, che però non fu mai realizzato. Nonostante ciò egli insegnò a Minturno ed ebbe come suo discepolo Porfirio di Tiro. Plotino morì a Minturno nel 270 d.C.
Plotino era timido ed estremamente riservato, ma quando teneva le sue lezioni possiamo dire che sembrava “illuminato”. Egli si vergognava di essere nel suo corpo, perché pensava che questo fosse come una gabbia che lo imprigionava.
Molto importante per il neoplatonismo è l’estasi, cioè l’uscita dal proprio corpo. Il concetto da cui parte Plotino è l’Uno ed egli dice che noi non possiamo descriverlo né rappresentarlo, l’Uno è estremamente trascendente e ineffabile, va al di là delle nostre capacità mentali. Anche metafisicamente l’Uno va oltre l’essere, perché è un sovrappiù di essere. Noi non possiamo determinare l’Uno, perché determinandolo non lo capiremmo più.
L’Uno emana sostanze di carattere inferiore. È come se il Sole fosse l’Uno e da lui si irradiassero la maggior quantità di luce che può essere contenuta nell’universo. Le cose più vicine all’Uno sono quelle che più gli assomigliano. La creazione delle cose è continua e dovuta alla sovrabbondanza di essere.

La metafisica di Plotino è detta agafantica, cioè negativa: infatti noi non possiamo dire che cosa è l’essere, ma solo cosa non è.
Dall’essere procedono delle ipostasi, delle realtà emanate dall’Uno, ma a questo inferiori. La prima ipostasi è il nous, l’intelletto, che in sé contiene il mondo delle idee di Platone, quindi che pensa sempre alle cose intelligibili. La seconda ipostasi è l’anima del mondo, che rappresenta la parte animata dell’Universo e il suo fine. La terza ipostasi è il mondo degli uomini e degli animali. L’ultima ipostasi è la materia,che per Plotino è un limite, anzi il limite estremo dell’emanazione e il limite dell’essere interno all’essere stesso. La materia è la massima deiezione dell’Uno.
Plotino diceva che il corpo non contiene l’anima, ma è l’anima che contiene il corpo, nel senso che il corpo è il limite dell’anima, è una cosa negativa che moralmente corrisponde al male. Il male è la mancanza assoluta di bene.
Nell’antichità era nata anche la concezione manichea, da un certo mani, un persiano, che diceva che se esiste il male nel mondo e la divinità che ha creato il mondo è buona, allora il male non può essere stato creato della divinità, altrimenti questa sarebbe in parte buona e in parte malvagia, quindi la creazione è il risultato dell’attività di una divinità buona e di una divinità cattiva che lottano tra loro e non si può sapere quale delle due prevarrà sull’altra. Per superare questa difficoltà i neoplatonici depotenziarono il male dicendo che questo non è un essere, ma è l’assoluta mancanza di bene.
I neoplatonici si pongono anche il problema escatologico di come si possa tornare dalla molteplicità all’Uno. Per riavvicinarsi all’Uno bisogna liberarsi dalla materia e avere un afflato morale, poi la contemplazione estetica e la conoscenza dell’Uno, che però ci può spingere al massimo fino al nous e non al raggiungimento dell’Uno. Se vogliamo avvicinarci all’Uno dobbiamo riuscire a superare la dualità del nous, quindi dobbiamo raggiungere un afflato religioso e non solo morale. Per superare il piano razionale dobbiamo seguire una via intuitiva e mistica, abbandonando completamente la via razionale. Se noi vogliamo capire cosa è l’Uno dobbiamo lasciare tutto ciò che ci tiene legati al mondo delle ipostasi e abbandonarci completamente all’Uno stesso.
Porfirio continuò l’opera di Plotino e moltiplicò le ipostasi. Il neoplatonismo fu ripreso da alcuni filosofi successivi, ma nel V secolo d.C. fu abbandonato dopo la chiusura dell’accademia platonica.

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