Riassunti dei primi 25 capitoli del purgatorio

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
Download:833
Data:17.04.2007
Numero di pagine:13
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
riassunti-primi-25-capitoli-purgatorio-dante_1.zip (Dimensione: 14.4 Kb)
trucheck.it_riassunti-dei-primi-25-capitoli-del-purgatorio.doc     53 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

RIASSUNTI PURGATORIO

CANTO I - Dopo l'invocazione alla musa Calliope, uscito dalle tenebre infernali, Dante contempla l'emisfero celeste dove brillano quattro stelle, che simboleggiano le quattro virtù cardinali.

La luce di queste stelle si riflette sul volto di Catone, custode del Purgatorio. Catone, morto suicida ad Utica per sottrarsi alla tirannide di Cesare, sentite le spiegazioni di Virgilio e le sue richieste, consente ai due poeti di visitare il regno, solo dopo che Dante abbia compiuto alcuni atti di purificazione. Il volto di Dante viene lavato e attorno ai fianchi del poeta viene cinto un giunco, simbolo di umiltà.

CANTO II - Il sole è sorto, Dante e Virgilio sono sulla spiaggia del Purgatorio, quando vedono in mare un punto luminoso che diventa sempre più grande, è l'angelo traghettatore delle anime espianti.

Un gruppo di anime viene lasciato sulla spiaggia e, accortosi dei due pellegrini, si fa loro intorno stupito. Tra questi un'ombra saluta Dante, è il musico Casella, suo amico, che a richiesta intona una delle canzoni di Dante "Amor che nella mente mi ragiona".

Tutti sono rapiti dalla dolcezza del canto, ma improvvisamente riappare Catone, che li rimprovera per la loro negligenza e li richiama al loro dovere di penitenti. La folla di anime si disperde come un volo di colombi impauriti

CANTO III - I due poeti riprendono il cammino e, dopo le spiegazioni di Virgilio sulla natura dei corpi, incontrano una schiera di anime; qui avviene il colloquio di Dante con Manfredi, figlio naturale di Federico II. Nell'Antipurgatorio si trovano le anime dei negligenti, che hanno tardato a pentirsi; per entrare nel Purgatorio devono attendere un tempo lungo quanto la loro vita.

Il primo gruppo di anime è composto da coloro che sono morti scomunicati: essi devono rimanere nell'Antipurgatorio trenta volte il tempo vissuto in stato di scomunica. Manfredi chiede a Dante, quando sarà tornato nel mondo, di far sapere alla figlia Costanza di essere stato perdonato da Dio, nonostante la condanna della Chiesa. Le preghiere della figlia abbrevieranno la sua pena.

CANTO IV - Inizia la salita al primo balzo, Virgilio spiega a Dante che il sole sorge a destra poichè si trovano nell'emisfero australe. La montagna del Purgatorio è ripida, ma Virgilio ncoraggia Dante, perchè via via che si sale la fatica sarà minore.La loro presenza viene notata da un gruppo di anime, sedute all'ombra di un masso: sono coloro che rinviarono il pentimento fino all'ultimo momento della vita. Fra questi Dante ritrova un amico polemico: il fiorentino Belacqua.

Anche i pentiti in punto di morte, come gli altri negligenti, devono sostare nell'Antipurgatorio un periodo di tempo pari alla durata della loro vita. Virgilio esorta Dante a riprendere il viaggio.

CANTO V - Ripreso il cammino i due poeti incontrano un gruppo di anime di morti di morte violenta. Esse devono rimanere nell'Antipurgatorio un periodo di tempo pari alla durata della loro vita e chiedono a Dante di pregare per loro, perchè i loro parenti li hanno dimenticati. Il primo a parlare è Jacopo del Cassero, assassinato dai sicari di Azzo VIII d'Este. Poi si si avvicina Bonconte da Montefeltro, ghibellino, ucciso nella battaglia di Campaldino dove aveva combattuto anche Dante. Ed infine si rivolge al poeta Pia de' Tolomei, morta tragicamente per mano dal

marito.

CANTO VI - Le anime dei morti uccisi con violenza fanno ressa intorno a Dante, in ansiosa ricerca di suffragi, fra questi ci sono Benincasa da Laterina, Guccio de' Tarlati, Federigo Novello dei conti Guidi, Gano degli Scornigiani, il conte Orso degli Alberti e Pierre de la Brosse. Segue una precisazione dottrinale sull'efficacia delle preghiere stesse. Virgilio chiede la strada per salire il monte del Purgatorio ad un'anima tutta sola in disparte e ritrova così Sordello, famoso trovatore di origini mantovane. I due concittadini si abbracciano affettuosamente e Dante prorompe in un'apostrofe all'Italia dei suoi tempi, divisa da odii e rivalità, per concludere con una ironica invettiva contro Firenze.

CANTO VII - Dopo il colloquio tra Virgilio e Sordello, quest'ultimo conduce i poeti in una valletta fiorita, dove sono radunate le anime dei principi negligenti, che, presi dalle cure del loro governo, hanno rimandato il pentimento alla fine della vita. Sono tutti a coppie e discorrono pacatamente tra loro. Rodolfo d'Asburgo parla con Ottocaro II di Boemia, come Filippo III di Francia ed Enrico I di Navarra. Seguono Pietro III d'Aragona e Carlo I d'Angiò, ed infine Enrico III d'Inghilterra in compagnia di Guglielmo VII, marchese di Monferrato. Rivali durante la vita, ora questi principi siedono insieme come amici: nel Purgatorio, infatti, l'odio scompare e lascia il posto ad una pacifica concordia.

CANTO VIII - Al tramonto le anime intonano un canto, mentre due angeli scendono dal cielo e si pongono a guardia della valletta per impedire l'ingresso al serpente, simbolo della tentazione.

Dante impaurito si stringe a Virgilio. Il poeta, sollecitato da Sordelloscende nella valletta, dove incontra l'amico Nino Visconti, giudice di Gallura, che gli chiede di ricordare alla figlia Giovanna di pregare per lui, perchè la moglie si è risposata e l'ha dimenticato.Frattanto in cielo sono apparse tre stelle, che simboleggiano le virtù teologali, e che si aggiungono alle quattro stelle della Croce del Sud (le virtù cardinali), viste da Dante appena giunto sulla spiaggia del Purgatorio; Sordello indica a Virgilio l'arrivo del serpente, che fugge al solo fruscio delle ali degli angeli. Un'altra anima si avvicina a Dante: è Corrado Malaspina, signore della Lunigiana, che profetizza al poeta l'esilio e la benevola ospitalità, che egli troverà alla corte dei suoi discendenti.

CANTO IX - Dante si addormenta e sogna di essere sul monte Ida, ghermito da un'aquila, che lo porta fino alla sfera del fuoco, dove ardono insieme. Sbigottito si risveglia e vede la distesa del mare, Virgilio, il sole alto. Virgilio spiega che S. Lucia è scesa durante la notte e, per rendere il viaggio più agevole, lo ha portato fino all'ingresso del Purgatorio: per questo motivo non s trova più nella valletta con Sordello e ed i principi. I due poeti giungono ad una porta con tre scalini, il primo di marmo candido, il secondo di pietra ruvida, il terzo di porfido. L'Angelo Portiere con la spada segna sulla fronte di Dante sette P, simbolo dei sette peccati capitali, che saranno cancellati, ad uno ad uno, dagli Angeli custodi delle sette Cornici del Purgatorio. L'angelo con due chiavi, una d'argento e l'altra d'oro, introduce i due pellegrini nel mondo della penitenza.

CANTO X - Mentre Dante e Virgilio varcano la soglia del Purgatorio, la porta si richiude piano alle loro spalle. I due poeti si avviano su di un sentiero stretto e tortuoso, scavato nella roccia. Fermandosi a riposare presso un ripiano, notano che lo zoccolo della parete è di marmo bianco, scolpito con bellissimi altorilievi, che raffigurano esempi di umiltà: l'Annunciazione alla Vergine, re Davide che danza davanti all'Arca, l'imperatore Traiano che Rende giustizia ad una vedova.
poi i due poeti vedono avanzare le anime, curve sotto il peso di massi enormi, e sperano di poter chiedere loro la strada. Dante apprende, così, che la pena dei superbi consiste in questo loro camminare curvi: i volti, un tempo superbamente alzati, sono costretti a forza verso terra.

CANTO XI - I superbi, curvi sotto il peso dei massi, avanzano recitando il Padre Nostro e pregano per i vivi, che a loro volta dovrebbero ricordare di pregare per i defunti. Virgilio chiede dove sia più agevole salire per Dante, gravato dal corpo, ed un'anima lo invita a seguirlo: è Omberto Aldobrandeschi, superbo feudatario di nobile famiglia toscana. Un'altra anima cerca di farsi notare da Dante, chinatosi alla stregua dei penitenti, è Oderisi da Gubbio, celebre miniatore, che ricorda al poeta la vanità della fama umana: chiunque si creda il migliore sarà poi superato da un altro.
Infine Oderisi indica Provenzan Salvani, un tempo famoso in tutta la Toscana, che ebbe la presunzione di diventare signore di Siena. Egli si era guadagnato l'ingresso al Purgatorio, anche se aveva atteso l'ultimo momento della sua vita per pentirsi, perchè, per riscattare un amico prigioniero, si era umiliato a chiedere l'elemosina in piazza del Campo a Siena.

CANTO XII - I pellegrini, lasciati i penitenti, vedono raffigurati sul pavimento della cornice esempi di superbia punita: Lucifero che precipita dal cielo, Briareo trafitto da Giove, i Giganti abbattuti, Nembrot, Niobe, Saul, Aracne e Roboamo, Erifile, Sennacherib, Ciro, Oloferne e infine Troia incendiata.

Proseguendo il cammino, vedono un angelo che li invita a salire alla seconda Cornice.

L'Angelo dell'Umiltà cancella la prima P sulla fronte di Dante. Iniziata la salita alla seconda Cornice, Dante si sente più leggero ed apprende da Virgilio che, quando tutte le P saranno state cancellate dalla sua fronte, non si accorgerà più di salire.

CANTO XIII - Nel grigiore della seconda cornice, Dante e Virgilio avanzano guidati dal sole. Ad un tratto sentono voci che gridano esempi di carità: Maria alle nozze di Cana, i due amici Oreste e Pilade, il precetto evangelico "Amate i vostri nemici". In questa cornice scontano la loro pena gli invidiosi, che, vestiti di grigio e seduti in terra, somigliano ai mendicanti ciechi davanti alle chiese: le loro palpebre sono cucite con il fil di ferro. Quando Dante esprime il desiderio di parlare con un'anima che venga dall'Italia, si fa avanti Sapia Salvani, che odiò tanto i senesi, suoi concittadini, da gioire alla loro sconfitta da parte dei fiorentini nella battaglia di Colle Val d'Elsa.
E' salva perchè per lei ha pregato un sant'uomo. Dante confessa che anche lui dovrà scontare l'invidia, ma ancor più la superbia.

CANTO XIV - Altri due purganti iniziano a discorrere con Dante: sono i romagnoli Guido del Duca e Rinieri da Calboli. Saputo che Dante è originario della Valle dell'Arno, Guido traccia un pessimo ritratto della Toscana di fine '200, dove gli abitanti sono assimilati ad animali: porci i Casentinesi, botoli ringhiosi gli Aretini, lupi i Fiorentini, volpi i Pisani. Poi profetizza la triste opera di Fulcieri, nipote di Rinieri, che farà strage dei Bianchi fiorentini.

Guido del Duca ricorda, poi, le illustri famiglie romagnole e le loro doti cavalleresche e, commosso, congeda Dante.
Dante e Virgilio riprendono il cammino e, oltrepassati gli invidiosi, sentono voci che gridano esempi di invidia punita: Caino ed Aglauro. Virgilio spiega che questi esempi devono distogliere l'uomo dall'attenzione ai soli beni mondani.

CANTO XV - E' l'ora del vespro ed un angelo invita i due pellegrini a salire verso la terza cornice.

Durante il cammino Virgilio spiega a Dante il significato di un'oscura frase detta da Guido del Duca sulla differenza fra i beni materiali ed i beni spirituali. Giunto alla terza cornice Dante, in stato di estasi, ha una visione di esempi di mansuetudine. Vede Maria e Giuseppe nel tempio dove hanno appena ritrovato Gesù, che si era allontanato; e poi la mite reazione di Pisistrato, tiranno di Atene verso un giovane che aveva abbracciato sua figlia in pubblico, ed infine il martirio di Santo Stefano, che prega per i suoi persecutori.
Continuando il cammino i due poeti si ritrovano immersi in un denso fumo.

CANTO XVI - I due poeti avanzano nel fumo denso e Dante, appoggiandosi alla sua guida come un cieco, sente delle voci che cantano: sono gli iracondi che espiano la loro pena. Mentre Dante riconosce fra sè che anche lui è stato, a volte, accecato dall'ira, la voce di un penitente si presenta: è Marco Lombardo, uomo di corte, che indica ai pellegrini la via per salire, e chiede di pregare per lui. Dopo la dissertazione di Marco Lombardo sul libero arbitrio, viene affrontato il tema della causa della corruzione umana che sta nella confusione fra potere temporale e potere spirituale.
La Chiesa e primo fra tutti il papa, infatti, offre agli uomini un pessimo esempio di attaccamento alla cose terrene. Il canto termina con un accenno alla decadenza delle regioni del settentrione d'Italia, ed il ricordo di tre vecchi virtuosi: Corrado III dei conti di Palazzo, Gherardo da Camino e Guido da Castello.

CANTO XVII - Il fumo della terza cornice si dirada e Dante può uscire, rivedendo il sole ormai prossimo al tramonto, ed ha visioni di esempi di ira punita: Progne, Aman, ministro del re persiano Assuero, la regina Amata, madre di Lavinia. Con una folgore, l'angelo della mansuetudine sollecita Dante a raggiungere il passo del perdono per cancellare un'altra P dalla sua fronte. E' ormai buio e non è possibile continuare l'ascesa del monte: Virgilio spiega, così, l'ordinamento morale del Purgatorio, fondato sull'amore che è sorgente di ogni virtù ed anche di ogni vizio, che si purga nelle sette cornici.
L'amore naturale che è in ogni creatura, infatti, è istintivo e non può errare, mentre l'amore d'elezione, nel quale intervengono la volontà e l'intelligenza, può errare in tre modi: nel desiderare il male di qualcuno (superbia, invidia, ira), per negligenza dell'amore del vero bene, cioè Dio (accidia), e nell'amare senza misura i beni del mondo (avarizia, gola, lussuria).

CANTO XVIII - Virgilio, proseguendo la spiegazione iniziata nel canto precedente, chiarisce come l'amore, che è un moto dell'animo verso ciò che piace, se in potenza è buono, in atto può non esserlo. Dante si chiede se l'uomo sia o meno responsabile dell'amore ed allora Virgilio spiega che se l'amore sorge per necessità, l'uomo è sempre libero di trattenerlo o respingerlo. E' mezzanotte e Dante è preso da una pesante sonnolenza, interrotta da una schiera di Anime purganti, guidata da Maria e Cesare, che grida esempi di sollecitudine.
Virgilio chiede dove sia la scala per salire alla quarta cornice ed un'anima, l'abate San Zeno, gli risponde.

Due spiriti, poi, gridano esempi di accidia punita: la fiacchezza degli Ebrei a seguire Mosè e quella dei Troiani fermatisi in Sicilia. Dante, vinto dalla stanchezza, si addormenta e sogna.

CANTO XIX - Dante sogna la "femmina balba", una donna orrenda che quando viene guardata diviene bellissima, che dichiara di essere una sirena che allieta chi l'ascolta. Nel sogno appare, allora, una santa donna che, sdegnata, richiama Virgilio al suo dovere di guida. Egli strappate le vesti della sirena, ne scopre il ventre ed il puzzo che ne esce risveglia Dante. I due poeti riprendono il cammino e l'angelo della sollecitudine cancella un'altra P dalla fronte di Dante. Virgilio, comprendendo i pensieri di Dante, gli spiega il significato del sogno.
Salito alla quinta Cornice, il poeta vede le anime distese a terra che sospirano e pregano. Un'anima si solleva ad indicare la prossima scala e Dante le chiede chi sia. Essa dichiara di essere stato papa, della famiglia dei Conti di Lavagna, e di essere stato ambizioso ed avido, tanto legato ai beni terreni quanto ora è costretto a stare disteso in terra. Dante si inginocchia in segno di omaggio a papa Adriano V, ma egli gli impone di alzarsi, poichè nella vita ultraterrena non esistono più gerarchie, ma soltanto il conforto di un ricordo e di una preghiera.

CANTO XX - Dante e Virgilio riprendono il cammino rasentando la parete del monte per non calpestare i penitenti della quinta Cornice che sono distesi a terra: il poeta inveisce contro la cupidigia, causa della corruzione del mondo, poi una delle anime recita gli esempi di povertà di Maria e del console Fabrizio, e l'esempio della liberalità di San Niccolò. Dante interroga l'anima che ha parlato, è Ugo Capeto, capostipite della casa regnante di Francia, che amaramente rimprovera la cupidigia dei suoi discendenti che, a partire da Carlo I d'Angiò, e poi con Carlo di Valois, Carlo II d'Angiò, Filippo IV il Bello, si sono macchiati di orrendi crimini, per i quali Ugo invoca la vendetta divina.
Poi Ugo Capeto spiega a Dante che le anime durante il giorno recitano, con un tono di voce più alto a seconda dell'intensità del sentimento che le stimola, esempi di povertà e di liberalità, mentre durante la notte recitano esempi di avarizia punita: Pigmalione, Mida, Acam, Anania e Saffira, Eliodoro, Polinestore e Crasso.

Mentre i due pellegrini si allontanano un terremoto scuote la montagna e si ode cantare "Gloria in excelsis Deo".

CANTO XXI - Dante chiede il significato del terremoto e del canto: improvvisamente appare un'ombra che spiega come la terra tremi quando un'anima, purificata dal peccato, è pronta per salire al Paradiso.

E' proprio quest'anima, che sta dritta accanto ai due poeti, ad aver espiato le sue colpe. Virgilio le chiede di presentarsi: è il poeta latino Stazio, autore della Tebaide e dell'Achilleide, che afferma di sentirsi tanto debitore per la sua ispirazione poetica all'Eneide, da poter trascorrere ancora un anno nel Purgatorio pur di poter conoscere il poeta Virgilio.
Virgilio, vorrebbe tacere la sua identità, ma Stazio nota il sorriso di Dante e così quest'ultimo ottiene il permesso di presentare il suo maestro. Stazio si inginocchia per abbracciare i piedi di Virgilio dimenticando che entrambi sono soltanto ombre.

CANTO XXII - L'angelo della giustizia ha già cancellato un'altra P e Dante procede senza fatica verso la sesta Cornice seguendo Virgilio e Stazio ed ascoltando, pieno di ammirazione, l'affettuoso colloquio tra i due poeti latini.

Stazio spiega a Virgilio che il suo vizio non è stato l'avarizia bensì la prodigalità, da cui poi lo aveva distolto un verso dell'Eneide. Inoltre la lettura della IV egloga virgiliana lo aveva guidato alla vera fede: egli aveva ricevuto il battesimo, ma aveva tenuto nascosta la sua fede, per questo aveva dovuto sostare a lungo nel cerchio degli accidiosi.
Stazio, poi, chiede notizie di altri poeti greci e latini e Virgilio ricorda volentieri quelli che si trovano nel Limbo.

Discorrendo, i poeti giungono alla sesta Cornice e poco dopo appare improvvisamente uno strano albero, che ha la forma di un cono rovesciato con la punta rivolta verso il basso. Dalla roccia scende l'acqua che si spande sulle fronde dell'albero da cui si odono voci che gridano esempi di temperanza: Maria alle nozze di Cana, le antiche donne romane, il profeta Daniele, l'età dell'oro, ed infine Giovanni Battista nel deserto.

CANTO XXIII - Dante si sofferma a guardare lo strano albero, ma Virgilio lo invita a riprendere il cammino. I due vengono quindi raggiunti da una schiera di anime orribilmente magre: sono i golosi.. Fra i penitenti Dante riconosce dal suono familiare della voce l'amico Forese Donati, compagno di gioventù. Forese spiega che quando le anime penitenti giungono davanti allo strano albero, i frutti e l'acqua suscitano un desiderio insaziabile di mangiare e di bere, che, rimanendo inappagato, li consuma, riducendoli in quello stato.
A Dante, stupito del fatto che l'amico si trovi già nella sesta Cornice pur essendo morto recentemente, Forese spiega che ad abbreviare il tempo della sua salita sono state le preghiere della moglie Nella, la sola donna virtuosa fra tutte le fiorentine. Ora è tempo per Forese di fare domande: egli vuole sapere come l'amico sia giunto vivo nel regno dei morti e Dante ricorda come Virgilio lo abbia distolto dalla sregolata vita giovanile, guidandolo attraverso i primi due regni dell'Oltretomba.

CANTO XXIV - Accompagnando per un tratto il cammino di Dante, Forese informa l'amico sulla sorte della sorella Piccarda, che già trionfa in cielo, poi indica alcune anime: Bonagiunta Orbicciani da Lucca, papa Martino IV, ed inoltre Ubaldino della Pila, Bonifazio Fieschi e Marchese degli Argugliosi. Fra le anime, Bonagiunta si mostra desideroso di parlare e mormora una parola "Gentucca", profetizzando a Dante che un giorno una donna di Lucca gli renderà un grande servigio. Il discorso si volge poi alla poesia e Dante definisce il suo "dolce stil novo".
Le anime a poco a poco si allontanano, mentre solo Forese indugia ancora con Dante chiedendogli quando lo rivedrà. Quando il poeta dichiara di voler lasciare al più presto Firenze, Forese profetizza la drammatica fine di suo fratello Corso, capo dei Neri e responsabile delle discordie interne della loro città poi raggiunge la schiera dei golosi, mentre Dante giunge presso un secondo albero. Altre anime tentano invano di coglierne i frutti e dalle fronde una voce ammonisce a non indugiare e grida esempi di golosità punita: i centauri ebbri alle nozze di Piritoo, e gli Ebrei che non seppero resistere alla sete. Virgilio, Dante e Stazio salgono alla settima Cornice, dopo che l'angelo della temperanza ha cancellato dalla fronte di Dante un'altra P.

CANTO XXV - I poeti salgono alla settima Cornice. Dante non comprende come i corpi aerei delle anime dei golosi possano dimagrire per il digiuno, non avendo bisogno di cibo e Virgilio invita Stazio a fornire una spiegazione più dettagliata. Stazio espone la teoria della generazione, cioè la formazione del corpo umano con l'anima vegetativa e sensitiva. Egli osserva come il momento più delicato sia quando Dio infonde l'anima razionale, che, assorbite le virtù attive già esistenti, forma un'anima sola che riunisce la facoltà vegetativa, sensitiva e razionale.
Al momento della morte l'anima intellettiva si separa dal corpo, mentre le potenze vegetativa e sensitiva cessano l'attività. L'anima, caduta sulla riva del Tevere o dell'Acheronte, acquista coscienza del suo destino, e giunta al luogo a lei assegnato, forma un corpo aereo, apparentemente simile al corpo vivo. Ne consegue che questi corpi possano ridere, piangere, sospirare e quindi anche mostrare i segni della fame e della sete. Giunti alla settima Cornice i poeti scorgono i lussuriosi che camminano in una cortina di fuoco, cantando e gridando esempi di castità: Maria, Diana e i coniugi casti.

Esempio



  



Come usare