Hegel

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Testo

HEGEL (1770-1831) (p. 656)
È un importante filosofo romantico, esponente dell’idealismo tedesco, e rappresenta anche un punto di riferimento per i posteri (come Marx). Egli si pone il problema di risolvere la scissione della filosofia moderna di anima e corpo, natura e storia, individuo e società, assegnando alla filosofia il compito di interpretare la realtà in modo completo e razionale, identificando la realtà stessa con la razionalità.
La realtà è complessa, stratificata e contraddittoria: dialettica.
In questo senso il pensiero concreto (cioè pensare il tutto, l’assoluto, la totalità, essere e non-essere contemporaneamente) è proprio della persona colta.
La filosofia è scienza perché è capace di elaborare un concetto il più completo possibile.
Hegel si preoccupa allora di dare alla filosofia un metodo scientifico per conferirle un ordine razionale: essa non deve soffermarsi sul fantastico, ma deve educare a padroneggiare i concetti, attraverso un procedimento metodico coerente, senza essere tuttavia edificante, poiché serve unicamente a comprendere la realtà e il presente.
Inoltre Hegel sostiene che la verità dipende dal proprio tempo e che, quindi, l’unico punto di riferimento è la storia, perché essa è intelleggibile, in quanto razionale, in ogni suo momento.
L’unico vero fine della storia è la realizzazione sempre più alta della ragione, in un alternarsi di vicende umane che hanno un proprio significato e una propria ragione.
Dunque ogni “presente” rappresenta sempre il culmine della verità, superando quella delle epoche passate.
Il divenir, infine, è la sintesi della contrapposizione di un evento all’altro, di un pensiero all’altro, con un andamento triadico (tesi, antitesi e sintesi), e quindi la storia, la realtà e la ragione hanno carattere dialettico, in quanto un’idea si sviluppa sempre in relazione a un’idea opposta.
Quindi il divenire è concreto, e, dove muore una civiltà, ne nasce obbligatoriamente un’altra.
IL ROMANZO DELLA COSCIENZA
Hegel cerca di risolvere la scissione del età moderna tra natura e spirito, uomo e società, soggetto e oggetto, finito e infinito.
Nella filosofia moderna l’uomo è estraniato dalla natura e questa alienazione è per Hegel il processo per cui l’idea diventa autocoscienze, contrapponendosi all’altro (la natura), e si perfeziona dall’incontro-scontro con l’altro.
Il compito della filosofia è quello di superare la scissione ed elevarsi al sapere assoluto, ripercorrendo le tappe che lo spirito infinito (la natura di un popolo, fatta di idee, organismi sociali e istituzioni).
Inoltre Hegel sostiene che per trasformare la filosofia in sapere scientifico (o sapere assoluto) bisogna sperimentare il faticoso processo di formazione del sapere, partendo dalla coscienza sensibile fino all’autocoscienza.
In questo senso scrive “Fenomenologia dello Spirito” come ricostruzione del processo di formazione della cultura universale; questo romanzo filosofico della coscienza descrive il “manifestarsi” della coscienza umana nella storia, incarnandosi nelle figure (forme ideali e storiche con cui lo spirito si è espresso durante i secoli).
Hegel individua nella storia queste figure:
• servo-padrone: il padrone è riuscito a sottomettere il serva incutendogli la paura della morte; attraverso il lavoro lo schiavo perviene alla coscienza della propria indipendenza poiché produce e non consuma né distrugge il proprio lavoro; il padrone consuma i beni diventando dipendente dal servo; si supera la condizione di schiavitù.
• saggio-stoico: disprezza le passioni e la vita stessa, considerando solo la propria libertà interiore, che per Hegel è qualcosa di astratto e incompleto.
• scettico: distrugge ogni oggettività, ritenendo lecito dubitare d tutto tranne di se stesso, definendo così secondo Hegel una posizione astratta e incompleta.
• autocoscienza cristiana: si aspira verso l’immutabile ed esterno Dio, consapevoli della mutevolezza della realtà umana scaturendo la “coscienza infelice” derivate dall’esperienza della propria finitudine in rapporto a Dio; la scissione viene però superata perché la coscienza religiosa è certa di essere un momento dell’assoluto.
• età moderna: la ragione cerca sé stessa nella natura; nasce la scienza basata sulla logica sperimentale; la coscienza ritrova la propria soggettività prima nel piacere e poi nel nulla “legge del cure”; la coscienza capisce che deve andare oltre al sentimento individuale e conquistare la virtù, grazie alla legge del dovere morale secondo l’imperativo categorico di Kant, che però non vede una reale prospettiva universale dell’etica perché ci si basa su ogni singolo individuo; con Fichte si passa allora all’eticità, dove il punto di vista dello spirito si incarna nelle istituzioni storico-politiche di un popolo e nello stato.
Così si supera la scissione e si raggiunge l’unità del sapere assoluto, raggiunto attraverso una logica dialettica.
LA DIALETICA COME LOGICA DEL REALE
Hegel nella “Fenomenologia dello Spirito” afferma che la verità è da intendere come totalità, che è il risultato di un processo dialettico. Infatti la dialettica l’“anima motrice” del progresso del sapere e si basa su tre momenti: tesi (concetto unilaterale, quindi astratto), antitesi (negazione della tesi e concetto unilaterale, quindi astratto) e sintesi (riaffermazione dei concetti di tesi e antitesi e concetto concreto). Quindi la dialettica è la forma più adeguata per cogliere il reale ne suo divenire, in particolare del suo carattere dinamico, contraddittorio e conflittuale, stabilendo così che la contraddizione è il motore della realtà.
La tesi è il momento astratto, in cui si considera l’oggetto nella sua immediatezza (“in sé”); l’antitesi è il momento astratto negativo, in cui si considera la contraddizione del medesimo oggetto (“per sé”); la sintesi è il momento positivo, razionale e in cui con armonia si ottiene la verità nella sua interezza (“in sé e per sé”).
Con questo la molla (o motore) del processo dialettico è individuata nell’antitesi.
Hegel però non può ammettere che la dialettica non abbia mai termine perché significherebbe che lo spirito è eternamente incompleto, quindi per lui il raggiungimento del fine della dialettica con un’unità armoniosa e ricca, assoluta e infinità compiuta.
La dialettica non è soltanto legge del pensiero, ma è anche struttura della realtà, poiché il pensiero è sempre pensiero della realtà, che è razionale e si suddivide in una realtà accidentale e in una realtà sostanziale per lo sviluppo storico.
Pertanto la dialettica serve ad interpretare lo sviluppo del pensiero e quello della realtà storica, quindi pensiero e realtà, logica e metafisica si identificano, ripristinando l’unità tra pensiero ed essere perché il pensiero non è astratto.
Hegel concepisce la natura come l’estroflessione dell’idea, non mostrando nella sua esistenza alcuna libertà, ma solo necessità e accidentalità. Quindi la natura non è altro che la forma più bassa e incompleta dell’idea ed è vista come la “morte” o il “negativo” dell’idea.
In quest’ottica Hegel sostiene che le scienze della natura non sono in grado di “concettualizzare” la natura stessa, ma servono sol a rappresentare il momento oggettivo e l’estraniazione dell’idea.
Inoltre Hegel pretende di comprimere lo sviluppo scientifico in uno schema triadico:
• meccanica: scienza matematica della natura di Newton.
• fisica: ottica, dottrina del calore, acustica, dottrina dei colori, magnetismo, dottrina dell’elettricità e chimica.
• fisica organica: geologia, botanica e zoologia.
LA FILOSOFIA POLITICA
La filosofia politica secondo Hegel si riferisce allo spirito oggettivo ed esamina l’uomo in rapporto con gli altri uomini; è suddivisa in tre momenti (diritto, morale ed eticità).
Il diritto nasce dalla “volontà libera” ed è costituito dalle norme che regolano i rapporti esterni tra le persone, considerate come privati cittadini. Il primo aspetto del diritto trattato da Hegel è la proprietà privata: le cose diventano oggetto di proprietà solo dopo un contratto, che consiste in un reciproco riconoscimento tra gli uomini. Se c’è un diritto si deve considerare anche la possibilità della violazione delle sue norme, il torto, chiamato anche delitto nei casi più gravi, come l’omicidio o la violenza verso le altre persone.
la violazione del diritto richiede necessariamente una pena, , non con la funzione di rieducazione del delinquente ma con quella di ripristinare l’ordine giuridico e razionale violato; in questo modo la pena “onora” il delinquente stesso in quanto essere razionale, che deve rendersi conto della razionale necessità della pena.
La morale studia la dimensione dell’interiorità e ha come oggetto la sfera dell’intenzionalità o del proponimento, per cui l’uomo si esplica come soggetto libero e responsabile delle proprie azioni.
La morale deve saper collegare il dovere (soggettivo) con il bene (oggettivo), che è il fine dell’agire, quindi occorre passare all’eticità (terzo stadio dello spirito oggettivo e sintesi del diritto e della morale), perché la morale separa soggetto e bene e quindi è astratta.
L’eticità è la realizzazione del bene nelle forme istituzionali della famiglia, della società e dello Stato. Il compimento della moralità si ha nelle forme oggettive e pubbliche (istituzionali) della vita.
La famiglia è il primo momento dell’eticità. In essa il rapporto naturale dei sessi assume la forma dell’unione spirituale e si suddivide in:
• matrimonio: fondato sul consenso libero delle persone.
• patrimonio: dotato di stabilità costituisce la fonte da cui i figli devono essere nutriti ed educati.
• educazione dei figli: seconda nascita dei figli, considerati come persone e, quindi, liberi e non appartenenti a nessuno.
La società è il secondo momento dell’eticità ed è lo stadio intermedio tra famiglia e Stato, unendo la vita dell’individuo e quella collettiva. È un sistema dei bisogni e cura gli interessi all’interno dell’ordinamento giuridico e amministrativo, ed è caratterizzata da molte scissioni in relazione ai differenti bisogni delle classi e dei ceti sociali. Essa si articola nel sistema dei bisogni, nell’amministrazione della giustizia, nella polizia e nelle corporazioni.
L’uomo diviene propriamente uomo, nella soddisfazione dei bisogni (attraverso il lavoro) e nel riconoscimento dei suoi diritti e doveri (legge e amministrazione della giustizia).
Le classi sono quindi essenziali e si suddividono in:
• classe degli agricoltori;
• classe dei lavoratori dell’industria e del commercio;
• classe dei funzionari pubblici.
Dunque le corporazioni sono come una seconda famiglia, con il vantaggio di essere meglio preparate a rispondere ai bisogni lavorativi tipici di una professione o di un mestiere.
Lo Stato è il terzo e ultimo momento dell’eticità e rappresenta il grande e educatore degli uomini, per questo lo Stato hegeliano viene anche chiamato Stato etico, centro di promozione del bene comune, modello di identificazione degli uomini e fonte di educazione per i giovani.
Inoltre è anche anti-liberale perché non sono i singoli individui a fondarlo (secondo il modello contrattualistico), ma è esso stesso a formare gli individui.
Esso è organicistico perché è un unione e non un’associazione, una totalità e non un aggregato, un organismo vivente e non un prodotto artificiale.
È costituzionale perché è basato su un organico sistema di leggi oggettive (la Costituzione) e frutto della vita di un popolo, e non sull’arbitrio del sovrano e deciso a tavolino.
Quindi è la massima incarnazione della razionalità e universalità, non volontà dei singoli, ma volontà dello spirito di un popolo.
La migliore forma di governo è la monarchia costituzionale (in particolare quella prussiana perché è moderna e autoritaria).
Hegel distingue tre poteri:
• legislativo, alle rappresentanze delle classi.
• esecutivo (o governativo): messa in pratica delle legge
• potere del principe: ultima parola sulle leggi e sulle decisioni.
Per rimediare alle controversie tra Stati è necessaria ed eticamente opportuna la guerra, perché ogni Stato è in sé autonomo e indipendente e non può riconoscere un altro Stato come superiore. Inoltre la guerra serve a dare vigore ai popoli e risponde a un bisogno teoretico, perché, portando la morte, sottolinea la finitezza del singolo e l’importanza dello Stato come organismo.
LA FILOSOFIA DELLA STORIA
Lo stato è il punto di arrivo del cammino dello spirito nella storia.
In esso si realizza la libertà in tutta la sua perfezione, cioè è la sintesi delle esigenze oggettive e soggettive di un popolo.
La storia universale (o storia del mondo) è il dispiegarsi delle idee dello spirito attraverso varie tappe e differenti popoli, in continuo e ascendente progresso.
Il suo fine è la realizzazione della libertà, non come qualcosa di illimitato e assoluto, ma nelle forme dell’ordinamento statale. Le tappe fondamentali di essa sono:
• il mondo orientale, dove gli stati dispotici danno libertà a un solo uomo, perché gli uomini orientali hanno religione e norme giuridiche che sembrano imposte dall’esterno.
• il mondo greco-romano, dove solo il patriziato e i nobili sono liberi e dove con il socratico “conosci te stesso” lo spirito trionfa sulla materia.
• il mondo cristiano-germanico, dove con la riforma luterana Dio è interno alla coscienza umana e dove l’illuminismo spinge alla rivoluzione francese, portando tutti alla libertà.
Nella storia evolve e si sviluppa lo spirito del mondo in modo logico e razionale.
Il fine ultimo della storia è la realizzazione della ragione nel mondo, perché tutto ciò che è reale è razionale.
Per comprendere la storia è necessario visualizzare nella totalità dei suoi avvenimenti e bisogna suddividerla in tre categorie fondamentali: mutamento, ringiovanimento e provvidenza.
Il mutamento è il lato negativo della storia, in cui cadono imperi, civiltà e anche le cose più meravigliose.
Il ringiovanimento è la rinascita successiva alla morte.
La provvidenza storica è l’astuzia della ragione, che volge al bene anche il male, gli errori e le passioni.
La completezza e la maturità acquisite attraverso la storia consistono nello spirito assoluto, cioè nella consapevolezza da parte dell’idea del fatto che tutto è spirito. Tale consapevolezza si può raggiungere attraverso l’arte, la religione e la filosofia.
L’arte è il primo momento della vita dello spirito assoluto, in cui esso acquista la consapevolezza di se stesso sotto forma di intuizione sensibile; ricompone la frattura tra spirito e natura in unità e armonia; tale unità ha luogo nella pittura, scultura, poesia e musica.
Ha tre forme principali: arte simbolica (tipica dei popoli orientali, attinge all’ideale senza però raggiungerlo), arte classica (tipica della Grecia, unisce con armonia contenuto ed espressione) e arte romantica (tipica dei popoli germanici, in cui prevale lo spirito sulla materia).
La religione è il secondo momento della vita dello spirito assoluto, momento in cui esso viene espresso sottoforma di rappresentazioni (all’inizio naturali e poi spiritualizzate). La religione cristiana (in particolare il protestantesimo) è miglior forma di religione: la più spirituale e completa.
La filosofia è l’ultimo momento della vita dello spirito assoluto, in cui esso acquista consapevolezza di se stesso attraverso il concetto, quindi in modo totalmente spirituale. Il fine della filosofia è la comprensione della storia e quindi di tutto ciò che è razionale. La filosofia contemporanea è la forma più alta di autocoscienza e di sapere scientifico, perché è l’interpretazione più completa e sviluppata della realtà.

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