Dalle origini di Roma alle guerre puniche

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Testo

L’Italia nell’antichità.
L’Italia fu soggetta a migrazioni da parte di numerosi e differenti gruppi in un arco di tempo molto lungo, per cui ricostruire i loro movimenti è molto difficile. Gli studi degli archeologi hanno dimostrato che i primi gruppi occuparono l’Italia meridionale nel Neolitico tra il 5° e il 3° millennio. Queste popolazioni formarono degli insediamenti stabili e praticavano l’artigianato e l’agricoltura. Anche se non sappiamo che lingua parlassero, quasi sicuramente non erano di origine indoeuropea, perché i primi popoli indoeuropei, i così detti Popoli del Mare, arrivarono in Italia dal 2000ac nel meridione spostandosi poi anche a Nord. Da questi si sviluppò il popolo dei Latini; gli Osco-Umbri(in Italia centrale) i Messapi (in Puglia) e la civiltà dei Nuraghi in Sardegna. Tra il 1100 e il 900circa in Italia centrale si sviluppò una civiltà, i Villanoviani che praticavano l’incinerazione dei defunti, cioè bruciavano i loro defunti invece di seppellirli. A partire dal 750ac sulla stessa area si sviluppò il popolo dei Tirreni che i Romani chiamarono Etruschi.
Gli Etruschi.
Gli Etruschi sono la più importante popolazione dell’Italia preromana. Svilupatisi in Toscana e nell’Italia Centrale, non diedero mai vita ad uno Stato unitario, ma si organizzarono in città indipendenti governate da sovrani, che furono poi sostituiti da magistrati eletti annualmente. L’unica forma di aggregazione delle comunità etrusche che ci sia nota aveva scopi religiosi. La società etrusca di distinse per un carattere aristocratico: il governo delle città era nelle mani di un gruppo ristretto di proprietari terrieri e di ricchi commercianti. La decadenza etrusca ebbe inizio con due eventi che si verificarono all’inizio del IV secolo a.C.:la presa di Veio, avvenuta per opera dei Romani, nel 396 a.C.; la perdita dei possedimenti nella val Padana, caduti in mano dei Celti, originari dell’Europa centrale. Nel corso del III secolo a.C., l’Etruria passò progressivamente in mano romana.
Le origini di Roma.
La fondazione di Roma è avvolta nella leggenda, poiché per nobilitarne le oscure origini, alcuni scrittori latini elaborarono una serie di racconti leggendari per glorificare Roma e per dare motivo d’orgoglio e fierezza ai cittadini romani. Secondo la leggenda, le origini di Roma risalgono all’eroe troiano Enea, fuggito in Italia dopo che gli Achei avevano conquistato e distrutta Troia. Enea una volta stabilitosi nel Lazio, sposò la figlia di un re latino, Lavinia, e fondò la città di Lavinio. In seguito. Marte, il dio della Guerra, violentò Rea Silvia, una discendente d’Enea, che partorì due gemelli: Romolo e Remo, sacerdotessa consacrata agli dei, fu costretta a tenere nascosta la loro nascita e li abbandonò in una cesta che affidò alle acque del Tevere. I due gemelli furono dapprima allattati da una lupa e poi salvati da un pastore. Divenuti adulti essi decisero di fondare una città dove erano stati allattati. All’atto di tracciare i confini di questa nuova città i due fratelli si scontrarono per decidere chi avrebbe dovuto governare; così Romolo uccise Remo e divenne primo re di Roma. Però gli scavi archeologici hanno permesso una ricostruzione della nascita di Roma più aderente alla realtà. I sette colli che oggi sono inclusi nella città di Roma furono abitati da nuclei di pastori e contadini già intorno all’ottavo secolo a.C.. La strategica posizione geografica di Roma contribuì, nel tempo, a valorizzare la sua importanza economica. Roma, infatti, era situata in un punto favorevole all’attraversata del Tevere agevolando il passaggio dal nord al sud del Lazio. Inoltre, grazie alla vicinanza del mare, il villaggio fu punto di transito delle imbarcazioni; così la città lentamente divenne un importante centro commerciale sia per gli scambi via terra, sia per quelli via mare.
Il periodo Etrusco.
Alla fine del 7°sec Roma subì profondamente l’influenza culturale e politica degli Etruschi. Roma stava acquisendo sempre più importanza nell’area laziale, soprattutto quando conquistò le saline nella foce del Tevere controllando il commercio del sale della regione. Roma prese dagli Etruschi l’alfabeto, un sistema per calcolare il tempo basato sul calendario lunare, e a livello urbanistico le capanne furono sostituite da edifici in muratura e inoltre l’area del Foro, venne bonificata e pavimentata diventando il vero centro delle attività della città.
La Roma dei Tarquini.
Secondo la tradizione, dopo Romolo, Roma ebbe altri 6 re che governarono tra l’8°e il 6°sec ac. I primi 3 erano di origine Latina e Sabina: Numa Pompilio, che si occupò di definire le questioni religiose; Tullo Ostilio, che organizzò l’esercito; Anco Marzio, che guidò la città alla conquista dei territori vicini. Gli ultimi tre re di Roma furono di origine Etrusca:Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Tra questi il sovrano più importante fu Servio Tullo che introdusse un’importante riforma militare, che influenzò in modo determinante il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Si trattò di un provvedimento che, in sostanza, sostituì alle precedenti milizie dipendenti da gruppi aristocratici un esercito reclutato sulla base del censo:questo consentiva a ogni cittadino che fosse in grado di fornirsi di un equipaggiamento militare di porsi in condizione di parità con gli altri, eliminando i privilegi derivanti dall’appartenenza al ceto aristocratico. Organizzato in questo modo l’esercito, l’assemblea dei cittadini divenne il principale organo decisionale dello Stato, e presero il nome di comizi centuriati poiché i guerrieri erano riuniti in gruppi di 100 uomini chiamati centurie. Questo tipo di governo, favoriva le classi più ricche, la società romana era divisa in 5 classi di censo: la prima era composta da coloro che potevano permettersi l’intero armamento; le altre classi comprendevano coloro che potevano armarsi via via in modo più leggero. I comizi erano interamente controllati dalla prima classe. I re etruschi, introdussero grandi opere pubbliche, dalle mura cittadine alle fognature, ma soprattutto diedero alla struttura del potere il carattere di una vera e propria tirannia, motivo per cui l’ultimo re etrusco Tarquinio il superbo fu cacciato da Roma.

La nascita della Repubblica.
Roma non arrivò alla Repubblica solo a causa del malcontento dei nobili per l’operato del sovrano, ma anche a causa della pressione di nuove figure sociali che stavano acquisendo sempre più potere grazie alla loro ascesa nell’ambito militare. L’esercito composto da patrizi fu affiancato da un numero sempre maggiore di Plebei che potevano permettersi l’armamento necessario. L’autorità del re fu sostituita da quella di 2 magistrati chiamati consoli, che avevano il compito di guidare l’esercito (Imperium), far eseguire le leggi e proporle ai comizi centuriati. La loro carica durava solo un anno per impedire che abusassero del loro potere, alla fine del quale potevano essere chiamati a rispondere del loro operato davanti ad un tribunale. Alla scadenza del loro mandato entravano a far parte del Senato che si occupava della politica estera(decideva alleanze o interventi militari) e in caso di crisi poteva nominare un dittatore che deteneva un potere pressoché assoluto per 6 mesi. I comizi centuriati avevano il compito di dichiarare guerra o stipulare alleanze, di eleggere i consoli e di approvare o respingere leggi. I 2 secoli successivi alla nascita della repubblica furono contrassegnati da una lunga guerra contro i popoli della penisola italiana, che uno dopo l’altro dovettero inchinarsi alla supremazia di Roma. I popoli latini che sbarravano a Roma la strada del sud, furono sottomessi in un secolo e mezzo di scontri, fino alla completa pacificazione nel 338 ac. La grande città etusca di Veio, che sovrastava Roma dal Nord e controllava le saline alla foce del Tevere, venne conquistata nel 396, consentendo per la prima volta ai romani di espandersi al di là del Lazio. Nel corso del 4° secolo con 3 durissime guerre vennero piegati i Sanniti: a Roma si aprivano le fertili terre della Campania. Nella prima metà del 3°secolo fu la volta delle città elleniche della Magna Grecia: ormai tutta l’Italia a sud e a Nord del Tevere era dominata da Roma. Ma la conquista dell’Italia non fu costellata solo di successi, nel 390 subito dopo la conquista di Veio, dalle pianure del nord Roma fu attaccata dai Galli che riuscirono a saccheggiare la città e non furono annientati solo grazie al pagamento di una grande quantità d’oro.
Lo scontro tra Patrizi e Plebei.
All’inizio del 5°sec un gruppo di famiglie molto potenti, cercò di impadronirsi delle maggiori cariche politiche, militari e religiose. I membri di queste famiglie vennero chiamati Patrizi,mentre coloro che erano esclusi dal potere presero il nome di Plebei che tuttavia erano molto ricchi e potenti e si opposero ai patrizi, dando vita ad un durissimo scontro. Per opporsi ai Patrizi, i Plebei nominarono 2 Magistrati i Tribuni della Plebe, che avevano i compito di proteggere gli interessi dei Plebei nel caso in cui fossero arrestati, in seguito ottennero il diritto di Veto, cioè la facoltà di bloccare le leggi che a loro giudizio andavano contro gli interessi dei Plebei. Per eleggere i Tribuni, venne costituita un’assemblea chiamata comizi tributi. Roma non aveva una legislazione scritta, e per evitare abusi di potere, i Plebei, ottennero che una commissione di 10 membri provvedesse ad una stesura scritta. Infine nel 445ac fu abolita la legge che impediva i matrimoni misti tra Patrizi e Plebei: la fusione delle due classi costituì la base sociale su cui si fondò la repubblica simboleggiata dal moto stesso di Roma: Senatus Populus Que Roma (Il senato e il popolo di Roma).
Lo scontro con Cartagine.
La convivenza tra due potenze quali Roma e Cartagine(che sorgeva nel golfo di Tunisi, sulla costa settentrionale dell’Africa), protagoniste di un’inarrestabile espansione nel Mediterraneo, era impossibile. Quando le legioni romane conquistarono la Magna Grecia, si portano a tiretto contatto con Cartagine e lo scontro divenne inevitabile. Fu una lotta epocale che si protrasse per oltre un secolo attraverso 3 successive guerre: alla fine Cartagine fu ridotta ad un campo di rovine bruciate su cui venne sparso il sale e Roma assunse il controllo di tutto il mediterraneo occidentale.
La prima guerra punica.
Nel 264ac la città di Messina, si ribellò al dominio cartaginese e chiese aiuto a Roma, che mandò le sue legioni. Durante lo scontro con Cartagine Roma diede prova della sua bravura sia in mare che sulla terraferma la guerra, che durò circa 20 anni, si concluse con la vittoria di Roma. La Sicilia divenne la prima provincia del nascente impero romano,ben presto seguita dalla Sardegna e dalla Corsica e Cartagine dovette pagare un forte tributo a Roma
La seconda guerra punica.
Durò 17 anni, dal 218 al 201ac, e fu la più terribile e drammatica sostenuta da Roma nella sua lunga storia. Negli anni immediatamente successivi alla sconfitta, la politica di Cartagine, resa difficile dalla crisi economica e da una pericolosa insurrezione dei mercenari, subì ulteriori insuccessi con la perdita della Sardegna e della Corsica. Ma quando il potere passo nella mani della famiglia Barca sotto la guida di Annibale, Cartagine fu pronta per riprendere le sue mire espansionistiche e si impossessò dei territori in Spagna. Roma, che in un primo tempo vide di buon occhio le mire dei Cartaginesi distolte dalla Sicilia per un paese ove non aveva nessun interesse, incominciò a preoccuparsi della rinascita della potenza punica. Lo scontro fu inevitabile. I romani miravano a conquistare L’Africa e la Spagna, ma Annibale ebbe l’intuizione di penetrare in Italia attraverso le Alpi con un piccolo esercito, egli voleva abbattere il prestigio di Roma in modo da risvegliare lo spirito di libertà dalla dominazione romana nei popoli italici. Annibale vittoria dopo vittoria, arrivò fino a Taranto. Roma arrivò ad un passo dalla sconfitta fino a quando il generale Publio Cornelio Scipione inflisse al nemico a Zama in Africa una sconfitta irreparabile: Scipione, impedendo l’arrivo dei rinforzi, Annibale che fu costretto a recarsi a Cartagine per difendere la città, fallì e fu costretto all’esilio. Cartagine si arrese e divenne uno stato semidipendente alleato di Roma: perse la Spagna, dovette consegnare tutte le armi da guerra, dovette pagare un forte tributo e non poteva più dichiarare guerra senza il permesso di Roma.
La terza guerra punica.
Fu in sostanza un proseguimento della precedente, e servì a Roma per sconfiggere definitivamente Cartagine e aggiungere un’altra provincia, quella africana alle isole italiane e alla Spagna. Dopo la 2°guerra punica, Roma iniziò la conquista della Grecia e delle sue colonie in Asia che si concluse nel 146ac, nel frattempo Cartagine era diventata un centro agricolo e commerciale molto ricco e Roma vi vedeva una rivale nel commercio nel Mediterraneo, motivo per cui attaccò Cartagine nel 146ac riducendola in cenere e spargendo il sale sulle sue rovine. Roma dominava ormai politicamente ed economicamente tutto il Mediterraneo.
L’antica religione romana.
Roma non aveva una religione come la intendiamo noi oggi, ma un insieme di complessi rituali, spesso di origine antichissima e di varia provenienza. Al centro di questi Rituali vi era la così detta Triade Capitolina che rispecchiavano le funzioni principali della società romana:il governo era rappresentato da Giove(signore dell’Universo), la guerra rappresentata da Marte (dio della guerra) e le attività produttive rappresentate da Quirino (protettore delle attività economiche). Attorno alla triade troviamo un’infinità di divinità minori che avevano tra loro dei rapporti particolari per la tendenza del paganesimo antico di identificare divinità di altri popoli con quelle locali e viceversa. Avevano un atteggiamento molto aperto e tollerante legato più alla vita civile che a quella spirituale, le stesse cariche sacerdotali erano assegnate per elezione come i normali servizi pubblici. Le classi alte romane, più che seguire queste pratiche, si affidavano alla filosofia(dottrine di origine greca) per dare un significato alla loro vita. Il sistema religioso romano aveva la capacità di rinnovarsi e di adattarsi ai cambiamenti sociali e politici assimilando nel pantheon delle divinità romane anche le principali divinità dei popoli conquistati per facilitarne l’annessione. L’ Impero inoltre introdusse la divinizzazione di esseri umani: gli imperatori dopo la loro morte. La religione tradizionale romana, non riguardava gli individui ma la collettività:era un insieme di culti e cerimonie che accompagnava e coinvolgeva ogni aspetto della vita ed era fortemente legata alle istituzioni, al punto che se si presentava uno scandalo religioso non interveniva il sacerdote ma i magistrati. La casa rappresentava il centro della vita religiosa dei romani. Qui venivano adorate le divinità domestiche (i lari protettori della casa e della famiglia, i mani ossia gli avi defunti e i penati protettori delle provviste alimentari) accanto alle divinità pubbliche. I riti all’interno della famiglia erano officiati dal pater familias che era il custode e il responsabile della tradizione rituale. Molto importante era il culto degli antenati.
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