dal 1880 all'avvento del fascismo

Materie:Riassunto
Categoria:Storia
Download:432
Data:13.01.2006
Numero di pagine:23
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
1880-avvento-fascismo_1.zip (Dimensione: 22.77 Kb)
trucheck.it_dal-1880-all-avvento-del-fascismo.doc     88.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

In Italia nel ‘800 nacquero le prime società di mutuo soccorso che sono delle società fatte per l’aiuto reciproco in caso di malattia o infortunio. Nel resto dell’Europa erano già nate da tempo. Dato lo sfruttamento degli operai in Inghilterra ci furono le prime garanzie per i lavoratori: sfruttamento limitato per donne e bambini, vengono date garanzie agli operai in caso di infortunio e vengono aumentati i salari.
Con questi miglioramenti migliora anche il clima globale perché diminuiscono gli atteggiamenti di protesta e si và verso il dialogo.
La Germania degli anni 1880-1890 ha come cancelliere Bismarck ed era un uomo con “ il pugno di ferro” era quasi un dittatore, che portò anche dei miglioramenti nel paese aiutando la classe operaia: per esempio creò delle pensioni minime per gli operai anziani.
Nacquero i socialisti utopisti che sono soprattutto imprenditori inglesi armati di un grande spirito verso gli operai più sfruttati e che cercarono una soluzione per migliorare le loro condizioni.
Costruirono fabbriche modello dove si lavorava meno e inoltre vivevano in ambienti più sani forniti sempre dall’imprenditore. Ma purtroppo queste fabbriche sono destinate al fallimento perché non riescono a contenere i prezzi della concorrenza.
Altre posizioni politiche sono l’anarchismo:
richiesta di libertà ed è una forma antiautoritaria contro ogni forma di autorità e vengono fatte delle sommosse contro il sistema politico ed economico. Anche se l’anarchismo non è una dottrina applicabile in una società industrializzata. Si espande in Russia e in Italia perché non ancora industrializzate.
Il marxismo
Marx e un suo amico Angles pubblicarono un testo “il capitale” che sarà una dottrina per i futuri sistemi comunisti. Ed è un libro che fa un’analisi scientifica della società e dice che la società è divisa in:
• Borghesia imprenditoriale
• Proletariato
Nel 1700 la borghesia fece dei miglioramenti alla società entrando al potere e spazzando via l’aristocrazia, ma ora tende a fermare l’evoluzione sociale cercando di tenere la società più favorevole e loro.
A Marx infatti interessava molto il rapporto tra la classe capitalista e al proletariato. I capitalisti sono quelli che hanno in mano il sistema industriale, che possiedono le fabbriche e i macchinari. Sono la minoranza della popolazione anche se dal 1880 sono aumentati anche se rispetto al proletariato l’aumento è minimo. Il proletariato è formato dalla classe operaia e da tutto il popolo inserito nella classe operai ma senza nessun possedimento o bene materiale ad eccezione dei figli (prole).
Marx afferma che il prezzo di un prodotto è dato dal costo del lavoro per costruirlo più il costo delle materie prime. E quindi l’imprenditore si appropria di quel “plus valore” non dato la salariato dato che gli da solo il necessario per vivere e riprodursi. Come conclusione si deduce che la dottrina di Marx mette il proletariato in una situazione di sfruttamento e senza vantaggi. Questa dottrina è detta socialismo scientifico cioè analisi di dati oggettivi per trovare rimedi, o è detta anche materialismo storico perché l’evoluzione umana è legata ai possedimenti, alle cose materiali che si possiedono e chi ha più beni governa.
Marx afferma che il proletariato crescerà in modo esponenziale. Per cambiare le cose il proletariato dovrebbe unirsi come classe mondiale e fare una rivoluzione di un certo tipo: non eliminare il proletariato e andare al potere ma propone un’utopia cioè una società senza classi, senza persone ricche o povere ma ognuno ha tutto uguale e bisogna eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione cioè le fabbriche devono essere proprietà collettiva cosicché non c’è più il capitalista che si prende il plusvalore.
Marx sbaglia molte sue teorie:
• Quando prevede come sarà la società del futuro non accade che la società è divisa tra imprenditori e proletari
• Non tutti i proletariati sono uguali (caporeparto → manovale) anche solo gli impiegati sono una classe differente dai lavoratori manuali e quando questa decisione si vedrà sempre di più ci sarà una divisione sociale e gli impiegati creeranno una nuova classe sociale: la piccola e la media borghesia. E come gli impiegati ce ne sono di altri tipi all’interno del proletariato.
E il proletariato mira a risultati più immediati che la rivoluzione:
• Aumento paga oraria
• Aumento livello sanitario
• Diritto al voto
La rivoluzione sovietica diventa il faro per i rivoluzionari di tutto il mondo.
La borghesia per governare il paese crea dei centri politici nei grossi centri e nasce il primo sistema politico parlamentare e costituzionale. Marx non vuole il parlamento ma vuole la rivoluzione.
L’età giolittiana
Alla fine dell’800 Giolitti era diventato presidente del consiglio e poi caduto per uno scandalo bancario. Nei primi anni del 1900 diventò ministro degli interni e durante il suo mandato si era tentato di togliere la costituzione, per fortuna la riforma non passo e si vide che la popolazione era della maggioranza liberale.
Il ministro degli interni si occupa della sicurezza interna del paese.
Come ministro degli interni ha una grossa responsabilità, deve decidere come lo stato deve porsi di fronte agli scioperi e alle manifestazioni… con Crispi veniva usato il pugno di ferro, Giolitti invece si rende conto che lo stato è molto fragile, in Italia vota solo il 7% della popolazione e la gente ha il diritto di manifestare pacificamente per le proprie idee. Lo stato può intervenire solo in caso di violenza. E Giolitti continuerà con questa linea anche da presidente del consiglio. Gli industriali lasciano che Giolitti attua queste riforme per vari motivi: il primo motivo è perché le fabbriche stanno passando un periodo di grande crescita e i guadagni sono molto maggiori e si possono migliorare le qualità di vita della classe operaia, il secondo motivo è che Giolitti lascia il meridione in mano ai latifondisti e quindi non da nessun fastidio a quest’ultimi. Così si crea un ulteriore divisione tra nord e sud ed il sud diventa il punto di sbocco delle merci prodotte al nord. Si formerà il triangolo industriale: Torino, Milano, Genova.
I governi in questo periodo cadono spesso e comporterà due gravi fenomeni:
• Trasformismo cioè i rappresentanti di governo tendono a “cambiare bandiera” facilmente.
• Clientelismo cioè si cambia idea perché si ottiene qualcosa
Questi due fenomeni portarono ingenti costi sul piano politico e sociale. Giolitti viene definito in qualche occasione il ministro della malavita perché in più occasioni si è fatto appoggiare dalla mafia. L’influenza della mafia divenne ancora maggiore quando Giolitti proclamò il suffragio universale maschile, la mafia infatti influenzava soprattutto i più poveri.
Giolitti ha fatto tanto di buono per gli operai quanto non ha fatto per i contadini del sud, infatti lasciando la politica verso di loro invariata li portò ad un peggioramento e ad un aumento dei latifondisti.
Politica coloniale Giolittiana
Giolitti fece un discorso al popolo nel quale dichiarò le ragioni per cui voleva conquistare la Libia: disse che andava in Libia perché voleva dare lavoro a quella manodopera che doveva emigrare per trovarlo. In realtà ci furono altri interessi:
• 1909-19010 ci fu un movimento nazionalista: diceva che l’Italia doveva avere un ruolo internazionale. Una questione di orgoglio quindi era quella di avere delle colonie proprie. Infatti giolitti conta anche sui nazionalisti.
• Giolitti è in contatto con ambienti finanziari e queste banche hanno investito ingenti somme in quel territorio e se Giolitti li conquistasse quei capitali sarebbero più al sicuro
• Interessi vaticani perché tra le somme delle banche investite ci sono somme anche vaticane e conquistandola ci sarebbe un avvicinamento tra la Roma politica e la Roma religiosa.
• Da alcuni governanti viene vista come una nuova crociata, cristianizzare gli infedeli.
Il partito socialista è contrario alla conquista della Libia come sarà contrario alla 1° guerra mondiale perché la conquista sarebbe stato solo un aiuto alle classi più ricche.
Giolitti fa un accordo con il mondo cattolico per paura dei socialisti alle prossime elezioni: l’accordo di Gentiloni: i cattolici avrebbero appoggiato i liberali con la promessa che una volta eletti i liberali avrebbero cercato delle vie per avvicinare stato e chiesa.
2° rivoluzione (1914)
questa rivoluzione viene fatta soprattutto in: Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, in parte in Italia. Riguarda settori diversi dalla prima:
• Siderurgia con il ferro e l’acciaio
• La chimica con nuove innovazioni e prodotti: il carbonato di calcio, sintesi di prodotti organici e comincino gli idrocarburi raffinati.
• L’energia elettrica: una grande invenzione perché è un energia trasportabile.
• Motore a scoppio
Con l’evoluzione della siderurgia ci fu una grande corsa agli armamenti.
Questa grande sviluppo portò ad una grande crescita economica grazie a vari fattori:
• Protezionismo
• Il sistema bancario muovendosi con veri e propri criteri finanziari si rivela decisivo.
• La rete ferroviaria è completata in tutto il territorio.
Tuttavia ci sono dei fattori limitanti:
• L’apparato industriale resta fragile ed eccessivamente legato al ciclo mondiale
• Scarsa disponibilità di manodopera qualificata
• Modello di sviluppo non armonico
La prima guerra mondiale
L’aumento degli armamenti dava segni di grande tensione.
La Germania da un lato e l’Inghilterra e la Francia dall’altro. Si era raggiunto il punto massimo delle potenze economiche e bisognava che qualcuno venisse sopraffatto.
Ci sono altri elementi che hanno fatto scoppiare la guerra:
• Uno dei motivi più pesanti si ha tra la Francia e la Germania: da quando la Francia aveva perso contro la prussica proclamò il raid tedesco. In Francia anche tra il popolo c’è la voglia di rivincita(il rivancismo).
• Tra l’Italia e la Francia ci sono alcuni territori in comune.
• All’interno dell’impero Astroungarico ci sono molte popolazioni con lingue diverse che chiedono l’indipendenza e quindi l’impero è difficilmente gestibile.
• Situazione balcanica la potenza era la Serbia ma l’impero Astroungarico voleva conquistare la Bosnia.
Arriva la crisi quando l’Austria decide di mandare l’ultimatum alla Serbia e scoppia una guerra tra:
• Serbia e Russia da un lato
• Austria e Germania dall’altro
Successivamente entrano in guerra anche Francia e Inghilterra schierati con la Russia
Tutti i vari cittadini sono contenti di entrare in guerra per far vedere il valore della nazione.
I partiti socialisti inoltre cambiano idee e appoggiano il partito governante con due eccezioni:
• Il PSI italiano
• Il PS russo
1° fase
guerra lampo tentata dai tedeschi con due fronti:
• Est
• Ovest
Avevano creato una strategia: di puntare tutto sulla Francia e metterla fuori gioco e in un secondo momento attaccare la Russia.
La guerra in Francia non ha avuto i risultati desiderati perché i francesi sono riusciti a creare una barricata alle porte di Parigi e la guerra da lampo diviene una guerra di postazione dove chi vince non è il più forte ma quello che resiste di più.
L’Italia non poteva attaccare perché poteva farlo solo se uno dei tre stati della triplice alleanza veniva attaccato. E invece in questo caso era stata l’Austria ad attaccare.
In Italia l’opinione pubblica era la maggioranza contro la guerra e anche i politici sono in disaccordo con l’entrata:
• Giolitti
• Socialisti
• Gruppi cattolici
A favore sono:
• Dei gruppi sia della destra sia della sinistra
• Gli interventisti: spingono per la liberazione delle terre italiane.
• Socialisti rivoluzionari vogliono entrare in guerra ma perdendola perché così nella creazione dei nuovi governi si poteva fare la rivoluzione socialista.
• Nazionalisti legati all’interesse industriale.
Appare un personaggio:
Benito Mussolini che subito è contrario all’entrata in guerra e poi cambia “bandiera” e diventa favorevole. Verrà espulso dal partito socialista creando un partito tutto suo.
I governanti Italiani successivamente trattano segretamente con gli Inglesi per entrare in guerra al loro fianco. Questi piani sfociano nel patto di ------- : prevede che l’Italia entri in guerra entro un mese a fianco della Francia e Inghilterra.
Vengono fatte manifestazioni a favore della guerra con rappresentante Dannunzio.
Il 24 maggio 1915 entra contro l’Austria.
Gli italiani godono di una forte superiorità numerica nei confronti degli austriaci, l’esercito manca di un’adeguata preparazione. Il nostro esercito è in una situazione di semicollasso.
I russi restano assestati sulle loro posizioni, entra in campo la Bulgaria a fianco della Germania, aggravando la posizione della Serbia che viene invasa. L’unico sucesso alleato è un ponte franco britannico. Il 1915 si chiude con un bilancio favorevole agli imperi centrali.
La Serbia è sconfitta, gli austriaci bloccano gli italiani, i tedeschi bloccano i francesi e gli inglesi, mentre la russia ha subito pesanti rovesci.
Il 1916 è caratterizzato dall’attacco da parte dei tedeschi a Verdun, e i francesi riescono a tenere le lineee per alleggerire Verdun e insieme agli inglesi fanno dei durissimi combattimenti sul fronte delle somme. Inizia la spedizione punitiva da parte dell’Austria verso l’Italia, che si sviluppa tra il lago di Garda e il Brenta. L’austria ha messo a nudo la grande impreparazione delle truppe Italiane. Il 1916 si ciude a favore dell’Intesa.
Le armi usate sono nuove e ancora più devastanti come la mitragliatrice e i gas velenosi.
La carneficina da entrambi le parti cambia le idee dell’opinione pubblica verso la guerra e riprendono le idee pacifiste e dell’antimperialismo socialista.
Nel dicembre 1916 l’imperatore Guglielmo II decide di prendere un’iniziativa spettacolare: fa offerte di pace. Si tratta di una manovra a scopo propagandistico interno ed esterno e per cambiare l’immagine della Germania responsabile della guerra. Gli altri stati si opposero e i tedeschi allora decisero di sfondare il blocco navale britannico e dichiara di distruggere tutte le navi anche degli stati neutrali che portano rifornimenti alla Francia e GB. È praticamente una dichiarazione de guerra contro gli stati uniti perché sono i principali rifornitori di merci, così entrano in guerra anche loro. Mettono a disposizione 3 milioni di uomini e 10 miliardi di dollari. In Russia scoppia la rivoluzione e cade lo zarismo e la Russia sta per uscire dalla guerra.
Il Germania cresce l’opposizione alla guerra.
Benedetto XV deplora l’inutile strage
Anche in Italia rivolte pacifiste.
In Italia c’è la caduta di Caporeto con grandi ripercussioni sul governo.
Il 1917 è stato l’anno in cui le potenze rivali hanno deciso inflessibilmente di lottare sino in fondo per la vittoria finale.
Il Russia nel febbraio 1917 è finito lo Zarismo e i russi escono di guerra, togliendo un fronte ai tedeschi. I tedeschi però sono esausti ormai e la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti sono molto superiori, così avviene la prima grande sconfitta tedesca nella battaglia di Amiens. La situazione dei tedeschi è aggravata dal fatto che i loro alleati sono in uno stato di profonda crisi vicini al collasso.
L’11 Novembre 1918 viene firmato l’armistizio tedesco.
La guerra ha avuto gravi danni economici oltre che civili e inoltre ora c’è da fare la riconversione delle industrie cioè trasformare il sistema di produzione bellico nel sistema originare di produzione civile. La più avvantaggiata in questo caso sono gli stati uniti perché non hanno molte imprese belliche e hanno un’economia ancora forte cosicché l’Europa perde la leadership mondiale sull’economia.
L’8 gennaio 1918 il presidente degli stati uniti Wilson fissa quattordici punti che secondo lui devono essere rispettati per mantenere la pace in Europa:
• Libertà marittima
• Libertà economica
• Riduzione degli armamenti
• Una politica coloniale illuminata
• La costruzione di una Società delle nazioni
• Che ogni popolo deve avere un suo stato
E altri di tipo sempre politico relativi ai confini.
Questi punti non verranno rispettati proprio dal tutto perché per esempio l’impero Asburgico ha più di un popolo sotto di lui.
Alla Germania sono state imposte varie clausole:
• Riduzione forze armate
• Abolizione servizio di leva
• Riduzione flotta navale
• Perdita delle colonie
• Restituzione dell’Alsazia e della Lorena alla Francia
• Cessione alla Polonia di alcuni territori
• Restituzione dello Schleswig alla Danimarca
• Consegna ai vincitori la flotta commerciale
• Fornitura di carbone per 10 anni
• Cessione alla Francia e al Belgio di una enorme quantità di bestiame
Si creano nuovi stati:
• Cecoslovacchia
• La Iugoslavia
• Il trentino fino al Brennero passa all’Italia
• Si forma l’Ungheria
Si crea la società delle nazioni cioè un organo che governa sopra i governi e serve a mantenere l’ordine europeo.
Lo Zarismo
La russia è definita come un gigantesco pachiderma cioè uno stato arretrato ancora quasi interamente con un’agricoltura di sussistenza e che deve essere smosso, ma è quasi impossibile. I zar che la governano ormai da 3 secoli non hanno fatto mai riforme e le poche fatte non sono mai state utili per la modernizzazione. Con l’entrata in guerra spese tutte le sue energie e ci furono i primi disertori, durante la guerra c’era una situazione insostenibile e infatti nel febbraio 1917 avviene un movimento rivoluzionario composto da operai e successivamente si unirà anche l’esercito formando i soviet. Finisce il dominio zarista e dopo alcuni mesi verrà uccisa anche tutta la famiglia dello zar, e nascerà un governo provvisorio. Da febbraio a ottobre (calendario russo) fase intermedia con un problema principale, la guerra, se uscire dalla guerra o di continuare, viene deciso di continuare, aggravando ulteriormente la situazione perché i contadini vengono spogliati dal raccolto per recuperare viveri per il fronte. Così nelle campagne avvengono delle rivolte.
In politica ci sono due grandi gruppi dei social democratici:
• I Melscevichi: hanno come ideali una sociètà socialista che per essere raggiunta bisogna passare per una fase borghese della società e quindi sono a favore della democrazia con un parlamento borghese
• I Bolscevichi: il loro leader era Lenin che porterà idee nuove, infatti adatta la teoria di Marx alla Russia e vuole che il partito stesso abbia un ruolo fondamentale nello stato e il partito deve essere l’elemento di rivoluzione. Lenin vuole creare una dittatura democratica perché la dittatura deve essere una fase che deve portare al superamento dell’arretratezza e nella distribuzione delle terre, il controllo da parte degli operai della fabbrica e l’uscita dalla guerra.
I bolscevichi sono una minoranza ma riescono ad arrivare al potere per un motivo principale: perché il governo non riesce a gestire il paese e il malcontento aumenta e aumenta anche il caos, facendosi sempre più strada i soviet, infatti più che una vittoria bolscevica viene esaltata la fragilità del governo e in più Lenin prometteva l’immediata uscita dalla guerra e l’abolizione della proprietà privata. Ci sono due governi prima dei bolscevichi: i soviet e il così detto governo legale.
Quando Lenin va al potere viene confermato il fallimento del governo multicolore.
Quando sarà al potere ci sarà una sanguinosissima guerra civile: l’armata rossa contro le forze antibolsceviche.
Le forze antibolsceviche o armata bianca viene appoggiata oltre dagli altri partiti anche dalle potenze europee perché hanno paura di questa rivoluzione socialista perchè possa avvenire anche negli altri stati europei, vengono inviate anche truppe.
Il partito secondo Lenin deve fare le veci del popolo ma con il passare degli anni viene fatto tutto in nome del popolo ma il partito si avvicina sempre di più allo stato. Il partito diviene l’organo assoluto eliminando qualsiasi altro organo.
Fascismo
Movimento politico italiano costituitosi a Milano il 23 marzo 1919 per iniziativa di Benito Mussolini. 
Per estens. Qualsiasi movimento che mira a istituire una dittatura a carattere nazionalistico.
Nascita e avvento del fascismo.
Per intendere le origini storiche del fascismo è necessario rifarsi alla crisi profonda provocata in tutta l'Europa dal primo conflitto mondiale (1914-1918) e che portò a radicali mutamenti nelle strutture politiche e sociali dei singoli paesi, nei rapporti tra le classi, nel costume. In Italia la crisi assunse proporzioni assai gravi, e in essa confluirono elementi di varia natura: l'insoddisfazione di vasti strati di opinione pubblica per i risultati della conferenza della pace che deludevano le speranze di ingrandimenti territoriali (ai confini orientali) e coloniali e la conseguente esasperazione del sentimento nazionale; il peggioramento delle condizioni economiche di vasti strati delle classi medie, gravate dal carico fiscale e colpite dal blocco dei fitti degli immobili e dei beni fondiari, dalla rapida svalutazione della lira e dalla contrazione del commercio; il carovita e la disoccupazione, che pesavano sulle classi popolari; la pressione del proletariato industriale in direzione non soltanto delle rivendicazioni economiche (giornata lavorativa di otto ore, controllo operaio sulla produzione, ecc.) ma anche di quelle politiche (conquista dei municipi e partecipazione diretta alla gestione dello Stato); lotta per la conquista della terra delle masse rurali; inquietudine della grande borghesia industriale e agraria di fronte alle agitazioni sociali, agli scioperi, all'occupazione delle fabbriche e delle terre. Questo il clima in cui nacque il movimento fascista (il nome alludeva al fascio littorio della Roma classica), come continuazione dei “fasci di azione rivoluzionaria” sorti all'inizio del 1915 per iniziativa di gruppi accesamente interventisti, ispirati soprattutto da Mussolini dopo che questi era stato espulso dal partito socialista per il suo passaggio dal neutralismo all'interventismo (ottobre 1914). Nel momento in cui a Milano nascevano i “fasci italiani di combattimento” il loro fondatore non si proponeva di creare un partito, ma un semplice movimento; come scriverà più tardi lo stesso Mussolini , “non c'era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. La mia dottrina era la dottrina dell'azione. Il fascismo nacque da un bisogno di azione e fu azione”; e avendo di mira soprattutto l'azione il nuovo movimento diede inizialmente poco peso alle preoccupazioni dottrinali. La sua piattaforma teorica era intessuta di elementi disparati: nazionalisti, pragmatisti, soreliani, anarco-sindacalisti, futuristi, ecc.; e nel suo programma confluivano motivi eterogenei: generiche istanze repubblicane e anticlericali, socializzazioni, controllo operaio sulla produzione, soppressione dell'esercito permanente. Ma princìpi e dottrine, più che come valori assoluti, per il fascismo valevano come espedienti tattici da impiegare a seconda degli uomini e delle circostanze: esso poté così inserirsi agevolmente nella mutevole e difficile situazione dell'Italia del dopoguerra, avvalendosi di tutti i motivi di malcontento e disorientamento vivi nel paese: dal desiderio di azione e di avventura creato nelle generazioni dal clima della guerra al sentimento di rivolta degli ex combattenti contro quanto ai loro occhi sembrava avvilire la patria; dai fermenti nazionalistici alimentati dal mito della “vittoria mutilata” alla crisi dello Stato liberale; dalla preoccupazione dei conservatori per la pressione delle masse popolari reclamanti migliori condizioni di vita e per il rafforzarsi del movimento socialista e l'acuirsi della lotta di classe all'insoddisfazione diffusa dei ceti piccolo-borghesi che più risentivano gli effetti della non facile congiuntura economica.
Inizialmente tuttavia il peso del nuovo movimento fu scarso; infatti nelle elezioni politiche del novembre 1919 (alle quali si erano presentati con un programma radicale che andava dalla Costituente all'abolizione del senato, dalla tassazione progressiva sul reddito al controllo operaio), i fascisti riportarono, nell'unica lista presentata (Milano), solo 4.795 voti, contro i 170.000 voti socialisti e i 74.000 voti popolari della stessa circoscrizione. A questa data il fascismo aveva però già assunto quel carattere risolutamente antisocialista che doveva caratterizzarne la successiva esistenza (15 aprile 1919, assalto al quotidiano socialista milanese Avanti!, data che segna l'inizio della guerriglia civile).
Il movimento tuttavia si andò rafforzando dopo la marcia su Fiume voluta da D'Annunzio in segno di protesta contro la firma del trattato di pace, operazione che ebbe l'appoggio più pieno da parte del fascismo, il quale poté così espandere le sue file in direzione del nazionalismo dannunziano; e prese un impulso decisivo dopo il fallimento dell'occupazione delle fabbriche (settembre 1920), che segnò l'inizio della parabola discendente del socialismo. Il prestigio dello Stato liberale era infatti rimasto scosso nella coscienza dei ceti borghesi; d'altra parte i socialisti, oscillanti come erano tra l'estremismo verbale dell'ala massimalista e il cauto riformismo turatiano, si erano dimostrati incapaci di prendere il potere o quanto meno di partecipare al governo; e di questo vuoto politico seppe approfittare abilmente il fascismo, che poté assumere il ruolo di salvatore del paese dal bolscevismo; sorse così e si estese l'azione delle “squadre” che miravano, con le loro “spedizioni punitive”, a scompaginare le organizzazioni politiche ed economiche di socialisti e popolari, tra il favore dei ceti agrari (specie dell'Emilia, Toscana e Lombardia) e industriali e la passività delle forze dello Stato. Infatti Giolitti, il cui ultimo ministero andò dal giugno 1920 al giugno 1921, dominato dall'illusione di poter riassorbire il fascismo nello Stato liberale costituzionalizzandolo, come vent'anni prima gli era riuscito con i socialisti, diede un tacito appoggio, in funzione antisocialista, all'attività delle squadre fasciste, permettendo al movimento di Mussolini di estendere la sua influenza. Così, a partire dalla fine del 1920 il fascismo, che fino ad allora era stato un fenomeno essenzialmente cittadino, andò sviluppandosi impetuosamente anche nelle campagne; pertanto nelle elezioni del maggio 1921 i fascisti, oltre a due deputati eletti in quanto tali, ebbero circa trenta deputati eletti nelle liste del blocco governativo (tra cui lo stesso Mussolini).
Nel congresso di Roma (novembre 1921) il movimento, che contava ormai 300.000 iscritti, operò la sua trasformazione in partito, accantonando le antiche pregiudiziali repubblicane e anticlericali, caratterizzandosi come difensore dell'ordine e dandosi una più precisa fisionomia ideologica e una più disciplinata base organizzativa. Il nuovo partito si pose espressamente l'obiettivo della conquista dello Stato, favorito dalla crisi sempre più profonda delle istituzioni liberali, dal succedersi di governi deboli e impotenti (Bonomi e Facta), dalla divisione delle sinistre. Pertanto, dopo il fallimento dello sciopero legalitario di protesta proclamato dai socialisti il 31 luglio 1922, i fascisti accentuarono le azioni di rappresaglia e il 29 settembre presero la decisione di marciare sulla capitale. La “marcia su Roma” ebbe luogo il 28 ottobre; Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio presentatogli da Facta e decise di affidare il compito di formare il nuovo governo a Mussolini, tenendo conto, più che della esigua rappresentanza parlamentare fascista, della situazione di forza creata dallo squadrismo. Dal punto di vista delle forme giuridiche entro le quali si organizzò il regime fascista sono da distinguere due periodi: prima e dopo il gennaio 1925. Nella prima fase non ci fu un'aperta rottura rivoluzionaria con il passato; il primo ministero Mussolini fu infatti un ministero di coalizione, in cui accanto ai ministri fascisti o simpatizzanti con il fascismo ci furono ministri liberali (della tendenza Salandra) e popolari, perché molti uomini e gruppi politici ritenevano che fosse ancora possibile legalizzare il fascismo e restaurare, con il suo stesso appoggio, il funzionamento dello Stato liberale. Ma sul piano di fatto già dal novembre 1922 il fascismo prese ad agire avendo di mira l'instaurazione di un regime totalitario: nel paese continuarono le violenze contro gli oppositori; nel gennaio del 1923 le camicie nere furono trasformate in Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), e il parlamento concesse pieni poteri a Mussolini che se ne servì per preparare la legge elettorale maggioritaria del 1923, che attribuiva i due terzi dei seggi della camera alla lista di maggioranza relativa. Le elezioni del 6 aprile 1924, svoltesi in un clima di pressione o di aperta violenza, diedero alla lista fascista o “lista nazionale” il 64% dei voti, concentrati prevalentemente nel Centro-Sud. Il disagio diffuso nel paese dai metodi adottati dal fascismo si rivelò in occasione della crisi Matteotti; quando il deputato socialista, che si era levato in parlamento a denunziare le illegalità fasciste, fu rapito e assassinato (giugno 1924) da un gruppo di squadristi, si produsse una violenta reazione morale, e i deputati delle opposizioni abbandonarono i lavori della camera, dando luogo al così detto “Aventino”, con l'intento di denunziare le violazioni della costituzione. Ma Mussolini risalì la corrente con il discorso del 3 gennaio 1925, con cui si assumeva la responsabilità storica e politica dell'accaduto; strette le file fasciste momentaneamente scompaginate, abbandonò la tattica della collaborazione con i fiancheggiatori, incamminandosi decisamente sulla via della dittatura e del regime totalitario.
L'organizzazione dello Stato fascista sul piano legislativo avvenne nel 1925-1926 e fu completata nei due anni seguenti. Pertanto furono sciolti tutti i partiti e le organizzazioni sindacali; furono soppresse le libertà di stampa e di riunione; fu creato un tribunale speciale per la difesa dello Stato; sul piano costituzionale, anche se le attribuzioni di capo dello Stato restavano al re, con la legge del 24 dicembre 1925 fu introdotta la figura del capo del governo distinto dal ministero, non più responsabile di fronte al parlamento e revocabile soltanto dal sovrano, e si stabilì che nessuna legge poteva essere posta all'ordine del giorno del parlamento senza la previa autorizzazione del capo del governo, con il che si pose praticamente fine alla libera discussione parlamentare. I poteri legislativi ed esecutivi passarono di fatto a Mussolini, capo del governo e capo del fascismo, con il concorso del Gran consiglio (leggi 9 dicembre 1928 e 14 dicembre 1929), che doveva tenere sempre pronta una lista di capi del governo e di ministri da sottoporre alla Corona, per cui la designazione a queste cariche passò dal parlamento al partito fascista. Nel 1929 la camera dei deputati fu subordinata ancora più strettamente al regime, con l'istituzione di una lista unica di candidati, redatta dal Gran consiglio, e sottoposta in blocco a un plebiscito; nel 1939, infine, fu abolito anche il sistema plebiscitario, in virtù della creazione della camera dei fasci e delle corporazioni, di nomina governativa. Il fascismo si identificava ormai con lo Stato, concepito dalla dottrina ufficiale (elaborata dal filosofo Giovanni Gentile) come “Stato etico”, che risolveva in sé l'individuo; ed esso tese a fascistizzare il paese, utilizzando la stampa, strumentalizzando la scuola, inquadrando fin dall'infanzia la gioventù in apposite organizzazioni fasciste (Opera nazionale balilla, poi Gioventù italiana del littorio, ecc.).
Nel campo della politica economica il fascismo attuò dapprima, a partire dal 1926, una politica deflazionistica (rivalutazione della lira, ecc.), che favorì l'acceleramento dell'industrializzazione del paese. Gli interventi dello Stato nella vita economica si fecero poi più accentuati dopo la grande crisi mondiale del 1929, che arrivò in Italia nel 1930; questo interventismo economico si estrinsecò soprattutto nella creazione dell'Iri (Istituto ricostruzione industriale) e dell'Imi (Istituto mobiliare italiano), con cui si provvide al salvataggio delle industrie più dissestate e delle banche finanziatrici, e nella disciplina degli impianti industriali, che sottoponeva ad autorizzazione governativa la creazione di nuove fabbriche.
Un'altra delle linee direttive del regime fascista in campo economico fu la cosiddetta “autarchia”, vale a dire il tentativo di rendere autosufficiente l'economia italiana mediante il potenziamento della produzione interna di ogni sorta di merci per eliminare o ridurre le importazioni dall'estero. In questa impostazione coesistevano fattori positivi, come il desiderio di sollecitare le possibilità produttive italiane, e fattori negativi, come il collegamento e la subordinazione del piano economico alle aspirazioni espansionistiche e imperialistiche del regime. Fasi e strumenti dell'autarchia furono il protezionismo doganale; la “battaglia del grano”, iniziata nel 1925 per trarre dall'interno, indipendentemente dal suo costo, il grano necessario al paese (la produzione passò da 50 a 80 milioni di quintali); la “bonifica integrale”, che rappresentò un successo innegabile del governo fascista.
Nel quadro di queste direttive, il fascismo mirò a realizzare una nuova regolamentazione dei rapporti produttivi, sulla base del sistema corporativo, i cui princìpi furono delineati dalla Carta del lavoro (1927): la vita economica non avrebbe più dovuto essere il risultato del libero gioco delle forze economiche, ma dipendere dallo Stato, in funzione della grandezza della nazione; le ventidue corporazioni, la cui attuazione venne realizzata a partire dal 1934, erano destinate a raccogliere in sé il complesso dell'economia italiana nei suoi vari settori, sostituendo al liberismo un accentuato dirigismo economico, in funzione dei programmi politici del governo. Si tese cioè a ridurre la concorrenza tra i produttori, limitando al tempo stesso le libertà operaie, con la proibizione del ricorso allo sciopero e la composizione delle vertenze sindacali mediante l'opera della magistratura del lavoro.
Sul terreno religioso, il fascismo concluse il processo di conciliazione tra Stato e Chiesa, già avviato dai governi prefascisti; si arrivò così alla stipulazione dei patti lateranensi (l'11 febbraio 1929), su basi concordatarie, in virtù delle quali fu riconosciuta validità civile al matrimonio religioso e fu introdotto l'insegnamento religioso nelle scuole medie.
La politica estera, determinata in larghissima misura dalla volontà personale di Mussolini, fu ispirata soprattutto dal motivo della potenza, del prestigio della nazione, e cercò quindi di conferire un peso sempre maggiore all'azione italiana nella società internazionale; di conseguenza essa si mosse lungo le direttrici della revisione dei trattati di pace (accordo italo-iugoslavo di Roma del 27 giugno 1924 per la spartizione del territorio libero di Fiume, ecc.) e del sostegno degli irredentismi danubiani e balcanici, nel quadro di una fondamentale instabilità di rapporti con la Francia e di relazioni amichevoli con la Gran Bretagna.
L'avvento del nazionalsocialismo in Germania, una volta superata la crisi nei rapporti italo-tedeschi provocata dalla politica annessionistica del nazismo nei confronti dell'Austria (tentativo di Anschluss del 1934), contribuì ad accentuare gli aspetti espansionistici e imperialistici dell'azione internazionale del fascismo, che passò così per le tappe successive della conquista dell'Etiopia (1935-1936), dell'intervento in Spagna in appoggio alla rivolta di Franco (1936-1939), dell'“Asse Roma- Berlino” (ottobre 1936), dell'occupazione dell'Albania (aprile 1939), del “patto d'Acciaio” con la Germania, trattato di alleanza militare in vista di qualsiasi guerra, anche offensiva (22 maggio 1939). Si arrivò così all'intervento dell'Italia nel secondo conflitto mondiale a fianco della Germania hitleriana (giugno 1940).
L'andamento infelice della guerra provocò però nel paese una crisi sempre più profonda, e le sconfitte militari finirono con il provocare la caduta del regime fascista, divenuto sempre più impopolare, e rivelatosi incapace di resistere al fallimento della sua politica bellicistica. La notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, dopo lo sbarco degli Angloamericani in Sicilia, il Gran consiglio del fascismo provocava con il suo ordine del giorno di sfiducia l'intervento di Vittorio Emanuele III, che licenziava Mussolini e lo faceva arrestare, determinando il crollo di tutta l'organizzazione fascista, praticamente senza alcun tentativo di resistenza.
Mussolini , liberato dai paracadutisti tedeschi il 12 settembre 1943 dopo che l'Italia era passata nel campo degli Alleati, cercò di far rivivere il regime fascista organizzando con l'appoggio di Hitler la Repubblica Sociale Italiana (23 settembre 1943 - 25 aprile 1945). Nel tentativo di guadagnarsi l'opinione pubblica, la “repubblica di Salò”, riallacciandosi ai programmi radicaleggianti del fascismo del 1919, volle darsi un volto socialisteggiante e antiborghese; ma anche questa seconda incarnazione del regime crollò con la vittoria definitiva degli Alleati e la sconfitta finale della Germania.
Il fascismo non restò un fenomeno limitato all'Italia, ma investì, con varia intensità e misura e con differenze corrispondenti alla tipicità delle situazioni locali, pressoché tutta l'Europa. Caratteristiche comuni ai vari fascismi europei furono: la critica ai regimi parlamentari e democratici, la concezione totalitaria dello Stato, spesso identificato nello Stato corporativo; l'opposizione totale all'ideologia e ai partiti comunisti; il richiamo alle tradizioni nazionalistiche; il razzismo e l'antisemitismo (accentuatisi dopo il 1936). Il modello cui si richiamarono i vari fascismi europei fu dapprima il partito nazionale fascista dell'Italia e, dopo l'avvento al potere di Hitler, anche e soprattutto il partito nazionalsocialista tedesco.
A parte quindi il nazismo in Germania e le correnti fasciste in Francia (Croci di fuoco), si ebbero movimenti dichiaratamente fascisti, o che in qualche modo si richiamavano al fascismo, in Portogallo con lo Stato corporativo e totalitario di Salazar; in Spagna, con il falangismo; in Belgio, con il rexismo di Léon Degrelle; in Gran Bretagna, con i fascisti di sir Oswald Mosley; in Austria, con le Heimwehren; in Romania, con la “guardia di ferro” di Codreanu; in Cecoslovacchia, con Jozef Tiso; in Norvegia
Le corporazioni
Il fascismo ha un programma economico che si riassume nel concetto di corporativismo. La concezione corporativista considera la società divisa per funzioni. L’economia deve essere gestita direttamente dalle categorie produttive inquadrate in settori di attività. Lo sciopero e la serrata sono vietati. Nel gennaio del 1927 il più grande e importante sindacato italiano si auto scioglie. Il gran consiglio fascista emana la carta di lavoro, un manifesto programmatico che in 30 articoli enunzia i principi del corporativismo. Il proletariato privo di organizzazioni proprie di diritto di sciopero, è completamente decapitato, perde ogni forza contrattuale.

Esempio



  



Come usare