Guerra civile spagnola

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Testo

LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA
LE PREMESSE
LA SPAGNA REPUBBLICANA
LA GUERRA CIVILE
LA SPAGNA DI FRANCO E IL QUADRO INTERNAZIONALE
BIBLIOGRAFIA:
A.Polcri e M.Giappichelli, Percorsi di Storia
Microsoft,Enciclopedia Multimediale Encarta ‘98
Gabriele Ranzato, Rivoluzione e guerra civile in spagna (1931-1939)
PREFAZIONE
La guerra di Spagna è stata definita come il primo grande scontro armato tra fascismo e antifascismo. Si fronteggiavano infatti da un lato le forze repubblicane e dall’altro le forze conservatrici.
Gli uomini della sinistra, riunite in un’allenza antifascista definita fronte popolare, combatterono la guerra in modo feroce ed aggressivo assoldando migliaia di volontari che combattevano spinti dalla volontà di eliminare il nemico fascista.
Nonostante la ferocia del Fronte, le forze di destra fronteggiarono l’insurrezione dei repubblicani e socialdemocratici, riuscendo infine a sconfiggere il Fronte con la creazione della Falange spagnola, sostenuta dalla Chiesa e diretta dall’abilissimo generale Francisco Franco, che aiutato dalle potenze nazi-fasciste sbaragliò le forze nemiche concludendo vittoriosamente la guerra civile spagnola nell’aprile del 1939.
L’esito della guerra fu quindi una vittoria schiacciante fascista, ma l’insurrezione dei repubblicani fu sicuramente un ottimo stimolo per la nostra importantissima Resistenza italiana antifascista.
PREMESSE
Dai tempi della Riconquista spagnola, cominciata con Carlo Magno durante il corso del secolo IX e terminata soltanto nel 1492, la nobiltà ed il clero acquisirono un solido potere egemone destinato a protrarsi molto a lungo nella storia della civiltà spagnola. Mentre in quasi tutte le nazioni europee la borghesia acquistava sempre più potere, in Spagna non riusciva ad esercitare un potere significativo su quello monarchico.
Per queste ragioni, la Spagna, pur essendo divenuta nel corso del Cinquecento un colosso coloniale per i suoi vasti possedimenti americani, non riuscì ad eliminare i forti sintomi di arretratezza interna, che nemmeno l’Illuminismo riuscì in qualche a modo a scalfire.
I privilegi della nobiltà e del clero erano tutelati dal forte senso religioso al cattolicesimo, che sebbene fu la causa della vittoria sulle potenti armate napoleoniche, permise ai ricchi proprietari terrieri di mantenere saldi i propri privilegi facendo sprofondare nell’indigenza e nella miseria le masse popolari.
Ci furono dei tentativi di insurrezione da parte dei borghesi e del ceto mercantile, ma questi vennero repressi dal potere monarchico. La situazione interna era molto instabile e si viveva in un clima di rivendicazioni e rivolte.
All’inizio del Novecento in Spagna la situazione della popolazione era drammatica. Imponente l’analfabetismo e la Chiesa esercitava pieno potere sulla cultura. Inevitabile l’aggravamento della tensione sociale. Soltanto con l’ingresso in guerra al conflitto mondiale in Spagna si assistette ad un profondo rinnovamento dovuto alle aspettative create nella popolazione dalla rivoluzione russa.
Con un colpo di stato (1923) il generale Primo de Rivera contrastò le offensive dei sovversivi e impose un regime dittatoriale che non fu del tutto negativo. Infatti varò un vasto piano di rinnovamento e creazione di opere pubbliche e infrastrutture necessarie allo sviluppo del paese.
Infine fu proprio l’evoluzione economica e culturale del paese che portarono al potere i progressisti nelle elezioni del 1931: nacque così la seconda repubblica.

LA SPAGNA REPUBBLICANA
Il 14 Aprile 1931 segna una svolta fondamentale nella storia della Spagna contemporanea. Non solo per il crollo della monarchia borbonica e l’instaurazione della Repubblica, ma soprattutto perché si può dire che da tale data prese avvio un lungo processo rivoluzionario che porteranno infine alla guerra civile.
La situazione era gravissima perché gli esiti delle elezioni erano sempre a favore della monarchia: la situazione nelle campagne era tranquilla per i conservatori che minacciando le massi contadine tramite i caciques, mazzieri dei governi, ottenevano sempre la maggioranza dei voti. Questo comportava miseria, fame, e la perpetua condizione ai limiti della sopravvivenza per la massima parte della popolazione rurale. A nulla servivano le sporadiche,ma violente insurrezioni, che venivano sistematicamente soffocate nel sangue. Anche nelle città il proletariato urbano viveva in pessime condizioni costretti a lavorare percependo un misero salario.
La pesante situazione, soprattutto nei Paesi Baschi e in Catalogna dove il malcontento dipendeva dal centralismo castigliano, portò nelle elezioni del 1931 alla vittoria delle forze di sinistra formate dai socialdemocratici. Questi proclamarono la Repubblica e costrinsero il sovrano Alfonso XIII all’esilio.
La Repubblica nasce, dunque , come il risultato della momentanea convergenza di classi distinte e contrapposte, unite contro il regime degli agrari, rappresentato dalla monarchia e fondato sul prepotere dell’esercito e della Chiesa. Questa alleanza comunque durò molto poco e le prime defezioni furono quelle di coloro che avevano aderito alla Repubblica opportunisticamente, sperando cioè che il cambiamento istituzionale non avrebbe modificato nulla nella realtà sociale del paese. Presto tutto lo schieramento si sciolse soprattutto dopo essersi scontrato con il duro scoglio delle riforme. Gli uomini di rilievo della sinistra che governarono nel biennio successivo alla proclamazione della Repubblica furono Alcalà Zamora, Largo Caballero e Manuel Azana.
Le scelte dei nuovi governanti puntarono sulla moderazione evitando lo scontro frontale con l’opposizione. Cercarono di limitare il potere della Chiesa, togliendole il monopolio culturale e introdussero riforme di impronta laica.
Azana e Caballero, rispettivamente leader del partito repubblicano di sinistra e di quello socialista, furono ostacolati dalle classi colpite dalla loro azione riformatrice. Il tentativo di Riforma Agraria, che avrebbe dovuto migliorare le condizioni di vita delle massi rurali, fu un esemplare fallimento della loro politica. Fu varata del 1932, ma corrosa di compromessi, perse presto di efficacia e suscitò un’opposizione furibonda, toccando direttamente il pilastro della monarchia (nobili e proprietari terrieri).
Sempre più grave era la crisi economica. La spaccatura tra governo e popolo rurale era sempre più evidente. Le organizzazioni del proletariato e quelle anarchiche CTN (Confederaciòn Nacional del Trabajo) e FAI (Federaciòn Anarquista Iberica) prendevano posizioni sempre più estreme nei confronti del governo promulgando comportamenti di rivolta.
Nel settembre del 1933 il governo Azana-Caballero cade lasciando un vuoto politico che apre le vie del potere alle forze reazionarie.Il movimento operaio è impotente a presentare un’alternativa di potere. Si arriva così alle elezioni con i progressisti divisi e disorientati facilitando l’affermazione nel 1939 delle formazioni conservatrici che sospesero le riforme di sinistra, annullano l’autonomia concessa a talune regioni stroncando con cruenta uno sciopero generale scoppiato nelle Asturie, nel Paese basco e in Catalogna.
Nelle sanguinose operazioni militari si distinse il giovane generale Francisco Franco, destinato a ricoprire notevole importanza nella storia del paese.
Di fronte alla minaccia europea del nazi-fascismo i partiti progressisti si unirono insieme ai comunisti e ad altre forme minori del Fronte Popolare che con il contributo degli anarchici prevalsero nel 1936 sui conservatori riunitisi nella Confederazione dei diritti autonomi: CEDA.
LA GUERRA CIVILE (1936-1939)
La guerra civile spagnola durata dal 1936 al 1939 è conflitto militare che oppose la repubblica spagnola governata dalle sinistre, coalizzate nel Fronte popolare, e le forze insurrezionali della destra, organizzate dai nazionalisti, 0conclusosi con la vittoria di queste ultime. Maturata nel clima di crescente radicalizzazione della situazione politica e sociale della Spagna dopo la proclamazione della seconda repubblica (1931), la crisi che precipitò il paese nella guerra civile fu innescata dall'ascesa al potere delle sinistre in seguito alle elezioni del febbraio 1936 e dall'immediata reazione delle destre sostenute dai vertici dell'esercito (i generali José Sanjurjo Sacanell, Emilio Mola e Francisco Franco). La cospirazione militare, preparata dall'azione delle squadre fasciste della Falange spagnola che diedero il via a una spirale di violenze e di disordini, scattò in seguito all'assassinio del capo monarchico José Calvo Sotelo (13 luglio), a opera di elementi di sinistra.
Il 17 luglio insorsero le truppe spagnole del Marocco e il giorno seguente la ribellione si estese alle guarnigioni della Spagna, attestandosi nelle province rurali del centro-nord e nelle città di Burgos, Salamanca e Avila. Le forze governative, appoggiate da milizie operaie, stroncarono la rivolta a Madrid, a Barcellona e in molti centri industriali del nord e dell'est, ma non nel sud, dove a Cadice, Siviglia e Granada la resistenza operaia fu subito soffocata nel sangue dai ribelli. A fine luglio i nazionalisti controllavano quasi un terzo della Spagna, compreso il vasto blocco delle regioni centro-settentrionali (Galizia, León, Vecchia Castiglia, Aragona e parte dell'Estremadura) e il cosiddetto triangolo andaluso a sud (Huelva-Siviglia-Cordova), e disponevano di un proprio centro di comando, la giunta militare di Burgos.
Decisivo per il successo dell'insurrezione fu l'apporto dell'esercito coloniale africano del generale Franco che, bloccato in Marocco dalla marina repubblicana, poté sbarcare tra la fine di luglio e i primi di agosto nel sud della Spagna grazie a un ponte aereo e navale organizzato dalla Germania e dall'Italia. Mentre ciò preludeva a un sostegno delle due potenze nazifasciste alla causa dei nazionalisti, andarono invece deluse le speranze dei repubblicani di poter contare sull'appoggio della democrazia occidentale, sia per la paura da parte dell'Inghilterra di provocare un conflitto di dimensioni europee, sia per le titubanze del premier francese Léon Blum paralizzato dall'opposizione interna. Il governo repubblicano di Madrid fu costretto quindi a dover puntare soprattutto sull'aiuto dell'Unione Sovietica.
Nelle prime due settimane di agosto i nazionalisti passarono all'offensiva: a nord Mola attaccò la provincia basca di Guipúzcoa al fine di isolarla dalla Francia, mentre da sud Franco avanzò verso Madrid, non esitando a compiere massacri. La posizione dei nazionalisti si consolidò ulteriormente tra agosto e settembre con la conquista della fortezza dell'Alcázar di Toledo, tenacemente difesa dalla milizia repubblicana, e delle città di Oviedo e Saragozza.
Tra il 29 e il 30 settembre la giunta militare di Burgos nominò Franco generalissimo e capo del governo nazionalista, riconosciuto poco più di un mese dopo da Hitler e Mussolini, che assistettero gli insorti con l'invio di consistenti aiuti in armi e in uomini: gli italiani inquadrati nel Corpo truppe volontarie (CTV), i tedeschi nella Legione Condor. Col favore di tale circostanza, Franco ritenne di poter accelerare il corso degli eventi marciando su Madrid, dove la coesione del governo repubblicano era fortemente scossa dallo scontro in atto tra comunisti e socialisti moderati da una parte, preoccupati di salvaguardare la sopravvivenza militare del regime democratico, e anarchici, trotzkisti ed estrema sinistra socialista dall'altra, che davano priorità alla rivoluzione sociale.
Nell'imminenza dell'attacco alla capitale, piena di rifugiati e carente di acqua e viveri, i repubblicani poterono contare su rifornimenti in mezzi e armi dall'Unione Sovietica e sull'arrivo dei primi contingenti di volontari delle Brigate internazionali. Il 6 novembre il governo repubblicano si trasferì a Valencia, mentre il comando della piazza di Madrid fu affidato al generale José Miaja, affiancato da una Giunta di difesa, animata dai comunisti, e sotto la direzione strategica del brillante capo di stato maggiore, colonnello Vicente Rojo. L'assalto dei nazionalisti, iniziato il giorno seguente, fu respinto e la città resistette per altri ventotto mesi.
Seguirono tra il dicembre 1936 e il marzo 1937 una serie battaglie a Boadilla, Jarama e Guadalajara con cui le truppe repubblicane tentarono di rompere l'accerchiamento di Madrid a costo di gravi perdite. Ciò non impedì i progressi dei nazionalisti che, rafforzatisi a sud con la presa di Malaga (febbraio 1937), completarono la conquista delle province basche nella primavera-estate seguente, avvalendosi della copertura aerea della Legione Condor, rimasta tristemente famosa per il bombardamento della popolazione civile di Guernica. La già considerevole superiorità dei nazionalisti in uomini, carri armati e aerei divenne schiacciante dopo la conquista, tra settembre e ottobre, delle Asturie, che consegnò loro il pieno controllo delle ingenti risorse industriali e minerarie del nord della Spagna.
Dal canto suo Rojo cercò di bloccare i nazionalisti con una serie di offensive a Brunete (luglio) e a Saragozza (agosto), il cui successo fu di breve durata. Esito non diverso ebbe l'attacco di Rojo contro Teruel, presa dai repubblicani l'8 gennaio 1938 e riconquistata dai nazionalisti due settimane dopo.
Approfittando della difficoltà dei repubblicani, il 7 marzo 1938 Franco lanciò una massiccia offensiva in Aragona e Castiglia mobilitando il grosso delle sue forze (100.000 uomini, 200 carri armati e quasi 1000 aerei) che, penetrate nella valle dell'Ebro, il 15 aprile raggiunsero il Mediterraneo, tagliando fuori la Catalogna dal governo di Valencia.
In luglio i repubblicani sferrarono la loro ultima grande offensiva sul fiume Ebro, che impegnò entrambi i campi in una violentissima battaglia durata fino al 16 novembre allorché i nazionalisti presero il sopravvento. L'attacco finale di Franco cominciò a fine dicembre 1938. Il fronte della Catalogna fu subito sfondato e il 26 gennaio 1939 Barcellona cadde. Mentre a Valencia il governo repubblicano cercava di organizzare la resistenza, il 5 marzo si costituì a Madrid una giunta dissidente capeggiata dal colonnello Segismundo Casado che, dopo aver tentato senza successo di negoziare la resa, consentì che le truppe nazionaliste entrassero nella capitale il 27 marzo. Il 1° aprile il governo di Burgos annunciò ufficialmente la fine della guerra civile. Gli strascichi del conflitto furono pesantissimi: 400.000 repubblicani furono costretti all'esilio e la vittoria di Franco fu istituzionalizzata in 38 anni di dittatura. Più di un milione di oppositori al regime franchista trascorsero la vita in prigione o nei campi di lavoro. Oltre 400.000 persone morirono nel corso della guerra, mentre circa 100.000 furono quelle giustiziate tra il 1939 e il 1943.
LA SPAGNA DI FRANCO ED IL QUADRO INTERNAZIONALE
Dopo la fine della guerra civile, la Spagna visse per ben 36 anni sotto il regime franchista che instaurò una forte dittatura.
La Falange non ebbe mai un potere assoluto come il Partito fascista in Italia, dovendosi confrontare con le altre forze del paese: quali l’esercito, i filo-monarchici e l’Opus Dei , un’organizzazione semi-segreta di cattolici che governava i centri nevralgici dell’economia e dell’amministrazione pubblica per favorire una modernizzazione del paese.
Tutte le forze di centro-destra confluirono in un unico partito legale, il Movimento, in seguito all’introduzione della censura preventiva e all’abolizione di tutte le organizzazioni politiche o sindacali di sinistra.
Venne creata, sulla base della Carta Fascista, la Carta del Lavoro (Fuero del Trabajo) redatta nel 1938 e in base alla quale lo stato diventava il mediatore di interessi tra i lavoratori e i capitalisti, vietando lo sciopero e creando il sindacato unico, strumento operativo del governo.
La Spagna di Franco scontò, nel secondo dopoguerra, l’emarginazione rispetto ai paesi occidentali e rispetto al processo di unificazione europea. In seguito, mediante l’avvicinamento agli Stati Uniti, Franco manovrò per uscire dall’isolamento, accelerando la ripresa economica del paese preparandolo ad un’evoluzione democratica del regime.
La dittatura fu attenuata e nel 1986 la Spagna entrò nella Comunità Europea.
Il quadro internazionale entro cui si sviluppo la guerra civile era favorevole al successo dei conservatori. Fin dall’inizio, infatti, il regime di Hitler e quello di Mussolini aiutarono i conservatori e in particolar modo l’espansione di Franco che vinse la guerra civile.
Contribuì in modo negativo, per i repubblicani, la decisione di NON INTERVENTO degli Stati Francia ed Inghilterra che decisero di restare estranei alla guerra civile spagnola per non compromettere l’equilibrio internazionale. L’intervento in Spagna delle potenze fasciste avvenne mentre era in vigore un patto internazionale, cui esse avevano aderito, chiamato del non intervento.
Questo patto prevedeva la mancanza di aiuto alle due fazioni spagnole da parte di tutte le nazioni europee. La Francia con questo patto cercava di favorire il Fronte popolare, ma a causa della mancanza di rispetto dello stesso, da parte di Germania ed Italia questo non avvenne e non servì neppure il contributo russo dato ai repubblicani spagnoli.
APPROFONDIMENTI
Internazionale Termine con cui vengono designate le organizzazioni che, a livello mondiale, hanno coordinato l'attività politica dei partiti operai.
Prima internazionale
Nel 1864 alcuni rappresentanti dei lavoratori inglesi e francesi fondarono a Londra l'Associazione internazionale dei lavoratori sull'onda dello sviluppo dei sindacati operai e dei partiti socialdemocratici e socialisti in Europa. Karl Marx, eletto inizialmente nel comitato provvisorio dell'organizzazione, assunse in seguito un ruolo dominante all'interno del consiglio generale.
Fin dal principio, tuttavia, i seguaci anarchici di Pierre-Joseph Proudhon e di Michail Bakunin si opposero duramente al modello rivoluzionario marxista. Bakunin accelerò la crisi all'interno dell'organizzazione denunciando gli atteggiamenti dispotici di Marx e chiedendo la creazione di una Internazionale "antiautoritaria". Al congresso dell'Aia del 1872 Marx prevalse su Bakunin, il quale fu escluso dall'organizzazione; in quella sede fu inoltre deciso il trasferimento negli Stati Uniti del consiglio generale, che decretò il proprio scioglimento nel 1876. Sebbene riuscisse a destare una certa preoccupazione nei partiti politici di destra, la Prima internazionale non contò mai più di 25.000 membri.
Seconda internazionale
Nel 1889, centenario dello scoppio della rivoluzione francese, Parigi ospitò contemporaneamente due congressi socialisti, uno dei quali, ispirato al Manifesto comunista di Marx ed Engels, inaugurò la Seconda internazionale: si trattava di una federazione di partiti di massa con un ufficio di coordinamento costituito nel 1900, il quale organizzò nove incontri a scadenze regolari fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Durante il congresso di Londra del 1896 gli anarchici furono espulsi, lasciando i marxisti in una posizione di predominio indiscusso, anche se questi ultimi, soprattutto in Germania e in Francia, cercavano ora di attuare le riforme nel rispetto del sistema giuridico dello stato.
Nel 1899 il socialista francese Alexandre Millerand accettò una carica nel governo non socialista di René Waldeck-Rousseau. Nello stesso anno il leader socialista tedesco Eduard Bernstein pubblicò il suo Socialismo evolutivo, con il quale procedeva alla revisione della dottrina marxista escludendo l'inevitabilità della rivoluzione e proponendo rapporti di collaborazione con partiti non marxisti per il perseguimento dei fini socialisti. Bernstein fu duramente criticato da Karl Kautsky, leader del marxismo tedesco ortodosso.
Sebbene il movimento socialista fosse ideologicamente a favore della pace e della fratellanza tra lavoratori di ogni paese, il dissidio sorto nell'ambito dell'Internazionale indebolì gli sforzi volti a evitare una guerra in Europa. Quando, nel 1914, ebbe inizio la prima guerra mondiale, gli interessi nazionali si dimostrarono molto più forti dei legami di classe tra lavoratori e parte dei socialisti sostenne la politica militare dei propri governi. Questa circostanza segnò la fine della Seconda internazionale, sebbene i tentativi di ricostituire l'unità del movimento continuassero fino al 1920.
Terza internazionale
Nel marzo del 1919, in seguito alla rivoluzione russa, Vladimir Ilic Lenin, il leader bolscevico del nuovo governo sovietico, diede vita alla Terza internazionale o Internazionale comunista (Comintern), al fine di diffondere nel mondo il modello russo di conquista rivoluzionaria del potere. Grigorji Zinoviev, uno dei più stretti collaboratori di Lenin, fu eletto dal congresso presidente dell'organizzazione. Durante il secondo congresso (1920) furono stabilite alcune condizioni necessarie per l'ammissione all'interno dell'organizzazione, tra cui l'obbedienza incondizionata e la condanna del socialismo riformista proprio della Seconda internazionale.
Quando Lenin morì nel 1924, la corrente rivoluzionaria in Europa si era considerevolmente ridimensionata e il sogno di una rivoluzione socialista su scala mondiale aveva progressivamente lasciato il posto alle spinte nazionaliste del successore di Lenin, Josif Stalin. Per quest'ultimo il Comintern rappresentava poco più di uno strumento per mantenere il proprio potere assoluto nel paese e per accrescere l'influenza sovietica sulla scena internazionale. Il dominio di Stalin fu caratterizzato da intrighi interni e intricate strategie di politica estera: basti pensare che, per soddisfare una richiesta da parte degli alleati inglesi e francesi durante la seconda guerra mondiale, Stalin non esitò a dissolvere il Comintern nel maggio 1943.
Quarta internazionale
La Quarta internazionale, di importanza minore rispetto alle precedenti, venne costituita nel 1938 da Lev Trotzkij e dai suoi seguaci in opposizione a Stalin. Alcuni anni dopo l'assassinio di Trotzkij (1940) la Quarta internazionale, lacerata da dissidi interni, esaurì la propria funzione. (1953).
Cominform
Nell'ottobre 1947 l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) organizzò un incontro in Polonia tra i partiti comunisti di nove paesi (URSS, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Romania, Iugoslavia, Francia e Italia); in questa occasione fu fondato il Cominform, che doveva operare quale "stanza di compensazione" per le informazioni d'interesse comune: in realtà si trattava di uno strumento di controllo nelle mani di Stalin, preoccupato soprattutto della situazione in Iugoslavia, dove il Partito comunista guidato da Tito, in seguito espulso dal Cominform (1948), iniziava a manifestare segnali di indipendenza. Il 17 aprile del 1956 anche il Cominform cessò di esistere.
Il fallimento di queste organizzazioni è attribuibile, in larga misura, alla contraddizione interna tra l'ideologia della solidarietà sovrannazionale delle classi lavoratrici e la realtà delle rivalità esistenti tra i diversi movimenti socialisti organizzati su scala nazionale.
Fronte popolare Espressione politica coniata negli anni Trenta del Novecento, per indicare l’alleanza in funzione antifascista tra socialisti, socialdemocratici, partiti della sinistra e comunisti, promossa in diversi paesi, tra i quali Francia e Spagna. Inaugurata in Francia nel 1934 da un’alleanza tra comunisti, socialisti e radicali, la politica dei fronti popolari fu caldeggiata nel 1935 da Georgj Dimitrov al VII congresso del Comintern. In Francia il fronte popolare, sotto la guida di Léon Blum, governò dal 1936 al 1938. Gli sforzi per introdurre riforme scolastiche e sociali e la lotta contro la disoccupazione fallirono tuttavia per la mancanza di fondi e per le campagne denigratorie condotte dalle destre contro la coalizione di sinistra. Il fronte popolare spagnolo, formato da repubblicani di sinistra, socialisti e comunisti, vinse con una lista unitaria le elezioni del febbraio 1936, pochi mesi prima della rivolta dell’esercito spagnolo in Marocco, preludio della guerra civile spagnola. Dopo la seconda guerra mondiale, governi di fronte popolare si costituirono nei paesi dell’Est europeo, aprendo la strada all’instaurazione di regimi comunisti. In Italia la formula di fronte popolare fu sperimentata alle elezioni politiche del 1948 con l’alleanza tra comunisti e socialisti, sconfitta dal responso delle urne. L’ultima esperienza di fronti popolari si verificò in Cile, alle elezioni politiche che nel 1970 terminarono con la vittoria di Salvador Allende, candidato di un cartello di comunisti, socialisti e radicali.
Franco, Francisco (El Ferrol 1892 - Madrid 1975), generale e uomo politico spagnolo; instaurò in Spagna un regime dittatoriale e rimase al governo dal 1939 al 1975. Diplomato all'Accademia militare di Toledo, dal 1912 al 1920, prestò servizio in Marocco dove comandò la Legione straniera. Tornato in patria, fece carriera nell'esercito e ottenne la direzione dell'Accademia militare di Saragozza, che, però, con la caduta della monarchia (14 aprile 1931) e la proclamazione della seconda repubblica, venne chiusa; Franco fu allora inviato come comandante militare alle Baleari. Richiamato in Spagna dopo la vittoria elettorale della destra (1934), fu incaricato di reprimere alcune insurrezioni nelle Asturie. In seguito al successo elettorale del Fronte popolare (19 febbraio 1936), Franco venne allontanato dal paese e inviato alle isole Canarie. Prima di lasciare la Spagna, però, si unì a un gruppo di generali che preparava una rivolta contro il governo repubblicano. Il colpo di stato avvenne il 18 luglio 1936: Franco, passato in Marocco, assunse il comando dell'esercito dei ribelli ed entrò in Spagna, sostenuto dalla Germania nazista e dall'Italia fascista, che gli fornirono velivoli da trasporto per organizzare un ponte aereo su larga scala. In aiuto del Fronte popolare intervennero numerosi volontari da molti paesi stranieri, organizzati nelle cosiddette brigate internazionali.
Gli stretti rapporti con Hitler e Mussolini e i progressivi successi militari resero Franco, cui fu attribuito il titolo di Caudillo (in spagnolo, "capo"), comandante indiscusso delle forze nazionaliste; alla conclusione della guerra civile, nell'aprile del 1939, Franco assunse la guida dello stato con il titolo di "Generalissimo", instaurando un regime dittatoriale di stampo fascista (vedi Franchismo) e scatenando una durissima repressione degli avversari politici.
Durante la seconda guerra mondiale non si unì ai paesi dell'Asse e dichiarò la neutralità della Spagna; tuttavia concordò con Hitler (1940) e Mussolini (1941) una strategia di collaborazione (basi di rifornimento per i sottomarini e forniture di materie prime). Alla fine della guerra, si avvicinò ai paesi occidentali; approfittando della situazione creatasi con la Guerra Fredda, assunse il ruolo di sostenitore dell'anticomunismo e nel settembre del 1953 concluse un accordo economico con gli Stati Uniti.
Nel 1957 il generale affidò parte dell'amministrazione del paese all'ammiraglio Luis Carrero Blanco (ucciso in un attentato nel 1973) e ai funzionari dell'associazione religiosa dell'Opus Dei, e cominciò a occuparsi della sua successione. Restaurata la monarchia, pur mantenendo il ruolo di capo dello stato a vita, nel luglio del 1969 designò a succedergli il principe Juan Carlos di Borbone, che alla morte del Caudillo fu incoronato re di Spagna e assunse il governo del paese.
Falange spagnola Movimento politico di ispirazione fascista, fondato a Madrid nel 1933 da José Antonio Primo de Rivera, figlio del dittatore Miguel Primo de Rivera che governò la Spagna degli anni Venti. Esaltando lo stato forte e prendendo a modello la dittatura di Benito Mussolini in Italia, rifiutava la repubblica, il multipartitismo, il capitalismo, il marxismo (e in particolare la lotta di classe), teorizzando un regime corporativo in cui il governo mediasse i diversi interessi economici e sociali. Originariamente non mancarono anche elementi di ostilità verso la Chiesa cattolica, coerentemente con il carattere totalitario del regime che il partito promuoveva. Nel corso della guerra civile spagnola (1936-1939) i suoi aderenti sostennero il generale Francisco Franco contro le forze repubblicane. Nel 1937 lo stesso Franco volle la fusione della Falange con i carlisti, cattolici e monarchici; la nuova formazione divenne il partito ufficiale durante i primi anni della dittatura franchista, con Primo de Rivera (ucciso durante la guerra civile) onorato come un eroe nazionale. Dopo la seconda guerra mondiale, Franco ridusse radicalmente l'influenza e le funzioni del partito entro il regime, poi disciolto negli anni Cinquanta entro il più ampio Movimento nazionale, unico partito riconosciuto legittimo fino alla morte del dittatore.
Blum, Léon (Parigi 1872 - Jouy-en-Josas 1950), statista e leader politico francese. Condotto alla politica dall'affare Dreyfus, aderì al Partito socialista nel 1899. Dal 1919 al 1928 e dal 1929 al 1940 fu membro della Camera dei deputati.
Negli anni Trenta contribuì a organizzare il Fronte popolare, una coalizione di partiti di sinistra che vinse le elezioni del 1936; come capo del governo suscitò l'opposizione dei conservatori, introducendo un vasto programma di riforme sociali, tra cui la riduzione della settimana lavorativa a quaranta ore. Nell'estate del 1937 si dimise, dopo che al Senato i conservatori avevano respinto la sua richiesta di poteri eccezionali per affrontare la crisi finanziaria. In seguito a un'altra crisi di governo (marzo 1938), Blum ricevette nuovamente l'incarico di primo ministro, ma la sua coalizione durò solo un mese. Lo stesso anno la corrente socialista di cui faceva parte ruppe con il governo del Fronte popolare, presieduto da Edouard Daladier, a causa del patto di Monaco firmato con Germania, Italia e Inghilterra.
Dopo la capitolazione della Francia nel 1940, Blum si oppose al governo di Vichy, fu quindi processato, deportato in Germania e chiuso in un campo di concentramento. Rientrato in patria dopo la Liberazione, fu nominato ambasciatore e presiedette un governo di transizione dal dicembre 1946 al gennaio 1947, quando rassegnò le dimissioni.
Brigate internazionali Formazioni di volontari stranieri antifascisti che lottarono a fianco del governo repubblicano nel corso della guerra civile spagnola del 1936-39. I primi contingenti, organizzati dalla Terza Internazionale, entrarono clandestinamente in Spagna attraverso la frontiera francese nell’ottobre 1936 e, dopo aver ricevuto un sommario addestramento ad Albacete, raggiunsero Madrid, assediata dai nazionalisti l’8 novembre. La partecipazione dei volontari italiani, inquadrati nella Brigata Garibaldi, fu consistente, circa 3300 effettivi, e mise in campo alcuni tra i maggiori esponenti dell’antifascismo: i comunisti Togliatti, Longo e Vidali, il socialista Nenni, il repubblicano Pacciardi e il dirigente di Giustizia e Libertà, Carlo Rosselli.
Guidate dal generale russo Émil Kléber, le Brigate internazionali ebbero un ruolo determinante nella difesa di Madrid, distinguendosi nella battaglia di Guadalajara nel marzo 1937 e nelle grandi offensive repubblicane su Belchite (agosto) e Teruel (dicembre 1937-gennaio 1938) e sull’Ebro (luglio 1938).
Su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di “non intervento”, il governo repubblicano decise il ritiro dal fronte delle Brigate internazionali, tenendo una parata di addio il 29 ottobre 1938 a Barcellona. Dei 59.380 volontari accorsi in Spagna da cinquanta diversi paesi per combattere il fascismo, i caduti furono 9934 mentre 7686 furono feriti gravemente.

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