La Gerusalemme liberata

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Testo

TASSO
La vita e la personalità
Nelle vicende di tasso appare nitidamente l’effetto della nuova società e della nuova cultura della controriforma.
Nasce a Sorrento l’11 marzo 1544, ha una giovinezza sfigata, infatti il padre cortigiano viene esiliato insieme al suo signore, e quando finalmente può rivedere il padre deve allontanarsi dalla madre, la quale muore durante la sua assenza.
Scrive il suo prima poema cavalleresco (Rinaldo) seguendo l’esempio paterno.
Nel 1565 si trasferisce a Ferrara, al servizio del duca Luigi, dove vive un periodo di serenità e scrive il Goffredo (Gerusalemme liberata).
Nel 72 passa alla corte di Alfonso II, sempre a Ferrara, a cui dedicherà l’opera.
Nel 76 è al culmine del successo, con la nomina di storiografo di corte.
Da questo momento però comincia la crisi psicologica, infatti inizia a sottoporre la sua opera a teologi, e la porta addirittura all’inquisizione (a cui si era auto accusato pochi anni prima).
Nel 77 il poeta viene fatto mettere da Alfonso in un convento di s. francesco, per aver scagliato un coltello contro un servitore; ma il poeta ne evade presto e inizia a pellegrinare, fino a che nel 79 torna durante le 3 nozze di Alfonso ed esplode, per questo viene messo in manicomio.
Durante i 7 anni a S. Anna è depresso perché è diventato famoso grazie alla pubblicazione del romanzo da lui non permessa.
Appena esce inizia a girare, fino ad arrivare a Roma, dove scrive molte opere sotto la protezione di clemente VIII, muore nel convento di sant’Onofrio il 25 aprile 1595.
L’ideologia tassesca: la centralità del tema della guerra
La guerra rende più radicali vizi e virtù, imponendo una soluzione al conflitto interiore degli individui; alla guerra oggettiva corrisponde una guerra interiore.
Solo con una necessità oggettiva di prendere una posizione l’individuo è obbligato a risolvere le contraddizioni interiori (la conversione di Clorinda), questo è un ottimo esempio del pessimismo tassesco, a questo si può contrapporre solo una soluzione radicale dei conflitti, ma questa è utopia, e quindi amore.
LA GERUSALEMME LIBERATA
Al contrario di Ariosto, che aveva una trama intrecciata, per tasso c’era la riforma di Aristotele, che prevedeva 3 unità:
1. tempo, che doveva essere abbastanza breve, uno o 2 gg al massimo
2. luogo, che doveva essere prevalentemente uno
3. azione, ci doveva essere un’azione fondamentale → il titolo doveva essere basato su un azione fondamentale (non su un attore come Ariosto.
Il particolare equilibrio psichico di tasso → i personaggi vivono intensamente l’esperienza della guerra e dell’amore → tasso ci descrive anche le vicende interiori; al contrario in Ariosto non c’è un profilo psicologico preciso.
Esordio del poema

Il motivo per cui scrive questo poema è per esaltare la fede.
Protasi:
Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
• Si può notare che, al contrario di Ariosto, Tasso elimina il tema amoroso, dedicandosi interamene al tema della liberazione del santo sepolcro.
• Il capitano = l’eroe → c’è un'unica vicenda (la crociata) e un unico personaggio (Goffredo)
Questo è opposto alle tante vicende dell’orlando furioso, in più in esso il protagonista non è il personaggio più importante della guerra (che sarebbe Carlo).
• Inferno e cielo = l’inferno è nemico e il cielo è amico
→ è anche questo opposto all’orlando perché in quell’opera i nemici potevano anche essere eroi, mentre qui i pagani sono nemici e i cristiani sono i buoni.
Invocazione:
O Musa, tu che di caduchi allori
non circondi la fronte in Elicona,
ma su nel cielo infra i beati cori
hai di stelle immortali aurea corona,
tu spira al petto mio celesti ardori,
tu rischiara il mio canto, e tu perdona
s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte
d'altri diletti, che de' tuoi, le carte.

• Proprio nel momento in cui secondo la tradizione dovrebbe invocare le muse non lo fa perché, al contrario di Dante, si sarebbe potuto mettere in dubbio la sua fede.
• Ariosto fa solo 2 righe di invocazione perché non gli da importanza, infatti la sua è un invocazione ironica perché chiede che non gli venga tolta l’ispirazione, non che gli venga data.
• Quell’effimere sta per non vere.
• le muse hanno una corona effimera in contrapposizione alla corona immortale di stelle della madonna.
• Gli ardori non stanno per le passioni umane ma per la fede.
• Mentre per Ariosto lavorare di fantasia è normale licenza poetica, tasso lo sente come peccato, ma è obbligato a farlo per la funzione educativa del poema e per renderlo più leggero; per questo chiede scusa.

Sai che là corre il mondo ove piú versi
di sue dolcezze il lusinghier Parnaso,
e che 'l vero, condito in molli versi,
i piú schivi allettando ha persuaso.
Cosí a l'egro fanciul porgiamo aspersi
di soavi licor gli orli del vaso:
succhi amari ingannato intanto ei beve,
e da l'inganno suo vita riceve.
• Il lettore è attratto dalla delicatezza della poesia, questo serve a tasso per giustificare “fregi”
• L’obbiettivo principale dell’intellettuale dopo la controriforma è convertire
→ deve giustificare gli abbellimenti come metodo per attirare i lettori e quindi convertirli
• I versi successivi sono di Lucrezio, che parla della filosofia di epicuro, che era contro i poemi (perché essi parlavano di dei, i quali secondo lui non si intromettono nelle vicende umane) con un poema
→ controsenso
→si giustifica con questi versi
Dedica:
Tu, magnanimo Alfonso, il quale ritogli
al furor di fortuna e guidi in porto
me peregrino errante, e fra gli scogli
e fra l'onde agitato e quasi absorto,
queste mie carte in lieta fronte accogli,
che quasi in voto a te sacrate i' porto.
Forse un dí fia che la presaga penna
osi scriver di te quel ch'or n'accenna.

• Presenta Alfonso come suo salvatore
• Esso è destinato a grandi imprese, quando egli le compirà lui le scriverà
• Per adesso scrive di suoi antenati (filone encomiastico).
• Ariosto invece fa una dedica ironica al suo signore, in quanto non si sente veramente sottomesso ad esso
Canti II – VII
Nel II Aladino sottrae un’immagine della madonna e la mette in una moschea, una mano misteriosa (forse Dio) la riporta, e allora 2 ragazzi si devono sacrificare per evitare che l’ira di Aladino si scateni su tutti, ma vengono salvati dal rogo dall’intervento di Clorinda.
Goffredo rifiuta la neutralità dell’Egitto.
Nel III canto ci sn i primi scontri, Argante uccide Durone, e si celebrano i funerali di esso, Erminia (amante e ex prigioniera di Tancredi) descrive ai nemici i principali cavalieri nemici.
Goffredo accerchia Gerusalemme e inizia a preparare le macchine d’assedio.
Nel IV & V si inizia a vedere il sovrannaturale, i demoni mandano tra i crociati la maga Armida che convince numerosi cavalieri a disertare per darle aiuto, in più, alimentate da interventi diabolici, scoppiano rivalità e Rinaldo uccide Gernando.
Nel VI & VII Argante sfida i migliori cavalieri cristiani, uccide ottone e poi combatte contro Tancredi, poi rimandano la sfida a 6 gg dopo, ma per allora Tancredi è imprigionato nel castello di Armida, per aver seguito Erminia che aveva le vesti di Clorinda, e lei adesso è tra i pastori.
Corte e vita pastorale, il confronto
I pastori sn persone umili e senza troppe ambizioni. Inoltre la violenza e le disgrazie di quei tempi colpiscono maggiormente i re che la povera gente; i soldati, avidi e con molta cupidigia, non assalgono i poveri.
La vita degli umili è più pacifica e tranquilla ed autosufficiente.
Lo stesso pastore è stato servo in Egitto e ha potuto conoscere la corruzione e la perfidia di corte.
In queste 2 ottave possiamo notare come il pastore si avvicini al pensiero epicureo.
Erminia psicologia e pensieri
In Erminia possiamo notare un apparente coraggio che però poi è sostituito dalla paura in quanto la notte si mette a piangere.
Lei talmente sopraffatta dal suo amore che la sua ragione a volte ne è offuscata, un esempio è la fretta che ha una volta uscita da Gerusalemme (questo per tasso è amore negativo).
È una ragazza dolce e fiduciosa con molto bisogno di protezione (chiama padre il pastore).
Tasso tramite Erminia e il pastore esprime il proprio disagio a corte.
Canti VIII – XII
Nell’ VII i rinforzi vengono bloccati e Goffredo viene accusato della morte di Rinaldo dopo che sn state portate le sue finte armi.
Nel IX una furia infernale, aletto, interviene Solimano e lo spinge a fare un attacco notturno al campo cristiano, ma, dopo una carneficina, grazie all’intervento di 50 cavalieri misteriosi, vengono respinti.
Grazie al mago Ismeno, a Gerusalemme, Solimano convince Aladino a non fare un trattato di pace.
Nel X si scopre che i misteriosi cavalieri erano quelli che avevano seguito Armida, ed erano stati salvati dalla prigionia da Rinaldo, che viene esaltato per ragioni encomiastiche.
Nell’ XI i crociati, dopo una processione al monte oliveto, attaccano Gerusalemme, questa è una scena descritta in modo esperto.
Alla sera il combattimento è interrotto senza vincitori.
Nel XII le 2 identità di Clorinda (intrepida combattente nelle scene di battaglia e tenera amante nei sogni di Tancredi) si fondono quando, dopo aver insieme ad Argante, incendiato la principale torre d’assedio nemica, viene rinchiusa fuori da Gerusalemme e ferita a morte da Tancredi, che prima di morire le da il battesimo (perché lei aveva scoperto di essere figlia di cristiani).
Argante giura di uccidere Tancredi.
Clorinda e Tancredi
52. la insegue e quando lei cerca di entrare a Gerusalemme la sfida, si capisce che lui non sa che è la sua donna amata
53. nei duelli si capisce che tasso è molto preciso nella descrizione, grazie alla passione del suo tempo per la precettistica, le norme.
Non è un duello in cui prevale la tecnica ma l’ira
54. erano al buio quindi non si sarebbero dovuti vedere, ma lui racconta cmq la battaglia.
55. è un duello mosso dall’ira, nessuno dei 2 pensa a difendere o schivare, ma solo ad attaccare
56. si crea un circolo vizioso, più uno prende più da, e sono sempre più vicini, e alla fine c’è il corpo a corpo
57.
58. si appoggia alla spada e vede contento che il nemico è più ferito di lui
59. qui l’autore, sapendo la verità, commenta la stupida felicità di Tancredi
60. la prega di dirgli il suo nome, in quanto uno dei 2 morirà e non ci sono testimoni
61. risponde la feroce. Mentre lui fa il cavaliere e chiede il nome lei lo fa incazzare ancora di più dicendo che è stata lei ad incendiare la torre.
62. ricominciano a lottare, benché deboli, con la ferocia, dove al posto della tecnica e della forza c’è l’ira. Se la vita non se ne va è solo grazie all’orgoglio.
63. tutta l’ottava è come una similitudine, come quando smette di soffiare il vento il mare è ancora agitato, così anche se loro non hanno più sangue continuano a lottare come all’inizio.
64. adesso non è più la guerriera ma la donna, per la fisicità femminile sottolineata.
Tancredi la ferisce a morte.
65. mentre muore i suoi ultimi pensieri sono della fede cattolica
66. adesso parla come donna cattolica, non come guerriera, esordisce con amico e chiede il battesimo.
67. riempie l’elmo d’acqua, ma per battezzarla deve toglierle il suo, si capisce che anche prima di farlo lui ha già un presentimento, che si avvera quando la riconosce.
68. Tancredi non muore solo perché concentra tutte le sue forze, così le da battezzandola la vita eterna dopo averle tolto quella mortale con la spada.
Poi dopo il battesimo lei sorride e se ne va in pace.
Qui vuole comunicare il messaggio che tutti se ne possono andare in pace, e cambiare grazie
Al battesimo.
69. lei morendo da la mano a Tancredi in segno di pace.
Alla violenza della battaglia qui prende posto la calma della fede.
70. adesso Tancredi può finalmente lasciarsi andare al dolore, come morto.
Così il vivo è come il morto.
Canti XIX & XX: l’epilogo del poema
A combattere sulle mura è rimasto solo Argante, che però viene sconfitto in un duello da Tancredi; intanto varino incontra in campo egiziano Erminia, e la porta a curare Tancredi.
Goffredo decide di affrontare l’esercito egiziano in campo aperto, e qui tutti i cavalieri cristiani danno prova del loro valore.
Il poema finisce con Goffredo che adora il santo sepolcro.
Il duello di Argante e Tancredi
11. qui si vedono i diversi talenti dei 2 combattenti: Tancredi = agilità, Argante = potenza
12. Argante non mira alla spada dell’avversario, ma all’avversario
13. fa una similitudine con una battaglia navale senza vento, una spicca in grandezza, una in agilità, cioè una attacca mentre l’altra para i colpi
14. Argante simula un colpo agli occhi, Tancredi schiva ma viene colpito al fianco; così l’agile viene battuto in agilità
15. anche qui si nota la descrizione psicologica dei personaggi, infatti adesso Tancredi è tutto concentrato sulla vendetta.
16. gli si avvicina, gli prende il braccio destro, lo colpisce di punta con la spada e lo prende per il culo
17. il buon latino → i cristiani sono i bravi; Argante molla la spada e incomincia il corpo a corpo
18. dopo essersi buttati a terra Tancredi si accorge che ha la mano destra bloccata → si rialza
19. Argante ci mette di più a rialzarsi e si becca una spadata, ma come l’albero che sta per cadere oppone più resistenza, così Argante si riprende e ricomincia a combattere.
20. entrambi sn sanguinanti e senza forze, ma Tancredi (il buon cristiano) vede che Argante è in fin di vita e gli offre la resa
21. lui si incazza di bestia perché non vuole essere accusato di viltà
22. riempie d’ira il poco sangue rimasto e ridiede vigore a quei suoi ultimi colpi
23. Argante ferisce Tancredi con un colpo a due mani dall’alto verso il basso
24. ci ritenta ma Tancredi lo schiva e lui cade a terra
25. cadendo riapre le ferite, così Tancredi gli rioffre di arrendersi e lui si riincazza e lo ferisce; benché siano entrambi valorosi tasso sottolinea sempre la superiorità di Tancredi in campo morale (il vincitor cortese)
26. Tancredi si arrabbia e lo uccide trafiggendolo dalla visiera, Argante morì come visse, ferocemente, minacciando ma non lamentandosi.
27. senza forze si incammina, temendo di non arrivare
28. vede tutto offuscato e sviene, non si distingue il vincitore dal vinto.
La guerra nella Gerusalemme liberata
Una diversa concezione della guerra anima pagani e cristiani:
• Goffredo anima i suoi alla guerra, ma contesta ogni giustificazione mondana (onore e gloria), infatti ogni vittoria non è merito nostro ma dono del cielo
• Argante invece li anima a combattere per l’onore personale (per esempio quando va da solo a combattere perché Aladino voleva aspettare i rinforzi.
Argante ricorda gli attributi dell’epica classica e romanza, sempre caratterizzato dalla dismisura (orlando).
Iniziative individuali e arroganze eroiche non sono invece tollerate in campo cristiano, dove Dio ha subordinato a Goffredo tutti i cavalieri erranti (sbaglianti).
La guerra si configura anche come battaglia tra comportamenti cultuali diversi della stessa cultura cinquecentesca.
Gli eroi pagani esprimono, nella consapevolezza della sconfitta, la vanità degli ideali terreni di virtù e valore.
I guerrieri cristiani combattono interiormente contro l’attrazione dei desideri devianti dalla norma cristiana (che si personificano nella maga Armida per esempio).
Un esempio di questa percorso del paladino cristiano contro le tentazioni è Rinaldo, che dopo essersi concesso ad Armida riafferma l’egemonia totale del codice religioso crociato.
La rappresentazione della guerra, seppur spettacolare nelle descrizioni degli assalti e delle battaglie, non occulta l’aspetto violento e tragico dietro il velo degli ideali cortesi e cavallereschi (orlando furioso).
Spaventoso è il panorama di sangue e di morte che accompagna la vittoria cristiana, ma in mezzo a questa sofferenza si vede Armida che piange d’amore, segno dell’alternativa utopica di tasso alla guerra (già vista in Erminia tra i pastori).
La guerra nell’orlando furioso
La guerra fa da sfondo nell’orlando furioso, ma è generica, ha soprattutto una funzione strutturale, controbilancia il movimento centrifugo dei cavalieri.
È una guerra cavalleresca, che segue i valori cortigiani (la generosità, l’onore, la fedeltà al proprio signore).
L’onore è più la fedeltà al proprio signore.
La guerra è un susseguirsi di scontri individuali e casuali; il duello presuppone un pubblico di spettatori, diventa uno spettacolo cortese.
Anche in guerra in Ariosto sopravvive un superiore senso di cortesia; questi valori di civiltà caratterizzano l’ideologia delle classi aristocratiche; perciò nel poema riguardano eroi, le sofferenze del popolo restano e le vere battaglie restano ignorate.
Ariosto è affascinato dai valori della civiltà cavalleresca però ne riconosce la loro perdità, perciò ne propone un abbassamento.
→ Il movente delle azioni dei cavalieri sta nei sentimenti privati.
Anche nell’ultima battaglia si vede che è una guerra ideale, senza armi da fuoco e governata dai valori cavallereschi, perché Ariosto depreca le guerre dell’epoca moderna (con le armi da fuoco).
Il conflitto d’amore nella Gerusalemme liberata
Secondo testimonianze storiche anche le donne si unirono nella battaglia della prima crociata con virile ardimento, e questo in tasso si vede benissimo.
Non è un caso se le donne guerriere sn tutte pagane, in più tasso unifica in alcune figure ciascuna delle funzioni femminili testimoniate nelle cronache; così Clorinda incarna il virile ardimento e Armida i femminili inganni, e a queste si contrappone la dolce Erminia.
Queste sn unificate dall’amore attraversato dalla guerra, l’amore unifica i personaggi avversari, ribadendo però la sua impossibile realizzazione.
L’amore nasce e si sviluppa come contrasto; il conflitto amore e guerra si radicalizza nel conflitto amore e morte.
Nella scena della morte di Clorinda si capisce chiaramente l’unione eros morte (il triplice abbraccio, la spada che la penetra).
Amore è segno di contraddizione, manifesta a livello più intimo della coscienza il senso dell’universale combattere.
L’amore è in contrasto con il dovere guerriero (Tancredi è pronto a farsi ammazzare quando vede in Argante Clorinda).
Armida, donna seducente, porta scompiglio nel campo cristiano; la bellezza avvolgente del giardino alludono alla sensualità femminile che travia Rinaldo e lo allontana dalla sua identità guerriera.
L’immagine dello scudo riporta a Rinaldo la sua identità guerriera, e riprende con Armida il lessico amico-nemico.
Armida da maga diventa donna innamorata, si converte e si consegna a Rinaldo come sposa.
L’amore follia dell’orlando furioso
Per Ariosto l’amore è follia, in tutto il poema l’autore insiste sulle sofferenze e sull’irrazionalità della passione.
L’amore è il motore di tutte le azioni degli uomini, spinge a percorrere tutte le occasioni possibili dell’esperienza umana fino al limite estremo della follia.
Anche qui come in tasso le singole donne rappresentano ognuna una tipologia: angelica la bellezza, bramante la fedeltà, ecc…
angelica è importante, perchè è lei che spinge i cavalieri a fare ciò che fanno, ma non ha uno spessore psicologico.
Lei rappresenta la bellezza eccessiva che sconvolge l’ordine, mette in crisi i valori dell’etica guerriera.
La stria di orlando mette in discussione l’amore cortese, che porta allo smarrimento della ragione, messo a confronto con l’amore coniugale, che segna il percorso di maturazione, che insegna a controllare razionalmente le passioni (come esigeva il modello di saggezza rinascimentale).
LA FEDE: CONFRONTO TRA ARIOSTO E TASSO
• La fede nel poema:
ARIOSTO: la fede non è fondamentale; essa è solo un “dato storico” che ha visto contrapposti i Mori ai Francesi. La guerra narrata non è una guerra santa ma un conflitto territoriale.
TASSO: la fede è l’argomento centrale del poema, il quale si articola attorno alla narrazione della una guerra santa, argomento in quel tempo attuale (es. Lepanto). La fede è ciò che dirige le azioni del protagonista (Goffredo doveva sciogliere un voto) e di tutti gli eroi.
• Fede nell’invocazione:
ARIOSTO: nell’invocazione si tratta solo della donna amata, che deve concedere all’autore il senno necessario per comporre l’opera.
TASSO: nell’invocazione non solo si chiede l’aiuto di Dio per l’ispirazione, ma vengono svilite le muse pagane (anche per paura dell’Inquisizione), distaccandosi così da un’antica prassi poetica.
• La fede nel contesto storico:
ARIOSTO: la fede non riflette un ruolo fondamentale nella vita del poeta, quindi neanche nel poema; infatti, durante l’umanesimo, con la riscoperta della letteratura greca, non c’era un rigore “ideologico” opprimente come durante l’epoca della controriforma.
TASSO: a causa della controriforma cattolica, avvenimento che incide molto sulla vita di Tasso, il poema è intriso della più ortodossa e rigida fede cattolica romana. Ciò accade sia perché il poeta interpretava i suoi tempi, sia perché l’opera doveva essere approvata dall’inquisizione papale.
• Impatto della fede sui pagani:
ARIOSTO: possiamo notare un certo “relativismo di fede” che si manifesta sia dall’apprezzamento di alcuni paladini Mori (Ferraù) e sia dal fatto che non viene mai trattato l’argomento delle conversioni.
TASSO: la fede e la sua autenticità sono fondamentali; la fede cristiana (per Tasso cattolica) è la sola e vera, l’unica che nobilita l’animo (il battesimo di Clorinda), l’unica che rende umani (caratteri di Argante = pagano = animale), l’unica che porta alla vittoria (scelta della prima crociata).
• La fede nell’epoca degli autori:
Ariosto vive poco dopo la caduta dell’Impero Romano d’Oriente, quindi dopo l’ondata antiturca che aveva coinvolto l’Europa con l’arrivo dei letterati bizantini; nel suo tempo non avvengono grossi scontri tra cristiani e pagani, quindi nel suo poema non si deduce il grande scontro di civiltà che si avverte in Tasso.
Tasso vive a cavallo tra Carlo V e Filippo II, sovrani appartenenti a famiglie cattoliche (rispettivamente: Spagna e Asburgo). In quel tempo, inoltre, ci fu il penultimo grande scontro di religione tra i turchi e la coalizione cattolica a Lepanto (1574), nel quale combatté anche Venezia; possiamo quindi intuire da questi avvenimenti quanto il problema della religione fosse pressante per Tasso, minacciato anche dalla Controriforma e sotto l’incombente pericolo dei turchi, tanto da farlo addirittura impazzire.
• Conclusione:
In Tasso la fede è il motore e il nucleo della vicenda: spinge l’eroe (Goffredo) a combattere a causa del voto e gli uomini ad intraprendere una crociata unicamente per difendere il proprio credo religioso. Egli, tramite il poema, non si limita ad esortare il duca Alfonso d’Este (dedicatario dell’opera) ad intraprendere una spedizione antimusulmana, ma invita ogni lettore a rispettare la fede cristiana e a vivere senza peccato.
LA GUERRA: CONFRONTO TRA ARIOSTO E TASSO
• L’importanza della guerra nel poema:
ARIOSTO: è parte non fondamentale, è scenografia della vicenda (prologo).
TASSO: è il motore di tutto.
• La guerra dal punto di vista della trama:
ARIOSTO: è lo scenario delle vicende (6^ ottava, vengono utilizzati pochi versi per descrivere la guerra).
TASSO: la guerra è soprattutto lo scopo del poema, il motivo reale degli eroi.
• La guerra come motivazione per gli eroi:
ARIOSTO: gli eroi sono motivati quasi soltanto dai propri amori e desideri (6^ ottava, vv. 7-8);
● Ferraù combatte solo per l’elmo;
● per Angelica, tutti mettono da parte i rancori.
TASSO: la guerra muove tutto (Clorinda va al campo per bruciare la torre; gli amori sono divisi dalla guerra);
● anche l’amore si dimostra con le armi (Tancredi e Clorinda) o curando le loro conseguenze (Erminia e Tancredi).
• Scopi degli eroi:
ARIOSTO: conquistare l’oggetto da loro desiderato (Castello di Atlante).
TASSO: c’è una maggiore coralità verso la guerra (i richiami del capitano); lo scopo del capitano è di scogliere il voto verso il sepolcro.
• Sorte e caso in guerra:
ARIOSTO: non per forza favorevole ai cristiani (10^ ottava, I° canto).
TASSO: c’è uno scambio ontologico fra bene e male.
• Eroi:
ARIOSTO: anche i pagani possono essere nobili d’animo (Ferraù).
TASSO: solo i cristiani sono depositari di qualità umane; le qualità pagane sono animalesche (Argante e Tancredi).
• Duelli:
ARIOSTO: sono poco descritti, perchè l’interesse maggiore è verso la trama; lo stile è quello dei tornei (63^-64^); forse per l’ambiente di corte non si sofferma sulle scene cruente; (17^ ottava del I° canto solo 4 righe di duello tra Rinaldo e Ferraù).
TASSO: i duelli sono molto dettagliati e realistici; in essi si nota anche la funzione educativa; gli scontri vengono descritti come cruenti; si combatte onorando la cavalleria, ma non vengono risparmiati colpi a nessuno.
• Guerra spirituale e reale:
ARIOSTO: si combattono più guerre: contro i Mori (pagani) e per conquistare Angelica; tra la follia e la ragione di Orlando; il conflitto tra anima e corpo non è struggente, i due si sovrappongono.
TASSO: c’è un forte conflitto tra anima e corpo (Tancredi e Clorinda); interiormente Tasso combatte la sua lotto per l’ortodossia, esteriormente combatte per prevalere a corte.
• Rapporto tra nemici:
ARIOSTO: lo scopo comune unisce (22^ ottava, I° canto) Ferraù-Rinaldo.
TASSO: totale avversione e mancanza di pietà per l’avversario.
• Guerra reale- idealizzare.
ARIOSTO: idealizza e ingentilisce la guerra; la rende bella, poetica e cavalleresca (per donne e cortigiani); più grande individualismo.
TASSO: la guerra è vera e violenta; durante le ottave di duello, sembra di vedere un vero combattimento.
• Individualismo:
ARIOSTO: grandi azioni individuali, inseguimenti singoli.
TASSO: l’esercito insegue insieme (ricerca di coralità) (es. i fuggitivi dopo l’attentato); c’è unità (Lutero) tra i cattolici.
Nei due concioni pronunciati da Goffredo e Argante, Tasso esprime due concezioni di guerra opposte: Goffredo invoca la coralità e la fede, Argante, capitano violento e animalesco, incita ad una guerra individualistica che notiamo negativa nella visione tassesca ma che è invece il filo conduttore dell’“Orlando Furioso” (diverso clima storico).
Guerra: durante il periodo di Ariosto non c’erano conflitti con l’Islam ( i pagani possono essere buoni. Durante il 1500 si risveglia il conflitto Turco (1572 Leponto) ( Tasso interpreta i tempi e si scaglia contro gli infedeli.
L’immensa dualità tra i cattolici e le città musulmane ( parallelismo con la tendenza inquisitoria a rinchiudere e ghettizzare il male tutto da una parte, con cui i puri si ergono liberatori.
LA TRAMA: CONFRONTO TRA ARIOSTO E TASSO
• Vicende narrate:
ARIOSTO: L’ORLANDO FURIOSO: la vicenda narrata si svolge nel periodo di tempo in cui gli arabi passarono lo stretto di Gibilterra e occuparono la Spagna, insediando anche Parigi. Orlando, il protagonista, torna in Occidente con Angelica e combatte con Rinaldo, dal momento che entrambi sono innamorati della donna, che non corrisponde il loro amore e scappa. Ferraù e Rinaldo si scontrano e, intanto, Angelica fugge nuovamente; i paladini decidono quindi di inseguirla e di rimandare il duello a quando l’avranno ritrovata. Bradamante è, anche lei, alla ricerca del suo amore, Ruggiero, che nel frattempo è trattenuto nel castello di Atlante, dove si sta recando anche Orlando, che, grazie ad un’illusione, pensa di trovarci Angelica. Una notte Cloridano e Medoro escono dall’accampamento per riprendere la salma del loro re, ma vengono sorpresi dai soldati di Carlo Magno. Cloridano muore e Medoro resta ferito; egli viene soccorso da Angelica, che lo cura nella casa di un pastore. Angelica e Medoro s’innamorano e dichiarano il loro amore incidendo i loro nomi sugli alberi e su una roccia situati vicino all’abitazione. Quando Medoro guarisce, i due vanno nel Catai, paese d’origine di Angelica. Un giorno, per caso, Orlando arriva nel boschetto di Angelica e Medoro, e vede le scritte fatte sugli alberi; non comprendendo o non volendo capire, chiede ospitalità allo stesso pastore che aveva ospitato i due innamorati. Nella capanna trova incisi nuovamente i nomi di Angelica e Medoro: continuando a non capire, chiede spiegazione al pastore, che gli racconta la storia dei due ragazzi. Il mattino seguente trova di nuovo la roccia su cui era incisa la dichiarazione d’amore di Angelica e Medoro e, annebbiato dalla rabbia, la distrugge con la spada; subito dopo si spoglia, si corica ai piedi di un albero e vi resta per tre giorni e tre notti, immobile. Il quarto giorno impazzisce completamente, distruggendo e inquinando il paesaggio circostante.
Astolfo, per aiutarlo a recuperare la ragione, scende negli Inferi, sale nel Paradiso Terrestre e poi va sulla luna con San Giovanni Evangelista; in quest’ultimo luogo viene condotto in una valle dove si trova tutto ciò che viene perso sulla Terra a causa della fortuna o del tempo. In questa valle giunge ad un monte dove vengono conservati i senni delle persone e vi preleva l’ampolla di Orlando.
TASSO: GERUSALEMME LIBERATA: nel sesto anno della crociata, Goffredo di Buglione, per ispirazione divina, raduna i cavalieri cristiani e li guida contro i musulmani a Gerusalemme. Segue l'assedio della città difesa da re Aladino, Clorinda, Argante e Solimano. Fra i crociati si distinguono maggiormente Tancredi e Rinaldo, il capostipite della casa d'Este. Cielo e inferno partecipano costantemente alla vicenda: i demoni seminano discordie e tentazioni fra i crociati. In questo delirio di violenza s’inserisce anche l’episodio di Erminia, ragazza pagana che, spinta da amore verso Tancredi, s’infiltra nel campo nemico, ma, a causa di un equivoco, deve fuggire e rifugiarsi tra i pastori. Infine si verifica una tremenda siccità e il mago Ismeno lancia un incantesimo sulla selva dalla quale i crociati traggono il legname per le macchine da guerra, le quali, incendiate da Clorinda, saranno il pretesto per il duello tra lei e Tancredi. In seguito i crociati sferrano l'assalto decisivo a Gerusalemme e sbaragliano l'esercito egiziano venuto in aiuto alla città, liberando il sepolcro di Cristo.
• Ispirazione:
ARIOSTO: prosegue la storia dell’ “Orlando innamorato” di Boiardo.
TASSO: s’ispira all’ “Iliade”.
• Stile poetico:
ARIOSTO: stile MEDIO (realistico, quotidiano e comico).
TASSO: stile SUBLIME.
• Fine dell’opera:
ARIOSTO: dilettare il pubblico, ironizzare sul decadentismo dei costumi.
TASSO: celebrare la chiesa cattolica, l’eroismo guerresco e le idealità religiose.
• Trama:
ARIOSTO: trama intrecciata; il titolo parla del personaggio principale (Orlando).
TASSO: trama lineare; utilizza la riforma di Aristotele, che prevede tre unità:
1. tempo: deve essere abbastanza breve, uno o due giorni al massimo;
2. luogo: deve essere prevalentemente uno;
3. azione: ci deve essere un’azione fondamentale → anche il titolo deve essere basato su questa azione.
• Protagonista:
ARIOSTO: il protagonista della vicenda (Orlando) non è il personaggio storicamente più importante (che sarebbe re Carlo).
TASSO: il personaggio storicamente più importante è l’eroe del poema (Goffredo).
• Veridicità dei fatti narrati:
ARIOSTO: vicende quasi sempre impossibili, talora assurde (Astolfo sulla luna).
TASSO: vicende verosimili, anche se ci sono delle imprecisioni storiche (la capitale dell’Egitto è il Cairo, non Menfi).
• Casualità degli eventi:
ARIOSTO: domina la fortuna, che è imprevedibile.
TASSO: domina Dio.
• Invocazione:
Mentre per Ariosto lavorare di fantasia è normale licenza poetica, Tasso lo sente come peccato, ma è obbligato a farlo per la funzione educativa del poema e per renderlo più leggero; per questo chiede scusa.
L’AMORE: CONFRONTO TRA ARIOSTO E TASSO
• Visione della donna:
ARIOSTO - TASSO: ogni donna rappresenta una categoria di sentimenti umani; la donna è sia femminile sia forte (per Ariosto è anche più romantica); le donne possono essere anche guerriere (Principessa Bianca, Clorinda)
• La donna oggetto-soggetto (spessore psicologico):
ARIOSTO: le donne (Angelica) non hanno spessore psicologico, sono solo oggetti di desideri.
TASSO: le donne hanno un profilo psicologico definito (Erminia tra i pastori, la conversione di Clorinda).
• Le eroine:
ARIOSTO: appare solo un’eroina cristiana, che è irrealmente più forte dell’uomo.
TASSO: le eroine che appaiono sono tutte pagane (figure negative), e sono, giustamente, più deboli fisicamente degli uomini; quando Clorinda si converte, passa dall’essere considerata una figura negativa (perchè pagana) ad una positiva, diventando da feroce (virtù animalesca tipica dei pagani) a buona (virtù cristiana).
• “Amor est machina”:
ARIOSTO: conquistare l’oggetto da loro desiderato (Castello di Atlante).
TASSO: c’è una maggiore coralità verso la guerra (i richiami del capitano); lo scopo del capitano è di scogliere il voto verso il sepolcro.
• Sorte e caso in guerra:
ARIOSTO: tutto è sottomesso all’amore (si combatte e si uccide per conquistare l’amore di Angelica, I° canto; tutti i personaggi abbandonano la guerra per Angelica, i nemici si riappacificano: Ferraù, Rinaldo).
TASSO: l’amore non è primo motore della storia; spesso il sentimento non è corrisposto perchè ignoto ad uno dei due (Erminia-Tancredi, Tancredi-Clorinda).
• “Utilizzo” stilistico della donna:
ARIOSTO: la donna, senza soggettività, viene descritta unicamente per la sua bellezza.
TASSO: la donna viene utilizzata per esprimere giudizi “sovra partes” riguardo a realtà del mondo.

• Concezione dell’amore:
ARIOSTO: l’amore cortese viene descritto come negativo (Orlando = istinto), mentre l’amore coniugale positivamente (percorso di maturazione di Ruggero).
TASSO: l’amore è l’unica cosa che utopicamente si oppone alla guerra.
• Amore e realtà:
ARIOSTO: l’amore cortese coincide con la vita reale.
TASSO: l’amore diverge molto dalla vita reale, ma viene espresso come un’alternativa alla guerra santa, che, tuttavia, prevale.
Confronto con il don chisciotte
Nell’opera di don chisciotte si possono trovare vari riferimenti alle opere cavalleresche,. Come quella di ariosto. Infatti del suo “orlando furioso” de chervantes, oltre che inserirlo nel suo scritto con varie citazioni, riprende anche la pazzia per amore di orlando, trasportandola modificate nell’ossessione del cavaliere per dulcinea del toboso.
In questo romanzo chervantes trasla un antico cavaliere ormai vetusto nei modi e negli atteggiamenti in un’epoca aromai dominata dalle armi da fuoco ( pensiamo a come è stata trasformata la guerra in riferimento anche a Giovanni dalle bande nere, nobile comandante pontificio che interpreta i nuovi tempi brunendo le armature e portando la guerra anche di notte e d’inverno, cosa che allora era assurda e barbara poiché contraria alle vetuste leggi della cavalleria. Inoltre lo schieramento non più solo di cavalleria pesante e nobiliare ma è fatto da professionisti mercenari, che portano in battaglia anche le armi da fuoco, archibugi.
Non servono più cavallo e spada per essere ottimi combattenti, si può essere anche pezzenti con buona mira, la guerra non è più appannaggio dei nobili e dei ricchi, nasce la figura del soldato mercenario che per denaro combatte ma che può avere anche umilissime origini.)
Un esempio di questo cambiamento è narrato nell’hidalgo quando l’improbabile cavaliere vuole, in un suo impeto di lucida follia, liberare dei galeotti sorvegliati de un archibugiere che solo per il fatto di essere stato colpito per primo non uccide il nostro stravagante eroe.
In vari discorsi inoltre il nostro eroe esprime il suo disdegno per l’impietosa arma da fuoco che imbracciata anche da un pezzente può uccidere senza merito il più valoroso dei cavalieri.
Dal wester “carabina quigly” – Dio ha creato gli uomini, ma il generale colt li ha resi uguali-
Qui anche se in tempi indubbiamente diversi è espresso ottimamente il cambiamento del tempo del signore della mancia.
L’improbabilità di don chisciotte è data anche dal fatto che lui combatte all’arma bianca in una spagna ormai conquistata dall’arma da fuoco.
Si può notare anche, come nel caso della balestra, arma vietata dalla chiesa poiché non risparmiava i nobili in armatura dalla morte, come le armi da fuoco siano adoperate da mercenari, soldati di umile origine, come la balestra era usata dai veneziani, furbi commercianti, ma non sempre ricchissimi o nobili.
Dal don chisciotte” la liberdad, rancho, es los mas dono que los cielos fiero a los ombres”
Piero aretino “le armi de fuoco cambiano la guerra ma sono le guerre che cambiano il mondo”

Esempio



  



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