Hegel e successori

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

Voto:

2.5 (2)
Download:620
Data:23.04.2007
Numero di pagine:40
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
hegel-successori_1.zip (Dimensione: 57.25 Kb)
trucheck.it_hegel-e-successori.doc     255.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

HEGEL
Vita
Georg Wilhem Friedrich Hegel nacque il 27 agosto 1770 a Stoccarda. Studiò teologia e filosofia a Tubinga dove conobbe Schelling e Holderlin. La rivoluzione francese lo entusiasmo al punto che piantò con gli amici di Tubinga l’albero della libertà e fu l’oratore più acceso in difesa della rivoluzione. Definì Napoleone l’anima del mondo. A Berna scrisse alcune opere giovanili : la vita di Gesù e un saggio Sulla relazione della religione razionale con la religione positiva . Visse fino alla morte del padre facendo il precettore, poi questo gli lasciò un piccolo capitale che gli permise di vivere agiatamente. Divenne professore a Jena e successivamente a Berlino. Morì di colera il 14 novembre 1831.
Gli Scritti
I primi scritti sono quasi tutti di natura teologica : la vità di Gesù ,la positività della religione cristiana. Mentre le opere della maturità più importanti sono : la fenomenologia dello spirito con la quale si distacca da Shelling. La scienza della logica, Lineamenti di filosofia del diritto e Lezioni sulla filosofia della storia.
Il Giovane Hegel
Rigenerazione Etico Religiosa E Rigenerazione Politica
Nei scritti giovanili l’argomento dominante e teologico ma vi è una stretta connessione con la politica. Hegel studia infatti un tema fondamentale della rivoluzione francese quello della rigenerazione morale e religiosa dell’uomo come fondamento della rigenerazione politica. Hegel era convinto che nessuna rivoluzione politica poteva avere successo se prima non si attuava una rivoluzione del cuore (rivoluzione culturale) che mirava a rigenerare la persona nella vita interiore e il popolo nella cultura. La società non cambia se non cambia l’uomo. Per questo nei scritti giovanili politica e religione sono inscindibili. Hegel si rifà all’Emilio e al Contratto Sociale di Rousseau, a Nathan il saggio di Lessino e agli scritti di Spinoza. Per avere una vita migliore il popolo deve attuare riforme che distruggano il vecchio impianto sociale basato sulle classi e sulla nobiltà. Per passare ad istituzioni sociali nuove basate sull’uguaglianza. Affinché ciò accada è necessario che l’ansia di libertà del popolo, forte nel mondo interiore (la coscienza) degli uomini, produca un nuovo ordine giuridico esteriore, nel quale la libertà interiore possa essere «dotata di forza», possa cioè incarnarsi in istituzioni sociali nuove, fondate sul’uguaglianza. La rivoluzione nelle istituzioni può quindi avvenire solo se la coscienza del popolo matura. Affinché giungano tempi migliori occorre una nuova religione che permetta alle persone di partecipare, attraverso la propria vita interiore, alla vita dello spirito di Dio che si incarna nella storia attraverso la vita stessa degli uomini. Dio e gli uomini sono la stessa cosa (Storicismo).
Cristianesimo, Ebraismo E Mondo Greco
Nel 1795 scrive la Vita di Gesù nel quale criticava le strutture della Chiesa cristiana affermatesi dopo la morte di Gesù. In esse è sparito il senso profondo del messaggio religioso del maestro. Gesù predicava l’amore, la comunanza dei cuori e la fratellanza. Ha predicato il superamento della vecchia legge esteriore, fatta di precetti, attraverso la legge dell’amore, basata su un’intensa vita interiore. Le Chiese sbagliano perché hanno costruito una religione positiva basata su precetti e dogmi che non sono altro che invenzioni degli uomini. Hegel dice “Il sentimento religioso è sparito sommerso da questo carico di istituzioni e comandi esteriori”. Nel 1798 scrive lo Spirito del cristianesimo e il suo destino. Attraverso lo studio della Bibbia, Hegel, mette a confronto Ebrei, Greci e cristiani. Ripercorre la storia degli ebrei partendo dal diluvio fino alla distruzione del tempio e alla diaspora. Il diluvio è stato per gli ebrei un tradimento della natura nei loro confronti, per questo hanno deciso di ancorare la salvezza dalla natura alla fede nella potenza di Dio. Dio è visto come il padre di tutto ma è estraneo alla natura che è a lui sottomessa. Gli ebrei hanno dunque pensato a Dio contrapponendolo con la natura. Dio è tutto mentre l’uomo e la natura sono niente. Gli ebrei hanno quindi un rapporto conflittuale con la natura e di inimicizia con gli uomini. Infatti Dio li ha scelti come popolo eletto ed è geloso di ogni rapporto di amicizia con gli altri uomini, in quanto ciò annulla il rapporto di fedeltà esclusiva che hanno con lui, e soprattutto li rende impuri. Gli ebrei nella storia sono sempre stati una casta a se stante. Hegel studia la figuradi Gesù, che ha rifiutato la scelta del suo popolo e ha predicato la legge dell’amore, cioè il superamento delle ostilità in nome dell’unità di vita che lega tutti gli esseri viventi.. Ciò è fondamentale nello Spirito del cristianesimo. Hegel, riprendendo l’idea spinoziana che la vita sia una, ritiene che inimicarsi gli altri popoli, come fanno gli ebrei, significa inimicarsi dei viventi, e quindi la vita stessa. Poichè una sola vita accomuna i viventi, allora la stessa vita degli ebrei è in sé lacerata. La vita offesa si vendica condannando gli ebrei ad un destino di infelicità. Come Gesù, il mondo greco ha fatto una scelta diametralmente opposta a quella ebraica. I greci vivono infatti in armonia con la natura che è spirito di bellezza. Nel mito greco, dopo la distruzione del genere umano, Deucalione e Pirra non hanno reagito come Noè, rompendo con la natura, ma hanno sottoscritto un nuovo patto con essa. Anche Gesù, come i greci, è stato storicamente sconfitto in quanto è stato ucciso dal suo popolo che non è stato in grado di comprendere il messaggio dell’amore come unità degli spiriti viventi. Muore predicando la fede e sperando che risorga dopo di lui un nuovo spirito di bellezza. I suoi seguaci hanno tradito il suo messaggio d’amore costruendo delle sette, delle chiese riproponendo lo spirito di inimicizia e di separazione degli ebrei. Le Chiese moderne, compresa quella protestante, sono condannate da Hegel perché pensano Dio come lo pensavano gli ebrei, cioè un dio punitore che infonde il terrore e la paura negli uomini.
I Capisaldi Del Sistema
Le tesi di fondo dell’idealismo Hegeliano sono :
1) la risoluzione del finito nell’infinito;
2) l’identità fra ragione e realtà;
3) la funzione giustificatrice della filosofia.
Finito E Infinito
La realtà per Hegel non è un insieme di sostanze autonome ma è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste ne fa parte. Tale organismo, non avendo nulla al di fuori di se, e rappresentando la ragione dell’esistenza di ogni realtà, coincide con l’Assoluto e con l’Infinito, mentre i vari enti del mondo (l’uomo, l’albero) sono il finito. Di conseguenza il finito, come tale, non esiste perché non è altro che una parziale espressione dell’infinito. Il finito esiste nell’infinito e in virtù di questo. Detto altrimenti : il finito, in quanto è reale, non è tale ma è lo stesso infinito. Cioè NOI SIAMO DIO. L’hegelismo si configura quindi come una sorta di monismo panteistico che vede nel mondo (finito) la manifestazione o la realizzazione di Dio (infinito). L’hegelismo si distacca dallo spinozismo. Spinoza riconosceva l’Assoluto nella natura “deus sive natura” (panteismo materialistico), Hegel riconosce l’Assoluto come un soggetto spirituale in divenire che si realizza in tutto ciò che accade (lo scorrere di un fiume). Dire che la realtà non è «Sostanza» ma è «Soggetto», significa dire che non è qualcosa di immutabile, ma è un processo di auto-produzione che si rivela con l’uomo e le sue facoltà (arte, filosofia e religione) come Vero e intiero.
Ragione E Realtà
Il soggetto spirituale infinito alla base della realtà viene chiamato da Hegel Idea o Ragione, cioè l’unione di pensiero ed essere, ragione e realtà (Parmenide “non posso pensare ciò che non è”) o meglio di ragione e realtà. Da qui deriva l’aforisma “Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale”. La prima parte della formula equivale a dire che ciò che è razionale esiste, poiché la Ragione governa il mondo e lo costituisce. La seconda parte dice che tutto ciò che esiste non è caotico ma segue un ordine prestabilito. Questo aforisma è la base del giustificazionismo, se tutto ciò che accade è razionale significa che tutto ciò che accade è giusto. Tale identità implica anche l’identità tra essere e dover-essere .
La Funzione Della Filosofia
Compito della filosofia è prendere atto della realtà e comprenderne le strutture razionali che la costituiscono. “Comprendere ciò che è è il compito della filosofia, poiché ciò che è è la ragione”. Il compito reale della filosofia è la giustificazione razionale della realtà, il giustificazionismo. Il compito della filosofia illuminista è battersi per la razionalizzazione del mondo, il simbolo è la luce della ragione contro le tenebre. L’hegelismo vuole mostrare la necessità del reale, il simbolo è la nottola di Minerva.
Dibattito Contro Il Giustificazionismo
Sicuramente la filosofia di Hegel è pragmaticamente giustificazionista. Molti testi tendono a trascurare questo aspetto che invece risulta evidente nei testi scritti da Hegel.
Idea, Natura E Spirito
Le Partizioni Della Filosofia
La dinamicità dell’Assoluto secondo Hegel passa attraverso i tre momenti dell’Idea «in sé e per sé» (tesi), dell’Idea «fuori di sé» (antitesi), dell’Idea che «ritorna in sé» (sintesi). Esso si configura come una grande “triade dialettica”. L’idea «in sé e per sé» o Idea «pura» è l’Idea considerat in se stessa, il cominciamento. Per Fichte era l’Io Assoluto, per Shelling è la Natura mentre per Hegel è l’Idea. A=A lo pone l’Io, ma l’Io è fatto di Idee. L’idea è assimilabile a Dio «prima della creazione della natura e di uno spirito finito». Ciò significa che non è il cervello che pone l’idea, ma l’idea che pone il cervello. (È l’idea a prescindere dalla sua realizzazione nello spazio o nello spirito) Ciò vuol dire che l’Assoluto è il mondo. L’idea «fuori di sé» o Idea «nel suo essere altro» è la Natura cioè l’alienazione dell’idea nella natura. L’idea che “ritorna in sé” è lo Spirito cioè l’idea dopo essersi fatta natura torna «presso di sé» (bei sich) nell’uomo. A Idea, Natura e Spirito corrispondono Essere, Nulla e Divenire cioè l’unione di Parmenide (filosofo dell’essere) e Eraclito (filosofo del divenire). Essere e divenire si possono unire solo nella dialettica. L’idea o essere è vuota è si completa con la natura che è solo un momento dialettico. Poi l’idea torna in se. Idea natura e spirito non sono poste in ordine cronologico bensì in senso ideale. A questi tre momenti strutturali dell’Assoluto, egli fa corrispondere tre sezioni in cui si divide il sapere filosofico:
1) Logica: scienza dell’idea in se e per sé (tesi);
2) Filosofia della Natura: scienza dell’idea nel suo allienarsi da sé (sintesi);
3) Filosofia dello Spirito: scienza dell’idea, che dal suo allienamento ritorna in sé (sintesi).
LOGICA
FILOSOFIA DELLA NATURA
FILOSOFIA DELLO SPIRITO
Essere
Meccanica
Soggettivo (Uomo)
Essenza
Fisica
Oggettivo (Stato)
Concetto
Organica
Idea
La Dialettica
L’Assoluto per Hegel è il Divenire. La legge che regola il divenire è la «dialettica», che rappresenta sia la legge (ontologica) di sviluppo della realtà sia la legge (logica) di comprensione della realtà. La dialettica è sia la realtà sia la legge per capire la realtà. La dialettica è la realtà perché tutto va avanti con il contrasto tra tesi e antitesi, valore ontologico, e ci permette di conoscere la realtà. La dialettica consiste quindi:
1) nell’affermazione di un concetto «astratto e limitato», che funge da tesi;
2) nella negazione di questo concetto come qualcosa di limitato o finito e nel passaggio ad un concetto opposto che funge da antitesi;
3) nell’unificazione della precedente affermazione e negazione in una sintesi positiva.
La sintesi si configura come una ri-affermazione potenziata della tesi ottenuta negando l’antitesi. La sintesi per Hegel è sia positiva che negativa perché per Hegel il bene assoluto non esiste. Ogni sintesi diviene a sua volta tesi di un’altra antitesi, a cui succede un ulteriore sintesi fino ad arrivare all’Assoluto. È un continuo divenire infatti Hegel è il compimento di Eraclito e Marx il compimento di Hegel.
Puntualizzazioni circa la dialettica
La dialettica spiega il principio fondamentale della filosofia Hegeliana: la risoluzione del finito nell’infinito. Infatti ogni finito, cioè ogni spicchio di realtà, non può esistere se non inserito in un contesto, perché altrimenti sarebbe un infinito autosufficiente. La fetta di torta è tale solo perché esiste la torta. Il primo filosofo a parlare di dialettica è Platone, il secondo filosofo è Aristotele che svaluta la dialettica paragonandola ad un sillogismo dubbio. Il terzo è Kant con la dialettica trascendentale nella quale la svaluta perché non si può avere scienza della metafisica. Il quarto è Hegel che esalta la dialettica definendola l’unica forma di conoscenza.
La Critica alle Filosofie Precedenti
Hegel illustra i capisaldi della sua filosofia e ora parla delle filosofie precedenti che si contrappongono alla sua.
Hgel e gli Illuministi
Hegel rifiuta la maniera illuministica di rapportarsi al mondo. Gli illuministi, facendo dell’intelletto il giudice della storia, sono costretti a ritenere che il reale non sia razionale. Dicendo che il medioevo è dannoso gli illuministi non accettano la realtà e ciò va contro il giustificazionismo. La ragione deve essere completa non si può criticare, la ragione illuminista era limitata e parziale.
Hegel e Kant
Kant, nella critica della ragion pratica, dice che Dio si trova dentro noi stessi e divide essere e dover essere quindi la razionalità non coinciderà mai con la realtà. Per Hegel è il contrario,essendo monista;
Hegel e i Romantici
È critico nei confronti dei circoli romantici (strurm und drang, jena). Hegel contesta il primato del sentimento e dell’arte ,infatti l’unico mezzo per la ragione e la filosofia. Hegel nonostante critichi i romantici si ritiene partecipe del loro stesso clima culturale ma non centra niente con il movimento romantico.
Hegel e Fichte
Hegel muove a Fichte due critiche fondamentali: In primo luogo accusa il soggettivismo di Fichte vede l’oggetto come semplice ostacolo dell’Io con il rischio di cadere in un nuovo dualismo. Secondo Fichte Uomo e Natura sono due soggetti a se stanti. Mentre per Hegel sono la stessa cosa. Inoltre Ficthe sbaglia nel ritenere l’infinito una meta irraggiungibile.
Hegel e Schelling
Shelling invece sbaglia perché non parte dall’idea ma dalla natura.
La Fenomenologia Dello Spirito
Fenomenologia
Coscienza
Autocoscienza
Ragione
Sono due le opere più importanti di Hegel: La fenomenologia dello spirito è un opera filosofica mentre i lineamenti della filosofia del diritto è l’opera politica di Hegel. Il principio della risoluzione del finito nell’infinito è stato illustrato in due forme diverse. In primo luogo Hegel si sofferma a descrivere la via che ha impiegato la coscienza umana per raggiungere fino ad esso (parte storica). La seconda parte invece illustra il principio come appare nella realtà (parte “in atto”). La prima illustrazione è quella che Hegel ha dato nella Fenomenologia dello spirito; la seconda è quella che ha dato nella Enciclopedia delle scienze filosofiche. La fenomenologia dello spirito deve ripresentarsi come parte del sistema generale della realtà o meglio della filosofia dello spirito. La fenomenologia è la storia della coscienza che attraverso erramenti, contrasti, scissioni, e quindi dolore ed infelicità, esce dalla sua individualità, raggiunge l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione. Il vagare della coscienza è il susseguirsi di tesi antitesi e sintesi. Il ciclo della fenomenologia è riassunto nella figura della coscienza infelice. La coscienza infelice è quella che non ha capito di essere tutta la realtà, perciò si trova scissa in differenze, opposizioni o conflitti dai quali è dilaniata e dai quali esce solo arrivando alla conoscenza di essere tutto. La filosofia porta l’uomo allo spirito universale mentre la fenomenologia porta l’uomo a prepararsi alla filosofia. La fenomenologia è propedeutica alla filosofia. La fenomenologia è una parte a se stante. La prima parte della Fenomenologia si divide in tre fasi: Coscienza (tesi), Autocoscienza (Antitesi), e Ragione (sintesi). Nella conoscenza predomina l’attenzione verso l’oggetto. Nell’autocoscienza predomina l’arttenzione verso il soggetto. Nella ragione si riconosce l’unità fra soggetto e oggetto.
Coscienza (tesi)
Il punto di partenza della coscienza è la certezza sensibile (io vedo una penna e sono sicuro che quella è una penna). La certezza sensibile appare come la certezza più sicura e ricca; in realtà è la più povera ed inesatta. Questo perché rende certi solo di una cosa singola, questa cosa, ma la cosa può essere un’albero, una casa ecc., di cui siamo certi non in quanto albero o casa, ma in quanto questo albero o questa casa, cioè in quanto presenti qui davanti a noi. Quindi la certezza sensibile non è certezza della cosa particolare, ma del questo, al quale è indifferente la particolarità della cosa e che quindi è un universale. Se dalla certezza sensibile si passa alla percezione, si ha lo stesso rinvio all’io: un oggetto non può essere percepito come uno, nelle sue molteplici qualità, se l’io non riconosce che l’unità dell’oggetto è stabilita da lui stesso. Se infine passiamo dalla percezione all’intelletto, questo scorge nell’oggetto una forza che agisce secondo una legge e, quindi, un semplice fenomeno contrapposto allessenza vera dell’oggetto, ultrasensibile. Poiché tale fenomeno è solo nella coscienza e ciò che è al di là del fenomeno è nulla o qualcosa per la coscienza, la conoscenza sensibile è diventa coscienzadi sé, autocoscienza perché l’io si riempie dell’oggetto soprasensibile.
Autocoscienza (antitesi)
Dopo aver parlato dell’oggetto, con l’autocoscienza il discorso si sposta sul soggetto ,cioè sull’attività concreta dell’io. Nell’autocoscienza si parla dell’uomo.
Signoria e servitù
Solo altre autocoscienze possono darmi la certezza di essere tale, possono cioè «riconoscermi» autocoscienza. Se fossimo soli, secondo Hegel, non capiremo di essere uomini. L’autocoscienza non puòlimitarsi a cercare l’appagamento negli oggetti sensibili, ma ha bisogno degli altri: «L’autocoscienza raggiunge il suo appagamento solo in virtù di un’altra autocoscienza». Il riconoscersi tra le autocoscienze, negli scritti giovanili, avviene attraverso l’amore. Nella fenomenologia invece Hegel cambia strada dicendo che all’amore da lui inteso in giovinezza mancava il risvolto drammatico (dolore, separazione, pazienza). Il riconoscimento tra autocoscienze avviene quindi attraverso il conflitto, la guerra (il polemos di Eraclito). Lo scontro non si conclude con la morte di uno dei contendenti (altrimenti cadrebbe la dialettica) ma con la subordinazione di una all’altra nel rapporto servo-signore. Il signore è colui che ha messo a repentaglio la sua vita per ottenere l’indipendenza mentre il servo a preferito rinunciare all’indipendenza in tutela della sua vita. Col passare del tempo, dice Hegel con una penetrante analisi dialettica, tale rapporto passa attraverso una paradossale inversione di ruolo, in cui il signore diviene servo del servo e il servo signore del signore. Infatti il signore, che prima appariva indipendente, limitandosi a godere del lavoro del servo, diviene dipendente dal servo. Quest’ultimo invece, che appariva dipendente, padroneggiando e trasformando le cose da cui il signore riceve sostentamento, diviene indipendente. Il processo di indipendenza dello schiavo avviene atraverso i tre momenti della paura della morte, del servizio e del lavoro. Lo schiavo è in fatti tale perché avendo avuto paura della morte si è sottomesso al principe. Grazie a questa paura però lo schiavo a potuto sperimentare il proprio essere come qualcosa di distinto e indipendente. Nel servizio la coscienza si auto-disciplina, si regola, si domina. Infine, nel lavoro, il servo diviene più forte in quanto riesce a dominare il suo appetito. Il lavoro ha una funzione formativa. Formando è coltivando le cose, il servo non solo forma e coltiva se stesso ma imprime nel proprio essere quella forma che è dell’autocoscienza, giungendo ad intuirsi come essere-indipendente.
Stoicismo e scetticismo
L’indipendenza dell’io nei confronti delle cose è molto vicina alla corrente stoica. Lo stoicismo affermava infatti che saggio era colui che riusciva a fare a meno delle cose, e consiglia a chi non poteva abbandonare la materia la via del suicidio. Lo stoicismo celebra l’autosufficienza e la libertà del saggio nei confronti di ciò che lo circonda. Nello stoicismo l’autocoscienza vuole svincolarsi dalle passione, dagli affetti, ritenendo di essere libera «sul trono o in catene», raggiunge soltanto una «astratta» libertà interiore, giacchè i condizionamenti permangono e non è possibile negare la realtà esterna. Chi invece pretende di mettere tra parentesi il modo esterno, sospendendo l’assenso su tutto (epoche), sono gli scettici. Hegel confuta la dottrina scettica con le argomentazioni di S. Agostino dicendo che lo scettico da un lato pone tutto sotto dubbio mentre dall’altro pretende di dire qualcosa di vero e certo. Questo paradosso viene aggravato dal fatto che la coscienza di cui parla lo scettico è singola, la quale non può fare a meno di entrare in contrasto con le altre coscienze singole.
La coscienza infelice
La divisione dello scetticismo tra una coscienza immutabile e una mutevole diviene esplicita nella figura della coscienza infelice ed assume la forma di una separazione radicale tra l’uomo e Dio. Tale separazione si manifesta in un primo momento sotto forma di un’antitesi tra l’uomo e Dio, situazione propria dell’ebraismo nel quale l’assoluto (Dio) è sentito come lontano dalla coscienza ed assume le sembianze di un Dio trascendente padrone assoluto della vita e della morte e sempre pronto a punirli, di fronte al quale l’uomo si trova in uno stato di dipendenza (servo-signore). Hegel critica gli ebrei perché lui dice che Dio siamo noi e non un qualcosa di trascendente. Nel secondo momento l’intrasmutabile (Dio) assume la figura di un Dio incarnato. È la situazione propria del cristianesimo medievale, che non considera Dio come un giudice o un Padre lontano ma come una realtà «effettuale». Hegel si distacca dal cristianesimo perché ritiene destinato al fallimento cogliere l’Assoluto in una presenza sensibile. Simbolo di questo fallimento sono le Crociate, nelle quali la ricerca di Dio si conclude con la scoperta di un sepolcro vuoto. Inoltre Cristo risulta sempre, di fronte alla coscienza, qualcosa di diverso e di separato. Giacchè come Dio trascendente esprime sempre il momento della morte, come Dio incarnato, essendo vissuto in un’epoca lontana, risulta lontano dai posteri. Con il cristianesimo la coscienza continua ad essere «infelice» perché Dio continua ad essere «irraggiungibile», «sfuggente». Manifestazione d i tale infelicitàtà sono le figure della devozione (i santi), del fare e della mortificazione di sé. È sbagliato venerare la madonna perché non ci rendiamo conto che noi stessi siamo la madonna. Finché l’uomo mostrerà devozione per i santi, andrà a messa non potrà giungere al concetto (autocoscienza). La coscienza opera quando, rinunciando al contatto con Dio, cerca di esprimersi nel lavoro. La concezione cristiana vede i frutti del lavoro, e la stessa capacità di lavorare come un dono di Dio. In tal modo essa si umilia riconoscendo che chi opera è solo Dio. Tale vicenda prosegue e si esaspera nella mortificazione di sé, la più completa negazione dell’io a favore di Dio. L’ascetismo è una pratica «limitata a sé e al suo fare meschino», una pratica egoista. La mortificazione dell’uomo, la devozione per i santi sono tutte manifestazioni per un Dio che non c’è, e sono anche mortificazione del vero Dio che sono io. Ma il punto più basso del singolo (che cerca un punto di contatto tra se e Dio nella figura della chiesa) è destinato a trapassare dialetticamente nel punto più alto quando la coscienza, nel vano sforzo di unificarsi a Dio, si rende conto di essere lei stessa Dio. La scoperta che noi stessi siamo Dio non avviene nel medioevo ma nell’età moderna.
RELIGIONE
ERRORE
COSCIENZA INFELICE
Ebraismo
Dio giudice e trascendente
Dio Lontano
Cristianesimo
Dio coltoin una presenza sensibile
Dio, vissuto secoli fa, è lontano dai posteri
Nonostante sia incarnato, Dio è ancora trascendentale
Ragione
Come Soggetto assoluto l’autocoscienza è diventata Ragione ed ha in se ogni realtà. Mentre in passato la natura appariva alla ragione come qualcosa di opposto (come una negazione), ora è in grado di capire che tutto è in se e niente è diverso da lei. «La ragione è la certezza di essere ogni realtà». Questa affermazione, per divenire verità, deve giustificarsi; ilprimo tentativo è «un inquieto cercare», che si rivolge alla natura. Mentre nel medioevo si credeva che l’uomo, Dio e la natura fossero tre cose differenti grazie al Rinascimento e all’empirismo si è arrivati alla verità, a capire cioè che l’uomo è Dio. Dalla ragione osservativa si passa a quella attiva quando si capisce che l’unità tra l’io e il mondo deve essere realizzata e non è qualcosa di dato. Se ci si pone dal punto di vista dell’individuo si è condannati a non capire e a non contemplare mai l’universalità. Questa si trova solo nella fase dello «spirito», che chiamerà «spirito oggettivo» ed «eticità». Infatti le leggi etiche devono essere rispettate solo perché c’è lo Stato altrimenti non avrebbe senso. La ragione «reale» non è quella dell’individuo ma quella dello spirito o dello Stato. È il totalitarismo, l’uomo è individuo non conta niente e costituisce la massa.
Logica
In quanto «scienza dell’“idea pura”, cioè dell’idea come un elemento astratto del pensiero», la logica, alla quale Hegel ha dedicato la Scienza della logica, prende in considerazione la struttura programmatica o l’impalcatura originaria del mondo (architetto). Questa impalcatura è un organismo dinamico di concetti o di categorie che, tramite l’equazione fra pensiero ed essere (tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale), costituiscono altrettante determinazioni della realtà. Pensiero ed essere sono la stessa cosa (Parmenide). Per evidenziare meglio il rapporto tra pensiero ed essere, fa una rassegna delle principali posizioni del pensiero rispetto all’oggettività. La prima posizione è quella degli ingenui che ritengono separati il pensiero e le cose. Io vedo un albero, lo studio e lo capisco; è sbagliato perché, secondo Hegel, io sono l’albero. Questa è la posizione della «metafisica dogmatica» (Tommaso, Platone e Aristotele) che considerava «le determinazioni del pensiero come le determinazioni fondamentali delle cose». La seconda posizione è quella dell’empirismo (Rinascimento), cambia punto di vista facendo della rappresentazione la misura dell’oggettività (Hume), riducendo però la realtà ad una x impenetrabile dal pensiero (non può essere capita), e quindi cadono nello scetticismo. Documento emblematico risulta il kantismo. La terza posizione è quella dei filosofi della fede (Jacobi, Herder, Hamman), ai quali Hegel riconosce il pregio di muoversi liberamente tra pensiero ed essere, ma il demerito che ciò sia possibile solo mediante il sentimento o la fede. I pre-romantici dice Hegel di fare bene a criticare l’illuminismo ma sbagliano perché credono ancora nel sentimento. In alternativa ad esse, Hegel fa valere l’esigenza di un pensiero che non sia separato dalle cose, ma si identifichi con l’essenza stessa del reale. Quindi per Hegel la logica (lo studio del pensiero) e la metafisica (studio dell’essere) sono la stessa cosa. Idea = essere, l’idea è vuota viaggia nella natura riempiendosi. Il punto di partenza della logica è l’essere, vuoto ed astratto e assolutamente indeterminato, privo di ogni possibile contenuto. Così concepito l’essere è identico al nulla; e il concetto di questa identità (essere = nulla) è il divenire, che già gli antichi definivano come il passaggio dal nulla all’essere. Dall’essere si passa all’essenza quando l’essere, riflettendo su se stesso, scorge le proprie relazioni; si riconosce identico e diverso e scopre la propria ragion sufficiente. Determinato e arricchito dalla riflessione su di se, l’essere diventa concetto. L’ultima categoria della logica è l’Idea. «Essa può essere concepita come la ragione, come soggetto-oggetto, come l’unione di reale ed irreale, finito ed infinito, dell’anima e del corpo». L’idea è tutto e il contrario di tutto, l’idea è tutto anche nelle sue contraddizioni (coincidentia oppositorum). L’idea è la totalità della realtà, ma, nella sua forma immediata, è anche vita perché l’idea è Dio. L’idea è, nella sua forma mediata, il conoscere nel quale il soggettivo e l’oggettivo appaiono distinti (perché il conoscere si riferisce sempre alla realtà diversa da se) ma anche uniti (perché il conoscere si riferisce sempre a questa realtà). Il contrasto tra il soggettivo e l’oggettivo costituisce la finalità del conoscere che può assumere sia forma teoretica, nella quale la spinta è data dalla verità, sia la forma pratica, la cui spinta è data dal bene. Sopra la vita e il conoscere e come loro unità c’è l’idea assoluta. Essa si identifica con l’idea teoretica e pratica ed è la vita che ha superato ogni immediatezza e finitudine.
Dire che l’idea è eterna porta all’annullamento della persona. Infatti prodotto del Hegelismo è il materialismo che vede gli uomini come individui che possono essere tranquillamente uccisi, essendo materia. Mentre il cristianesimo vede l’uomo come persona. Un insieme di individui forma una massa, un insieme di persone un popolo. Noi secondo Hegel non siamo niente, siamo come gli accidenti aristotelici, possiamo esserci come non esserci. L’uomo fa la storia non come individuo ma come massa. La storia è lo spirito del mondo, è dio è la storia delle nazioni che si fanno la guerra.
La Filosofia Della Natura
Filosofia Della Natura
Meccanica
Spazio e Tempo
Materia e Movimento
Meccanica Assoluta
Fisica
Dell’Individualità Universale
Dell’Individualità Particolare
Dell’Individualità Totale
Organica
Natura Geologica
Natura Vegetale
Organismo Animale
La natura è il momento del nulla, Hegel ne parla nella seconda parte dell’enciclopedia. Hegel, ispirandosi a Fichte e a Schelling, vede la natura come «l’idea nella forma dell’essere altro» e come tale è esteriorità. La natura è l’idea materializzata. L’idea vuota viaggia è si materializza nella natura riempiendosi. L’idea in se è divina mentre la materializzazione dell’idea nella natura è contraddizione insoluta, è finita e non finita allo stesso tempo. La natura è negazione dello spirito, in quanto materia. Le divisioni fondamentali della filosofia della natura sono: meccanica, fisica e fisica organica. La meccanica considera l’esteriorità che è l’essenza propria della natura, o nella sua astrazione (spazio e tempo), o nel suo isolamento (materia e movimento), o nella sua libertà di movimento (meccanica assoluta). La fisica comprende la fisica dell’individualità universale (gli elementi della materia), dell’individualità particolare (proprietà della materia) e la fisica dell’individualità totale (proprietà magnetiche elettriche e chimiche della materia). La fisica organica comprende la natura geologica, la natura vegetale e l’organismo animale.
La Filosofia Dello Spirito
Filosofia Della Spirito
Spirito Soggettivo
Spirito Oggettivo
Spirito Assoluto
La filosofia dello spirito è lo studio dell’idea che, dopo essersi estraniata da sé, sparisce come natura, cioè come esteriorità e spazialità, ritornando in sé, per farsi soggettività e libertà, ovvero auto-creazione e auto-produzione. Lo sviluppo dello Spirito avviene in tre momenti: lo spirito soggettivo (spirito individuale), lo spirito oggettivo (spirito sovra-individuale o sociale) e lo spirito assoluto (spirito che sa e conosce se stesso nelle forme dell’arte, della religione e della filosofia).
Lo Spirito Soggettivo
Spiriti Soggettivo
Antropologia
Fenomenologia
Psicologia
Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale considerato nel suo lento emergere dalla natura, attraverso un processo che va dalle forme più elementari di vita psichica alle più elevate attività conoscitive e pratiche. La filosofia dello spirito soggettivo si divide in tre parti: antropologia, fenomenologia e psicologia. L’antropologia studia lo spirito come anima. Marx criticherà questo aspetto di Hegel mentre la destra Hegeliana lo accetterà. La fenomenologia studia lo spirito in quanto «coscienza», «autocoscienza» e «ragione». La psicologia studia lo spirito in senso stretto ,cioè nelle manifestazioni che sono il conoscere teoretico, l’attività pratica e il volere libero.
Lo Spirito Oggettivo
Spirito Oggettivo
Diritto Astratto
Moralità
Eticità
Lo spirito oggettivo si manifesta in istituzioni sociali concrete, cioè come in quell’insieme di determinazioni sovra-individuali che prendono il nome di diritto in senso lato. I momenti dello spirito oggettivo sono: diritto astratto, moralità ed eticità.
Diritto astratto
Diritto Astratto
Diritto di Proprietà
Diritto Contrattuale
Diritto Penale
Il diritto astratto o formale, che coincide con il diritto privato e con una parte di quello penale, riguarda l’esistenza esterna della libertà delle persone. Il diritto nasce quando nasce la proprietà, primo compimento della persona avviene in una “cosa esterna”, che diveta la sua proprietà. La proprietà diviene effettivamente tale quando viene riconosciuta dalle persone tramite il contratto. L’esistenza del diritto rende possibile l’esistenza del suo contrario (dialettica) cioè il torto, che nel suo aspetto più grave è il delitto. La colpa richiede una sanzione o una pena che si configura come un ripristino del diritto violato. Nasce il diritto penale. (diritto = tesi; torto = antitesi; pena = sintesi).
Moralità
Moralità
Proponimento
Intenzione e Benessere
Bene e Male
La moralità riguarda le nostre azioni cioè l’agire umano. L’azione ha portata morale perché sgorga da un proponimento. Visto che il proponimento proviene da un essere «pensante» prende la forma dell’intenzione. Il fine a cui mira l’azione è il benessere che può essere nel bene e nel male. La morale nasce dal fatto che io mi propongo di fare qualcosa perché ho un intenzione, il fine della mia intenzione è il benessere. Hegel è avverso al rigorismo etico (critica al cristianesimo) ritenendo che la morale non debba limitare i bisogni e la felicità dell’uomo. È molto pericoloso dire ciò perché se il bene per me è uccidere, io faccio bene a uccidere perché ciò mi rende felice. Hegel pone i limiti della morale dicendo che il dominio della morale è caratterizzato dalla separazione tra la soggettività, che deve realizzare il bene, e il bene che deve essere realizzato.
Eticità
Eticità
Famiglia
Società
Stato
La separazione tra soggettività e bene, tipica nella moralità, si annulla e si risolve nell’eticità. Infatti, mentre la moralità è la volontà soggettiva, cioè interiore e privata, del bene, l’eticità è la moralità sociale, che è sia soggettiva che oggettiva e che è realizzazione del bene in quelle forma istituzionali che sono la famiglia, la società civile e lo stato. C’è una differenza tra morale ed etica, la morale è una cosa in me mentre l’etica è la mia coscienza rapportata con gli altri (stato).
Famiglia
Il primo momento dell’eticità è la famiglia, nella quale il rapporto dei sessi diviene «un’unità spirituale» basata sull’amore e sulla fiducia. La famiglia ha gia in se tesi, antitesi e sintesi che corrispondono in padre madre e figli. Hegel la divide in altri tre momenti: matrimonio, patrimonio (concezione borghese) ed educazione dei figli (ritenuta da Hegel una «seconda nascita»). Una volta cresciuti i figli escono dal nucleo familiare per dare origine a nuove famiglie con propri interessi. La destra hegeliana nascerà anche per come Hegel concepiva il valore della famiglia.
La Società Civile
Con la formazione di nuove familie il sistema unitario della famiglia si frantuma nel sistema «atomistico» e conflittuale della società civile che si identifica sostanzialemnte con la sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa del vivere isieme, il luogo di scontro e di incontro di interessi «particolari» e «individuali», che sono costretti a dover coesistere fra loro.
Per Hegel l’essere umano è un individuo mentre per i cristiani è una persona. Un insieme di individui produce una massa mentre un insieme di persone produce un popolo. La differenza e che l’individuo ha diritti che gli appartengono ma vengono dati dallo stato, che un giorno può decidere di togliere, mentre la persona ha dei diritti che provenendo da Dio e che diventano doveri.
La società civile si articola in tre momenti:
1) il sistema dei bisogni;
2) l’amministrazione della giustizia;
3) la polizia e le corporazioni.
Il sistema dei bisogni nasce dal fatto che gli individui, dovendo soddisfare i propri bisogni mendiante la produzione della ricchezza e la divisione del lavoro, diedero origine a diverse classi. Le classi o i ceti (stande) distinti da Hegel sono tre:
1) la classe «sostanziale» o «naturale» degli agricoltori, che ha il suo patrimonio nei prodotti naturali di un terreno che essa lavora;
2) la classe «formale» degli artigiani, dei fabbricanti e dei commercianti, cha ha per sua occupazione il dar forma al prodotto naturale;
3) la classe «universale» dei pubblici funzionari, che ha per sua occupazione gli interessi universali della situazione sociale.
Lo stato è formato da contadini, commercianti e impiegati. L’amministrazione della giustizia riguarda le leggi e la loro amministrazione e si identifica col diritto pubblico. La polizia e le corporazioni provvedono alla sicurezza sociale. L’idea di porre, tra l’individuo e lo Stato, quella sorta di terzo termine che è la società civile è stata ritenuta una delle più grandi intuizioni di Hegel. Ciò non è vero perché era già stato detto da Platone.
Lo Stato
Lo stato rappresenta il momento culminante dell’eticità, ossia la riaffermazione dell’unità della famiglia (tesi) al di là della dispersione della società civile (antitesi). Per Hegel lo stato è più importante della società. La differenza tra società e stato sta nel fatto che lo stato è il luogo in cui vivo, i confini, mentre la società è quello che sono, i miei usi, i miei rapporti, ecc. La società deve sempre esserci mentre lo stato può anche non esserci. Per Hegel dallo stato deriva la società. Lo Stato, essendo una sorta di famiglia in grande, è il luogo dove il popolo esprime consapevolmente se stesso e sta alla società civile come l’universale (=ricerca del bene comune) sta al particolare (=ricerca dell’utile privato): «è la sostanza etica consapevole di sè, l’unione della familia e della società civile». Lo Sato non implica la soppresione della società civile ma uno sforzo di indirizzarne i particolarismi verso il bene collettivo. Hegel ritiene, sbagliando, che la società è un bene privato e spetta allo Stato farlo diventare un bene collettivo. Per Hegel ci sono due dei, io che sono un dio transeunte (che passo) e lo stato che è l’unione di tutti gli dei. Il vero dio per Hegel è lo Stato. Secondo Hegel fascismo e comunismo sarebbero due facce della stessa medaglia, il vero nemico è il liberalismo. I due sistemi, completamente opposti, sono lo statalismo e il liberalismo. Quest’ultimo è quello professato da Locke, Kant, Smith vuole che lo stato deve essere ridotto al minimo, garantendo solo l’ordine e lasciando al privato completa libertà. Mentre lo statalismo dice che il privato non deve esistere perché quello che conta è solo lo stato. Se poi lo stato è nazista o comunista non è importante, l’importante è che vi sia lo statalismo. Con lo statalismo l’individuo non conta assolutamente niente perché viene annullato nello stato. Oltre al liberalismo, ancora più grave per Hegel è la visione cristiana. Il cristianesimo infatti non parla di individuo bensì di persona. Il liberalismo è più vicino al cristianesimo dello statalismo. Praticamente lo statalismo e il giacobinismo applicato, Rousseau. Per il liberale lo Stato è al servizio dell’uomo. Lo Stato è uno strumento volto a garantire la sicurezza e i diritti degli individui. Ciò per Hegel comporta una confusione tra Stato e società, cioè una riduzione dello stato a semplice controllore. Gli individui si uniscono, formando lo Stato, solo per esigenze quali sicurezza e difesa e ciò per Hegel non è ammissibile. Lo Stato secondo Hegel si differenzia anche dal modello democratico secondo il quale il potere risiede nel popolo e non nello stato. La nozione del potere popolare risiede nei “confusi pensieri” in quanto il popolo al di fuori dello stato è una “moltitudine informe” cioè nulla. Non è un popolo che fa lo stato, ma lo stato che fa un popolo. A queste teorie Hegel contrappone l’idea secondo cui il potere dello Stato deriva dallo Stato medesimo che ha in se la propria ragion d’essere e il proprio scopo. È lo stato etico, lo stato ha sempre ragione, lo stato è tutto, lo stato è Dio. Lo Stato non è fondato sugli individui, ma sull’idea di Stato. Non è l’uomo che fonda lo Stato ma è lo Stato che fonda l’uomo, sia sul piano storico-temporale, perché viene cronologicamente prima di noi, che nasciamo in esso, sia sul piano assiologico, in quanto lo Stato è superiore all’uomo come il tutto è superiore alle parti. Lo Stato è eterno. Dicendo ciò Hegel è in aperta polemica col contrattualismo, cioè alla dottrina che vuole far dipendere la vita in società da un contratto che deriva dalla «volontà» (pactum unionis Hobbes). Questa teoria rappresenta per Hegel un insulto alla «assoluta autorità e maestà» dello Stato ed è un attentato al «diritto supremo» che esso possied nei confronti dei cittadini. Hegel è anche contrario al giusnaturalismo, cioè al diritto naturale esistente prima ed oltre lo Stato. Infatti i diritti non c’è li abbiamo per nascita ma perché c’è li da lo Stato, un giorno lo Stato potrebbe toglierceli. Lo Stato hegeliano è sovrano ma non «dispotico» ed ha la forma di uno Stato di diritto (senza per questo essere uno stato liberal democratico). Lo stato di Hegel deve comunque, anche essendo uno stato di diritto, rispettare delle regole. Hegel si rifà alla monarchia prussiana e al mantenimento delle istituzioni familiare ecc. La costituzione cioè «l’organizzazione dello Stato» non deve essere decisa a tavolino ma deve basarsi sulla vita collettiva e storica di un popolo. Dice Hegel che si vuole imporre a priori una costituzione ad un popolo si fallisce (Napoleone con gli spagnoli), anche se la costituzione proposta è migliore di quella precedente. La miglior forma di governo per Hegel è la monarchia costituzionale moderna perché prevede una serie di poteri distinti, ma non divisi, tra loro. Tali poteri sono:
1) il potere legislativo;
2) il potere governativo;
3) il potere principesco.
Quello giudiziario non è contemplato perché l’amministrazione della giustizia fa parte della società civile. Il potere legislativo consiste nel «poter di determinare e di stabilire l’universale» e «concerne le leggi come tali». Il potere governativo o esecutivo, che comprende in sè i poteri giudiziari e di polizia operanti all’interno della società civile, consiste nella «sussunzione delle sfere particolari e dei casi singoli sotto l’universale». Il potere principesco rappresenta l’incarnazione dell’unità dello Stato, cioè il momento in cui la sovranità di quest’ultimo si concretizza in un individuo a cui spettano le decisioni circa le sorti della società. Il sovrano non è assoluto ma ha una costituzione che lo controlla come la monarchia prussiana. Il re è il vicario dello stato. Hegel divinizza esplicitamente lo Stato: «Lo Stato è volontà divina, come spirito presenziale, come spirito esplicantesi e reale figura e organizzazione di un mondo». «Lo Stato è l’ingresso di Dio nel mondo”. Se lo Stato è dio non ci può essere una legge che regola gli stati, quindi Kant sbaglia a volere una organizzazione soprannazionale. L’unica regola, per Hegel, è la guerra tra stati, chi vince comanda. Lo Stato non può trovare nelle leggi della morale un impedimento alla sua azione. Lo Stato può tutto, il bene dello Stato sta al di sopra della morale (il fine giustifica i mezzi di Machiavelli). La morale esiste al massimo per l’individuo. Nessuno può dire allo stato quello che deve fare, il solo giudice è lo Spirito universale, la Storia, che ha comesuo momento strutturale la guerra. La guerra non ha solo un carattere di inevitabilità ma anche un alto valore morale. Infatti dice Hegel «il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole». La guerra quindi non è solo giustificabile ma anche auspicabile.
Per Hegel il diritto è una cosa imposta che non sento dentro di me (lato negativo) ma è anche qualcosa che deve essere rispettato per la reciproca convivenza (lato positivo). Mentre la morale è la legge che abbiamo dentro di noi e sentiamo (lato positivo) ma non ha la forza per farsi rispettare (lato negativo). L’eticità è sia sentita ed ha anche la forza. Diritto = tesi; morale = antitesi; eticità = sintesi.
La Filosofia Della Storia
Secondo Hegel solo gli uomini finiti non capiscono l’importanza della storia. Perché non riescono a elevarsi al punto di vista della ragione assoluta. Il contenuto della storia è assolutamente razionale perché è dominato da una volontà divina :lo spirito della storia. L’uomo deve essere capace di elevarsi e comprendere la razionalità della storia ,chi la comprende è il filosofo. Il fine della storia e far capire all’uomo di essere Dio e che il mondo è manifestazione di se stesso. I mezzi della storia sono gli individui con le loro passioni, Hegel non esclude le passioni ,anzi afferma che nulla di grande è avvenuto al mondo senza le passioni. Le passioni però nella storia conducono spesso a fini diversi da quelli a cui inizialmente mirano (eterogenesi dei fini Vico). L’uomo pone Dio dispone. L’azione dell’individuo sarà più efficace se è conforme allo spirito del popolo. Ogni individuo è figlio del suo popolo. La tradizione è giusto che sia conservazione ma anche progresso. Infatti se la conservazione trova i suoi strumenti negli individui conservatori ,così il progresso trova i suoi strumenti negli eroi. Questi sono i veggenti ,i quali sanno quale sia la verità del loro mondo e del loro tempo e quale sia il concetto prossimo a sorgere. Hegel si riferisce a se stesso come colui che conosce la verità. Gli altri uomini devono obbedire a questi individui. Il segno del destino di questi uomini è il successo, resistere a essi è impresa vana. Apparentemente tali individui (Alessandro, Cesare, Napoleone) seguono le loro passioni e ambizioni ,in realtà si tratta ,dice Hegel, di un’astuzia della ragione che si serve degli individui e delle loro passioni come di mezzi per attuare i suoi fini. Questi individui una volta realizzato il fine periscono o sono condotti a rovina. Rispetto al fine ,individui e popoli sono soltanto mezzi della ragione. Il disegno provvidenziale della storia si rivela nella vittoria del popolo che ha concepito il più alto concetto di spirito. Il fine ultimo della storia del mondo è la libertà dello spirito. Questa libertà si realizza ,secondo Hegel, nello stato :lo stato è dunque il fine supremo. La storia del mondo è la successione di forme statali che costituiscono i momenti di un divenire assoluto. I tre momenti sono il mondo orientale, il mondo greco-romano e il mondo germanico nei quali si realizza la libertà dello spirito del mondo. Nel mondo orientale uno solo è libero, nel mondo greco-romano alcuni mentre nel mondo cristiano germanico tutti gli uomini sanno di essere liberi. Infatti la monarchia moderna abolendo i privilegi nobiliari ha pareggiato i diritti dei cittadini. Ovviamente questa libertà si può realizzare solo nello stato etico che risolve l’individuo nella comunità. È un paradosso in quanto lo stato etico annulla l’individuo che quindi non può essere libero.
Lo Spirito Assoluto
Spirito Assoluto
Arte
Religione
Filosofia
Lo spirito assoluto è il momento in cui l’idea giunge alla piena coscienza della sua infinità capendo che tutto è spirito e non vi è nulla al di fuori dello spirito. Noi capiamo ciò passando attraverso l’arte (tesi) ,religione (antitesi) e filosofia (sintesi). Queste non si differenziano per il loro contenuto che è identico ma per la forma con la quale, ciascuna di esse, presenta il suo contenuto che è l’assoluto o Dio. L’arte conosce l’assoluto come intuizione sensibile (bellezza), la religione come rappresentazione (preghiera) mentre la filosofia come puro concetto.
L’Arte
Rappresenta il primo passo con il quale l’uomo prende coscienza di se mediante rappresentazioni sensibili quali figure, parole, musica ecc. Hegel divide l’arte in tre momenti :l’arte simbolica, l’arte classica e l’arte romantica. L’arte simbolica ,tipica dei popoli orientali, è caratterizzata da uno squilibrio tra contenuto e forma ,non riescono a dare un messaggio. L’arte classica ha un armonico equilibrio tra forma e spirito attuato mediante la figura umana .L’arte classica è il culmine della perfezione artistica. L’arte romantica è caratterizzata da uno squilibrio tra forma e contenuto, in quanto lo spirito acquista coscienza che la forma è ormai insufficiente per esprimere il sentimento. Per Hegel sta morendo l’arte ,rispetto ai tempi classici o medievali perché non riesce più ad esprimere la complessa spiritualità moderna.
La Religione
La religione è la seconda forma dello spirito assoluto ,quella in cui l’assoluto si manifesta nella forma della rappresentazione. La filosofia della religione non deve creare la religione ,ma semplicemente riconoscere la religione che già c’è. L’oggetto della religione è Dio ,il soggetto è la coscienza umana indirizzata a Dio .Il termine o lo scopo è l’unificazione della coscienza e di Dio. Cioè la coscienza riempita da Dio. Io = Dio. Il cristianesimo è la religione più alta e la più vicina ,con i suoi dogmi, alla verità della filosofia. Essa presenta comunque dei limiti. L’unico sbocco della religione è la filosofia che parla di Dio ,non in forma di rappresentazione ma in quella adeguata di concetto.
La Filosofia
La filosofia è l’ultimo momento dello spirito assoluto, l’idea giunge alla conoscenza piena di se medesima chiudendo il ciclo cosmico. Hegel ritiene che la filosofia abbia seguito una formazione storica che si è sviluppata secondo una serie di momenti conclusisi nell’idealismo. Hegel vuole dire che con lui si chiude la filosofia perché con lui è giunta a compimento. Le varie filosofie che si sono succedute nel tempo non sono inutili ,ma sono tappe che portano verso l’idealismo. È la teoria secondo cui tutto tende al progresso. L’ultima filosofia è quella di Hegel che ha portato a compimento l’idea.
SCHEMA DELLA DIALETTICA
LOGICA O IDEA
(tesi)
Essere (tesi)
Essere
Nulla
Divenire
Essenza (antitesi)
Riflessione
Fenomeno
Realtà in Atto
Concetto (sintesi)
Soggettivo
Oggettivo
Idea
FILOSOFIA DELLA
NATURA (antitesi)
Meccanica (tesi)
Spazio e Tempo
Materia e movimento
Meccanica Assoluta
Fisica (antitesi)
Individualità Universale
Individualità Particolare
Individualità Totale
Organica (sintesi)
Natura Geologica
Natura Vegetale
Natura Animale
FILOSOFIA DELLO
SPIRITO (sintesi)
Soggettivo (tesi)
Antropologia
Anima Naturale
Anima Sensiente
Anima Reale
Fenomenologia
Coscienza
Autocoscienza
Ragione
Psicologia
Spirito Teorico
Spirito Pratico
Spirito Libero
Oggettivo (antitesi)
Diritto
Diritto di Proprietà
Diritto Contrattuale
Diritto Penale
Morale
Proponimento
Intenzione e Benessere
Bene e Male
Eticità
Famiglia
Società
Stato
Idea (sintesi)
Arte
Arte Simbolica
Arte Classica
Arte Romantica
Religione
Religione Naturale
Religione Di Trapasso
Religione Assoluta
Filosofia
Autocoscienza
DESTRA E SINISTRA HEGELIANA
Hegel, per tutta la sua vita e in tutti i suoi scritti e insegnamenti, è stato un uomo molto ambiguo, contradditorio, e lo faceva apposta per creare lo scontro, la dialettica e, quindi, il divenire delle cose. È proprio per questo motivo che, alla suamorte, nascono la destra e la sinistra hegeliana.
1) Destra: anima conservatrice, afferma che la sintesi è un’inveramento, qualcosa che c’è, un risultato esistente e che bisogna affrontare, solo inseguito si potrà passare ad una nuova sintesi (frenano il divenire). Essa afferma ciò poiché dice che Hegel nei suoi scritti ha dei valori fermi quali Dio, l’immortalità dell’anima, la monarchia prussiana ecc… I maggiori rappresentanti sono Gabber, Conrari, Göschel;
2) Sinistra: anima progressiva, afferma che la sintesi è il risultato di uno scontro e l’inizio di un nuovo scontro (divenire continuo e inarrestabile delle cose). Dice che è vero che Hegel parla di queste cose, ma in realtà lui crede nel divenire, il divenire è la vera essenza della sua filosofia e, quindi, la Dialettica. I maggiori rappresentati sono Strauss, Bauer, Ruge, Feuerbach, Marx.
La prima fazine che nasce è la Destra hegeliana. La Sinistra nasce dapprima come risposta alla Destra, in seguito, quando la Destra decadde, sviluppo a modo suo la filosofia hegeliana. Lo scontro tra le due fazioni inizia su alcuni contrastisulle tematiche religiose. La Sinistra, infatti, negava che Hegel abbia mai affermato l’immortalità dell’anima e ceracno di dare una spiegazione du quale fosse dio di Hegel. Il primo ad affrontare tale problema fu Strauss.
STRAUSS
Egli scrisse un libro che fece epoca e che creò scandalo, ma che era molto di moda in quel periodo, chiamato Vita di Gesù. Gia dal titolo si capisce che Strauss è ateo, in quanto, questo libro, è un tentativo di riscrivere la vita di Gesù, abbandonando il Vangelo, il vero libro sulla vita di Gesù. Lo scopo di questo libro era quello di mostrare a tutti che la vita di Gesù scritta nel Vangelo è solo un mito. Gesù è esistito, ma era solo un’uomo preso come esempio per creare questa storia, non fece ne miracoli ne predicava dottrine religiose. In realtà il Vangelo non è altro che un racconto simbolico, la vità di Gesù una metafora del vero Messia, il popolo ebraico, la cui venuta avverrà solo quando il popolo ebraico dominerà il mondo. Il Vangelo non va visto con gli occhi della religione, ma con quelli dalla filosofia, e solo i dotti, non cristiani, possono capire il suo vero significato.
FEUERBACH
Padre dell’ateismo moderno e inventore dell’antropologia contemporanea (il culto dell’ateismo). Lui afferma che l’età modena non è altro che un grande processo che porterà all’umanizzazione di Dio. Il fautore di questo processo è stato Martin Lutero. A lui seguirono tutti i filosofi successivi fino ad arrivare ad Hegel. Esso è un processo….
Tutta la storia dell’uomo si può dividere in 3 fasi:
1) Teologia: età antica e medioevale (tesi);
2) Filosofia: età moderna, da Lutero a Hegel (antitesi);
3) Antropologia: età dell’atesimo, inizia con lui (sintesi).
Inizia il suo discorso cercando di dare una risposta alla domanda: come nasce l’idea di Dio? Egli afferma che l’uomo a tanti difetti essendo limitato (tesi). Però l’uomo soffre di ciò, vorrebbe non avere difetti, non essere limitato, vorrebbe essere perfetto, perciò tende a creare un essere immagginario perfetto, senza difetti e limiti. Siccome questo essere non può esistere nelmondo, l’uomo lo proietta nel cielo, in un mondo sovrannaturale e, col tempo, finisce per crederci e inizia a pregarlo (antitesi). Questa è la follia della religione, l’uomo, già limitato, si alliena e concede ad un essere astratto anche le poche cose buone che ha. Nell’età antica e medioevale, l’uomo era totalmente allienato, con l’età moderna si è accorto del grave errore, ma ancora non ne è uscito. Ora l’uomo deve riprendersi l’idea di Dio che lui stesso ha proiettato in cielo facendola tornare in lui, capendo finalmente che dio non è altro che lui stesso (sintesi). Il Cristianesimo afferma poi che Dio è amore, eciò è vero. Quindi, non appena l’uomo riesce a riprenderi l’idea di dio e a riportarla in lui, egli diventa lui stesso amore, ciòè dio. Per questo occorre amare noi stessi e gli altri e, così facendo, si vivrà tutti in pace. Per questo motivo è meglio, giacchè invece di amre un ente astratto, inutile, l’uomo ama i suoi simili vivendo in pace (Morale Laica secondo cui si deve amare l’uomo in quanto uomo, non in quanto figlio Dio). Io, afferma Feuerbach, sono il padre di questa nuova era dell’Amore, io vi insegnerò come riprendervi dio e come amare voi stessi, gli altri e, quindi, dio.
Hobbs: homo homini lupus - l’uomo è lupo all’uomo;
Feuerbach: homo homini deus – l’uomo è dio all’uomo;
L’ateismo è un dovere morale, perchè libera l’uomo dall’idea vana di dio, è la vera essenza della Rivoluzione Francese: Libertà, giacchè siamo liberi da dio, Uguaglianza, giacche tutti sono uguali, tutti sono dio, Fraternità, giacchè tutti ci amiamo.
Tipo
Esponenti
Visione
ALIENAZIONE
Politica
Hobbs e Rousseau
Positiva
Filosofica
Fichte e Hegel
Positiva
Religiosa
Feuerbach
Negativa
Economico-Sociale
Marx
Negativa
Sessuale
Freud
Negativa
KARL MARX
Vita
Nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia ebrea benestante e capitalista. Riceve un’educazione illuministica, razionalistica, ma da giovanissimo entra nel Club dei Giovani Hegeliani (Sinistra) e studia profondamente Hegel. Si sposa con una principessa imperiale, Jenny von Westphalen. Nel 44 scrive gli Annali franco-tedeschi, nei quali vi sono 2 saggi, La questione ebraica e Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in cui è chiaro il suo passaggio al comunismo. Lui è il primo che sposta il problema da quello religioso a quello economico. Stringe anche amicizia con Engel che durerà per tutta la vita. In Seguito scrive anche i Manoscritti economico-filosofici, la Sacra famiglia, Tesi su Feuerbach e l’Ideologia tedesca. Nel 47 si tiene a Londra ilprimo congresso della «Lega dei Comunisti». Lui,che non può andarci, viene rappresentato da Engels. Nel 48 scoppiano le varie guerre in Europa. In questo periodo scrive il Manifesto che contiene la famosa frase: Proletari di tutto il mondo unitevi. Nel 49 finiscono le guerre in Germania e lui viene espulso. Va a vivere a Londra ein seguito a New York. Vive facebdo il saggista e con i soldi di famiglia. Scrive altre opere di economia politica. Nel 64 fonda la I Internazionale. Nell ‘66 scrive il Capitale dove accusa il capitalismo. Nel 81 muore Jenny e nell’83 lui stesso.
Critica ad Hegel (Filosofia della Prassi)
La prima critica mossa ad Hegel è quella che, per Marx, egli aveva centrato il suo discorso sulla filosofia. Marx, invece, afferma che bisogna centrare il discorso sul problema socio-economico, anche a causa della grande arretratezza tedesca. Hegel comunque è un maestro, un grandefilosofo. Il suomerito è stato quello di capire la struttura della realtà, che è Dialettica. Però ha compiuto un errore. Hegel affermava che l’Idea crea la Materia, vedendo cioè l’Idea come una sorta di demiurgo. Per Marx, la Materia già esiste, non è creata da nessuno, e noi, vedendola, la facciamo entrare nell’Idea (l’Idea è la Materia trasferita e tradotta nel cervello umano). Lui, infatti, afferma che tutto è materia, persino le nostre idee. Perciò tutti i filosofi passati hanno compiuto un’errore. Loro si sono limitati ad interpretare, a spiegare la realtà. La realtà, invece, oltre ad essere interpretata e spiegata, va cambiata. Finora i filosofi si sono limitati a studiare, ora è il momento di agire, dobbiamo passare dalla teoria alla Prassi (Filosofia della Prassi). Il filosofo deve cioè intervenire nella storia. Lui aanche capito che la guerra è giusta ed essenziale,ma nonha capito che la guerra nonè tra le nazioni, ma tra classi sociali.
Critica a Feuerbach (abolizione della religione)
Anche Feuerbach ha grandi meriti, giacchè ha combattuto la religione e inaugurtao l’antropologia, incentrando così l’interesse filosofico sull’uomo anziché su Dio. Però commise un’errore, qiello ciòè di mantenere nel suo discorso l’idea di Dio, in quanto affermava che Dio è l’uomo. Per questo Marx dice lui è un finto ateo, in quanto crede in Dio, anche se poi è lui stesso. Marx dice che finchè non ci libereremo definitivamente di Dio, non saremo mai liberi. Bisogna cancellare ogni tipo di religione e la parola stessa Dio, il suo concetto. Marx afferma che la religione è l’Oppio dei Popolo. Come l’oppio, infatti, fa addormentare, così la religione, dicendo ai poveri e agli sfruttati di sopportare la loro croce, i sopprusi e le ingiustizie perché alla fine saranno ricompensati con una vita migliore e serena (il paradiso) mentre gli sfuttatori pagheranno (l’inferno), addormenta le loro coscienze ed evita che gli sfruttati si ribbellino. Siccome Dio non esiste, e quindi nemmeno l’inferno ed il paradiso, non verrò mai fatta giustizia. Per questo bisogna eliminare la religione per far risvegliare le coscienze e per far ribellare gli sfruttati contro gli sfruttatori.
Critica ai Socialisti (Socialismo Scientifico)
Marx dice che tutti i socialisti hanno sbagliato, lo stesso Rousseau, anche se leggermente, in quanto hanno incentrato il problerma filosofico più sulla politica che sull’economia. Però, coloro che hanno sbagliato di più,sono i Socialisti Utopici I socialisti come Saint Simon, Fourier e altri, infatti, avevano si un’impostazione socialista, ma ipotizzavano società utopistiche, irrealizzabili. Ipotizzavano grandi società industriali, potenti, dove tutti vivevano in pacee uguali. AlSocialismo Utopistico,io oppongo oltra alla filosofia dellaprasi, il Socialismo Scientifico. Il mio socialismo, infatti, non è utopico, goacchè vi dirò, secondo le leggi del mondo, cosa realmente accadrà nel futuro. Tali leggi sono la Dialettica di Hegel, e, attraverso il loro studio, podrò attuare la filosofia della prasi.
Abolizione della Proprietà Privata
In seguito, scrive nel Capitale che, come occorre togliere l’idea di Dio, allo stesso modo occorre togliere la Proprietà Privata in quanto è un furto. Questo è un altro motivo per cui il Socialismo Utopistico è sbagliato, giacchè mantiene la proprietà privata. Anche se tutti avessero la stessa proprietà privata, non saremmo comunisti,ma egualitari, bisogna quindi eliminarla. Ma perché è un furto? Se un padrone pagasse all’operaio tutte le sue ore di lavoro, egli non guadagnerebbe nulla. Per poer guadagnare, deve pagare meno ore di quelle che l’operaio compie realmente. Per l’operaio,le ore di lavoro nonpagate sono Plus-Lavoro; per il padrone, le ore non pagate sono Plus-Valore (proprietà privata). Perpoter guadagnare, e ciòè avere una proprietà privata, come abbiamo visto, il padrone deve compiere un furto, non pagare l’operaio. Ed è proprio questo che poi, a lungo andare, provoca lo sfruttamento sempre maggiore degli operai da parte del padrone che vuole guadagnare sempre di più. (Tale raggionamento, si basa però sull’assurdo che il lavoro debba essere pagato a ore, vale la quantità del lavoro, non la qualità). Per questo occore togliere definitivamente la proprietà privata.
Soluzione a Tutti i Problemi (Filosofia della Rivoluzione)
Ma per compiere la Filosofia della Prassi, cambiare la società, eliminare la religione e la ProprietàPrivata, non serve a nulla il parlamento. L’unico modo per portare a termine tale progetto è fare una Rivoluzione, la qualedeve essere Violenta, perché altrimenti non servirebbe a nulla. (Filosofia della Rivoluzione).
Materialismo Dialettico
Vi sono due concetti fondamentale:
1) Dialettica;
2) Materialismo.
Per quanto riguarda la prima, lui riprende la dialettica di Hegel. Per il materialismo, Marx parte da una convinzione di fondo: tutto è materia e non esiste altro al di fuori di essa, né spirito, né anima, né tanto meno Dio (abolisce così anche la gnosi). Per lui, «l’Uomo È Uno Stomaco Da Soddisfare», «l’Uomo È Ciò Che Mangia». Però, aggiunge Marx, noi non siamo materia semplice, ma Dialettica.
1) L’uomo con i suoi bisogni fisici (tesi);
2) L’ostacolo alla soddisfazione di tali bisogni (antitesi);
3) Il superamento di tali ostacoli (sintesi).
Su questo si basa la storia, sullo scontro tra l’uomo coni suoi bisogni e gli ostacoli alla loro soddisfazione, che, alla fine l’uomo riesce a superare. Ma ciò è solo la prima parte della storia. La vera storia è data dallo scontro tra gli uomini, tra chi ha di più e chi ha di meno, tra sfruttati e sfruttatori. (Meterialismo Storico)
Materialismo Storico
Come abbiamo detto, Marx afferma che la storia è basata sullo scontro tra sfruttati e sfruttatori, e né dà anche la prova. Per lui la Storia si divide in quattro epoche. Prima della storia, lui mette la Preistoria, in cui non c’era né proprietà privata, né disuguaglianza.
1) Antichità: è caratterizzata dallo scontro tra Padroni e Schiavi (fine preistoria-caduta impero romano);
2) Medioevo: è caratterizzato dallo scontro tra Feudatari e Servi della Gleba, c’era un rapporto agreste tra i due (caduta impero romano-1300);
3) Età Moderna, Borghese: è caratterizzata dallo scontro tra Borghesi e Operai, c’era un rapporo in fabbrica (1330-1700);
4) Età Contemporanea: è caratterizzata dallo scontro tra Capitalisti e Proletari, c’è un rapprto nelle industrie (1700-1800). Essa è l’evoluzione della terza. Infatti in questo periodo sempre meno borghesi acquistano sempre più potere fino a divenatre Capitalisti e sfruttano sempre di più, quasi disumanamente, gli operai fino a renderli Proletari, cioè persone la cui unica ricchezza è la prole.
Fra le quattro epoche,la meno peggio è la terza, poiché, anche se c’era lo sfruttamento, vi era ancora un rapporto umano tra borghesi e operai.
Marx dice che ogni epoca storica ha in sé i Germi della Propria Distruzione, per lui, questi germ sono lo scontro tra sfruttati e sfruttatori. Solo quando riusciremo ad eliminare tale scontro si arriverà alla società perfetta. Marx dice che nell’epoca contemporanea lo scontro ha raggiunto livelli così alti che sicuramente porterà al crollo di questa epoca. Però non sappiamo quanto tempo ancora ci voglia. Per cercare di velocizare le cose occore fare la rivolzione e giungere così al comuinismo.
L’Ideologia
Questa parola è di origine Marxiana (di Marx). Egli parte dal presupposto che, siccome tutto è materia, esiste un’unica scienza, chiamata Fenomeno o Struttura, che è l’Economia. Essa studia i rapporti tra materia e materia, come superare gli ostacoli per soddisfare i bisogni umani. Tutte le altre attività umane sono Epifonemi o Sovrastruttura, derivano cioè dall’economia e sono funzionali ad essa. Il primo di questi epifonemi è la religione, poi c’è l’arte, il diritto, la politica, lo sport ecc.. In ogni epoca, le sovrastrutture sono state plasmate in funzione della società dominante, gli sfruttatori, per dominare e placare gli sfruttati. L’Ideologia è l’insieme di tutti gli epifonemi creati da una società per controllare e dominare le masse (sfruttati) e plasmare la società. Lo strumento più potente dell’ideologia è la religione. Per risolvere la questione,l’unico modo è fare una rivoluzione, abbattere la società capitalista, togliere proprietà privata e la religione e creare un’Ideologia Comunista.
Filosofia della Religione
La conclusione di tutto il suo discorso. Marx parte dal presupposto che i Capitalisti non lascerano mai volontariamente il loro potere economico. La democrazia, i sindacati, il socialismo e persino le riforme sociali non servono a nulla, anzi, sono solo altri inganni dei capitalisti nei confronti degli operai per tenerli buoni, per non farli ribellare (falso perché le riforme sociali hanno evitato la rivoluzione comunista in europa). Marx dce che non bisogna lasciarsi ingannare dalla democrazia (critica all’89 e alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo). Il governo della maggioranza è sbagliato, poiché anch’esso è uno strumento borghese. L’unica veraforma di democrazia non è quella parlamentare, ma è la Dittatura del Proletariato. Marx dice che Hegel aveva la già scoperto la soluzione a tutto, cioè la guerra, ma non deve essere una guerra tra nazioni, ma tra classi sociali. Solo così si risolveranno tutti i problemi. Per fare ciò, il proletariato di tutto il mondo deve organizzarsi e fare la rivoluzione. Ma come fare tutto ciò? Inanzitutto il poletariato deve prendere coscienza di essere una classe sociale e creare un partito, una forza organizzatrice, politica e gerarchica al suo interno, i cui capi guideranno tutto il proletariato del mondo alla Rivoluzione. (Si può iniziare anche da una nazione, che per Marx erano o Inghilterra o Germania, ma poi si doveva espandere a tutto il mondo). Tale partito, non deve entrare in politica, altrimenti rimarrebbe vittima della trappola borghese, ma deve organizzare una rivolta armata, una rivoluzione violenta, altrimenti essa non avrebbe successo, prendere le armi e iniziare nelle piazze per poi giungere ai capitalisti. Tale rivoluzione, che inizierà in uno stato, deve poi spargersi in tutto il mondo. Fatta la rivoluzione e sconfitto il capitalismo, il partito comunista deve prendere il potere e instaurare la Dittatura del Proletariato. Il capo del partito sarà anche il dittattore. La dittatura è necessaria perché, siccome bisognerà sconvolgere tutto, togliere proprietàprivata, religione ecc.., solo un governo forte può essere in grado di farlo. Preso il potere si passa all’azione. Per togliere la Proprietà Privata, bisogna compiere due fasi:
1) Fase del Socialismo: abolizione della Grande Proprietà Privata, dei Sistemi di Produzione, vi è la Statalizzazione Industriale. Durante questa fase agli operai sarà ancora pagato il loro lavoro secondo i loro meriti. Questa fase serve ad abituare la gente all’assenza della proprietà privta. Quando la gente avrà capito la bellezza del vivere senza proprietà privata, si passerà alla seconda fase;
2) Fase Comunista: abolizione totale della Proprietà Privata. In questa fase sarà dato a tutti secondo i loro bisogni.
Tutti gli uomini saranno così felici, perché, siccome i nostri mali nascevano dalla Dialettica, se lo Stato ci garantisce la soddisfazione dei bisogni umani, viene meno l’antitesi e, quindi, scompare lo scontro. Eliminando lo scontro, scompare anche il male che faceva crollare le varie epoche, quindi si vivrà in una Pace Eterna. Tutto ciò porterà all’Anarchia o Autogestione.

Esempio