Antico regime

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

Con l’espressione antico regime si intende il tipo di società presente in Europa all’incirca dal quattordicesimo secolo al diciannovesimo secolo, ed era caratterizzata dall’autorità di un sovrano assoluto alleato con una chiesa intollerante, dal diritto fondato sulle disuguaglianze di nascita, che tutelava i privilegi della nobiltà e del clero e da un ordinamento oppressivo che imponeva ai contadini pesanti tasse e le servitù personali.
La caratteristica fondamentale del regime demografico dell’Europa d’antico regime era la stabilità, poiché tra il 1300 e il 1700 la popolazione europea segnò un incremento del 30%, dovuto soprattutto ad una quasi assenza di catastrofi demografiche come le epidemie e le guerre e determinato anche dalla pratica del matrimonio tardivo, che fungeva da regolatore delle nascite. Bensì durante l’antico regime la vita era molto dura, poiché era continuamente insidiata dalla fame e dalle malattia, che causavano una vita media estremamente breve; inoltre il tasso di mortalità infantile era molto alto e quindi erano molto rare le famiglie che convivevano con una vasta prole; i vecchi erano veramente pochi, e quindi la società era estremamente giovane.
L’antico regime era formato in gran parte da una società rurale, poiché l’85% della popolazione viveva in campagna e l’agricoltura deteneva un’assoluta centralità produttiva, anche se molto scarsa. Ciò, oltre a causare molta fame, consentiva a una limitatissima quota della popolazione di vivere del lavoro altrui, per cui anche i vecchi, i bambini e le donne dovevano sottoporsi a pesanti giornate di lavoro. In questa società, la dimensione dell’industria era rappresentata solamente dalla bottega artigiana o dal lavoro a domicilio, spesso svolti da contadini presso le loro case. Questi villaggi di campagna, in cui viveva circa l’85% della popolazione, erano esclusi totalmente dalle innovazioni economiche e sociali che si stavano nel frattempo sviluppando nelle città, e ciò era causato soprattutto dall’isolamento in cui si svolgeva la vita dei villaggi rurali, sia a causa della lentezza dei mezzi di trasporto, ma anche a causa delle comunicazioni commerciali che erano inadeguate; la loro economia era per questo dominata dall’autoconsumo e dal baratto.
All’immobilità dei villaggi corrispondeva l’estrema vitalità delle città, che ebbero grandissima importanza poiché furono il luogo in cui si realizzarono grandi innovazioni economiche e sociali.
Ciò che caratterizzava più nettamente la società d’antico regime era il non riconoscimento del principio dell’uguaglianza giuridica; la legge sanciva infatti i principi per cui la società risultava essere articolata in ordini, che corrispondevano che dovevano essere esercitate nella società: il primo ordine, il clero, doveva pregare per la comunità e amministrare il culto divino; il secondo ordine, la nobiltà, aveva il compito di garantire la difesa attraverso l’esercizio delle armi; il terzo ordine, formato da tutti coloro che non appartenevano né alla nobiltà né al clero, doveva lavorare per garantire all’intera comunità i mezzi di sussistenza.
Per tutti i secoli dell’antico regime, la nobiltà mantenne il primato sociale; ciò non significava però che i nobili fossero sempre ricchi, poiché vivere nobilmente significava disinteressarsi del denaro e godersi le rendite. Il commercio e tutti i mestieri erano considerati indegni e il nobile che li praticava rischiava l’eliminazione dai ranghi della nobiltà. In ogni caso, quando un nobile finiva in miseria, manteneva i suoi privilegi onorifici ma perdeva qualsiasi potere reale.
Al contrario della nobiltà, la borghesia deve la sua fortuna proprio all’impegno negli affari, ed avevano come ideali lo spirito di intrapresa, la dedizione professionale e il risparmio. Poiché l’obbiettivo finale era sempre il guadagno, i valori borghesi erano sempre identificato con lo spirito di profitto. A partire dall’XI secolo si era realizzata una progressiva scesa della borghesia, divenuta sempre più importante grazie alla sua ricchezza; bensì, i borghesi non riuscirono mai a strappare il primato sociale alla nobiltà.
Progressivamente, tra il XII e il XV secolo, i sovrani rigettarono il loro ruolo di supremo magistrato e rivendicarono un potere assoluto, in cui la legge non era uguale per tutti e in cui solo il sovrano fa legge, e in cui un suddito non ha diritti ma solo doveri. La monarchia assoluta si affermò in Europa soprattutto dopo la guerra dei trent’anni e fu la forma di governo tipica dell’antico regime.
Un altro aspetto fondamentale dello stato d’antico regime era l’alleanza tra trono e altare, tra cui era stato indetto un patto che prevedeva che il clero offrisse totale obbedienza e collaborazione, mentre il sovrano si doveva presentare come il protettore della fede. L’identificazione Chiesa.Stato costituiva la radice fondamentale dell’intolleranza verso le minoranze religiose e verso chiunque non si conformasse ai costumi dominanti.

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