Il ruolo delle immagini nell'informazione

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Testo

Si dice da parte di alcuni esperti che la forza delle immagini, attraverso cui viene oggi veicolata gran parte delle informazioni, rischia, a causa dell'impatto immediato e prevalentemente emozionale, tipico del messaggio visivo, di prendere il sopravvento sul contenuto concettuale del messaggio stesso e sulla riflessione critica del destinatario. Ma si dice anche, da parte opposta, che è proprio l’immagine a favorire varie forme di apprendimento rendendone più efficaci e duraturi i risultati. Discuti criticamente i due aspetti della questione proposta, avanzando le tue personali considerazioni.
Le immagini da sempre hanno costituito un linguaggio efficace ed incisivo, e chi siede alla redazione dei giornali e telegiornali, questo lo sa bene. Il linguaggio delle immagini, così evocativo e d’impatto, costituisce infatti un’irrifiutabile risorsa comunicativa per il giornalista, che con questa riesce a dare una carica emotiva maggiore al proprio articolo o servizio.
In molti ricorderanno le crude immagini del realismo postbellico, i ritratti dei deportati malati, denutriti e violentati nei giorni della liberazione dal nazifascismo, le fotografie delle città rase al suolo dalle bombe del nemico e dell’incurabile povertà che affliggeva l’Europa dell’Asse come l’Europa alleata. Immagini dal forte potere didascalico, che imprimono indelebilmente ora, come al tempo, la faccia più dura e reale della guerra. Ed un ruolo così dichiarativo lo si ritrova anche oggi nelle fotografie degli occhi lividi degli immigrati vittime del razzismo, che in questo periodo appaiono nelle notizie di testa dei telegiornali.
Ma questa elevata funzione informativa dell’immagine non è affatto la regola nel giornalismo italiano di questi anni. Inquadrature in primo piano sul campanello di un personaggio ignoto ricercato o indagato rientrano ormai nella prassi di qualsiasi curatore per la realizzazione di un servizio; come per gli incidenti stradali, di cui è puntualmente ripresa la gettata di calce sopra il luogo della disgrazia: perfetti esempi di un’immagine dal contenuto esplicativo decisamente inconsistente.
Talvolta, però, dall’immagine dal ruolo indiscutibilmente superficiale si arriva ad un espediente quasi disinformativo, caratterizzata da una così forte carica emotiva che non si limita semplicemente a guarnire il contenuto informativo di una notizia, integrandolo e ritemprandolo, bensì arriva ad imporsi arrogantemente sul livello nozionale, prevalendo sulla stessa informazione reale.
Questo fenomeno mediatico si ritrova specialmente nell’ambito televisivo. Qui l’immagine si rivela ancora più prepotentemente un subdolo strumento propagandistico che stimola gli istinti più passionali dello spettatore, agendo ad un livello quasi subliminale, soggiogando quindi più facilmente lo spirito critico di quest’ultimo.
Questo genere di usurpazione del potere emotivo dell’immagine è purtroppo ormai tipico di alcuni telegiornali, in particolare Studio Aperto, il Tg di Italia 1. La particolare attenzione alla clamorizzazione delle notizie finisce immancabilmente per enfatizzare la drammaticità delle situazioni attraverso l’indiscriminato uso di immagini rude, indurite da una voce narrante sommessa e un linguaggio fortemente drammaturgico. Gli omicidi vengono spettacolarizzati con interviste agli amici della vittima in lacrime, che spesso non riescono nemmeno a sostenere il discorso, oppure da una lenta ripresa della stanza lasciata vuota in segno di lutto familiare.
Da un sensazionalismo mirato solamente ad un’audience più alta, si arriva spesso però ad una deliberata spettacolarizzazione delle notizie, con chiaro intento propagandistico. I servizi su crimini commessi da extracomunitari irregolari, stupri e altre violenze sulle donne, atti di bullismo nelle scuole pubbliche, incidenti aerei di compagnie low-cost o aggressioni, apparentemente immotivate, di cani alle persone, sono infatti i più bersagliati da questo malfido arrangiamento giornalistico. Una guerra d’informazione coercitiva giocata a suon di servizi sensazionalisti, che miete vittime anche tra le persone più critiche; una guerra in cui l’immagine certamente non detiene il ruolo principale, ma di cui fa gloriosamente parte, e nel quale ormai si è quasi totalmente identificata.

Esempio



  


  1. waine

    Si dice da parte di alcuni esperti che la forza delle immagini attraverso cui viene oggi veicolata gran parte delle informazioni, rischia, a causa dell'impatto immediato e prevalentemente emozionale, tipico del messaggio visivo, di prendere il sopravvento sul contenuto concettuale del messaggio stesso e sulla riflessione critica del destinatario. Ma si dice anche, da parte opposta, che è proprio l'immagine a favorire varie forme di apprendimento, rendendone più efficaci e duraturi i risultati. Discuti criticamente i due aspetti della questione proposta, avanzando le tue personali considerazioni


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