La questione della lingua

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Testo

Leonardo Fumusa 5°A
Saggio breve
Scaletta
1. introduzione
2. presentazione della nostra lingua
3. Dante e la sua opera
4. dal 400’ al dibattito di Vincenzo Monti
5. da Manzoni ad oggi
Destinatario: Giornale scolastico

Stesura
Italiano, vox populi !!
Sembrerebbe strano dire che oggi tutti parlano il fiorentino o sostenere che gli italiani parlano volgare. Eppure queste due affermazioni non sono tanto errate. Tutto sta nell’inserirle nel contesto storico, cioè capire quando e perché la lingua ha preso la forma che oggi tutti conosciamo. Innanzitutto bisogna presentare la nostra lingua: essa è una lingua neolatina, cioè che deriva dalla lingua latina e quindi parente del francese o dello spagnolo. Ma fra queste esistono delle differenze. La cause di queste diversità sono da rintracciare nei dialetti parlati nelle varie regioni di queste nazioni nel passato. Per questo si dice, più precisamente che esse si sono formate dal latino volgare, e non dal latino classico. Non volgare nel senso dispregiativo, ma dal latino vulgus, cioè parlato dal popolo. L’uso del volgare comincia ad affermarsi nel quadro di rinnovamento sociale che vede come protagonista nei comuni la classe borghese di imprenditori e mercanti e di un nuovo pubblico letterario. Non per questo il più antico documento in volgare conosciuto è risale al 1211. Esso era un registro di banchieri fiorentini. La supremazia del toscano si afferma nel XIII secolo, che si manterrà pure nel secolo successivo grazie all’opera di Dante Alighieri. Di fatto la cosiddetta questione della lingua, fu per la prima volta messa in discussione nel De vulgari eloquentia dello scrittore fiorentino nel quale egli portava avanti l’uso del volgare illustre, cioè usato dai letterati per diffondere la cultura tra i ceti medi popolari. Inoltra grazie alla sua Commedia egli è riuscito a diffondere il fiorentino in tutta Italia. Una svolta nell’uso del volgare tra i dotti si ebbe con il Certame coronario, nel 1441, nel quale si sosteneva la parità tra il volgare e il latino come lingua dei letterati. Ma con l’affermarsi del classicismo il dibattito riprese: fra i sostenitori del toscano, del quale espressione furono le opere di Petrarca e Boccaccio(rispettivamente il Canzoniere per la poesia e il Decameron per la prosa) ci furono Bembo(grande sostenitore del petrarchismo) e Machiavelli. Invece sostenitore dell’italianità fu Castiglione. Essi dettero vita a tre correnti: arcaizzante il primo, fiorentina il secondo e cortigiana il terzo. In seguito il dialetto toscano fu confermato dall’Accademia della Crusca, fondata nel 1583, dal suo Vocabolario. Più tardi Monti riaccese il dibattito e combatté i puristi e il loro culto della lingua fiorentina trecentesca, cercando di riaffermare la lingua della tradizione letteraria italiana. Ma con Manzoni e la sua opera, I promessi sposi, nacque una lingua viva e moderna, basata su quella usata dai fiorentini colti. Poi,grazie all’unificazione dell’Italia, si diffuse questa lingua usata dal Manzoni che con il passare del tempo si liberò da termini troppo antichi o in disuso, si arricchì di nuove parole usate nel commercio e nel mondo della tecnologia fino a diventare la lingua che noi tutti oggi parliamo.

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