La Restaurazione e Lotte politiche

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Testo

La Restaurazione
Il congresso di Vienna fu un evento grandioso con i diplomatici di tutti i paesi europei, sconvolti dalla rivoluzione Francese e dalle imprese di Napoleone. La situazione era molto difficile la cartina era mutata profondamente: Napoleone aveva razionalizzato le frontiere, nei territori conquistati erano state introdotte le istituzioni francesi, era stato spazzato via il feudalesimo, era stato approvato un codice civile che aveva modernizzato fortemente l’aspetto giuridico-amministrativo dei paesi, si erano modificati i rapporti ed il clima fra le classi sociali.
Era un progetto utopico pensare di poter riportare indietro l’orologio della storia d’Europa a quello che era stato il mondo prima della rivoluzione francese ed il dominio di Napoleone.
I criteri su cui si accordarono le potenze furono
Equilibrio
Legittimità: restaurando i sovrani
sul trono prima della Riv. Francese
e delle imprese napoleoniche.
I dissensi erano dovuti innanzi tutto a capire come la restaurazione dovesse essere attivata dal punto di vista politico-sociale e per le diverse aspirazioni delle potenze, distrutte economicamente dal ventennio di guerre. Infatti volevano utilizzare le trattative di pace per accaparrarsi risorse, territori e denaro, ma in questo modo si andava contro il principio di restaurazione. Come risultato si realizzò una Restaurazione parziale.
In oltre si creò un sistema d’equilibrio che non permettesse ad una singola nazione di prendere il sopravvento sulle altre (com’era successo con la Francia) e che impedisse il nascere di nuove rivoluzioni. Infatti i sovrani stabilirono una pace più punitiva per la Francia, concedendole meno territori di quelli che avevano progettato e inoltre circondandolo e controllandolo anche attraverso la creazione dei Paesi Bassi.
Quest’equilibrio fu creato senza tener conto minimamente dei diritti dei popoli e delle emergenze delle aspirazioni nazionali. I popoli si sentivano ormai parte di una comunità etnica, linguistica, di costumi, e di tradizioni. Non si tenne conto del sentimento di Patriottismo. Un esempio fu l’Impero Austriaco che aveva al suo interno diverse etnie:italiani slavi e polacchi, anime differenti, riluttanti ad essere sottoposte ad un unico centro, Vienna.
Un importante elemento che si contrappose alla Restaurazione fu il fatto che molte proprietà avevano cambiato proprietari e titolari, per esempio i territori ecclesiastici che erano stati venduti per favorire un’Economia più borghese più moderna e più mobile. In questo caso una Restaurazione completa non era possibile perché andava contro gli stessi interessi delle potenze, perché riconsegnando queste terre alla chiesa lo stato avrebbe perso il profitto che derivava dalle imposte sulle terre (alle quali la chiesa non era sottoposta). Quindi si deduce che una completa restaurazione, oltre che impossibile, non era neanche negli interessi delle potenze restauratrici. I principi teorici lasciarono spazio agli interessi concreti, alla REAL POLITIC degli stadi.
Comunque dalla Restaurazione si ebbe anche effetti positivi:
➢ Totale assenza di guerre dal 1815 al 1915, eccezion fatta per pochi conflitti locali, i moti rivoluzionari (questi moti si rifanno ai principi della rivoluzione Francese, eliminati teoricamente, ma che in realtà continuarono a serpeggiare), che però non misero in contrasto lo sviluppo economico.
In Italia il regno Austriaco ingloba quasi la totalità degli stati italiani (unica grande eccezione il Regno di Sardegna) diventando così una potenza egemone
Si venne a creare la Santa Alleanza. Il proclamatore fu lo zar che creò un accordo che fa appello ai temi religiosi (copertura religiosa formale, si faceva riferimento ad un’investitura divina) anche se gli stessi sovrani avevano credenze diverse.
Con questo accordo si stabiliva:
➢ Il rispetto della religione
➢ L’autorità dei monarchi
➢ La solidarietà fra monarchi per mantenere l’ordine.
Non fu firmato dalla Chiesa e dall’Inghilterra, che voleva sì un’alleanza, ma rifiutando il riferimento a principi divini.
L’Inghilterra promuove la Quadruplice Alleanza con gli stati della Santa Alleanza; gli intenti erano scoperti:
➢ Tenere sotto controllo la Francia
➢ Accordarsi per soffocare fenomeni rivoluzionari nel caso si verificassero
➢ Politica comune per mantenere la pace e per riprendere il percorso economico dopo il ventennio di crisi (scopo più importante per l’Inghilterra che voleva diventare una potenza egemone).
Le Istituzioni
1) Alcuni stati riprendono il modello dell’Assolutismo Illuminato, non c’è quindi una restaurazione cieca e sorda alle nuove idee, ma con un atteggiamento più morbido senza arrivare a negare apertamente gli avvenimenti dell’ultimo ventennio. Austria, Prussia, alcuni stati italiani (Toscana) e gli stati tedeschi (che si uniscono nella Confederazione Germanica)
2) Altri stati riprendono un Assolutismo Dispotico, tramite una restaurazione integrale, come Spagna Impero Russo, altri stati italiani elusa Toscana e Parma, Impero Ottomano
3) Infine alcuni stati adottano il modello della Monarchia Costituzionale come Inghilterra, Francia, Svezia, Paesi Bassi.
La copertura ideologica
Le potenze vogliono anche dare una copertura ideologica del loro progetto perché si sapeva che la rivoluzione francese non aveva portato solo cambi di confine ma anche di idee nuove, a cui si doveva contrapporre ideologie altrettanto forti, legittimando così la Restaurazione. Questo compito fu lasciato agli intellettuali.
Alla ragione illuministica che aveva portato a mettere in crisi le istituzioni si contrappone la continuità e la rivalutazione storica e il rispetto dei costumi. La rivoluzione e la sovranità popolare non servono a conservare l’ordine e a migliorare il rispetto dei diritti naturali, ma serve invece un potere assoluto derivante da Dio. Contro il cosmopolitismo, l’apertura sociale e universale dovuta alla ragione, ritrovata nella stessa idea di rivoluzione, si riafferma il recupero delle radici specifiche di un popolo, gli ideali universalistici vanno contro la storia.
Questa risposta ideologica era stata fatta non solo da scrittori conservatori, ma anche dai più liberali. BURKE che nel 1790 scrisse “Riflessioni sulla Riv. Francese” avrebbe dovuto guardare con benevolenza ai suoi ideali, invece critica il fatto che si possa migliorare la situazione tramite una rivolta, in una posizione molto radicale che contrasta con l’andamento storico. Alla Riv. Francese Burke contrappone quella Inglese, che è stata senza una rivolta della portata di quella francese, e agendo in modo più graduale senza negare i principi della tradizione (non veneravano il passato, ma tramite la ragione discernevano le parti storiche da rispettare e quali da rinnegare). In realtà anche in Inghilterra ci furono rivolte, decapitazione del re e non fu tanto più graduale della Riv. Francese.
Altri autori di sponda Conservatrice furono: De Maistre (difensore della tradizione cattolica i cui principi garantiscono l’unione sociale contro le idee disgregatrici dell’Illuminismo), e Louis de Bonald.
Riflettono sul concetto di sovranità di origine divina (“Dio fa i Re”). Se è vero ciò che ne consegue, cioè che gli uomini non possono disporre liberamente di questo potere che è di natura divina delegato solo ai sovrani legittimi, allora la sovranità popolare è il principio dell’irrazionalità perché nega la potenza divina. Così riescono a ritorcere contro ai rivoluzionari la loro prima arma: la Ragione! La Riv. Francese è un fenomeno da estirpare. Non c’è dialogo con le idee precedenti, anche con quelle più moderate, perché frutto dell’evento irrazionale. I pilastri del potere civile e religioso, il Trono e l’Altare, si uniscono portatori di un’idea di potere che rovescerà quella precedente, in cui la sovranità spettava al popolo, contrapponendo una società più nobile in cui ognuno può migliorare la propria condizione.
De Maistre nel “Du Pape” prospetta un ordine di tipo teocratico (perché il potere deriva da Dio e il papa è il vicario di Dio). Il Papa fonte di ogni altro potere a cui gli altri devono sottomettersi. Non c’è un patto che coinvolga la società, il patto un evento remoto che i popoli non possono condividere, pretendendo che i diritti divini siano creazione dell’uomo. La libertà non è un dono innato, ma un atto della concessione benevola di Dio.
Si attacca la sovranità popolare…il popolo è schiavo! Se esercita la libertà è per concessione divina attraverso un ordine del re. Nessuna costituzione è frutto di un patto fra il popolo (in cui il potere monarchico è subordinato al patto), ma è concessione di Dio. Dio ha voluto per mezzo dei sovrani porre la società in un ordine gerarchico. Andare contro ciò vuol dire non solo andare contro la ragione ma anche contro Dio.
Lammehais parte da posizioni assolute come quelle di De Maistre, di ispirazione cattolica. Poi inaugura il primo momento in cui l’ideologia tenta di dialogare con il liberalismo da cui deriva il Cattolicesimo Liberale (verrà ripreso da Manzoni). E’ un tentativo di trovare un punto di incontro con i diritti delle persone, la libertà di pensiero e di credo. Fino ad allora il fronte cattolico non aveva mai tentato di intrecciare un dialogo con le nuove idee.
L’atteggiamento della Chiesa fu naturalmente di rifiuto, considerando come un “cedimento” quello di Lammehais.
Emergono Correnti Nazionaliste, prodotto dell’Illuminismo perché il nuovo ordine costituzionale prevedeva che ci fosse un unico soggetto che scrive il patto: il popolo. Il popolo non deve essere sottoposto ad una potenza straniera, ma può autodeterminarsi. Questo concetto era stato soffocato dalla restaurazione, che aveva assicurato pace ma aveva soffocato l’indipendenza dei popoli. L’idea apparteneva a una nazione a cui si voleva dare un ordinamento uniforme. Per esempio l’Italia con Napoleone aveva visto crollare gli antichi steccati. Ci sono vari movimenti nazionalisti che fanno emergere nella scena europea i nuovi diritti e avranno seguito nella storia dell’800 e del 900.
Queste correnti si intrecciarono a movimenti che aspiravano ad una Costituzione e all’indipendenza civile. Questo perché il popolo è come un grande individuo, e come il singolo ha dei diritti fondamentali, primo fra tutti la libertà, anche il popolo ha diritto a questo.
Il Nazionalismo non è aggressivo. I diritti di un popolo contro i diritti di un altro, come nella società civile dove i diritti di un individuo non vanno contro a quelli di un altro (la libertà di un singolo finisce quando inizia quella di un altro). C’è la fiducia che ogni popolo sappia darsi degli ordinamenti sociali e dei limiti territoriali senza contrasti.
Purtroppo verso la fine dell’800 il nazionalismo diventa aggressivo, in una degenerazione del primo nazionalismo, affermando che i diritti del proprio popolo sono maggiori di quelli di un altro. Anche qui c’è un’elaborazione ideologica.
Herder alla fine del 700 teorizzò che fra le nazioni esistessero delle differenze originarie, caratteri specifici che si mantengono nei secoli. Le nazioni sono uguali ad individui che nascono con caratteristiche particolari (origine naturale non storica delle nazioni). E’ veramente nazione quella che nei secoli ha saputo conservare le proprie caratteristiche.
Il Liberalismo si è sviluppato dopo la restaurazione e tentò di prendere le distanze dalla teorie democratiche (vedi Burke). Costant riafferma i capisaldi del liberalismo (rifiuto del potere assoluto, limiti al potere, diritti del popolo ed individuali). Guarda con sospetto a questi principi sviluppati in chiave democratica. Intende la libertà come trionfo dell’individualità, non libertà della collettività. La massa è qualcosa che subordina la libertà del singolo (non dominio della massa ma esaltazione del singolo). Sul piano politico si rispettano i diritti individuali, ma il diritto di voto è concesso solo ai proprietari che hanno forti interessi (il potere nelle mani di pochi). L’uguaglianza è l’oppressione di ognuno da parte del proprio vicino. È la volgarizzazione del dispotismo, perché ognuno in condizione di uguaglianza tenderebbe naturalmente a imporsi sul più debole. Il singolo è un tempio inattaccabile.
Inizialmente si ha un’unione fra liberalisti e democratici per ottenere una costituzione nei paesi sottomessi alle monarchie assolute. Poi però ci fu una divisione in base alle decisioni da prendere per la creazione dei nuovi stati.
Democratici Liberalisti

Attualmente abbiamo una società Liberal-Democratica: le due anime si sono ricongiunte ed equiparate, non si rinnegano i diritti dell’individuo, collocato però in una prospettiva più ampia e collettiva.
Lotte Politiche
Le lotte politiche tentarono di riaffermare le idee della rivoluzione francese in paesi dove non c’erano libertà di pensiero, associazione e partiti legali. Si svilupparono organizzazioni politiche segrete. Queste società costituivano il primo strumento di lotta politica. Purtroppo cerano dei limiti e qualche piccola contraddizione. Infatti affinché la lotta rimanesse clandestina presupponeva un organizzazione ferrea e un apparato gerarchico per cui i singoli membri non conoscevano gli altri associati e i progetti che non lo coinvolgevano direttamente, grazie ad un sistema a scomparti. In questo modo si perdeva in efficienza, e in chiarezza e oltre tutto si cercava di combattere la monarchia con un organizzazione a sua volta gerarchica. Un altro limite è dato dalla base sociale, una stretta elite che non aveva rapporti con il popolo e la massa. Questa elite era formata da aristocratici, intellettuali (per la maggior parte studenti), membri dell’esercito (importanti perché davano appoggio militare alle rivolte). Ciononostante queste organizzazioni interpretavano sentimenti diffusi (ampia adesione delle masse). Una di queste organizzazioni segrete fu appunto la Carboneria, sviluppata in prevalentemente in Spagna e Italia, di ispirazione democratica ma con qualche eccezione.
Moti del 1820/1821
L’aspetto comune di molti moti di questo periodo è che si svilupparono tutti in fasi difficili economicamente, spesso concomitanti con gravi carestie. I primi iniziarono in Spagna, uno dei paesi più arretrati socialmente e economicamente di questo periodo, dove la restaurazione era stata più conservatrice.
1/1/1820: scoppia la rivolta in Spagna che ha successo immediato. Il Re dopo un tentativo di repressione accetta il cambiamento. Rientra in vigore la Costituzione del 1812 di stampo liberale. Questa rivoluzione fu un modello per le altre in paesi diversi. Un altro elemento in comune fra queste rivolte è la speranza/illusione in una collaborazione con il Re. In rapida successione si ebbero anche le rivolte in Spagna, nel regno delle Due Sicilie, di nuovo in Sicilia (dove oltre che a una costituzione si chiedeva l’indipendenza dal regno delle Due Sicilie), Portogallo e in Piemonte (dove la rivolta, composta quasi interamente di studenti, viene duramente repressa).
Purtroppo furono solo vittorie temporanee. Infatti con congressi le potenze della Santa Alleanza si riorganizzarono e tra il 1822 e il 1823 viene ristabilito l’ordine. Dopo la repressione si era messo in evidenza il malcontento del popolo, le società segrete e la facilità che i rivoluzionari avevano di mettere in crisi il sistema. Quindi i sovrani misero in atto una repressione più violenta, creando un clima più duro e opprimente, senza le aperture che si erano intraviste dopo la restaurazione, si strinsero le maglie della censura (in Italia bloccato due giornali).
1821-1829:Gli unici risultati positivi e duraturi si ottennero in Grecia il quale moto fu diverso dagli altri in Europa perché fu mosso da una frangia militare, ed era diffuso in tutti i ceti il carattere nazionalista dell’azione e il sentimento patriottico della popolazione contro il danno turco dell’impero Ottomano.
Oltre al carattere di massa del sentimento politico questo moto andò bene perché non interessava alle potenze europee soffocare la rivoluzione anzi la rivolta greca avrebbe indebolito l’impero Ottomano a vantaggio delle potenze europee. Ogni potenza europea aveva interessi in Grecia: la Russia voleva estendersi fino al mediterraneo, l’Austria voleva conquistare tutti i balcani e l’Inghilterra per motivi commerciali e marittimi). Molti intellettuali europei parteciparono alla battaglia.
1825:Scoppi la rivolta in Russia promossa da intellettuali per far fronte alla politica autoritaria dello Zar, ma a causa della debole organizzazione e il carattere elitario non ebbe successo.
Ma fu in America Latina che si ebbe il movimento più grandioso di tutti che liberò dalla dominazione europea un grandissimo territorio. Il successo di questa rivoluzione fu la prima testimonianza del declino della Spagna. Ci fu anche un forte influsso ideologico verso l’Europa, che alimentò il desiderio di indipendenza, perché era la prima volta che un popolo riusciva a liberarsi dall’oppressione straniera. Ma in Europa furono tutti fallimenti perché i movimenti erano troppo immaturi.

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