La prima guerra mondiale

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Testo

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

LE CAUSE
Quando si parla della prima guerra mondiale, si è d’accordo nel sostenere che questa non fu scatenata da una causa generale ben precisa, ma piuttosto da una serie di cause particolari e, infine, da una scintilla, ovvero da una causa scatenante.
Tra le cause particolari che determinarono nel loro insieme lo scoppio della guerra, ricordiamo: tensioni fra vari stati europei, cause ideologiche, cause politico-sociali e, infine, cause economiche.
Le tensioni fra i vari stati europei
Alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, le protagoniste della situazione europea sono le potenze di Austria, Germania, Francia, Inghilterra e Russia.
Tra queste vengono a crearsi le prime tensioni incrociate; in particolare, di fronte alla potenza soprattutto economica raggiunta dalla Germania, Francia e Inghilterra abbandonano la loro secolare rivalità e si uniscono già dal 1904 in un’alleanza detta “Intesa cordiale”, che di lì a poco, sarebbe diventata la Triplice Alleanza con l’aggiunta della Russia.
Fino a quel momento, la Germania era legata all’Italia e all’Austria dalla cosiddetta Triplice Alleanza, ma da parte sua, la Germania preferisce puntare, come possibile suo alleato, all’Austria.
Un’altra tensione sorge tra Austria e Russia a proposito della questione dei Balcani, dove si stavano verificando due eventi fondamentali: la crisi dell’Impero turco e il tentativo della Serbia di espandersi per tutta l’Europa sudorientale; per realizzare questo progetto, essa si spingerà fin verso l’Austria, inimicandosela e diventando alleata della sua nemica Russia.
Da questa serie di tensioni internazionali nascono due grandi blocchi di alleanze tra le potenze europee: da una parte Germania e Austria (i cosiddetti Imperi centrali della vecchia Triplice Alleanza con l’Italia), dall’altra Francia e Inghilterra (la cosiddetta Triplice Intesa, cui più tardi si aggiungeranno anche Giappone, Italia e Stati Uniti):
1) IMPERI CENTRALI:
Austria
Germania
2) TRIPLICE INTESA
Francia
Inghilterra
Russia (alleata della Serbia)
Le cause ideologiche: il nazionalismo
L’ideologia nazionalistica consistette nell’aspirazione a fare della propria nazione una potenza mondiale, anche a costo di ricorrere alla guerra e di schiacciare le altre nazioni rivali.
In questo senso, si trattò di un’ideologia abbastanza dura, fatta di spirito di potenza, aggressività, razzismo e culto della guerra e per queste ragioni ebbe dalla sua parte le potenze militari dei vari paesi.
Le cause politico-sociali
Tra le cause sociali della prima guerra mondiale, vi fu il conflitto –in molti paesi europei- fra la ricca borghesia imprenditoriale capitalista e il povero e sfruttato proletariato; in questo caso la guerra fu ben vista dalle classi dominanti perché avrebbe tenuto a freno il popolo nelle sue aspirazioni rivoluzionarie.
Le cause economiche: la concorrenza sui mercati mondiali
L’obiettivo delle varie potenze europee non era solo quello politico - militare di annettere territori alla propria nazione, ma anche quello economico di entrare in concorrenza sui mercati mondiali.
Su tali mercati le armi si stavano rivelando un ottimo affare economico, oltre che uno strumento militare di conquista, e pertanto in varie nazioni si scatenò una vera e propria corsa agli armamenti senza predenti.
Quell’enorme potenziale di armi attendeva soltanto di essere usato e, per questo, sarebbe di lì a poco bastata appena una scintilla.
La causa scatenante: l’attentato di Sarajevo
Il 28 giugno 1914, uno studente nazionalista serbo assassina Francesco Ferdinando d’Austria, che in quel momento si trovava in vista a Sarajevo, in Bosnia, e che avrebbe dovuto succedere al trono dell’Impero austroungarico.
Ricordiamo che nei due grandi blocchi di potenze, la Serbia era alleata della Russia e dunque nemica dell’Austria.
In risposta a quest’attentato provocatore si scatenano delle dichiarazioni di guerra a incrocio:
•l’Austria dichiara guerra alla Serbia
•e la Germania (alleata dell’Austria) dichiara guerra alla Russia (alleata della Serbia) e alla Francia (alleata della Russia nella Triplice Intesa).
L’intento della Germania era quello di approfittare del caos scatenato dall’attentato per battere in una “guerra lampo” dapprima la Russia e la Francia. Ma non aveva tenuto conto dell’Inghilterra: questa entra in guerra in un modo molto duro, cioè isolando con la sua flotta gli Imperi centrali di Austria e Germania e impedendo loro di essere riforniti dagli alleati di materie prime e derrate alimentari.
1° ANNO DI GUERRA: 1914
Sul fronte occidentale, la Germania combatte contro la Francia nella battaglia della Marna e lungo i fiumi Aisne e Somme, ma senza ottenere risultati definitivi.
Sul fronte orientale, riesce invece a vincere la Russia nelle due battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri, mentre la sua alleata Austria è sconfitta dalla Russia a Leopoli, nella Galizia, riequilibrando e pareggiando così le sorti del conflitto.
Sul fronte marino, invece, la Germania apre una guerra sottomarina con l’Inghilterra, sul mar del Nord, coinvolgendo ingiustamente navi e passeggeri di passaggio che erano rimasti neutrali alla guerra; l’episodio più clamoroso fu quello del piroscafo “Lusitania” nave che aveva a bordo ben 198 americani e affondata dalla Germania durante tale guerra sottomarina. Il presidente degli Stati Uniti Wilson protestò duramente a quella tragedia e minacciò che gli USA sarebbero entrati in guerra se simili episodi si fossero ripetuti.
L’intervento dell’Italia
Quando nel giugno ’14 in Europa scoppiò la prima guerra mondiale, il nuovo ministro Calandra, succeduto al ministro Giolitti, si poneva il problema dell’eventuale partecipazione dell’Italia al conflitto e concludeva che l’Italia sarebbe dovuta restare neutrale principalmente perché non c’erano nel paese le condizioni adatte, militari o economiche, ad affrontare una guerra mondiale.
Inoltre, l’accordo stipulato in passato dall’Italia con Austria e Germania (la Triplice Alleanza) prevedeva che bisognava intervenire a favore dei propri alleati in caso di attacco subito: in questo caso Austria e Germania non avevano subito, ma avanzato l’attacco alle potenze nemiche, dichiarando loro per prime la guerra, e dunque l’Italia non doveva sentirsi obbligata ad intervenire in loro favore.
Tuttavia, non tutti furono d’accordo sulla neutralità italiana rispetto alla guerra e così il paese si divise nelle due posizioni opposte di interventisti (favorevoli all’intervento) e neutralisti (non favorevoli ad esso).
Tra i neutralisti si schierarono: Giolitti e i liberali, convinti che l’Italia avrebbe potuto trarre vantaggi territoriali più attraverso trattative diplomatiche che con una vera e propria guerra; i socialisti, convinti che la guerra fosse estranea agli interessi della classe popolare e arricchisse soltanto la borghesia imprenditoriale e capitalista; e infine la Chiesa, contraria alla guerra per un principio, umano, morale e religioso.
Tra gli interventisti si schierarono diverse forze e ognuna per ragioni diverse, ognuna, cioè, per trarre dalla guerra i propri interessi: democratici, repubblicani e conservatori, che vedevano nella guerra un’occasione per accrescere il prestigio italiano in Europa; i nazionalisti, che aspirarono a fare della propria nazione una potenza mondiale, anche a costo di ricorrere alla guerra e di schiacciare le altre nazioni rivali; e infine gli irredentisti, i quali speravano che l’Italia, combattendo contro la sua ex dominatrice Austria, potesse completare il processo risorgimentale di unificazione e annettere i territori rimanenti di Trento e Trieste, ancora in mano all’Impero austriaco.

Nonostante questa polemica, nell’aprile 1915, il ministro degli Esteri Sonnino stipula segretamente il “patto di Londra” che impegna l’Italia ad entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa di Francia e Inghilterra e Russia, ottenendo in cambio, in caso di vittoria, i territori di Trento, Trieste, Istria e Dalmazia. Il 24 maggio l’esercito italiano varca il Piave e apre le operazioni militari sul nuovo fronte della guerra: quello meridionale lungo i confini con l’Austria, ossia lungo i fiumi Carso e Isonzo, presso il Trentino.
2° ANNO DI GUERRA: 1915
Per quasi tutto il ’15, nessuna potenza sembra in grado di risolvere definitivamente il conflitto a proprio vantaggio: si assiste ad una vera e propria guerra di logoramento fatta di battaglie di trincea, sanguinose, ma inutili dal punto di vista militare, perché lasciavano la situazione invariata.
3° ANNO DI GUERRA: 1916
Per terra, la Germania tenta di attaccare la Francia durante la battaglia di Verdun, ma senza risultato; allora Francia e Inghilterra scatenano una controffensiva alla Germania lungo il fiume Somme, anch’essa, però, senza risultati definitivi.
Per mare, la Germania vince la flotta inglese nella battaglia dello Jutland, ma senza ottenerne vantaggi particolari. Inoltre, decide di proseguire la precedente guerra sottomarina, colpendo indiscriminatamente tutte le navi che rifornivano merci agli alleati della Triplice Intesa.
4° ANNO DI GUERRA: 1917
Due furono gli eventi decisivi di quest’anno: la rivoluzione russa e l’uscita della Russia dal conflitto, e l’intervento degli Stati Uniti.
Nel marzo ’17, il popolo operaio russo, stanco della politica dispotica e tirannica del governo, organizza una rivoluzione, costringendo lo zar Nicola II ad abdicare, e proclamando la costituzione di un governo provvisorio, il governo Kerenskji, nel quale erano presenti tutte le forze antizariste. Questi incoraggiò i soldati a proseguire lo sforzo della guerra, promettendo loro in cambio delle terre; ma le successive offensive della Russia si risolsero in un totale fallimento, tanto da costringerla a ritirarsi definitivamente dal conflitto e a firmare una pesante pace con la Germania, la pace di Brest-Litovsk, con cui cedeva ai tedeschi importanti territori.
Stanchi della pericolosa guerra sottomarina aperta dalla Germania contro l’Inghilterra, gli Usa decidono di intervenire a fianco della Triplice Intesa di Francia, Inghilterra e Italia.
Ma Austria e Germania tentano di risolvere definitivamente la guerra a proprio vantaggio con un ultimo sforzo di controffensiva, prima che gli alleati americani sbarcassero in Europa. E, infatti, il 24 ottobre, sul fronte meridionale, gli austriaci vincono l’Italia a Caporetto, costringendo l’esercito italiano ad una ritirata clamorosa.
5° ANNO DI GUERRA: 1918
Ora toccava alla Germania vincere Francia e Inghilterra.
Tuttavia, queste ultime, unite per la prima volta in unico esercito, riescono a sfondare il fronte austrotedesco nei pressi di Amiens.
Nel frattempo, l’Italia reagisce alla sconfitta di Caporetto: affida l’esercito ad Armando Diaz, vince definitivamente gli austriaci a Vittorio Veneto.
E’ la fine per gli Imperi centrali: l’Impero austriaco si dissolve sotto le ribellioni delle nazioni ad esso soggette e la Germania attraversa una pesante crisi interna nella quale viene proclamata la repubblica socialdemocratica e il kaiser Guglielmo II è costretto a fuggire.
Austria e Germania sono ormai costrette alla resa e a chiedere armistizi ai nemici.
LA PACE
Nel gennaio del 1919, si apre a Versailles la Conferenza della Pace, in cui si manifestano opposte tendenze circa i modi di condurre le trattative: da una parte, la tradizionale diplomazia europea, aspirante ad una linea spregiudicata che conferisse i massimi vantaggi territoriali ai vincitori della Triplice Intesa e annientasse gli sconfitti; dall’altra parte, il nuovo presidente degli USA Wilson aspirante ad un maggiore rispetto e umanità per le singole nazioni, incluse quelle sconfitte.
Con la Germania viene firmata la pace di Versailles, con cui questa s’impegna a cedere i suoi possedimenti coloniali a Francia e Inghilterra e a prendersi tutte le responsabilità materiali e morali dei disastri della guerra che aveva voluto provocare, attraverso una salata multa da pagare in 30 anni.
Con l’Austria viene firmata la pace di Saint Germain–en –Laye, con cui questa s’impegna a riconoscere l’autonomia delle singole nazioni fino ad allora soggette al suo impero: Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia; e infine s’impegna a cedere all’Italia i territori pattuititi di Trento e Trieste.
L’Italia non ottiene tutto quello che le spettava; la Dalmazia viene restituita alla Jugoslavia (invano alcuni nazionalisti, guidati dal poeta D’Annunzio, tentarono di riottenerla attraverso l’eroica impresa di Fiume) e inoltre ai soldati non sono concesse dallo Stato le terre promesse durante gli ultimi sforzi di guerra.
Per queste ragioni la delegazione italiana abbandonò la conferenza per protesta e da allora si parlò di una vittoria italiana “mutilata”.

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