Il nazifascismo e lo stato totalitario

Materie:Appunti
Categoria:Storia
Download:163
Data:26.09.2000
Numero di pagine:7
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
nazifascismo-stato-totalitario_1.zip (Dimensione: 8.75 Kb)
trucheck.it_il-nazifascismo-e-lo-stato-totalitario.doc     34.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

IL NAZIFASCISMO e LO STATO TOTALITARIO
_______________________________________________________________________

Introduzione
La dittatura di Hitler in Germania fu di tipo fascista e totalitario. I regimi totalitari, contrariamente alle dittature, hanno un controllo politico, sociale e culturale assoluto sui loro sudditi, e di solito sono guidati da un leader carismatico. Il fascismo è una forma di totalitarismo di destra che subordina l'interesse dell'individuo a quello dello stato. L'ideologia nazi fascista comprendeva una teoria razziale contraria a ogni popolo non "ariano", un nazionalismo estremo che rivendicava l'unificazione di tutti i popoli germanici, prevedeva organizzazioni paramilitari private per soffocare il dissenso e terrorizzare l'opposizione, e l'accentramento di ogni decisione nelle mani di un unico capo, cui era dovuta lealtà.

CONTENUTI
Il totalitarismo
Differenze tra regime totalitario e dittatura
Il fascismo
La filosofia del fascismo
L'ideologia fascista
Il nazismo
Le organizzazioni paramilitari naziste
GLOSSARIO

Il totalitarismo
Il totalitarismo è una forma di governo in cui lo stato si impadronisce di tutte le strutture sociali e si infiltra in ogni aspetto della vita pubblica e privata per controllarla; a questo scopo vengono usati strumenti quali la propaganda di stato e la pratica del terrore. Le ideologie totalitarie respingono come corrotto, immorale e irriformabile il modello sociale preesistente, indicano un modello di società futura in cui questi difetti saranno corretti e un programma mediante il quale questo nuovo ordine potrà diventare realtà. Queste ideologie, appoggiate da campagne propagandistiche, pretendono un'adesione totale da parte del popolo.
Gli stati organizzati secondo queste ideologie richiedono un'obbedienza assoluta. Si tratta di società in cui vi è una gerarchia molto rigida, in cima alla quale sta un solo partito politico, e solitamente un solo leader. Il partito penetra capillarmente il paese mediante un'organizzazione regionale, provinciale, cittadina e di "cellula". Gruppi sportivi, culturali, professionali e giovanili favoriscono la politica di controllo del partito. Una polizia segreta paramilitare si occupa di mantenere l'obbedienza. Idee e informazioni vengono efficacemente organizzate controllando televisione, radio, stampa e istruzione a tutti i livelli.

Differenze tra regime totalitario e dittatura
I regimi totalitari sono diversi dalle più antiche dittature o tirannie.
I regimi totalitari tentano di stabilire un controllo politico, sociale e culturale assoluto, mentre le dittature tendono a un controllo più squisitamente politico.
Nel Novececento si sono visti due modelli di totalitarismo: il nazismo e il fascismo nati da estremismi di destra, e il comunismo, evoluzione di estremismi di sinistra. Storicamente essi sono sostenuti da classi sociali diverse. I totalitarismi di destra hanno il loro maggior sostegno nei ceti borghesi, che tendono a mantenere lo status quo sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista sociale. Quelli di sinistra, invece, hanno avuto origine dai movimenti dei lavoratori, i quali cercavano di eliminare le distinzioni di classe. I totalitarismi di destra sono sempre stati sostenuti e finanziati dal capitalismo privato. Al contrario, presso il comunismo il capitale è posseduto dalla collettività.
I regimi totalitari sono in grado di mobilitare politicamente le masse e di strumentalizzarle, e spesso sono guidati da personaggi carismatici che divengono oggetto di culto della personalità. Esempi di personaggi del genere nella storia moderna sono Mao Zedong (Cina) e Stalin (ex Unione Sovietica), che furono alla testa di regimi totalitari di sinistra, e Adolf Hitler (Germania) e Benito Mussolini (Italia), leader di regimi totalitari di destra.
I regimi totalitari di destra, e specialmente il nazismo, sono sorti presso società relativamente più avanzate e per prendere il potere si avvalevano dell'appoggio delle élite economiche tradizionali. Invece i totalitarismi di sinistra si sono sviluppati in paesi relativamente arretrati mediante lo scatenamento della violenza rivoluzionaria e del terrore. Violenza e terrore sono peraltro gli strumenti primari mediante i quali anche i regimi di destra mantengono e rafforzano la propria autorità.

Il fascismo
Il fascismo è un movimento politico autoritario sviluppatosi in Italia e in altri paesi europei a partire dal 1919 come reazione ai profondi mutamenti politici e sociali dovuti alla prima guerra mondiale e al diffondersi delle dottrine socialiste e comuniste.
Nome e simboli del fascismo sono mutuati dalla storia romana: il fascio littorio era un fascio di verghe con l'ascia bipenne che veniva portato dai littori, i quali precedevano i consoli o gli alti magistrati in segno di autorità.
La fondazione del primo fascio avvenne a Milano il 23 marzo 1919 ad opera di Benito Mussolini, che precedentemente era stato un leader socialista rivoluzionario. I suoi seguaci, per lo più ex combattenti, erano organizzati in squadre paramilitari; la loro divisa era la camicia nera.
Il programma originario del fascismo era un miscuglio di idee di sinistra e di destra intensamente nazionalista, produttivista, antisocialista ed elitarista, e propugnava la necessità di un uomo forte al governo. Le capacità oratorie di Mussolini, la crisi economica post-bellica, una profonda e diffusa sfiducia nel sistema politico vigente e una crescente paura del socialismo contribuirono a far ingrossare le fila del Partito fascista, fino ai 300.000 iscritti del 1921. Quell'anno furono eletti in parlamento 35 deputati fascisti.

La filosofia del fascismo
Le radici del pensiero fascista vanno ricercate nella dottrina dei filosofi volontaristici (così detti perché prendevano a fondamento della realtà la volontà). Tra questi ricordiamo Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Henri Bergson, Georges Sorel ma anche il poeta italiano Gabriele D'Annunzio.
Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860) sostenne che la volontà è l'unica e ultima realtà e che tutto il mondo fenomenico è riducibile a una manifestazione della volontà. Gli esseri umani sono artefici del proprio destino, del proprio carattere o del proprio comportamento solo in quanto si oppongono alla spinta della volontà sovraindividuale. Egli teorizzò inoltre che spazio, tempo e causalità non sono principi assoluti, bensì soltanto funzioni dell'intelletto.
Friedrich Nietzsche (1844-1900), filosofo e poeta tedesco, noto soprattutto per il suo Così parlò Zarathustra, teorizzò l'esistenza di due codici morali: quello della classe dominante (la morale del signore) e quello della classe oppressa (morale del gregge). Il mondo classico greco - con le sue grandi realizzazioni letterarie e artistiche - nacque dalla morale del signore; di contro il mondo cristiano e la sua religione sono il prodotto di una morale del gregge che condanna i ricchi e i potenti, la scelta individuale e una libera sessualità. Nietzsche sviluppò il concetto del superuomo, l'uomo cioè che è misura morale e intellettuale a se stesso.
Nato da genitori ebrei, il francese Henri Bergson (1859-1941) fu, tra i filosofi del suo tempo, il più autorevole nel rifiutare il concetto che i principi scientifici possano spiegare l'esistenza intera.
Georges Sorel (1847-1922), filosofo sociale francese, influenzò enormemente Mussolini. Secondo il suo pensiero le società tendono naturalmente alla decadenza e alla disorganizzazione e questa decadenza inevitabile può tutt'al più venire ritardata da persone idealiste e pronte a usare la violenza per prendere il potere. Le sue opinioni politiche antidemocratiche e antiliberali e la sua visione pessimistica del ciclo vitale naturale di una società erano antitetiche al pensiero liberale ottocentesco.
Gabriele D'Annunzio(1863-1938), poeta, drammmaturgo, romanziere, uomo politico, eroe militare e sostenitore di Mussolini, venuto a conoscenza della filosofia di Nietzsche, ne estrapolò il mito del superuomo facendone il modello cui ispirare la propria vita e la propria opera letteraria.

L'ideologia fascista
L'ideologia fascista, in gran parte elaborata dal filosofo neo-idealista Giovanni Gentile, poneva l'accento sulla necessità che l'individuo si sottomettesse a uno stato "totalitario" che doveva controllare ogni aspetto della vita nazionale. La violenza come forza creativa era una caratteristica primaria della filosofia fascista.
Un aspetto particolare del fascismo italiano era il tentativo di eliminare la lotta di classe dalla storia attraverso il nazionalismo e lo stato corporativo. Mussolini organizzò l'economia e tutte le forze produttive, dai contadini agli operai agli intellettuali agli industriali, in ventidue corporazioni, allo scopo di aumentare la produttività e di evitare scontri fra industriali. Nonostante quanto sosteneva la propaganda di regime, il sistema non funzionò. Mussolini fu obbligato a scendere a compromessi con i grandi capitalisti e con la Chiesa cattolica. Lo stato corporativo non venne mai portato a compimento.
La natura intrinsecamente espansionistica e militaristica del fascismo spinse l'Italia dapprima nelle avventure imperialistiche d'Africa e d'Albania e infine nella seconda guerra mondiale.

Il nazismo
Si chiama nazismo la teoria e la pratica totalitaria fascista abbracciata da Adolf Hitler e dal suo Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori dal 1920 al 1945.
Il nazismo predicava la superiorità della razza ariana, la razza padrona destinata a dominare il mondo e le altre razze, e un violento odio per gli ebrei, considerati colpevoli di tutti i problemi della Germania. Il nazismo era inoltre una dottrina ultranazionalista, e chiedeva l'unificazione di tutti i popoli germanici in un unico impero. Dal punto di vista economico esso prevedeva un socialismo corporativo di stato, benché membri del partito considerati di sinistra (e che quindi sostenevano un sistema economico di tal genere anziché quello del capitalismo privato) fossero stati espulsi nel 1934.

Le organizzazioni paramilitari naziste
Il nazismo faceva uso di alcune organizzazioni per mantenere il controllo all'interno del partito e per stritolare l'opposizione. Violenza e terrore producevano acquiescenza.
Fra queste organizzazioni citiamo:
• S.A. (Sturmabteilungen): le squadre d'azione (note anche come Camicie brune), comandate da Ernst Röhm. Furono attive nella lotta urbana contro altri partiti tedeschi;
• S.D. (Sicherheitsdienst): il servizio di sicurezza guidato da Reinhard Heydrich;
• S.S. (Schutzstaffeln): le squadre di protezione, formate con uomini scelti fra le S.A. Costituivano l'aristocrazia militare del partito. Heinrich Himmler ne era il comandante in capo;
• Gestapo (Geheime Staatpolizei): polizia segreta di stato, costituita nel 1933.
Il nazismo dava inoltre grande importanza agli sport e alle attività paramilitari per la gioventù, all'uso intenso della propaganda (di cui si occupava Joseph Goebbels) per dar gloria allo stato, e all'utilità di lasciare ogni decisione al capo supremo, il Führer Adolf Hitler.

Esempio



  



Come usare