La dinastia Giulio-Claudia

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Testo

Borghi Alberto 27/12/1996
Classe II°C
-LA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA-
TIBERIO
Augusto, che aveva posto le basi dell'ordinamento dell'Impero romano con un'efficace opera legislativa e amministrativa, non aveva stabilito però una legge di successione. Alla sua morte, quindi, si poneva il problema di scegliere colui che avrebbe dovuto raccogliere l'eredità; prima di morire, tuttavia, Augusto aveva designato a succedergli il figliastro Tiberio Claudio Nerone, e, caso pressoché unico nella storia dell'Impero, questa sua volontà venne rispettata senza contrasti. La nomina di Tiberio fu così accettata senza disordini e senza opposizioni, tranne che da parte di Tiberio stesso, il quale era rimasto a lungo indeciso se accettare o meno l'altissimo incarico. Quando, nel 14 d.C., salì al trono, aveva già 56 anni; e, con rara modestia, rifiutò tutti gli onori e il fasto della sua carica, accingendosi, almeno nelle sue intenzioni, a reggere lo Stato con l’incarico di funzionario al servizio del popolo, anziché di monarca dispotico e totalitario. Sotto Tiberio il processo che avrebbe portato alla perdita di potere da parte del Senato era appena agli inizi: Tiberio stesso si fece investire della sua carica dal Senato e al Senato deferiva le decisioni più importanti nella politica dell'Impero. Durante il suo regno dimostrò grandi doti di saggezza e di abile governo poiché una sana politica economica arricchì il tesoro dello Stato e un'efficace amministrazione ne garantì il buon funzionamento. Nel 14 d.C., però, era scoppiata una ribellione delle legioni di stanza sul Reno e in Pannonia e Tiberio inviò suo nipote Germanico e suo figlio Druso Cesare in Germania con il compito di sedare la rivolta. Germanico, dopo il successo, venne richiamato nel 17 d.C. e venne inviato da Tiberio in Oriente, dove era necessario tenere a freno i popoli che minacciavano di ribellarsi a Roma. In Oriente Germanico trovò la morte in circostanze poco chiare (19 d.C.). Per espressa volontà di Augusto, proprio Germanico era stato designato come futuro imperatore, dopo Tiberio; Tiberio fu sospettato di essere l'autore dell'omicidio e per questo prese a odiare il potere e a temere che venissero ordite trame per attentare alla sua vita. Suo fido consigliere divenne l'etrusco Elio Seiano, che usava la sua influenza sull'imperatore per accrescere la propria potenza; capo dei pretoriani, Seiano convinse l'imperatore ad acquartierarli stabilmente in Roma, per avere in questo modo vicini i suoi fidi. Questa decisione fu causa di gravi conseguenze perché, da quel momento in poi, i pretoriani imposero sempre la loro volontà al momento di eleggere l'imperatore. Tiberio cominciò a fare uso frequente dei tribunali che giudicavano i delitti di lesa maestà, punendo con la morte e con la confisca dei beni chiunque mancasse di rispetto alla persona dell'imperatore. In questo modo si alienò definitivamente le simpatie delle classi elevate, che vivevano nell'incubo delle delazioni e delle calunnie; finché, stanco di questa situazione e desideroso di tranquillità, Tiberio, nel 27 d.C. si ritirò nella "Villa Jovis" a Capri, lasciando il potere a Seiano. Nel 31 d.C., però, Tiberio scoprì che Seiano tramava alle sue spalle, e ordinò di ucciderlo. Nel 37 d.C., ormai inviso a tutti, Tiberio moriva, all'età di 79 anni, dopo 23 anni di regno. Fu in ogni caso un imperatore rispettoso che si preoccupò di evitare aggravi fiscali ai sudditi e rimosse nelle province governatori incapaci e disonesti.
CALIGOLA
Gaio Giulio Cesare Germanico (12-41 d.C.) imperatore romano (37-41 d.C.) fu detto Caligola per la calzatura militare (caliga) che portava da bambino. Succedette nel 37 a Tiberio (che l'aveva designato in quanto figlio di Germanico, da lui adottato) e dapprima si accordò con il senato e legò a sé i pretoriani, ma poi il suo assolutismo di tipo orientale lo isolò. Afflitto da una grave malattia mentale, dette ben presto segni di squilibrio, abbandonandosi alle più incredibili follie e fece uccidere molti fra i più facoltosi cittadini al solo scopo di impadronirsi delle loro ricchezze. Nello sperperare i denari superò l'ingegno di qualunque scialacquatore. Immaginò nuovi bagni, nuove portentosissime qualità di cibi e banchetti: si ungeva nel bagno con unguenti caldi e freddi, ai convitati apprestava pani e pietanze d'oro ripetendo che bisognava essere frugali, alla plebe gettò per alcuni giorni una buona somma di denaro. Costruì anche galere a dieci ordini di remi, con poppe gemmate, con vele di colori cangianti, fornite di grandi terme, di portici e di triclini, con un gran numero di viti e di frutti di molte qualità, sulle quali banchettando fra danze e musiche costeggiava i lidi della Campania. Nella costruzione dei suoi palazzi e della sua villa non badava ad altro che a fare quello che si sarebbe creduto impossibile. Costruì perfino in luoghi di mare agitato e profondo, tagliò rocce durissime, innalzò pianure a pari delle colline, abbassò monti al pari delle pianure, e sempre con incredibile sveltezza, facendo scontare la lentezza con la vita. Cadde in una congiura guidata dal capo dei pretoriani Cassio Cherea nel 41 d.C.
CLAUDIO
Claudio il cui vero nome era Tiberio Druso Nerone Germanico (10 a.C.-54 d.C.) fu imperatore romano dal 41 al 54 d.C., acclamato dai pretoriani dopo l'assassinio di Caligola. Zio di Caligola, fu un uomo debole che si lasciò dominare dalle sue due bellissime mogli, Messalina e Agrippina, che sembra lo abbia avvelenato per aprire la strada al proprio figlio Nerone avuto da un precedente matrimonio. Durante il suo regno fu costruito un nuovo porto ad Ostia capace di accogliere le grandi navi da carico provenienti dall'Egitto e fu iniziata la conquista della Britannia per assicurare a Roma nuove risorse minerarie. Favorì i cavalieri, fondò colonie e estese la cittadinanza romana ai ceti provinciali. Viene ricordato perché aveva un handicap che lo faceva balbettare e, da giovane, pur se emarginato, studiò molto. Morì avvelenato nel 54 d.C.
NERONE
La figura di Nerone, che fu imperatore negli anni centrali del I secolo d.C., ha illuminato di luce sinistra tutta la prima età imperiale. Nerone fu crudele, presuntuoso, capriccioso, violento e dissoluto; tuttavia non bisogna dimenticare che i suoi eccessi in età matura, di cui ci è testimone lo storico Svetonio, sono preceduti da un periodo di governo illuminato, da una gioventù promettente sotto la guida dei migliori maestri del momento, tra i quali il filosofo Seneca. Negli anni in cui furono imperatori Nerone e il suo predecessore e padre adottivo Claudio, le file della vita di corte e di tutti gli intrighi di palazzo erano tenute da una donna tanto ambiziosa quanto priva di scrupoli: Agrippina. Essa costrinse Claudio a adottare e a designare come suo successore il figliastro Nerone e a fargli diseredare il figlio naturale Britannico. Sia il Senato che l'esercito nominarono imperatore Nerone a 17 anni. Nei primi tempi, il giovane imperatore, guidato da Seneca, faceva mostra di rettitudine, liberalità e clemenza anche a favore delle classi meno abbienti. Poi improvvisamente mutò atteggiamento e rivelò un temperamento estremamente feroce di cui furono vittime il fratello, la madre, i suoi due maestri Seneca e Burro, la moglie Poppea. Fra le tante follie, viene a lui attribuito l'incendio di Roma di cui l'imperatore, timoroso di un'eventuale reazione popolare, diede colpa ai cristiani. Ne seguì una persecuzione in cui trovarono la morte migliaia di vittime innocenti fra le quali gli apostoli Pietro e Paolo. Gli eventi bellici più importanti del principato di Nerone sono la guerra contro i Parti (53-63 d.C.) che si erano ribellati; contro i Britanni (59-60 d.C.) che pure si erano sollevati contro l'impero; infine contro gli Ebrei (66 d.C.). In Oriente le cose non andarono affatto bene, tanto che Nerone dovette giungere a un compromesso e a riconoscere re dell'Armenia il ribelle Tiridate, che fu da lui stesso incoronato a Roma tra grandi feste. In Giudea Tito Flavio Vespasiano, futuro imperatore, fu costretto a domare l'insurrezione con durissimi metodi. Il suo comportamento crudele e irresponsabile determinò una rivolta perciò Nerone fuggì da Roma e raggiunto dai soldati che volevano catturarlo e ucciderlo, si fece uccidere, nel 68 d.C., da un liberto e morendo gridò: "Quale grande artista perisce con me!". Con la sua morte si concluse la dinastia Giulio-Claudia, alla quale succedette la dinastia Flavia.

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