I periodi della storia romana

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Testo

Divisione della storia di Roma.

• PERIODO REGIO (MONARCHIA): dalla fondazione di Roma (753 A.C.), alla cacciata di Tarquinio il Superbo (509 A.C.).
• PERIODO REPUBBLICANO: dalla cacciata di Tarquinio il Superbo, alla fondazione dell’impero per opera di Augusto (31 A.C.).
• PERIODO IMPERIALE: dalla fondazione dell’impero alla caduta dell’impero d’occidente.

IL LAZIO E I LATINI.

Il nome “Latium” è connesso all’aggettivo “Latus” (=ampio) e si riferisce alla vasta pianura che si estende dai colli Albani al Circeo.
Da “Latium” deriva la parola “Latini”.
I Latini erano una gente di stirpe indoeuropea.
La cultura Latina si sviluppò a partire dal X sec. nei colli Albani, dove si trovava Alba Longa, la principale comunità Latina, sorgevano i santuari comuni.
Nonostante questi vincoli religiosi le varie comunità latine erano autonome e talvolta ostili l’uno all’altra.
Tra l’VII e il VII sec. la cultura Latina si sviluppò nelle pianure e la comunità latina più importante divenne Roma.

ORIGINI DI ROMA.

I maggiori storici, che scrissero delle origini di Roma furono: Livio, Dionigi d’Alicarnasso, Diodoro e Fabio Pittore, il più antico storico di Roma.

LE FONTI.

Annales Maxim (Annali dei Pontefici) erano un elenco compilato anno per anno dal Pontefice Massimo.
Essi contenevano notizie di fatti soprattutto d’interesse religioso, pertanto non erano una vera e propria opera storica, anche se le notizie di fatti politici e militari non mancano.

I RE DI ROMA.

ROMOLO (753-717 a.c.),
NUMA POMPILIO (715- 763 A.C.): sovrano religioso,
TULLIO OSTILIO (772-641 A.C.): re guerriero,
ANCO MARCIO (640-617 A.C.): re pacifico,
TARQUINIO PRISCO (616-579 A.C.),
TARQUINIO IL SUPERBO (534-510 A.C.), RE ETRUSCHI,
SERVIO TULLIO (578-535 A.C.).

La monarchia Romana non era ereditaria ma elettiva.
Dopo la morte di un re, nella attesa dell’elezione del successore, governava un magistrato chiamato “interrex”.
Il re era eletto dai capi delle famiglie più importanti che formavano il Senato (o consiglio degli anziani).

LA SOCIETA’ ROMANA ARCAICA.

La società Romana era divisa in due gruppi: i patrizi e i plebei.
Le famiglie patrizie discendenti da un unico capostipite erano raggruppate in “gentes”.
Partecipavano al governo della città e per molto tempo ebbero riservato anche il privilegio di militare nell’esercito e avevano gli auspici.
I plebei formavano la parte più numerosa del popolo ed erano esclusi da qualsiasi partecipazione alla vita della città.
I clienti erano plebei che si ponevano volontariamente sotto la protezione di un patrizio, che diventava in tal modo il loro patrono.
Essi prendevano il nome della gentes cui apparteneva il patrono, lavoravano la sua terra, gli prestavano servizio militare; in compenso partecipavano ad alcuni benefici sociali.
La popolazione di Roma era divisa in tre tribù: Tities, Ramnes, Luceres.
Ogni tribù comprendeva 10 Curie (Curia = raggruppamenti di uomini) da cui venivano reclutati i militari; le Curie si riunivano nei Comizi Centuriati (=assemblea del popolo riunite per Curie).
I Romani appresero la scrittura tra l’VIII e il VII sec. A.C. dai Greci in Campania.
L’occupazione di Roma da parte degli Etruschi avvenne in modo pacifico.
La presenza dei sovrani etruschi (i Tarquini) fu positiva per Roma.
Il dominio di Roma si estese sul resto del Lazio.
Servio Tullio riordinò l’esercito, a lui, infatti, si deve l’introduzione sull’esercito oplitico.
Questo ordinamento fu detto Centuriato da Centuria (=100 uomini).
La riunione delle Centurie costituì una nuova assemblea popolare detta i comizi centuriati.

La repubblica.

Secondo la tradizione la monarchia fu abbattuta nel 509 A.C.
La fine della monarchia fu dovuta a una lotta sociale tra il re e gli aristocratici da una parte e i ceti che militavano nell’esercito e che reclamavano un maggiore peso politico, appoggiati da alcuni aristocratici dalla plebe più povera.
Dopo la monarchia al re fu riservati solo funzioni religiose (rex sacrorum).
Abbattuto il re si instaurò a Roma una Repubblica (res publica = cosa pubblica), essa indica il passaggio dallo stato inteso come dominio del re, allo stato inteso come dominio pubblico dei cittadini.
In un primo momento capo del governo fu il “magister populi” (=capo della fanteria oplitica) a cui era subordinato il “magister equitum” cioè il capo della cavalleria.
Successivamente il governo fu affidato a due magistrati detti consoli che avevano pari poteri.
In caso di gravissimo pericolo per la repubblica veniva eletto un dittatore che aveva pieni poteri e che restava in carica solo per sei mesi.
I consoli davano il loro nome all’anno.
I nomi dei consoli ogni anno erano annotati in elenchi detti fasti (fino al 486 A.C. si sono avuti consoli sia plebei che patrizi, dopo questa data i consoli sono solo patrizi).
I concili della plebe erano un’assemblea riservata ai plebei convocata e presieduta dai tribuni della plebe.
I tribuni della plebe erano magistrati plebei istituiti, secondo la tradizione nel 494 A.C., da principio essi furono due, più tardi il loro numero crebbe fino a dieci.

EDILI DELLA PLEBE.

Erano funzionari addetti alla custodia dell’archivio e del tesoro.
Strumento principale delle lotte plebee fu la secessione (allontanamento) dei plebei, cioè si ritiravano sull’Aventino o sul monte sacro e si rifiutava arruolarsi.
Erano anni in cui Roma aveva bisogno delle forze plebee per affrontare le guerre italiche.

LE DODICI TAVOLE.

Poiché la legge si tramandava a memoria e poiché i magistrati erano patrizi, era facile per essi commettere ingiustizie a danno dei plebei.
Per porre fine agli abusi dei patrizi, i plebei chiesero che le leggi fossero messe per iscritto; nel 451 A.C. fu nominata una commissione di 10 magistrati patrizi, i “decem viri”, con l’incarico di scrivere un testo di leggi scritte.

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