Da Talete a Socrate

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Categoria:Filosofia

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Testo

GNOSEOLOGIA

Il primo filosofo a preoccuparsi di come si possa arrivare alla conoscenza è Eraclito che rivolge una violenta critica ai sapienti che lo avevano preceduto o che erano suoi contemporanei accusandoli di possedere una sapienza che conduceva a conoscenze disordinate e superficiali ma che non insegnava a pensare e a cogliere la verità, raggiungibile attraverso lo studio della filosofia.
Parmenide scrive addirittura un trattato, contenuto nel suo “Intorno alla natura”, su quali vie possano portare l’uomo alla conoscenza. Egli esclude i metodi governati dai sensi che si basano sulle apparenze, confondendo ciò che è con ciò che non è. Il pensiero invece individua solo ciò che è, in modo stabile e certo. Infine è necessario che il pensiero venga espresso attraverso il linguaggio (logos).
Quasi contemporaneamente il filosofo pluralista Anassagora afferma che, a causa della molteplicità delle esperienze possibili, il saggio non può che limitarsi ad un’inesauribile ricerca senza riuscire a giungere alla conoscenza completa dei principi che regolano il mondo.
Tale ricerca si realizza attraverso le sensazioni, alle quali si devono affiancare l’interpretazione dei dati e la loro organizzazione in una teoria, che a sua volta necessità di un secondo riscontro nella realtà.
Circa mezzo secolo dopo anche Democrito divide le “sensazioni” dalla “conoscenza”. Le prime sebbene cambino da persona a persona sono tutte vere poiché indicano il rapporto tra il soggetto e l’oggetto e portano alla conoscenza della vera essenza delle cose tramite un processo di separazione della qualità fondamentale dell’oggetto da tutte le altre concomitanti (il vuoto ad esempio è conoscibile come la massima rarefazione).
Diversamente dagli altri filosofi Socrate non ha una tesi, tramite la filosofia, infatti, egli cerca di giungere alla conoscenza stessa.
Come Parmenide anch’egli individua nel logos, con il significato di ragionamento, la via per arrivare alla consapevolezza.
Per avere la nozione di un concetto bisogna saperne dare una definizione che non contenga esempi. Questi costituiscono la base da cui partire con un ragionamento di tipo induttivo, che da, a partire da casi particolari, giunge al concetto attraverso un processo di generalizzazione.
Dai dialoghi platonici possiamo ricavare una teoria sulla conoscenza che divide l’aspetto pratico della scienza (tèchne) da quello teorico (epistème) che assume il significato di conoscenza universale.
Le sensazioni ci forniscono interpretazioni relative sia al momento in cui sono formulate, sia al soggetto che le formula; per questi motivi non possono essere considerate mezzi per uscire dall’ignoranza.
Se ci basassimo su di esse le opinioni che formuliamo sulle cose sarebbero legate a momenti particolari e non avrebbero quell’universalità che è propria della scienza.
La capacità di conoscere, invece, risiede nell’anima che usa i sensi come tramiti verso il mondo esterno. Secondo la teoria della reminescenza, l’anima ricorda la vera forma delle cose dalle vite precedenti, le sensazioni hanno il compito di riportare alla luce questi ricordi.
Il percorso dell’uomo verso la conoscenza è riassunto, dallo stesso Platone, in quattro stadi:
 IMMAGINAZIONE, in questo stadio il soggetto scambia le immagini degli oggetti (un riflesso sull’acqua, un ombra…) per gli oggetti stessi;
 CREDENZA, chi ha superato l’immaginazione non scambia più le cose con le loro immagini, tuttavia le coglie nella realtà sensibile;
 PENSIERO DISCORSIVO, l’oggetto di questo tipo di pensiero sono enti puramente intellegibili: le formule matematiche, i numeri e le figure geometriche;
 INTELLEZIONE, culmine del processo di conoscenza. L’oggetto dello studio ora sono le idee, cioè i modelli perfetti e incorruttibili di cui gli enti terreni sono solo copie imperfette.
Al contrario di Platone, Aristotele (per il quale conoscere una cosa significa conoscere le cause per cui essa è in un determinato modo) rivaluta le sensazioni.
Come per Socrate, il corretto metodo scientifico è un ragionamento di tipo induttivo. Le basi del ragionamento sono, però, dati ricavati empiricamente dall’osservazione della natura attraverso i sensi.

ANTROPOLOGIA E PSICOLOGIA

Anassimene identifica nell’aria l’archè e il soffio vitale (pneuma) che anima l’universo.
Analogamente l’aria è anche la sostanza fondamentale per la vita dell’uomo che la respira. La sua azione consiste nel farci vivere, essa è il segno della presenza di un’anima.
Il problema dell’esistenza dell’anima è trattato più approfonditamente dalle scuole pitagoriche. Esistono all’interno di esse due correnti di pensiero. Per la prima, detta teoria della metempsicosi e sostenuta anche da Pitagora stesso, l’anima ha un’origine divina e si trova sulla terra per espiare una colpa. Alla morte dell’individuo essa si reincarnerà in un altro corpo finché raggiungerà la purificazione, tramite la conoscenza, reincarnandosi nel corpo di un sapiente.
La seconda teoria, elaborata da Filolao, considera l’anima il risultato del mescolamento degli elementi che compongono il corpo. Quando l’armonia tra questi elementi si rompe l’anima si corrompe e svanisce portando alla morte corporale.
Anche per il filosofo riduzionista Democrito l’anima è mortale ma il suo dissolvimento si ha in seguito della morte del corpo. Essa è un ente fisico formato da atomi sferici e mobilissimi, di tipo igneo, che pervadono tutto il corpo e gli conferiscono la possibilità di muoversi.
Socrate, pur non elaborando una teoria sull’anima, si riallaccia alle idee sostenute da Pitagora. La conoscenza, infatti, è anche per lui il mezzo per arrivare alla purificazione dell’anima.
Platone individua nell’anima, che è immortale e passa da un corpo all’altro, la fonte della conoscenza, attraverso il processo della reminescenza.
Per l’allievo di Socrate essa è formata da tre parti in lotta tra loro. La prima parte, l’anima concupiscibile, tende a legarsi agli oggetti terreni per trarne piacere; la seconda, l’anima razionale, si sforza di indirizzarla verso scopi raziocinanti; l’ultima parte, irascibile o volitiva, media tra le due e può allearsi con l’una o con l’altra. L’anima sana, che coincide con l’anima giusta, è quella in cui la tre parti sono equilibrate e non prevalgono le une sulle altre.
Per Aristotele invece l’anima è indissolubilmente legata al corpo di cui è il principio vitale.
Egli individua tre facoltà: nutritiva, sensitiva e razionale. Ognuna di loro è in grado di svolgere le funzioni di quelle inferiori.
La prima è propria di tutti i viventi e si occupa di mantenere in vita l’organismo; la seconda è propria degli animali ed è la responsabile dei comportamenti istintivi e dei sensi; l’ultima, che permette di ragionare, è esclusiva degli esseri umani e assieme a quella sensitiva collabora alla conoscenza.

LOGOS

Il termine greco logos assume in campo filosofico sia il significato di discorso sia quello di ragionamento.
Eraclito individua nel logos la legge che regola tutto l’universo e in particolare la lotta tra i contrari che anima il mondo. Il logos però è anche il ragionamento necessario a comprendere la legge e il discorso necessario ad esprimerla. Utilizzando lo stesso termine per indicare il pensiero e il linguaggio parlato Eraclito sottolinea lo stretto legame che intercorre tra la mente e la parola.
Anche per Parmenide il pensiero trova la sua completezza nell’espressione parlata. Il logos diventa così la possibilità di manifestare l’essere.
I sofisti segnano una svolta negando un qualsiasi rapporto tra il linguaggio e la realtà. Il logos non può identificare univocamente una cosa perché intorno ad ogni esperienza ci possono essere differenti logoi secondo il punto di vista. Per Gorgia tuttavia il linguaggio può creare verità attraverso la persuasione.
Spetta a Socrate il compito di ripristinare il nesso tra logos e realtà. Per il filosofo il linguaggio è il mezzo per pervenire alla verità universale. Attraverso la domanda “cosa è?” Socrate cerca le definizioni di tutte le esperienze.
Aristotele infine codifica nella logica le regole per un corretto utilizzo del logos. Egli comprende per primo che più che le singole parole è importante il legame che vi intercorre. E’ questo legame infatti a stabilire la validità delle proposizioni. Esse poi possono essere ulteriormente legate tra loro, ad esempio tramite il sillogismo nel quale partendo da due premesse valide e legate da un termine medio si arriva ad una conclusione ugualmente vera.

ETICA E POLITICA

Democrito elabora una teoria sull’etica individualista basata sul singolo e sulla ricerca della felicità. Questa consiste nell’equilibrio dell’animo. L’uomo che attraverso la ragione riesce a dominare le proprie passioni riesce a mantenere a lungo questo stato. Gli uomini che si lasciano trascinare dai sensi otterranno invece una felicità precaria e continuamente minacciata. L’etica democritea è molto severa ed è basata sull’equilibrio e sul senso della misura.
Per Socrate il bene coincide con la saggezza. Chi ha la conoscenza di cosa sia giusto e cosa sbagliato, infatti, non può scegliere volontariamente di fare il male.
Anche Platone concorda con Socrate individuando però nel filosofo l’unico individuo in grado di raggiungere il bene. Il suo ideale di giustizia coincide con il principio della divisione naturale del lavoro. Ogni persona deve fare ciò che gli è proprio. La città perfetta è quella in cui gli individui nella cui psicologia prevale la componente istintuale si occupano del lavoro necessario al sostentamento di tutti. I cittadini con un carattere dove prevalgono le passioni si occupano della difesa della società. Gli individui razionali, infine, devono governare la città orientandola verso il bene.
Anche per Aristotele, come per Democrito, il bene massimo a cui un uomo può aspirare è la felicità. Essa è “l’attività dell’anima secondo virtù”. La virtù etica è la “medietà” ossia la capacità di agire secondo ragione scegliendo il punto di equilibrio tra due estremi.
La giustizia è la virtù per eccellenza perché è comportamento virtuoso in rapporto sia a se stessi, sia agli altri.

FILOSOFIA

Per i primi filosofi appartenenti alla corrente del naturalismo ionico la filosofia è un mezzo per spiegare i fenomeni naturali. Una teoria filosofica si distingue dal mito, che si pone lo stesso fine, perché cerca di trovare le cause tramite un processo razionale senza fare ricorso alle divinità.
In seguito, con i filosofi eleati, la filosofia diventa un mezzo per esplorare una realtà che è nascosta dalla natura, che non è studiabile perché è in continuo mutamento e che non può essere colta dai sensi.
Con i sofisti la filosofia si avvicina alla politica e diventa un analisi critica del linguaggio e dei valori morali della società.
Solo con Socrate essa diventa un indagine volta a trovare che cosa sia il “bene”.
Platone codifica la filosofia come la scienza per eccellenza superiore a tutte le altre, individuando un preciso campo d’azione. Essa porta alla conoscenza del bene e di conseguenza alla capacità di agire con rettitudine.
Aristotele definisce ancora meglio l’ambito della filosofia che però considera pari alle altre scienze. Con essa è possibile spiegare tutti i molteplici aspetti della realtà e attraverso la loro comprensione giungere alla conoscenza del bene.

Esempio