La poesia lirica dalla Scuola Siciliana allo Stil novo

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Testo

La poesia lirica dalla Scuola siciliana allo Stil novo

I rimatori Siculo-toscani e Guittone d’Arezzo
Rapporti tra i funzionari di Federico II e i comuni del centro-nord:
dopo la Battaglia di Benevento, la civiltà letteraria decade velocemente, ma nonostante ciò, tra il 1240 e il 1266 i funzionari di Federico II e di Manfredi continuavano ad avere rapporti con i ghibellini dei Comuni del centro-nord. Ciò spiega la diffusione delle opere letterarie siciliane in Toscana e a Bologna. La fine della letteratura siciliana comincerà con la sua diffusione in Toscana. Da qui anche il nome siculo-toscani che indica il nuovo rapporto toscano.
Differenze tra poesia siciliana e siculo-toscana:
1) i nuovi rimatori toscani riprendono la canzone, il sonetto e le tematiche amorose della poesia siciliana, ma utilizzano altre forme metriche come la ballata e la canzone politica. La nuova poesia coinvolge anche le lotte politiche fra le città e fra i diversi partiti nel comune.
2) Gli autori non sono più soltanto i funzionari dell’imperatore, ma cittadini, solitamente borghesi, che partecipano alla vita politica.
3) La lingua non è più il siciliano, bensì il toscano, a volte arricchito di elementi idiomatici (frase fatte non traducibili in altre lingue). La varietà linguistica rispecchia la ricca e varia articolazione comunale toscana.
Bonagiunta Orbicciani e Guittone d’Arezzo:
tra i poeti siculo-toscani troviamo Bonagiunta Orbicciani e Guittone d’Arezzo. Al primo viene attribuita la fondazione della letteratura siciliana in Toscana.
Bonagunta:
Bonagiunta svolge la sua attività poetica per circa un quarantennio circa tra il (1242-1257). Venne considerato un seguace di Guittone Guinizzelli, ma tuttavia egli rappresenta una via di mezzo tra la scuola siciliana e la letteratura toscana. Egli utilizza forme metriche diverse dalla composizione in versi di Guittone, ma condivide con quest’ultimo una tematica morale. Persino Dante riconosce l’importanza di Bonagiunta come mediatore di culture poetiche differenti al quale affida la trasmissione dello Stil novo.
Guittone d’Arezzo:
Guittone d’Arezzo fu un grande poeta per il periodo che va dal 1260 alla sua morte circa. Egli era molto vario nelle sue opere, ma anche complesso e irregolare. Ricco di retorica. Per questo Dante lo condanna di essere eccessivo nella retorica, povero di contenuti e poco severo nelle scelte linguistiche.
Guittone d’Arezzo a Bologna:
guittone apparteneva ai guelfi, ma a causa di contrasti politici lasciò la Toscana e andrò a vivere a Bologna, dove aderì ai cavalieri di Santa Maria. Questo segnò molto la sua vita, infatti lasciò moglie e figli per dedicarsi alla sua missione religiosa.
I componimenti e lo stile di guittone:
rimangono circa 300 componimenti poetici di Guittone che vedono il periodo della conversione e l’abbandono della lirica d’amore. Quest’ultima deriva in parte dai Siciliani in parte dai Provenzali, da qui acquisisce la tecnica del trobar clus. Le tematiche variano da situazioni di vita comunale a quelle di vita personale del poeta.
La canzone politica e civile:
l’originalità di Guittone d’Arezzo si rivela nella canzone politica e civile. Qui egli utilizza la tradizione provenzale del sirventese (componimenti poetici e musicali) e del planh (composizioni che hanno il tema del lamento per la morte di un personaggio). In queste opere rivela il suo interesse e partecipazione per la lotta politica.

Il “Dolce stil novo”: le ragioni di questa denominazione poetica, i luoghi, il tempo e gli autori
Gli esponenti:
per “Dolce stil novo” Dante afferma una nuova poetica letteraria affermatasi a Firenze tra il 1280 e il 1310. I cui maggiori esponenti furono: Guido Cavalcanti e Dante, ma l’iniziatore fu Guido Guinizzelli. Egli era bolognese, ma fu a Firenze dove si sviluppò maggiormente questa poetica. Nella seconda metà del Duecento, Firenze affermò il proprio potere sulla Toscana divenendo una tra le città più ricche e popolose d’Europa, ma anche centro artistico e letterario.
Dante e la novità dello stil novo:
Dante utilizza la definizione di stil novo con Bonagiunta che rivela nella Divina commedia di aver capito la novità di questo stile e le motivazioni per cui si differenzia dalla tradizionale poetica. La novità di questo stile sono i dettami e d’Amore, ma anche la dolcezza delle rime. Nel Purgatorio Dante incontrerà Guinizzelli e chiamandolo “padre mio” lo riconosce come iniziatore di questa nuova poetica.
La battaglia di Dante:
Dante intendeva fondare l’autorità della scuola fiorentina, egli infatti vede il dolce stil novo come un processo iniziato dai siciliani, ma si batte affinché vi fosse una rottura con la nuova poetica così da aumentare la novità e differenziarla dalle opere dei siciliani e dei siculo-toscani, come Guittone d’Arezzo, che era il poeta più di rilievo in quel periodo. Era necessario pertanto sottolineare i nuovi caratteri toscani. A questo si deve l’aggettivo “novo” in Dolce stil novo. Questa novità era sia tematica che stilistica.
La novità tematica:
Dante, sul piano tematico, sottolinea i dettami d’amore, che si differenziavano però da quelli Siciliani, in quanto: è diversa la concezione di amore e l’attenzione ai fenomeni d’amore è legata ad una dottrina precisa; il poeta cerca di registrare i modi con qui riesce a creare emozioni.
La donna angelo:
per gli stilnovisti l’amore rappresenta l’elevazione spirituale grazie all’adorazione di una donna che assume la figura di un angelo. Ella diviene intermediario tra terra e cielo e l’uomo che ama si innalza e quindi si avvicina a Dio. Non vi è più distinzione tra amore, poesia e elevazione spirituale, che sono intrecciati in un unico valore considerato assoluto. Essere nobili per animo e cultura, quindi “gentili”, comporta un’elevazione spirituale.
Psicologia e filosofia d’amore:
essere fedeli all’Amore significava seguire l’obiettivo di realizzare una lirica d’amore, ma poiché l’amore provocava delle emozioni, era necessario studiarle. Pertanto per essere fedeli si richiedeva le conoscenze scientifiche e teoriche, sconosciute a Guittone e per questo disprezzato dagli stilnovisti.
La novità stilistica:
sul piano stilistico, la novità riguarda l’insieme metrico e linguistico che deve risultare dolce. Era perciò utilizzato un volgare illustre elevato e puro, coerente con l’ambiente aristocratico e con la delicatezza dei sentimenti. La struttura metrica più usata era la canzone che esaltava lo stile tragico.
Il pubblico di questa nuove opere proviene dagli strati intellettuali elevati.
Anche gli stilnovisti provengono dalla nuova borghesia urbana e non dalla nobiltà feudale.
La donna e il saluto:
i versi degli stilnovisti sono caratterizzati dagli incontri, le occhiate e i saluti d’amore. La donna può frequentare la messa e girare per la città, che diviene il luogo di incontro. La bellezza della donna colpisce il cuore del poeta e il saluto rappresenta la “salvezza” spirituale per chi lo riceve.

Guido Guinizzelli, il “padre” degli stilnovisti
Figura misteriosa:
di Guido Guinizzelli non si conosce ne la data di nascita ne di morte con certezza, tuttavia egli occupa un posto importante nella lirica d’amore. La novità stilista di guinizzelli fu seguita sia dai guittoniani che dagli scrittori fiorentini che ne fecero il “padre” dello Stil novo.
Canzoniere di venti testi e pubblico ristretto:
il canzoniere di Guinizzelli è composto da venti testi. Il nuovo stile deve essere avvenuto intorno agli ultimi anni di vita. Questa poetica abbandona la retorica per aspirare ad un linguaggio dolce e leggiadro. Ma alla limpidezza occorre un maggiore impegno strutturale e dottrinario, per questo egli viene accusato di intellettualismo poiché i lettori dovevano essere di cultura universitaria. La sua poesia non si rivolge più al pubblico borghese dei comuni, bensì ad una cerchia ristretta di aristocrazia intellettuale.
I temi:
i temi che caratterizzano la poesia guinizzelliana furono: l’identità di amore e di cuore
nobile, la figura della donna angelo, le lodi dell’amata. Tuttavia guinizzelli non viene inserito nella cerchia degli stilnovisti per alcune ragioni. Innanzitutto egli non partecipava all’ambiente culturale, era estraneo agli avanguardisti toscani e la sua concezione d’amore era più aperta e disponibile a sviluppi profani.
“Io voglio del ver la mia donna laudari” Guido Guinizzelli:
l’incontro con la donna e il suo saluto sono l’occasione per poter lodare l’amata. Stilnovistica è il collegamento tra le lodi fisiche e quelle spirituali. Qui si evidenziano le caratteristiche dello stil novo: la tradizione della lirica d’amore cortese e siciliana e la componente scritturale.

Lo stilnovismo tragico di Guido Cavalcanti
Vita:
la nascita di Guido Cavalcanti è situata intorno al 1259 ma senza nessuna certezza. La casata dei Cavalcanti era tra le più potenti e nobili di Firenze. Guido si interessò molto alla vita politica fiorentina, ma la inimicizia con la famiglia dei Donati, in particolare con Corso Donati provocò numerosi disordini e i capi delle due fazioni, tra cui anche Guido, furono esiliati. Egli finì a Sarzana dove si ammalò probabilmente di malaria che fu la causa della sua morte.
Un tema unico: l’amore:
l’unico tema nelle poesie di Cavalcanti è l’amore. Egli riconosce nell’anima sensitiva la specificità dell’individuo. L’amore è l’esperienza più complessa dell’anima e pertanto l’unica in grado di esaltare l’identità individuale.
Il canzoniere cavalncatiano:
il canzoniere di Cavalcante è formato da circa 50 componimenti . le forme prevalenti sono il sonetto, la ballata e successivamente la canzone. Vi è tuttavia contraddizione tra forma e contenuto, infatti il poeta dichiara di essere costretto ad amare la passione che lo uccide.
L’amore:
l’amore è rappresentato come una minaccia per la vita dell’individuo, il saluto non è più visto come una salvezza, ma come apportatore di distruzione.
“Voi che per li occhi mi passaste ‘l core” Guido Cavalcanti
Nell’opera sono descritti gli effetti dell’amore della donna sul poeta. L’amore passa dagli occhi fino al cuore dove vi è incompatibilità tra amore e anima.
La struttura del sonetto accentua l’effetto di inesorabilità.

I luoghi e il tempo, i temi e le forme
Opposizione tra stile comico e tragico:
lo stile comico si oppone a quello tragico.
1) linguaggio: quest’ultimo si esprime nel linguaggio alto e nei temi della canzone d’amore , lo stile comico invece privilegia il linguaggio basso e popolare e le situazioni quotidiane e utilizza quasi esclusivamente il sonetto.
2) Contenuto: lo stile tragico si occupa dell’astrazione filosofica e dell’erotica, l’altro racconta i fatti quotidiani e amori terreni.
3) Pubblico: lo stile tragico della lirica è riferito ad un pubblico ristretto di estrazione aristocratica, il pubblico dello stile comico invece è molto più vasto e comprende anche ceti medi e bassi.
Poesia “comica”:
dal 1260 si diffonde in Toscana un nuovo tipo di poesia comica, opposta a quella tragica dello stil novo. Tuttavia non bisogna intendere la poesia comica come illetterata, poiché a volte autori di poesie comiche scrivono versi tragici e viceversa.
La poesia comica si sviluppa contemporaneamente a quella tragica, ma raggiungerà la massima diffusione intorno alla fine del Duecento e gli inizi del trecento.
Questo tipo di poesia nasce sia dalla vita comunale politica, sia da quella quotidiana .
La poesia goliardica e quella giullaresca:
precedentemente alla poesia comica toscana troviamo altre due forme di poesia: quella goliardica, in latino, e quella giullaresca, in volgare. La prima aveva come temi l’amore sensuale, il gioco, i piaceri, il denaro , la fortuna, mentre la seconda di solito si basa sul dialogo tra amanti. Il linguaggio è di tipo plebeo e dialettali, opposto a quello dello stilnovismo, vi sono anche proverbi e motti popolari.

Cecco Angiolieri
La vita:
Cecco nacque a Siena intorno al 1260. Il suo carattere irrequieto gli provocherà anche alcuni problemi con la legge. Inoltre la sua sconsiderataggine nella gestione dei beni gli causerà molti debiti tanto che i figli non accetteranno l’eredità. Morirà nel febbraio del 1313.
I temi:
di Angiolieri abbiamo oltre 100 sonetti, le cui tematiche sono l’amore per i piaceri e per i divertimenti, come il gioco d’azzardo. I personaggi principali sono solitamente l’amante Becchina, il padre e la moglie. Con l’amante il rapporto è incostante e alterna momenti di passione a litigate, al padre invece Cecco augura continuamente la morte in quanto questo aveva tagliato i contatti con il figlio al quale non dava più soldi a causa della sua sconsiderataggine. L’opera di Cecco viene considerata un’operazione letteraria legata alle tradizioni letterarie formali.
Nonostante i temi non siano originali, caratteristico è il narratore che lo rappresenta anche come personaggio.
vi è nel canzoniere anche un aspetto parodistico. Cecco conosce il lessico e le strutture e li utilizza a fini ironici e comici.
“S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo”:
“S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo” è il sonetto più famoso di Cecco, costituito da anafore e basato sulla ricerca dell’affetto. Vi sono anche raffinate asimmetrie logiche, con un passaggio dall’assurdità alla realtà di fatto. Medievali sono la scelta delle antinomiche (morte-vita, fuoco-acqua…).

Le traduzioni dal latino:
la prosa si afferma in n momento di maturità della lingua, il latino. La prosa volgare era colta e impostata e non usata per testi scarsi. Questa nasce a Bologna, dove si stava formando la figura dell’intellettuale laico, come Guido Faba, che fu il primo autore di prosa volgare. L’opera maggiore della letteratura italiana è tuttavia il Decameron, basato su modelli retorici e sulla prosa latina.
Brunetto Latini, traduttore e divulgatore:
Brunetto Latin fu il maggiore trattatista del duecento. Nacque a Firenze nel 1220 e partecipò sempre alla vita politica della città, schierato dalla parte guelfa. Venne esiliato dopo che la sua fazione perse nella battaglia di Montaperti. In Francia continuò le sue opere e compose Li livres dou tresor, la sua maggiore opera. Tornerà a Firenze dopo la battaglia di Benevento e morirà nel 1294 nella sua città.
La prosa delle cronache di viaggio della novellistica, le cronache cittadine:
il duecento è caratterizzato da cronache in latino, basate sullo schema della storiografia medievale. Anche la storiografia toscana e fiorentina è quasi tutta in volgare, poiché qui la borghesia era ad uno stadio avanzato di sviluppo e la lingua conosce una maturità.
Il Milione di Marco Polo:
il Milione di Marco Polo venne probabilmente redatto in francese da Rustichello da Pisa, che era uno scrittore di avventure. È forse egli che diede l’alone avventuroso al libro. Il Milione viene considerato l’unico romanzo epico. Nel libro Marco Polo racconta del suo viaggio in oriente durato 24 anni con suo zio e suo padre. Qui racconta dettagliatamente tutto ciò che vede, in maniera oggettiva, ed è questa la novità.
Il gusto della narrativa nella novellistica:
la novella si afferma come pura narrativa, slegata da fini religiosi, ma volta ad esaltare le virtù della nuova borghesia, come il valore, la gentilezza, l’amore cortese…
il novellino:
il Libro di novelle, rappresenta il risultato della narrazione dilettevole. L’opera è composta da 123 novelle e venne scritto intorno alla fine del duecento. Non si sa se sia stato un unico autore a scriverlo, ma il gusto non era quello di un giullare.
Le novellette sono caratterizzate dalla brevitas, e il tema è di solito burlesco e grossolano.
Il linguaggio è semplice ed efficace poiché ha il fine di essere letto da un pubblico vasto.

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