Hegel

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia
Download:206
Data:18.05.2001
Numero di pagine:14
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
hegel_27.zip (Dimensione: 14.82 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_hegel.doc     59.5 Kb



Testo

Hegel
OPERE PRINCIPALI
• Prima fase (1793-1800): scritti teleologici;
• (1801): “La differenza tra il Sistema Fichtiano e il Sistema Schellinghiano”;
• (1807): “La Fenomenologia dello Spirito”;
• (1812-1816): “La Scienza della Logica”
• (1817): “L’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche in Compendio”;
• (1821): “Lineamenti di Filosofia e di Diritto”.
CAPISALDI DELLA SUA FILOSOFIA
• La realtà in quanto tale è Spirito Infinito;
• La struttura, o meglio la vita stessa dello Spirito, e quindi anche il procedimento conoscitivo secondo cui si svolge il sapere filosofico, è la dialettica (la spiritualità è dialetticità);
• La peculiarità di questa dialettica, che la differenzia nettamente da tutte le forme precedenti di dialettica, è quello che Hegel ha chiamato elemento “speculativo”.
LA REALTA’ COME SPIRITO
L’Assoluto non va pensato come “sostanza” (come qualcosa che semplicemente c’è) bensì anche come “soggetto” (qualcosa la cui natura è lo stesso movimento che lo porta ad essere). La realtà è il vero non sono “sostanza” ma “Soggetto” vale a dire “Pensiero”, “Spirito”. Dire che la realtà non è Sostanza ma Soggetto e Spirito significa affermare che è “attività”, “processo”, “movimento” o meglio “automovimento”. Ciò era presente anche in Fiche che però non riusciva a restaurare la scissione di Io e Non-io, soggetto e oggetto, infinito-finito. Pertanto permane in Fiche una strutturale opposizione o antitesi non superata, che va, invece, superata. Schelling ci aveva provato ma la concezione schellinghiana d'identità originaria di Io e Non-io, di soggetto e d’oggetto, d’infinito e di finito apparve ben presto a Hegel come “vuota e artificiosa”. Nella Fenomenologia Hegel afferma che l’Assoluto schellinghiano è come “la notte in cui tutte le vacche sono nere” e che la sua filosofia è “ingenua e fatua”.In Hegel lo spirito s’autogenera, generando al tempo stesso la propria determinazione, e superandola pienamente.
Lo Spirito è infinito, come continua posizione del finito e insieme come superamento del finito medesimo.
Lo Spirito, in quanto movimento, produce via via i contenuti de-terminati e quindi negativi (Spinoza: omnis determinatio est negatio); l’infinito è il positivo che si realizza mediante la negazione di quella negazione che è propria d’ogni finito, e il toglimento e superamento sempre realizzatesi del finito. Il finito non esiste di per sé di contro all’infinito al di fuori di esso. Allora lo spirito infinito hegeliano è come un circolo, in cui principio e fine coincidono in maniera dinamica, ossia come un movimento a spirale in cui il particolare è sempre posto e sempre dinamicamente risolto nell’universale, l’essere è sempre risolto nel dover essere e il reale è sempre risolto nel razionale.
Lo Spirito è un unum atque idem che si riplasma in figure sempre diverse, e non ripetizione di qualcosa d’identico, privo di reale diversificazione. Lo Spirito hegeliano è quindi un’uguaglianza che continuamente si ricostituisce, ossia un’unità che si fa proprio attraverso il molteplice.
L’Assoluto hegeliano ha una tale compattezza da esigere necessariamente la totalità delle parti, nessuna esclusa. Ogni momento del reale è momento in dispensabile dell’Assoluto, perché Esso si fa e si realizza in ciascuno e in tutti questi momenti, di guisa che ciascun momento diviene assolutamente necessario.
Hegel sottolinea che il movimento proprio dello Spirito è il “movimento del riflettersi in se stesso”. In questa riflessine circolare Hegel distingue tre momenti:
1. Momento dell’ ”essere in sé”;
2. Momento dell’ ”essere altro” o “fuori di sé”;
3. Momento del “ritorno a sé” o l’ “essere in sé e per sé” Il “movimento” o il “processo” autoproduttivo dell’Assoluto ha quindi un ritmo triadico, che si scandisce in un “in sé”, in un
“fuori di sé”, e in un “per sé” (o in sé e per sé).
In sé IDEA studiata dalla logica
ASSOLUT0 fuori di sé NATURA studiata dalla fil. del.natura

Ritorno a sé SPIRITO studiato dalla fil. dello
spirito
L’idea (Logos e Razionalità pura e Soggettività in senso realistico) ha in sé il principio del proprio svolgimento e in funzione di questo, prima si obbiettava e si faceva natura alienandosi, e poi, superando quest’alienazione, perviene a se medesima. Quindi si capisce la triplice distinzione della filosofia hegeliana in:
1. Logica che studia l’ “idea in sé”;
2. Filosofia della natura che studia il suo “alienarsi”;
3. Filosofia dello spirito che studia il momento del “ritorno a sé”.
Nella “Filosofia del diritto” Hegel afferma: “Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale” ciò significa che l’Idea non è separabile dall’essere reale a dall’effettuale, ma che il reale o l’effettuale sono lo stesso svilupparsi dell’Idea e viceversa.
LA DIALETTICA COME LEGGE SUPREMA DEL REALE E COME PROCEDIMENTO DEL PENSIERO FILOSOFICO
Hegel polemizza contro la pretesa romantica di cogliere immediatamente l’Assoluto; per lui il coglimento della verità è assolutamente condizionato dalla mediazione. Occorre un metodo che renda possibile la conoscenza dell’Assoluto; in modo scientifico, Hegel vuole “operare l’innalzamento della filosofia a scienza”, per fare ciò impiega il metodo della dialettica. Il cuore della dialettica è il movimento che è il “permanere nel dileguare”, il cuore del reale. Questo movimento deve essere una sorta di movimento a spirale con ritmo triadico. I tre momenti sono indicati coi termini:
1. TESI: detto da Hegel “il lato astratto o intellettivo”;
2. ANTITESI: detto “il lato dialettico o negativamente razionale”;
3. SINTESI: detto “il lato speculativo o positivamente razionale”.
Il primo momento, ossia la TESI, è il momento dell’operare dell’intelletto. L’intelletto è sostanzialmente la facoltà che astrae concetti determinati e che si ferma alla determinatezza dei medesimi. L’intelletto conferisce al suo contenuto la forma dell’universalità, ma l’universale posto dall’intelletto è un universale astratto che, come tale, è tenuto saldamente contrapposto al particolare, ma, in tal modo, viene al tempo stesso anche determinato a sua volta come particolare. L’intelletto è la potenza che scioglie e distacca dal particolare ed eleva all’universale tuttavia fornisce una conoscenza inadeguata, che resta rinchiusa nel finito, nell’astratto irrigidito, e di conseguenza rimane vittima delle opposizioni che esso stesso crea distinguendo e separando; perciò al pensiero filosofico occorre andare oltre i limiti dell’intelletto.
Il secondo momento, ossia l’ANTITESI, consiste nell’andare oltre i limiti dell’intelletto; è questa peculiarità della ragione, la quale, ha un momento positivo ed uno negativo. Quest’ultimo è quello che Hegel chiama dialettico in senso stretto e consiste nello smuovere la rigidità dell’intelletto e dei suoi prodotti. Ma il fluidificare i concetti dell’intelletto comporta il venire alla luce di una serie di contraddizioni e d’opposizioni di vario genere, che erano soffocate nell’irrigidimento dell’intelletto. Ogni determinazione dell’intelletto viene in tal modo a rovesciarsi nella determinazione contraria (e viceversa) es: uno molti, similemdissimile, finitodinfinito. Ciascuno di questi concetti dialetticamente considerati sembra addirittura “rovesciarsi” nel proprio opposto e quasi “dissolversi“in esso. Hegel scrive: “La dialettica [“] è quest’immanente oltrepassare, in cui l’unilateralità e la limitatezza delle determinazioni dell’intelletto si espone per quello che è, cioè come la loro negazione”. Hegel sottolinea che il momento dialettico non è per nulla una prerogativa del pensiero filosofico, ma è presente in ogni momento della realtà. Tutto ciò che ci circonda può essere pensato come un esempio della dialettica.
Il terzo momento, la SINTESI è quello che coglie l’unità delle determinazioni contrapposte, ossia il positivo che emerge dalla risoluzione degli opposti (la sintesi degli opposti). “L’elemento speculativo nel suo vero senso”, scrive Hegel, “è ciò che contiene in sé come superate quelle opposizioni a cui si ferma l’intelletto e proprio così mostra di essere come concreto e come totalità”.
LA DIMENSIONE DELLO “SPECULATIVO”, IL SIGNIFICATO DELL’ “AUFHEBEN” E LA “PROPOSIZIONE SPECULATIVA”
Il momento “speculativo”, che non era stato individuato nemmeno dagli idealisti anteriori a Hegel, costituisce una scoperta tipicamente hegeliana. Il momento dello”speculativo” è la riaffermazione del positivo che si realizza mediante la negazione del negativo proprio delle antitesi dialettiche e quindi è un’elevazione del positivo delle tesi ad un più alto livello. Il momento “speculativo” è quindi un “superare” nel senso che è ad un tempo un “togliere-e-conservare”. Coi termini “aufheben” (superare) ed “Aufhebung” (superamento) Hegel indica il momento “speculativo”. Nella “Grande Enciclopedia” si legge che la parola “aufheben” ha un duplice significato: da un lato, vuol dire togliere, negare, dall’altro significa conservare (un senso positivo ed uno negativo). Lo speculativo costituisce il vertice cui perviene la ragione, la dimensione dell’Assoluto. Hegel nella “Grande Enciclopedia” paragona lo”speculativo” (che è il ”razionale” al più alto livello) a quello che in passato era chiamato “mistico”, vale a dire ciò che coglie l’Assoluto andando oltre i limiti dell’intelletto raziocinante.
Nella proposizione speculativa soggetto e predicato si scambiano reciprocamente le parti in modo da costituire appunto un’identità dinamica. Infatti, Hegel formula in modo completo la proposizione “il reale è razionale” come segue: “ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale”, dove ciò che prima era soggetto diviene predicato e viceversa (la proposizione si reduplica dialetticamente”.
In breve, la proposizione della vecchia logica in cui s’intendeva il reale come soggetto stabile, consolidato (sostanza) e il razionale come predicato (l’accidente della sostanza), resta rinchiusa nei limiti della rigidità e della finitudine dell’intelletto. La “proposizione speculativa” è invece propria della ragione che supera quella rigidità, è una proposizione che deve esprimere il movimento dialettico, e quindi è strutturalmente dinamica, così come dinamica è la realtà che essa esprime e così come dinamico è il pensiero che la formula.
LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO La “Fenomenologia dello Spirito” è stata concepita e scritta da Hegel esattamente allo scopo di purificare la coscienza empirica ed innalzarla mediatamente fino allo Spirito Assoluto.
Per capire la “Fenomenologia” occorre ricordare che, per Hegel, la filosofia è conoscenza dell’Assoluto in due sensi: a) ha l’Assoluto come oggetto; b) ha l’Assoluto anche come soggetto, in quanto essa è l’Assoluto-che-si-conosce; se così è l’Assoluto non è il solo fine a cui tende la “Fenomenologia”, ma, come molti studiosi hanno ben rilevato, è anche il motore che eleva la coscienza.
Il finito non è “staccato” dall’infinito, il particolare “separati” dall’universale e l’uomo quindi non è staccato e separato dall’Assoluto, ma ne è parte strutturale e determinante, perché l’Infinito hegeliano è l’Infinito-che-si-fa-mediante-il-finito, e l’Assoluto è “l’essere che è completamente tornato in sé dall’ essere altro”. La “Fenomenologia” è la via che conduce la coscienza finita all’Assoluto infinito, la quale coincide con la via che l’Assoluto ha percorso e percorre per giungere a se medesimo.
Fenomenologia deriva dal termine greco phainomenon che significa il manifestarsi, l’apparire, quindi vuol dire scienza dell’apparire e del manifestarsi dello Spirito stesso a differenti tappe, che, dalla coscienza empirica, via via sale a livelli sempre più alti. La fenomenologia, è la scienza dello Spirito che appare nella forma dell’essere determinato e dell’essere molteplice e che in una serie successiva di “figure”, ossia di momenti dialetticamente collegati tra loro, giunge al Sapere Assoluto. Nella fenomenologia ci sono due piani che si intersecano e si giustappongono: 1) c’è il piano costituito dalla via percorsa dallo Spirito per giungere a sé attraverso tutte le vicende della storia del mondo, che per H. è la via attraverso cui si è sviluppato e conosciuto; 2) ma c’è anche il piano che è proprio del singolo individuo empirico che deve ripercorrere quella stessa via e appropriarsene. La storia della coscienza dell’individuo non può pertanto essere altro che il ripercorrere la storia dello Spirito.
TRAMA E FIGURE DELLA FENOMENOLOGIA
Lo Spirito che si determina appare in senso lato del termine, che vuol dire consapevolezza di qualcos’altro. Coscienza indica sempre un rapporto determinato di un “io” e di un “oggetto”, una relazione soggetto-oggetto. La relazione soggetto-oggetto è distintiva della coscienza. Itinerario della “Fenomenologia” è la progressiva mediazione di questa opposizione fino al suo totale superamento. Scopo della “Fenomenologia” è quindi il superamento della scissione di coscienza e oggetto e nella dimostrazione che l’oggetto non è altro che il “sé” della coscienza cioè autocoscienza. L’itinerario fenomenologico comprende le seguenti tappe:
1. Coscienza;
2. Autocoscienza;
3. Ragione;
4. Spirito;
5. Religione;
6. Sapere assoluto.
Ciascuno di questi momenti è costituito da diverse tappe, vediamo di considerarne alcune:
La coscienza (certezza sensibile, percezione, intelletto)
1. La prima tappa è costituita dalla “coscienza” in senso gnoseologico ossia quel tipo di coscienza che guarda e conosce il mondo come altro da sé e indipendente da sé. Essa si dispiega in tre momenti successivi: a) certezza sensibile, b) percezione, c) intelletto.
a)Nel momento della certezza sensibile il particolare appare come verità; ma tosto esso appare come autocontraddittorio, e di conseguenza per comprendere il particolare si deve passare al generale. b)Nel momento della percezione l’oggetto parrebbe essere la verità; ma esso pure è contraddittorio perché risulta uno e molti, ossia un oggetto con molte proprietà ad un tempo. c)Nel momento dell’intelletto, l’oggetto appare come un “fenomeno”, il quale è prodotto di forze e di leggi: e qui il sensibile si risolve nella forza e nella legge, che sono appunto opera dell’intelletto; così, la coscienza giunge a comprendere che l’oggetto dipende da qualcos’altro, ossia dall’intelletto e dunque, (in qualche modo) da se medesima (l’oggetto si risolve nel soggetto). I n tal modo la coscienza diventa autocoscienza (sapere di sé).
L’autocoscienza (dialettica di padrone-servo, Stoicismo-Scetticismo, coscienza infelice)
2. La seconda tappa è quella dell’ “autocoscienza” che mediante i singoli momenti, impara a sapere che cosa essa sia propriamente. Dapprima l’autocoscienza si manifesta, come caratterizzata dall’appetito, dal desiderio, ossia come tendenza ad appropriarsi della cose e a far dipendere tutto da sé, a “togliere l’alterità ch e si presenta come vita indipendente”. In un primo momento l’autocoscienza elude da sé astrattamente ogni alterità, considerando l’altro come inessenziale e negativo. Ma subito deve uscire da questa posizione in quanto si scontra con altre autocoscienze, e di conseguenza nasce in maniera necessaria “la lotta per la vita e per la morte”, attraverso la quale solo l’autocoscienza si realizza (da in sé diviene per sé).
a)Nasce così la differenza tra “padrone” e “servo”, con la conseguente dialettica. Il “padrone” ha rischiato nella lotta il suo essere fisico e, nella vittoria, è diventato di conseguenza padrone. Il”servo” ha avuto timore della morte e, nella sconfitta, per avere salva la vita fisica ha accettato la condizione di schiavitù ed è diventato una cosa dipendente dal padrone. Il padrone usa il servo e lo fa lavorare per sé, limitandosi a “godere delle cose che il servo fa per lui”. MA, in questo tipo di rapporto si sviluppa un movimento dialettico, che finirà per portare al rovesciamento delle parti. Infatti, il padrone finisce col diventare “dipendente dalle cose” da indipendente quale era, perché disimpara a fare tutto ciò che fa il servo, mentre il servo finisce per diventare indipendente dalle cose, facendole. Inoltre il padrone non può realizzarsi pienamente come autocoscienza, perché lo schiavo, ridotto a cosa, non può rappresentare il polo dialettico con il quale il padrone possa adeguatamente confrontarsi; invece lo schiavo ha nel padrone un polo dialettico tale, che gli permette di riconoscere in lui la coscienza in quanto la coscienza del padrone è quella che comanda e il servo fa quello che il padrone gli comanda. La potenza dialettica dirompente del lavoro è, così da Hegel perfettamente individuata. La coscienza servile, dice Hegel, “proprio nel lavoro, dove sembrava essa fosse un significato estraneo”, ritrova se medesima a si avvia a trovare il significato proprio. Ma l’autocoscienza giunge a piena consapevolezza solo attraverso le successive tappe dello Stoicismo, dello Scetticismo della Coscienza Infelice.
b)Lo “Stoicismo” rappresenta la libertà della coscienza la quale, riconoscendosi come pensiero, si pone al di sopra della signoria e della schiavitù, che sono per gli stoici dei meri “indifferenti” (l’essere un padrone o un servo dal punto di vista morale non fa alcuna differenza). La coscienza stoica, scrive Hegel, “è quindi negativa verso la relazione signoria-schiavitù: il suo operare non è né quello del signore che trova la propria verità nel servo, né quello del servo che trova la propria verità nella volontà del signore e nel servizio resogli; anzi il suo operare è di essere libera sul trono [come M.Aurelio] e in catene [come Epiteto], e in ogni dipendenza del singolo esserci”. Ma lo stoicismo, volendo liberare l’uomo da tutti gli impulsi e da tutte la passioni, lo isola dalla vita e di conseguenza, secondo Hegel, la sua libertà resta astratta, si ritrae entro sé e non supera l’alterità.
c)Lo stoicismo trapassa dialetticamente nello “Scetticismo”, il quale trasforma il distacco dal mondo in un atteggiamento di negazione del mondo. Ma lo Scetticismo, negando tutto ciò che la coscienza prendeva per certo, svuota, per così dire l’Autocoscienza e la porta all’autocontraddizione e alla scissione di sé con sé : infatti, l’Autocoscienza scettica nega le cose stesse che è costretta a fare, e viceversa; nega la validità della percezione e percepisce, nega la validità del pensiero e pensa, nega i valori dell’agire morale eppure agisce secondo questi.
d)La caratteristica della scissione, implicita dell’autocontraddizione dello Scetticismo, diventa esplicita nella “coscienza infelice”, che è la coscienza di sé come “ duplicata” o sdoppiata e “ancora del tutto impigliata nella contraddizione” . I due lati dello sdoppiamento sono l’aspetto immutabile e l’aspetto mutevole, il primo fatto coincidere con un Dio trascendente il secondo con l’uomo. Questa coscienza ha solo “un’infranta coscienza di sé”, perché cerca il suo oggetto in ciò che è solo un aldilà irraggiungibile: essa è collocata in questo mondo ma è tutta rivolta all’altro (irraggiungibile mondo) : ogni accostamento alla Divinità trascendente significa (per la coscienza infelice) una propria mortificazione e un sentire la propria nullità. Il superamento del negativo che è proprio di questa scissione (cioè il riconoscimento che la trascendenza in cui la Coscienza Infelice vedeva la sola e vera realtà non è fuori bensì dentro di lei) porta ad una ulteriore sintesi, che si realizza nella terza tappa della “Fenomenologia”: nella “Ragione” in cui la coscienza acquisisce la certezza di essere ogni cosa: unità di pensare e di essere.
IL SISTEMA
Mentre la “Fenomenologia” ha come proprio punto di partenza la coscienza comune e segue il lungo e paziente processo della sua elevazione a Spirito; l’ ”Enciclopedia” presuppone che lo Spirito sia già sin dall’inizio in possesso del Sapere Assoluto. L’ “Enciclopedia” è infatti la descrizione ordinata e sintetica di questo sapere, in cui ogni definizione e ogni affermazione ha senso solo se inserita nell’ordine del Tutto.
Poiché l’ “Enciclopedia” , già fin dall’inizio presuppone il sapere assoluto e la comprensione dell’unità sistematica, non può avere un cominciamento assoluto: non può, cioè, partire da un elemento della realtà per dedurre da questo altri. Ogni elemento infatti presuppone il Tutto.
La difficoltà consiste nel fatto che “lo spirito è divenire e non c’è un momento in cui comincia a divenire”. Non vi è un inizio e una fine assoluti, ma c’è un processo dialettico circolare che tiene insieme il particolare e l’universale, senza dissolvere l’uno nell’altro. Poiché la descrizione del sistema deve avere un inizio, sebbene non costituisca un cominciamento assoluto, semplicemente per ragioni espositive Hegel parte dall’elemento più astratto e indeterminato per giungere all’elemento più concreto e ricco di determinazioni. Occorre far luce sui termini concreto e astratto. Poiché lo Spirito è divenire quindi non è fatto di “cose” ma di momenti che trapassano l’uno nell’altro. Ogni elemento che compone il gioco dialettico è dunque compreso nella sua concretezza se viene inserito all’interno dell’ordine logico delle relazioni che ne descrivono la natura, al contrario è presentato nella sua astrazione quando viene descritto isolatamente come se si trattasse di “una cosa” e non di un “momento del divenire”.
Il Sapere Assoluto è coincidenza assoluta di forma, certezza, contenuto,verità. La “Logica” inizia e si svolge internamente su questo piano definitivamente guadagnato dalla “Fenomenologia”. La “Logica” è lo strutturarsi o meglio l’autostrutturarsi dell’impalcatura dell’intero. Ciò significa che “pensare” e “essere” coincidono e quindi anche la logica coincide con l’ontologia. E’ il pensiero stesso che, nel suo procedere, realizza se medesimo e il proprio contenuto (realizzando sé realizza eo ipso il proprio contenuto).
Hegel afferma che le diverse categorie attraverso le quali la sua logica via via si sviluppa, possono essere riguardate come successive definizioni dell’Assoluto. Ogni categoria che si svolge tragicamente costituisce un anello via via più ampio della spirale. Si può affermare che la logica dica la stessa cosa in maniera progressivamente più ricca .
Le tre principali tappe della “Logica” sono:
1. Essere;
2. Essenza;
3. Concetto.
1.Nella “Logica dell’essere” la dialettica procede in senso orizzontale mediante passaggi che portano da un termine ad un altro;il quale assorbe in sé il precedente.
2.Nella “Logica dell’essenza” si ha invece come uno svilupparsi dei vari termini, e come un riflettersi reciproco di un termine nell’altro.
3.Nella “Logica del concetto” il pensiero raggiunge la compiutezza, ossia si compie secondo la dimensione della circolarità.

1

Esempio