Se questo è un uomo

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano
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Data:06.10.2006
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Testo

SCHEDA LIBRO 3

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo levi

Luogo in cui si svolge l’azione: campo di Fossoli presso Modena, campo di Auschwitz.

Tempo in cui si svolge l’azione: il romanzo inizia il 13-12-1943, giorno della cattura di Primo Levi da parte della Milizia fascista e termina il 27-1-1945, giorno dell’arrivo dei russi al campo di Auschwitz.

Trama: Siamo nei terribili anni della Seconda Guerra Mondiale. Primo Levi era un chimico di Torino di origini ebree e si alleò con i partigiani della Valle d'Aosta per combattere il fascismo di Mussolini; Primo Levi scrisse il libro "Se questo è un uomo" a Torino dopo essere tornato da Auschwitz. Venne catturato dalla Milizia Fascista il 13 dicembre 1943. Aveva 24 anni, era ebreo e da 4 anni viveva soggetto alle leggi razziali tedesche. Come ebreo venne catturato e inviato a Fossoli, presso Modena, dove un vasto campo andava raccogliendo le persone non gradite al neo-governo fascista. Quando arrivò, gli ebrei erano 150 circa, ma in poche settimane raggiunsero il numero di 600. Il 20 febbraio alcune SS ispezionarono il campo e il giorno seguente Levi seppe che l'indomani tutti gli ebrei sarebbero partiti per Auschwitz: allora un nome privo di significato. Il viaggio fu lungo e molto faticoso, il treno viaggiava lentamente, con lunghe soste snervanti; tutti soffrirono la fame, la sete, l'insonnia e la fatica. Arrivati a destinazione scesero coi bagagli e dopo aver risposto ad alcune domande da parte dei tedeschi furono divisi: donne e uomini, vecchi e giovani, sani e malati, madri e figli. Levi venne assegnato al gruppo degli uomini validi per lavorare nel Reich e da quella notte non rivide più donne, bambini e anziani. Dopo un po' di tempo venne trasferito in un posto nuovo sul cui ingresso si leggeva"il lavoro rende liberi".
Primo Levi ed alcuni compagni furono condotti in una camera vasta e umida, si dovettero spogliare, fare un fagotto con le loro vesti e donarle ad un SS; in seguito vennero rasati e dovettero indossare pantaloni e camicia a righe.
Ad un certo punto videro un deportato che parlava l'italiano, tutti gli fecero delle domande e lui spiegò loro che si trovavano a Monowitz, vicino ad Auschwitz, in un campo da lavoro in cui tutti i prigionieri lavoravano in una fabbrica di gomma chiamata Buna. Dopo aver fatto la doccia ed essere stati disinfestati vennero tatuati sul braccio sinistro con un numero personale. Levi era il 174517. Poco per volta l' autore capì di trovarsi in una specie d'inferno e scoprì che il campo era diviso in 60 baracche di legno chiamate Block. Gli ospiti nel campo erano divisi in tre categorie: i criminali, che oltre al numero portavano un triangolo verde; i politici con un triangolino rosso e gli ebrei con la stella ebraica, rossa e gialla. Levi imparò presto a sciogliersi e a cercare di ottenere il massimo da tutte le situazioni.
Dopo alcuni giorni di trasferimenti Levi venne assegnato al block numero 30; tutte le mattine si alzava, correva al lavatoio che era sempre molto affollato, mangiava la sua misera razione di pane e andava al lavoro. Un pomeriggio, però, mentre trasportava un pezzo di ghisa ebbe un incidente e si tagliò il piede sinistro. La ferita non era grave, ma comunque andò in infermeria, ka-be; qui venne visitato numerose volte e dopo venti giorni circa fu dimesso. Fece molte conoscenze, l'autore racconta nel libro in particolare di quattro persone che, grazie alle loro capacità, riuscirono a scappare dalle atrocità tedesche.
Poco dopo venne terminata la costruzione del kommando 98, che sarebbe dovuto essere un reparto per specialisti: chimici. Quando questo fu aperto una SS annunciò la mancanza di chimici ben preparati. Primo Levi era uno di questi quindi diede un esame per tentare di salvarsi diventando uno specialista.
L' autore riuscì a salvarsi, arrivarono tre addetti ai laboratori chimici, ed egli fu uno di questi.
Il laboratorio era simile quello vecchio in cui aveva lavorato: pulito, riscaldato, comodo, con tre lunghi banconi e numerosi oggetti utili per gli esperimenti. L' 11 gennaio 1945 lo scrittore si ammalò per scarlattina e fu ricoverato per la seconda volta in ka-be; i russi erano ormai vicini, il campo venne evacuato e il 18 gennaio 1945 i sani partirono in cerca della libertà; tutti i moribondi morirono nel giro di poco tempo. Levi ed altri ammalati riuscirono a sopravvivere perchè trovarono cibo e oggetti utili tra le macerie del campo e le scatole che i nazisti avevano lasciato. Nella loro baracca erano in 11 e proprio mentre Levi e Charles, un suo compagno, trasportavano il primo cadavere del gruppo, videro arrivare a cavallo quattro russi, i loro liberatori.

Giudizio critico: Questo libro mi è piaciuto ed interessato oltre che per l’argomento storico, anche per il linguaggio usato dallo scrittore, molto chiaro, preciso, scientifico.
La lettura è molto scorrevole anche se il testo si basa soprattutto su descrizioni di fatti, sentimenti e luoghi e non lascia molto spazio alla successione cronologica degli avvenimenti. Queste immagini sono come fotogrammi di un film. In certi momenti il romanzo sembra una sceneggiatura.
Le cose che mi hanno colpito in questo libro sono diverse : innanzi tutto la dignità del protagonista che non viene mai distrutta neanche nelle situazioni più dure ed umilianti come il taglio dei capelli , le docce comuni, i continui appelli e la disastrosa condizione di vita nella baracche, poi il senso pratico degli ebrei che riescono ad utilizzare anche gli strumenti più semplici, come il fil di ferro, per produrre oggetti utilissimi, come cinture e stringhe per le scarpe.
Mi ha colpito anche il disprezzo delle autorità tedesche verso gli ebrei. Le SS compaiono poche volte all’interno del Lager, ma quando lo fanno trattano i prigionieri come oggetti, del tutto incuranti dei loro sentimenti e delle loro paure. Primo Levi li descrive come marionette crudeli, disumani esecutori di ordini spesso inutili e assurdi. In queste descrizioni a volte si coglie un’amara ironia.
Un’altra parte che mi ha interessato molto è l’ultimo pezzo del libro, quando finalmente i prigionieri rimasti nel Lager si sentono liberi e aspettano con impazienza l’arrivo dei russi, ma nello stesso tempo l’assenza di ogni tipo di organizzazione porta sporcizia , freddo, fame e aumento di decessi. Ciò nonostante il desiderio di sopravvivere non li abbandona mai.
In conclusione giudico questo libro istruttivo e coinvolgente perché mi ha permesso di conoscere la realtà di un momento storico vista dalla parte di chi l’ha subita e vissuta in prima persona.

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