Colonialismo e decolonizzazione in breve

Materie:Riassunto
Categoria:Storia
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Colonizzazione e decolonizzazione

Il colonialismo è un fenomeno che ha origini molto antiche, risalenti ai Greci e ancor prima ai Fenici.
Agli inizi del XIX si assistette ad una nuova ondata di colonizzazioni, in realtà mai terminate, conosciuta in seguito come neocolonialismo. I motivi che spinsero gli stati all’espansione, allora come nelle epoche precedenti, furono perlopiù economici. Tra le nazioni industrializzate, infatti, era diffuso il timore che a poco a poco si esaurissero le materie prime con cui si costruivano e si facevano funzionare le macchine. Questo avrebbe arrestato bruscamente la produzione, e quindi l’economia. Così le nazioni industrializzate si indirizzarono verso la conquista di nuove terre, che si credeva potessero garantire un rifornimento illimitato di materie prime.
Ma non è questo che il mio percorso vuole andare ad evidenziare, non è l’agire degli stati che mi interessa. Sono piuttosto interessata ai motivi che hanno spinto i singoli individui ad abbandonare la loro patria per una terra sconosciuta. E quali possono essere se non il desiderio di sfuggire ad un mondo che non gli appartiene e la speranza di trovare una vita migliore al di là del mare?
Per i coloni, la colonizzazione è stata la possibilità pratica di fuggire dalla realtà.
Tuttavia, più che sul processo che ha portato alla formazione di immensi imperi coloniali, intendo soffermarmi sulle cause che hanno condotto alla loro distruzione.
Il dissolvimento di questi grandi imperi coloniali ha avuto inizio nel XX secolo, agevolato dalle due Guerre Mondiali e dagli ideali che queste diffusero. Nella lotta per l’indipendenza condotta dalle colonie hanno infatti avuto un peso notevole i movimenti nazionalisti ed indipendentisti, sorti soprattutto grazie alla Seconda Guerra Mondiale, che risvegliò nei popoli sottomessi il sentimento nazionale.
Inoltre grandi potenze, come la Francia e l’Inghilterra, uscirono indebolite dal conflitto, dimostrando che i “bianchi”, gli europei, non erano poi così imbattibili. E comunque questa guerra vide combattere fianco a fianco coloni e indigeni, e i secondi si dimostrarono all’altezza del compito, benché combattessero una guerra che non gli apparteneva.
Ecco perché, durante e dopo la Seconda Guerra, molte colonie iniziarono a reclamare la loro indipendenza. La maggior parte riuscì ad ottenerla prima degli anni sessanta, ma molte altre hanno dovuto aspettare fino alla fine del secolo.
Le prime ad essere riconosciute come stati indipendenti furono il Libano e la Siria, un tempo mandati francesi, che entrarono a far parte della Lega Araba insieme all’Egitto, lo Yemen, l’Arabia Saudita, l’Irak e la Transgiordania. Il sogno della Lega era quello di favorire la nascita di uno Stato ebraico, la Palestina.
Dopo i due ex-mandati francesi, fu la volta dell’India e del Pakistan a diventare indipendenti.
Nell’indipendenza dell’India, che da un secolo era l’asse di tutto l’impero coloniale britannico, fu fondamentale l’opera instancabile del Mahatma Ghandi.
Ghandi, che era a capo del Congresso Nazionale Indiano, aveva elaborato una nuova forma di lotta politica, basata sulla non-violenza. Quando tornò in patria, dopo aver a lungo vissuto in Sudafrica, decise di utilizzare questo nuovo tipo di lotta per ottenere l’indipendenza del suo paese.
L’India, intanto, viveva una situazione difficile, dovuta alla coesistenza di due comunità religiose, una induista e una musulmana. Fu così che quando finalmente la Gran Bretagna si decise a concedere l’indipendenza nacquero due stati indipendenti: l’India e il Pakistan. Alcuni anni dopo, il Pakistan orientale, lontano 1700 km da quello occidentale, divenne a sua volta indipendente e acquisì il nome di Bangla Desh.
Ghandi rimase vittima del clima di crescente tensione, e cadde per mano di un fanatico indù. Le tensioni tra India e Pakistan sono rimaste per alcuni anni una costante della politica internazionale, basti pensare alla disputa territoriale per la regione del Kashmir.
Nel 1948 anche l’isola di Ceylon, l’attuale Sri Lanka, ottenne l’indipendenza, segnando la fine del predominio britannico nel subcontinente indiano.
Quasi contemporaneamente l’Etiopia, l’Eritrea e la Somalia conseguirono l’indipendenza dall’Italia. Negli anni ’60 la corona etiope inglobò l’Eritrea considerandola una sua provincia. Fu solo nel 1993 che i due stati divennero effettivamente autonomi l’uno dall’altro.
A differenza delle ex-colonie italiane, indipendenti dagli anni ’40, gli altri stati africani dovettero attendere fino agli anni ’60 per ottenere quella libertà che gli spettava di diritto, sia quelli sotto la sovranità francese, sia quelli sotto la corona d’Inghilterra. E comunque, per quegli stati l’autonomia non fu sinonimo di integrazione, ma di apartheid.
Quasi tutti i più grandi imperi coloniali del ‘900 ebbero termine negli anni ’60 e ’70, eccezion fatta per l’Inghilterra, che mantenne alcune colonie.
Infatti, l’ultima delle colonie britanniche ad ottenere l’indipendenza è stata Hong Kong nel 1997, dopo 156 anni di dominio inglese.

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