L'anoressia

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Categoria:Biologia

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Testo

Premessa:
si considera disturbo del comportamento alimentare qualsiasi alterazione persistente nelle abitudini alimentari; il comportamento alimentare è regolato dall’ipotalamo in cui sono situati il centro della fame e quello della sazietà. Nell’essere umano l’azione del mangiare non rappresenta soltanto un comportamento biologico diretto alla sopravvivenza, ma anche un fenomeno carico di significati psicologici, culturali e sociali.

L’anoressia

L
‘anoressia è un disturbo di tipo quantitativo e consiste nella volontaria drastica riduzione dell’assunzione degli alimenti. Se quest’alterazione costituisce l’elemento fondamentale della malattia si tratta di anoressia primitiva, il cui aspetto clinico più importante è dato dalla cosiddetta anoressia nervosa. Se la mancata alimentazione fa parte di un’alterazione organica generale in cui predomina altre manifestazioni, si tratta d’anoressia secondaria.
L’anoressia nervosa consiste in un comportamento persistente di restrizione alimentare che provoca una perdita di peso grave e progressiva, che a volt determina alterazioni importanti del metabolismo o, nei casi estremi, persino la morte per inanizione. La malattia non è molto frequente, rappresentando circa l’1% dei casi di carenza alimentare.
In relazione alla scelta dei diversi metodi di compenso possiamo distinguere due forme diverse d’anoressia:
• Se la compensazione è effettuata attraverso il digiuno o l’esercizio fisico, ci si riferisce all’anoressia nervosa di tipo restrittivo: questi soggetti tendono a manifestare caratteristiche di tipo ossessivo ed una tendenza più marcata alla negazione della malattia.
• Se la compensazione avviene mediante il vomito autoindotto o l’abuso di lassativi e diuretici, si tratta d’anoressia nervosa di tipo bulimico-purgativo: questo quadro presenta una manifestazione più evidente della sofferenza con sintomi depressivi, irritabilità e, in alcuni casi, comportamenti impulsivi come autolesivi, fughe, piccoli furti.
L’anoressia secondaria può essere dovuta a numerose malattie. Le più comuni sono date da processi infettivi, malattie dell’apparato digerente, renali, delle ghiandole endocrine, tumori maligni e disturbi psichiatrici. In questo caso l’anoressia non costituisce una vera malattia, ma è soltanto un sintomo che consegue all’alterazione che l’ha prodotta.

CHI COLPISCE?
Entrambe coinvolgono principalmente i soggetti di sesso femminile (1 su 10 casi coinvolge un soggetto maschile) e hanno un’età d’insorgenza tra i 15 e i 25 anni, con una frequenza maggiore tra i 14 e i 18 anni.

Alla base dell’anoressia nervosa esiste un’autorevole restrizione nel consumo di alimenti, soprattutto di quelli più ricchi di calorie, ma il motivo profondo di questo comportamento non è tuttora chiaramente stabilito. Alcuni ricercatori ritengono che il disturbo sia dovuto ad un’alterazione che colpisce i centri nervosi dell’ipotalamo a livello dei quali vengono regolate le sensazioni di fame e sazietà. Si ritiene che l’anoressia sia conseguente ad una serie di fattori psicoambientali, quali paura di un eccesso di peso, a volte causato da una precedente obesità durante la pubertà, oppure al rifiuto degli alimenti per protesta contro una madre superprotettiva o autoritaria, o un ambiente familiare conflittuale. La malattia può essere scatenata anche da fattori traumatici, quali la morte di una persona amata, da conflitti di tipo sessuale o da malattie fisiche. Generalmente colpisce giovani ansiose, sensibili, molto attive, timide e con un alto livello di autostima. Questa malattia si è diffusa in particolare dal 1960 in poi nei paesi più industrializzati in cui la cultura enfatizza la magrezza come un valore socialmente importante, infatti mentre il peso medio in occidente è aumentato costantemente negli ultimi 40 anni il peso medio dei suoi modelli ideali è costantemente diminuito.

I SINTOMI
Si possono riconoscere tre aree principali in cui le funzioni psicologiche sono perturbate:
• Il primo sintomo è un disturbo dell’immagine corporea di proporzioni deliranti; la vera anoressica si identifica con la propria apparenza scheletrica e nega ostinatamente l’esistenza di problemi riguardo alla sua figura.
• Il secondo aspetto è la mancanza di un’accurata percezione e cognizione degli stimoli provenienti dal corpo, di cui il mancato riconoscimento del bisogno di nutrirsi è la carenza più spiccata.
• Il terzo aspetto consiste in un senso paralizzante di inefficacia che pervade tutto il pensiero e ogni attività del soggetto anoressico. A livello comportamentale l’anoressica mangia poco o niente; sceglie cibi con poche calorie, come frutta o yogurt. A volte questo scarso appetito non è reale, ma il malato insiste nel suo atteggiamento al fine dio dimagrire e, a volte, mangia quando non si sente osservato, spesso da solo. Molto spesso la persona colpita si dedica alla ricerca di informazioni dietetiche e cerca di imporre i propri criteri alla famiglia per ingerire unicamente alimenti che crede non facciano ingrassare. Col passare del tempo questi atteggiamenti portano ad una reale mancanza di fame ed ad una perdita di peso grave e progressiva. Il malato malgrado sia dimagrito in maniera considerevole, continua a sentirsi più grasso di quanto vorrebbe e continua a non mangiare. Nelle fasi più avanzate della malattia il paziente può raggiungere un peso fino al 40% inferiore a quello che corrisponderebbe alla sua età, sesso e costituzione fisica; il suo aspetto è smagrito e si presentano altri disturbi quali ipotensione arteriosa, diminuzione delle secrezioni e delle contrazioni del tubo digerente, stipsi, debolezza ed alterazioni della funzione renale. Nelle donne l’alterazione delle funzioni ipotalamiche produce anche squilibri ormonali che si manifestano con ipertricosi (eccessiva crescita di peli corporei), atrofia delle ghiandole mammarie e amenorrea. Infine se il disturbo non viene arrestato col trattamento adeguato, si possono presentare una grave insufficienza renale ed uno squilibrio nella concentrazione sanguigna di alcuni minerali, quali il potassio ed il fosforo, che possono causare la morte. A livello psicologico si riscontrano cambi d’umore repentini, tendenza al perfezionismo, tendenza alla menzogna ed a negare l’evidenza, scarsa autostima, insicurezza, egocentrismo, valutazione eccessiva dell’aspetto esteriore, stati depressivi e tendenza a stare lontano dagli altri.

CONSEGUENZE MEDICHE
Ci possono essere vari tipi di modificazioni in seguito alla malattia:
• Modificazioni cognitiva: diminuita capacità di concentrazione, diminuita capacità di pensiero astratto, apatia.
• Modificazioni fisiche: astenia, stipsi e meteorismo addominale, insonnia, ipersensibilità al rumore ed alla luce, ipotermia, diminuzione del metabolismo basale, bradicardia, , segni clinici di disidratazione con alterazioni elettrolitiche, diminuzione dell’interesse sessuale, caduta di capelli ed osteoporosi.
Queste patologie portano complicanze mediche legate alla perdita di peso e dei danni legati alla dieta ferrea. La più grave è la morte che è causata da danni cardiaci, polmonari,renale od a condotte auto-aggressive. Altre conseguenze sono: anemia, debolezza muscolare, secchezza della pelle…

TERAPIE PER LA GUARIGIONE
Il trattamento dell’anoressia richiede il ricovero in ospedale del malato perché così è possibile controllare facilmente la dieta, l’evoluzione dei disturbi ed anche allontanare temporaneamente la persona colpita dall’ambiente familiare e sociale che spesso ha un ruolo importante quale causa della malattia. Nell’anoressia all’inizio si prescrive una dieta di 1500 calorie al giorno, che aumentano in modo progressivo fino a 3000-4000 calorie quotidiane. Nei casi gravi si procede alla nutrizione parentale o al ricovero in un’unità di vigilanza intensiva. A volte si somministrano farmaci che stimolano la fame. I disturbi durante le fasi iniziali del trattamento si conduce anche una psicoterapia di sostegno destinata a chiarire i conflitti psicologici più importanti e immediati che portano all’errata condotta alimentare. In seguito si raccomanda la realizzazione di una psicoterapia più intensa, al fine di evitare ricadute. La collaborazione dei familiari e dei medici è essenziale nel processo di recupero del malato e per questa ragione spesso si raccomanda la realizzazione d’una psicoterapia familiare. La prognosi dell’anoressia nervosa è variabile a seconda dell’importanza dei sintomi, della personalità del paziente e della risposta dell’ambiente familiare. Nella maggior parte dei casi il disturbo evolve in modo fluttuante per alcuni anni e poi scompare definitivamente. In circa il 5% dei casi la carenza alimentare è così grave da causare la morte del malato.

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