Giambattista Vico

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

VICO
Vico aspira alla creazione di una scienza nuova, la scienza storica.
VERUM = FACTUM; Vico dice, dopo un’analisi filologica, che queste due parole sono sinonimi, in quanto l’uomo conosce con verità ciò che l’uomo stesso produce. Anche Hobbes diceva qualcosa del genere: per lui l’uomo non conosce il mondo poiché non lo ha creato lui; tuttavia le scienze matematiche ci possono aiutare a comprendere il mondo stesso. Vico dice che siamo noi che applichiamo la matematica alla scienza, ma questa non è tenuta a sottostare a queste regole. Per Vico l’unica cosa che possiamo conoscere e indagare è dunque la STORIA. La vera scienza non è quella Galileiana, ma quella storica.
Vico dice quali sono per lui i modelli storici fondamentali:
-BACONE: è stato il fondatore, per Vico, della scienza. Non è Galilei, perché Galilei
fonda la scienza sulla matematica, mentre Bacone lascia aperta la
possibilità a scienze diverse, come appunto è quella storica.
-GROZIO: è uno storico, e il suo studio è stato fatto attraverso i testi, i documenti.
I due modelli fondamentali però sono in realtà:
-PLATONE: è l’emblema del filosofo metafisico
-TACITO: ha occhi solo per ciò che accade in realtà nel mondo materiale; egli ricerca
la natura dell’uomo, dell’anima, ma sempre attenendosi a ciò che si vede,
a ciò che è evidente.
Essi esprimono le due anime della storia: essa non può essere solo Tacito o solo Platone, cioè solo studio dei fatti o solo visione generale: ci vuole sia una visione strutturale sia dei fatti concreti; bisogna insomma conciliare Platone e Tacito.
Storia ideale eterna (ha come strumento la filosofia)
SCIENZA NUOVA
Storia temporale e fattuale (ha come strum. La filologia)
Possiamo dire che la storia temporale e fattuale si occupa della contingenza, la storia ideale eterna si occupa della necessità. Nel concetto di storia ideale eterna Vico prevede la presenza attiva della provvidenza divina, che spinge l’uomo verso il bene; nell’altra visione però l’uomo viene anche visto come libero di decidere e di agire come meglio crede. Il problema che nasce a questo punto è quale sia il rapporto tra i due tipi di storia, cioè in che misura l’uomo sia libero.

Vico condanna Spinoza e gli Stoici, per i quali non esiste libertà, e critica anche Machiavelli per il quale c’è solo libertà. Ma come si può pensare l’uomo libero se esso segue necessariamente la direzione storica decisa da Dio? Si può vedere una soluzione nell’ Eterogenesi dei fini: l’uomo vive ed agisce secondo i propri interessi (sul piano fattuale), è mosso quindi da principi egoistici. Esso dunque diventa strumento della provvidenza divina, la quale si serve dell’egoismo degli uomini per realizzare i propri scopi. Vi sono quindi due visioni, due chiavi di lettura che vanno armonizzate tra loro. E’ come la mano invisibile di Smith. Questo concetto si può collegare all’ Astuzia della Ragione di Hegel. Per Hegel, infatti, la Ragione è il principio divino che muove la realtà. Astuzia perché i vari personaggi storici, agendo apparentemente per i propri interessi, hanno agito in realtà in funzione di ciò che Dio voleva. La Ragione, cioè, si serve degli egoismi privati per la realizzazione dei propri scopi.
Vico chiama monastici o solitari i pensatori che accettano o solo Platone o solo Tacito: secondo Vico essi si isolano dalla realtà, perdono di vista la storia vista in modo globale, la vedono ristretta solo da un singolo punto di vista. Bisogna abbracciare sia Platone sia Tacito, bisogna armonizzare filosofia e filologia, per avere una conoscenza migliore della storia.
Un dialogo di Platone, il Kritia, parlava delle varie fasi che l’uomo aveva attraversato nella sua storia: l’età dell’oro, dell’argento e del bronzo. L’uomo, quindi, è andato via via sempre più verso il peggio. Anche Vico parla di tre età:
- ETA’ DEGLI DEI (sentono senza avvertire)
- ETA’ DEGLI EROI (avvertono con animo perturbato e commosso)
- ETA’ DEGLI UOMINI (riflettono con mente pura)
In un certo senso anche per lui c’è una decadenza, ma c’è anche un progresso: non è una caduta, ma è uno sviluppo, quindi si perde qualcosa, ma si acquista anche qualcosa. E’ come la crescita di un essere umano, da bambino ad adulto: perde qualcosa (la spensieratezza), ma acquista qualcos’altro (la maturità).
All’inizio gli uomini sono dei bruti, che vivono in modo del tutto irrazionale, e vedono ciò che li circonda come cause di forze divine ( i fulmini vengono scagliati da Zeus, ecc.). Con l’età degli eroi gli uomini cominciano a cercare una spiegazione, un ordine nella natura, e nascono i miti, le leggende. Queste epoche vedono il fiorire della poesia. Con l’età degli uomini nascono i princìpi di libertà, uguaglianza, ecc. Cadono le classi nobiliari e si sviluppano le scienze, la matematica.
Secondo Vico queste tre età tendono a succedersi in modo ciclico; ad esempio: Omero è il più grande poeta del passato, ma poi nel Medioevo troviamo Dante, che è l’Omero del Medioevo.
Questo modello non è accettato ormai da nessuno, ma il fatto di dividere la storia dell’uomo in tre parti ebbe un grande successo (Comte, Piaget).
La storia si ripete, ma ogni volta che si ripete c’è stato uno sviluppo, un
progresso. Si può rappresentare quindi la storia con una spirale.

Vico non è mai andato esplicitamente contro il Cristianesimo, tuttavia la sua è una posizione Deistica: esiste un Dio, e si può dimostrare a partire da ciò che abbiamo dentro di noi, quindi bisogna lasciar perdere le Sacre Scritture e tutti i dogmi che ci vengono imposti, poiché non ci aiutano ad arrivare a Dio.

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