Hegel

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Testo

HEGEL
FILOSOFIA E ASSOLUTO
La riflessione di Hegel si sviluppa a ridosso delle vicende della rivoluzione francese, del periodo napoleonico e della restaurazione e parte da un serrato confronto con la cultura illuministica. Di questa Hegel critica la separazione e la contrapposizione operata tra alcuni aspetti e momenti della realtà, di cui invece è indispensabile cogliere la profonda unità e legame vivente, realizzando una riconciliazione tra di essi.
LA CRITICA A SCHELLING E L’ASSOLUTO COME SOGGETTO
Nella Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito, del 1807, la critica di hegel riguarda la concezione dell’assoluto di Schelling: di questa, originaria identità o indifferenza di soggetto e oggetto, di finito e infinito, Hegel evidenzia la confusa in distinzione, nella quale si perde ogni autonomia e specificità degli opposti.
Per Hegel, l’unità dell’assoluto non è statica e immediata indifferenza tra due termini.
L’assoluto non è sostanza (qualcosa di rigido e unilaterale), ma è la mobile unità di un soggetto (SPIRITO): questo rimane sempre uguale in tutte le sue espressioni e manifestazioni nelle quali si oggettiva ed è inoltre consapevole che tali espressioni siano proprie. L’assoluto è quindi pensabile come un processo, articolato in più momenti o passaggi: soggettività>oggettività, pensiero> realtà. L’unità dell’assoluto non è quindi immediata ma risulta da un PROCESSO DI MEDIAZIONE.
L’ASSOLUTO COME PROCESSO
Per comprendere paragoniamo l’assoluto a ciò che siamo noi, al nostro spirito, al nostro pensiero.
1° momento = il nostro pensiero è puro pensiero, pura soggettività
2° momento = il nostro pensiero si esprime e si manifesta come oggetto > si oggettivizza
3° momento = si riguadagna l’identità dei due momenti precedenti, , grazie alla consapevolezza dell’identità tra pensiero e pensiero oggetivato. Questa identità è mediata perché ottenuta attraverso passaggi.
ASSOLUTO = intero, essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Pensiero dapprima solo concepito che si completa manifestandosi come oggetto e realtà e in questo modo prende coscienza dell’identità che vi è tra sé e l’oggetto.
TESI ANTITESI E SINTESI
I tre momenti attraverso cui l’assoluto si sviluppa e si completa sono dunque tre:
1 = TESI > l’assoluto pone sé stesso, si pone come essenza. Hegel afferma che l’assoluto è in sé.
2 = ANTITESI > il puro pensiero diviene altro, pone sé stesso in qualcos’altro; si aliena, si oggettiva. Questa alienazione è la NEGAZIONE del primo momento o scissione del nucleo originario. Tale alienarsi e scindersi è un momento NECESSARIO: così l’intero si rivela all’esterno, nel fenomeno, il quale non è pura apparenza (kant) ma il necessario manifestarsi a sé stesso dello spirito.
3 = SINTESI > l’alienazione e l’oggetivazione viene compresa come un momento dell’assoluto > l’assoluto non è solo in sé ma anche per sé. In questo momento = consapevolezza che l’assoluto ha di sé stesso attraverso la propria oggettivazione, sia il puro pensiero sia le manifestazioni sono negate come termini soltanto opposti e si ritrovano come unità dell’assoluto.
Sulla base di questo principio assoluto è possibile procedere alla comprensione globale della realtà, comprensione che coincide con il sistema filosofico.

LA DIALETTICA: NEGAZIONE E SUPERAMENTO
Il movimento dell’assoluto (tesi, antitesi, sintesi) costituisce il nucleo e il modello della DIALETTICA di Hegel che ritroviamo in ogni aspetto del reale e in ogni ambito di conoscenza filosofica.
Importanza del Termine DIALETTICA > rinvia all’antica tecnica della confutazione e propriamente dialettico è il secondo momento del processo (antitesi) che si pone in conflitto con il primo e ne rappresenta la negazione. Il significato della denominazione dialettica va anche compreso in rapporto al dividersi dell’unità originaria e quindi all’articolarsi necessario dell’unità dell’assoluto nella molteplicità delle sue manifestazioni.
Riguardo la SINTESI, in cui è tolta l’opposizione reciproca di tesi e antitesi, Hegel parla di NEGAZIONE DELLA NEGAZIONE. Tuttavia questa riguarda soltanto l’opposizione reciproca dei due momenti: l’antitesi è tolta in quanto opposta alla tesi ma CONSERVATA come momento necessario di una superiore unità > sintesi.
Togliere + Conservare = SUPERARE.
LO SVOLGIMENTO DELLA DIALETTICA NEGLI OGGETTI CONCRETI
Ogni pensiero e aspetto reale presenta per Hegel uno svolgimento modellato sul RITMO TRIADICO dell’assoluto.
LA FORMAZIONE DELLA COSCIENZA
IL PERCORSO DELLA COSCIENZA VERSO LA FILOSOFIA
Nella FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO il bisogno di filosofia è spigato da Hegel in rapporto ai caratteri storico-culturali della sua epoca (napoleonica) vista come un’epoca di trapasso e rinnovamento: c’è bisogno della filosofia perché solo la filosofia è in grado di comprendere il tempo presente non fermandosi all’apparenza superficiale, ma cogliendone la verità.
Ma proprio perché la filosofia è un bisogno è indispensabile che la coscienza comune possa elevarsi a un punto di vista filosofico.
Primo tema fondamentale della fenomenologia = ricerca intorno ai passaggi che la coscienza comune deve compiere per accedere alla conoscenza dell’assoluto, al SAPERE ASSOLUTO.
Fenomenologia = STORIA DELLE ESPERIENZE che la conoscenza deve attraversare sulla strada del sapere filosofico. Queste esperienze non sono solo di tipo teorico ma investono anche la dimensione pratica.
Lungo questo percorso la coscienza individuale è condotta per gradi a superare la sua costitutiva duplicità; solo alla fine del percorso formativo la coscienza giunge a far propria la prospettiva dell’identità dialettica tra soggetto e oggetto, che è la caratteristica della filosofia nella prospettiva Hegeliana.
LA FENOMENOLOGIA E IL MANIFESTARSI DELLO SPIRITO
Porsi dal punto di vista della coscienza significa rifiutare un appoggio alla filosofia già filosofico di suo, estraneo quindi alla visione del mondo secondo la coscienza comune.
Hegel contrappone a questa visione l’effettivo percorso della crescita della coscienza: questa non si libera dai suoi pregiudizi in un colpo solo ma impara a dubitare di ciò in cui crede solo attraverso ujn percorso accidentato, segnato da esperienze negative e sconfitte.
Il sapere della coscienza non è tuttavia solo ingannevole. Infatti anche le tappe in cui la coscienza viene a trovarsi durante la propria formazione costituiscono altrettanti modi e momenti in cui l’assoluto/spirito si manifesta.
FENOMENOLOGIA = scienza del manifestarsi.
Le prime tappe del percorso di formazione della coscienza sono: COSCIENZA AUTOCOSCIENZA E RAGIONE. Esse partecipano ad un unico movimento dialettico che si compie nella figura della ragione: in questa è superata l’opposizione di coscienza e autocoscienza.
COSCIENZA, PERCEZIONE INTELLETTO
Tutta la fenomenologia ha come tema la coscienza impegnata nella formazione filosofica.
Sezione iniziale > COSCIENZA significato specifico e più circoscritto = CERTEZZA che la verità sia tutta fuori dalla coscienza, nell’oggetto. Siamo di fronte a una prospettiva che è caratteristica del del modo comune di pensare, che in seguito verrà superato.
La prima figura in cui si trova la coscienza è la CERTEZZA SENSIBILE > la coscienza è certo che il dato sensibile immediato, l’oggetto dei sensi, rappresenta la verità. Certezza che entra in crisi a causa della interna dialettica che ne rivela il carattere illusorio.
Si ha così il passaggio alla successiva figura la PERCEZIONE > negazione della precedente certezza: la coscienza ritiene che la verità stia nella cosa percepita, intesa come la sostanza cui le proprietà sensibili ineriscono o di cui esse sono accidenti. Questa veduta non ha maggior solidità di quella di prima: vi si può opporre che la cosa non è altro che se non l’insieme delle sue proprietà in cui essa si risolve.
Con la negazione della verità della percezione avviene il alla terza e conclusiva figura l’INTELLETTO. Come l’intelletto la coscienza non pone più la verità nella cosa o sostanza: ha la sua verità solo nelle relazioni con le altre cose e nei nessi di causa, leggi a priori. La coscienza scopre in tal modo che la verità dell’oggetto risiede non nell’oggetto bensì nell’io, che tiene insieme e costituisce in mondo sensibile attraverso le sue proprie categorie.
LA COSRUZIONE DELL’IDENTITA’ DELL’AUTOCOSCIENZA
La dialettica della coscienza si conclude con il passaggio all’autocoscienza. Conoscendo l’oggetto, il mondo, la coscienza né in realtà impegnata a conoscere sé stessa, a divenire cosciente di sé: la verità dell’oggetto sta nell’autocoscienza.
Però non è solo attraverso conoscenze teoriche che la coscienza acquista consapevolezza di sé. Occorrono anche esperienze pratiche.
La personalità autoconsapevole si costruisce attraverso una serie di prove che portano a fare i conti con i propri limiti, condizioni naturali, a misurarci con gli altri.
Parte della fenomenologia sull’autocoscienza analizza le tappe di carattere pratico attraverso le quali la coscienza acquista certezza di sé.
L’autocoscienza si presenta come appetito che nega l’oggetto consumandolo. In questo modo l’oggetto, il mondo, svaniscono come valori autonomi. La loro verità consiste nell’essere continuamente negati dal consumo. Annientato l’oggetto l’appetito si rivolge a oggetti nuovi. Ma attraverso questa ripetizione del desiderio e della sua soddisfazione, l’autocoscienza apprende che essa non può sussistere senza oggetto. Affinché il desiderio trovi stabile appagamento e l’io che cerca se stesso nell’oggetto possa quindi ritrovarvisi, è necessario che rivolga il suo “appetito” a un oggetto a sua volta capace di indipendenza: un’altra autocoscienza.
LOTTA TRA AUTOCOSCIENZE E RICONOSCIMENTO
Avviene il passaggio a una nuova figura in cui ciascuna delle autocoscienze è da un lato indipendente,negatore dell’oggetto, dall’altro rappresenta l’oggetto da consumare. Ognuno è per sé autocoscienza e per l’altro oggetto. Relazione che viene superato quando ciascuna delle autocoscienze riconosciuta dall’altra come tale e viceversa.
Il riconoscimento non è formale ma è il risultato di uno scontro tra le due autocoscienze > lotta per la vita o la morte. Nella contesa una delle due autocoscienze si mostra capace di autonomia rispetto al legame naturale con la vita (istinto di sopravvivenza) al punto da metterla a repentaglio; l’altra invece, troppo legata alla vita, ha paura di rischiare e si assoggetta all’altra.

LA SERVITU’ IL LAVORO LO STOICISMO
Questo differente atteggiamento verso l’esistenza biologica, ha come risultato una relazione di ineguaglianza, nella quale chi ha rischiato ( SIGNORE)si afferma come autocoscienza indipendente e si impone sull’altro (SERVO). Che si è mostrato attaccato alla vita è costretto a soccombere al signore, e a subordinarsi a lui in un rapporto di servitù.
Nel successivo momento però la relazione servo/signore si capovolge: è la coscienza servile a mostrarsi come portante del rapporto. Attraverso il LAVORO il servo si oggettiva ed è messo in condizione di trovarsi stabilmente nell’oggetto; l’autocoscienza servile si mostra non vera in quanto a sua volta dipendente dal lavoro del servo. La coscienza servile non è però consapevole dell’identità che sussiste tra coscienza e oggetto.
Questo processo è avvenuto solo in epoca in cui paura e servitù si accompagnavano a un generale sviluppo della cultura > attività formatrice, lavoro che si eleva all’altezza del pensare, trasformandosi in attività intellettuale. Periodo = CIVILTA’ ELLENISTICO-ROMANA > perdita della libertà collettiva + diffusione della cultura greca.
Pur in tempi di paura e servitù l’autocoscienza era libera nel senso che essa, come pensiero, era svincolata dalle condizioni esteriori.
Il saggio stoico è indifferente rispetto all’esistenza naturale, si sente libero dentro ( Marco Aurelio, Epitteto). La libertà si realizza come libertà di pensiero. Come stoicismo, l’autocoscienza è soltanto un concetto e non compiuta attuazione della libertà umana.
LO SCETTICISMO E LA COSCIENZA INFELICE
(…)
LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO
ANTROPOLOGIA
SPIRITO SOGGETTIVO FENOMENOLOGIA
PSICOLOGIA
PROPRIETA’
DIRITTO ASTRATTO CONTRATTO
L’ILLECITO E LA PENA
PROPONIMENTO E RESPONSABIL SPIRITO OGGETTIVO MORALITA’ INTENZIONE E BENESSERE
BENE E COSCIENZA MORALE
FAMIGLIA
ETICITA’ LA SOCIETA’ CIVILE
LO STATO
ARTE
SPIRITO ASSOLUTO RELIGIONE
FILOSOFIA
DALLO SPIRITO SOGGETTIVO A QUELLO OGGETTIVO
La libertà dell’individuo resta tuttavia una pura astrazione, se non si concretizza oggettivandosi e realizzandosi in garanzie giuridiche, norme morali, in un tessuto di relazioni familiari, sociali e politiche. Così si giustifica il passaggio allo SPIRITO OGGETTIVO > l’attenzione per il singolo lascia il posto all’esame dei rapporti che legano gli individui tra loro. Lo spirito oggettivo rappresenta la realizzazione dell’idea di libertà, in una dimensione esterna e oggettiva. La libertà coincide con l’essenza spirituale, o il fondamento razionale, dei rapporti giuridici e morali, e delle istituzioni sociale e politiche.
Osservazioni di carattere generale: il terzo momento, l’eticità, benché sia affrontato per ultimo nell’ordine di esposizione, rappresenta il fondamento unitario, l’intero che dividendosi dà luogo agli altri momenti o sfere.
Un sistema sociale, economico e politico come quello delineato nell’eticità costituisce il fondamento delle relazioni tra persone giuridiche ( diritto) e della problematica morale ( moralità): senza società e senza stato non esisterebbero nè diritto, né morale le quali fuori dal contesto storico politico che le esprime sono astrazioni. E tuttavia una società organizzata non sarebbe razionale se i suoi cittadini non fossero moralmente responsabili e i loro rapporti regolati dal diritto.
IL DIRITTO ASTRATTO: PROPRIETA’, CONTRATTO, ILLECITO
Primo ambito della realizzazione della volontà libera è quello del DIRITTO ASTRATTO. È una realizzazione precaria in cui la libertà è soltanto in sé, in potenza: la prospettiva dominante è quella del singolo inserito però nella trama astrattamente formale dei rapporti giuridici.
Del diritto Hegel considera in primo luogo la PROPRIETA’ = diritto che comprende non solo la garanzia del possesso delle cose ma anche del possesso della persona.
Nel CONTRATTO Hegel vede un momento di unità, determinato dal convenire di volontà differenti; si tratta però di un unità precaria e accidentale perché basata sull’arbitrio dei singoli.
Il momento conclusivo della triade del diritto è costituito da ILLECITO E PENA.
L’individuo che compie un illecito trasgredisce le regole del diritto di tutti, cioè nega quest’ultimo opponendovi un proprio diritto. Nell’azione illecita Hegel riconosce tuttavia l’espressione di un disagio del singolo nei confronti dell’astrattezza delle regole giuridiche.
IL CONCETTO DI PENA
Affinché il compimento di tale passaggio si realizzi, l’azione illecita deve essere tolta dalla pena. A quest’ultima spetta infatti il compito di reintegrare, insieme al diritto infranto, la libertà che costituisce la sostanza del diritto come di ogni altro momento dello spirito oggettivo.
La pena è un diritto di chi ha commesso l’illecito e non va intesa come una vendetta della volontà particolare della persona offesa. Se infatti con l’illecito ciò che viene pregiudicato è il carattere universale della libertà, la pena deve emanare da una volontà che si propone l’affermazione dell’universalità della libertà, la quale coincide con l’universale autonomia o autodeterminazione della volontà in quanto razionale.
IL PRINCIPIO MODERNO DELLA MORALITA’
Il punto di vista della persona giuridica deve essere integrato con quello del soggetto morale, il che avviene con il passaggio al secondo momento dello spirito oggettivo: la MORALITA’= passaggio dell’esteriorità dei rapporti giuridici all’interiorità della coscienza morale. L’enfasi posta sull’interiorità della coscienza, messa in valore dal cristianesimo, rappresenta un tratto costitutivo della modernità: questa si distingue per il ruolo che in essa viene a svolgere la libertà soggettiva, la libera riflessione morale del soggetto intorno alla legittimità razionale del proprio agire.
Un moderno sistema dello spirito oggettivo che si pretenda come concreta realizzazione della libertà, è tenuto ad assumere la moralità come proprio momento necessario. La coscienza morale sfugge tuttavia al proprio alto compito se si arrocca in una posizione di isolamento dal mondo e dalla realtà, opponendosi al corso della realtà con un atteggiamento critico.
Può realizzare il suo scopo solo se sa riconoscerli nelle concrete situazioni in cui tali ideali vivono effettivamente.
(…)
L’INCARNAZIONE DELL’ETICITA’ NELLE ISTITUZIONI
Soltanto trapassando nel concetto dell’eticità è possibile per Hegel soddisfare al compito di una scienza speculativa dei doveri che salvaguardi l’autonomia e l’incondizionatezza della ragione, senza rinunciare alla concreta definizione dei doveri particolari.
Da un lato , nell’eticità, l’inserimento del singolo nella famiglia, nella società, nello stato, comporta doveri precisamente determinati. Inoltre poiché tali istituzioni rappresentano a diversi livelli la realtà o la realizzazione dell’idea etica che è libera volontà razionale, i doveri imposti dall’appartenenza a esse sono effettivamente legittimati dall’autonomia della ragione: essi conseguono dalla volontà razionale che in quelle situazioni si incarna facendosi reale.
FAMIGLIA E SOCIETA’ CIVILE
LE ISTITUZIONI DELLO SPIRITO OGGETTIVO
La volontà libera, essenza dello spirito oggettivo, affermatasi come universale nella moralità, perviene a esistenza davvero concreta negli organismi di FAMIGLIA, SOCIETA’ CIVILE E STATO, contemplati nella sezione dell’eticità.
LA FAMIGLIA COME MODERNA ESPRESSIONE DELLO SPIRITO ETICO
La famiglia, primo momento, è il momento dell’immediata unità. I suoi membri, nel rapporto con l’esterno, costituiscono un tutt’uno, cosicché la famiglia rimane in certa misura il luogo dove si conservano tracce della compattezza delle società antiche. La concezione di Hegel della famiglia coglie la sua evoluzione in senso moderno.
Famiglia = rapporto tra genitori e figli.
La famiglia umana si fonda sul matrimonio, atto libero di volontà di due individui sul loro rapporto d’amore, nel quale viene trasfigurata in un rapporto spirituale la relazione sessuale. L’amore coniugale è alla base anche degli altri momenti della famiglia: patrimonio e educazione dei figli.
ATOMIZZAZIONE DELLA SOCIETA’
Se la famiglia rappresenta l’unità immediata e semplice dello spirito etico, la società civile si presenta invece come un momento di necessario smembramento e di dispersione, che tuttavia sarà a sua volta superato.
Nella sfera della società civile, l’immediatezza lascia il posto alla mediazione e alle differenze e scissioni che contrassegnano ogni secondo momento, negativo-razionale, del processo hegeliano.
Nella società civile, il rapporto tra il singolo e la totalità si indebolisce e annulla. La compatta unità della famiglia si presenta come dissolta e frammentata in una pluralità di individui, soggetti economici privati, della fase contemporanea al capitalismo, la cui volontà e agire sono determinati solo dall’interesse particolare.
Questa insocievolezza rappresenta tuttavia uno dei modi necessari di un legame etico di fondo, e di una socievolezza i cui segni si riveleranno solo nell’ultimo passaggio.
IL SISTEMA DEI BISOGNI
Nel primo momento della dialettica della società civile è il SISTEMA DEI BISOGNI > unità che comincia a manifestarsi nell’interdipendenza economica. La divisione del lavoro permette la soddisfazione di bisogni sempre più sofisticati. Ma in tal modo ciascuno dipende dal lavoro degli altri e l’egoismo del privato contribuisce anche alla soddisfazione dei bisogni degli altri.
Al superamento della dispersione concorrono due ulteriori motivi. In primo luogo la diffusione moderna della cultura che immette l’individuo nella comunicazione con gli altri membri del corpo sociale. In secondo luogo l’aggregarsi in conseguenza della divisione del lavoro di stati o classi sociali distinte e omogenee al loro interno: classe sostanziale > agricoltura; l’industria e il commercio; la classe universale > funzionari e dirigenti dello stato.
LE STRUTTURE ETICHE DELLA SOCIETA’ CIVILE
Nell’ambito della società civile il secondo momento è costituito dall’amministrazione della GIUSTIZIA. Nella giustizia, il diritto astratto si fa concreto. Si incarna in un sistema di leggi positive, vigneti in forza della sanzione di un potere superiore ai singoli ed esercitato dai giudici. In questa si rafforza il rapporto tra il singolo e la totalità: attraverso l’applicazione di una norma il diritto del singolo viene collegato al diritto universale, espresso nella forma della legge.
Nel terzo momento, la POLIZIA intesa come amministrazione statale e le corporazioni, il legame etico tra singolo e totalità si manifesta con maggior forza. L’amministrazione pubblica infatti tutela i beni e i diritti del singolo; inoltre essa si fa attivamente carico del benessere dei membri della società, per mezzo di programmi educativi e politiche economiche. Hegel medita sulle misure atte a contrastare gli squilibri della società moderna.
Nelle associazioni del mestiere o corporazioni Hegel indica il momento più alto di ricomposizione organica tra singolo e totalità, anche se riguarda una totalità ristretta a coloro che svolgono lo stesso mestiere. In quanto unità organica, la corporazione rappresenta il momento di passaggio attraverso cui lo spirito etico ritorna all’unità: non però all’unità immediata della famiglia, ma quella arricchita dalla società civile e dalle differenze di questa, che è rappresentata dall’unità mediata propria dello stato.
LO STATO
IL PRIMATO ONTOLOGICO DELLO STATO SULLA SOCIETA’
La sostanza, o spirito etico, i attua compiutamente nello STATO, di cui famiglia e società si rivelano momenti finiti. Lo stato rappresenta il fondamento ontologico della famiglia e della società civile, allo stesso modo del concetto che è alla base dell’essere e dell’essenza e dal cui movimento dialettico esso risulta. +questa concezione dello stato, comporta la critica della tradizione del giiusnaturalismo contrattualistico, che vede nell’individuo il fondamento e nello stato il risultato che porta dal primo al secondo, concepito come un ente artificiale. La critica di Hegel si fonda su questo ragionamento. Lo stato è al compiuta realizzazione della libertà. Ma la volontà libera è volontà razionale. Essa è volontà universale proprio perché è volontà razionale. La volontà del singolo in quanto volontà razionale vuole il bene comune ed è già essa stessa volontà generale e universale.
LA REALIZZAZIONE OGGETTIVA DELLA RAZIONALITA’ NELLO STATO
La volontà libera è compiutamente realizzata nello stato, in cui la libertà si incarna in istituzioni oggettive. Lo stato è realizzazione della libertà, anche se le istituzioni spesso non sono esenti da imperfezioni. Si tratta tuttavia per Hegel di aspetti accidentali.
L’autoconsapevolezza, l’autonomia della libertà, la soggettività, contraddistinguono ogni aspetto del mondo moderno.
Anche nello stato, massima espressione oggettiva della modernità, si afferma tale principio. Lo stato moderno è razionale in quanto, attraverso le sue articolazioni istituzionali, la soggettività autoconsapevole prende comando dell’ordine oggettivo, conformandolo ai propri fini etici e orientandolo verso di essi.
La legittimazione razionale dello stato dipende dalla conformità dell’agire delle istituzioni politiche alla volontà libera dei cittadini, la quale è essenzialmente volontà guidata da ragione: volontà che vuole e tende all’universale e non volontà particolare,.
LA MONARCHIA COSTITUZIONALE COME CULMINE DELL’ORGANISMO STATALE
Con Questa concezione generale, si comprende la coerenza dell’intera articolazione dell’organismo statuale. La totalità dello stato si specifica nei tre momenti dell’universalità ( potere legislativo) nella particolarità (potere esecutivo) nell’individualità ( potere monarchio).
La monarchia costituzionale rappresenta per hegel la struttura politica fondamentale culmine dell’intero organismo statuale, nella quale i distinti poteri dello stato sono raccolti a unità.
Per la sua costitutiva capacità di prendere decisioni e quindi di dar concretezza alla volontà universale, la monarchia esprime e rappresenta l’affermarsi più compiuto della soggettività nel mondo delle istituzioni oggettive dell’eticità.
LA SOVRANITA’ DELLO STATO E I RAPPORTI INTERNAZIONALI
La costituzione o diritto statale intero costituisce il primo dei tre momenti in cui si articola la peculiare dialettica di questa sfera conclusiva dell’eticità. Il secondo momento è quello del diritto statale esterno. Qui vien meno la solidarietà etica che contrassegna al suo interno l’organismo politico e ritornano alcune caratteristiche della società civile. Tuttavia, a giudizio di hegel, lo stato a differenza dell’individuo è autosufficiente, e il rapporto tra stati ha come principio fondamentale la sovranità di ciascuno.
L’essenza di volontà generale superiore alle volontà particolari dei singoli stati porta Hegel a prendere le distanze dall’idea kantiana di pace perpetua, che è priva di fondamento etico in quanto non rappresenta l’espressione di una volontà generale, ma si fonda sulla concordia tra gli stati.
Hegel ritiene dunque inevitabile e legittimo il ricorso alla guerra per risolvere le controversie tra stati quando venga meno l’accordo tra loro.
Il terzo momento della dialettico dello stato è costituito dalla storia del mondo in cui il conflitto tra gli stati viene compreso come un momento dell’affermarsi della razionalità immanente della storia.

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