Traduzione completa di "The Canterbury Tales"

Materie:Traduzione
Categoria:Inglese
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Testo

I racconti di Canterbury
La vita di Geoffrey Chaucer
Geoffrey Chaucer è spesso chiamato “il padre della poesia inglese”, il primo grande scrittore inglese. Naque a Londra nel 1340 circa, figlio di John Chaucer, un importante mercante di vino. Per gran parte della sua vita, Geoffrey fu in contatto con la corte reale di Londra in vari modi, e spesso in documenti ufficiali comparve il suo nome.
Quando era quasi sedicenne, divenne paggio presso la corte di una delle nuore del re. Nel 1395, prese servizio come soldato per la guerra in Francia. Fu fatto prigioniero, ma venne liberato grazie a un riscatto, pagato in parte da se stesso e in parte dal re. Durante gli anni 60 del XIV secolo lavorò nella corte del re e fu in contatto con la sofisticata società della corte. Forse fu responsabile del divertimento dei lord e delle lady con storie. Sposò Filippa, una compagna della regina, ed ebbe come minimo due figli. Uno, Thomas Chaucer, divenne uno degli uomini più ricchi di Inghilterra. Geoffrey venne a essere strettamente in contatto con la potente famiglia del Duca di Lancaster e scrisse un famoso poema sulla morte della Duchessa.
Chaucer descrive se stesso nei suoi lavori come un uomo grasso con una modesta e semplice personalità. Sembra che fosse profondamente interessato alla religione, ma anche all’umorismo semplice. Uno dei suoi personaggi preferiti è la moglie di Bath, una donna che è stata sposata per cinque volte, e ha avuto molti amanti! Molti dei suoi lavori riguardano amore e matrimoni, specialmente sulle qualità degli uomini e delle donne. Alla fine delle Storie di Canterbury, si scusa per aver scritto contro la religione istituzionale alcune storie.
Uno degli eventi più importanti della sua vita fu la sua visita in Italia nel 1372. Rimase lì per undici mesi, visitando Genova, Pisa e Firenze. Conosceva già la letteratura francese molto bene ma poi venne in contatto coi lavori di Dante, Boccaccio e Petrarca. Questa influenza italiana fu molto forte nel suo lavoro successivo. La trama dei Racconti di Canterbury – dove ogni pellegrino racconta una storia agli altri – è quasi certamente basata sul Decameron di Boccaccio.
Comprese anche l’importanza di creare letteratura in vernacolare, nel linguaggio della gente. Dante aveva stabilito l’italiano come un linguaggio letterario; Chaucer voleva fare lo stesso con l’inglese.
Coprì vari ruoli importanti a corte negli 70 e 80 del 1300. Sappiamo che andò in missione segreta nelle Fiandre e visitò ancora l’Italia. Aveva già completato alcuni importanti lavori di letteratura e probabilmente iniziò I Racconti di Canterbury quando aveva quasi quarant’anni. Non completò mai I Racconti. Fu un progetto enorme che avrebbe incluso centoventi storie se fosse stato finito.
Dopo il 1386, incominciò ad essere a corto di soldi, ma fu in grado di occupare una casa nel giardino di Westminster dal 1399. Morì il 25 ottobre 1400 all’età di quasi sessant’anni e fu seppellito nell’abbazia di Westminster. Questo fatto mostra che era popolare tra il re e la corte. Nei secoli successivi alla sua morte, altri scrittori famosi sono stati seppelliti nella stessa area dell’abbazia. Questa parte è diventata nota come l’angolo dei poeti e può essere visitata nell’abbazia di Westminster quando si va a Londra.

Il mondo di Chaucer
Chaucer visse in tempi pericolosi. Ci furono tre re durante la sua vita: Edoardo III, che divenne meno popolare invecchiando, Riccardo II, che fu ucciso ed Enrico IV. Ci fu una lunga guerra continua contro la Francia e disaccordi tra il re inglese ed il Papa.
Fu anche il tempo della “Morte Nera” o peste. Questa terribile malattia fu portata in Inghilterra nel 1348 dalle navi che venivano dal continente che portavano l’infezione. Si sparse rapidamente, portata dai ratti neri. Forse morì un terzo della popolazione inglese. Interi villaggi furono distrutti. Sia i ricchi che i poveri soffrivano – tre arcivescovi di Canterbury morirono di peste. “Dio è sordo” scrisse un poeta inglese.
La religione, comunque continuò ad essere una forza potente. Molte persone credevano che la peste fosse una punizione divina per gli esseri umani. Credevano nell’inferno ed avevano paura che, se non avessero seguito la religione, sarebbero bruciati nelle fiamme eterne. Nella stessa chiesa c’erano uomini cattivi. Chaucer descrive il Confessore ed l’Inquisitore (Pardoner and Summoner) che usano i loro incarichi ecclesiastici per diventare ricchi.
La Prioressa, coi suoi bei vestiti ed i suoi piccoli cani, è una signora che ama il lusso e che vede la religione come un’opportunità per ottenere un’alta posizione sociale.
I pellegrinaggi erano molto popolari. Il più famoso pellegrinaggio in Inghilterra era il viaggio a Canterbury. Le persone credevano che Thomas Beckett, che era stato ucciso nella cattedrale di Canterbury, poteva aiutare i malati e rispondere alle preghiere. La moglie di Bath, un’altro dei pellegrini di Chaucer, era andata fino a Gerusalemme in pellegrinaggio. Alcune persone diventarono pellegrini per autentici motivi religiosi. Comunque, molti lo consideravano come una vacanza.
Le prime righe de I Racconti di Canterbury raccontano:
Quando in primavera viene il bel tempo
I pellegrini desiderano partire per i loro viaggi...
Sommario
E’ la metà del XIV secolo. Un gruppo di pellegrini sta viaggiando dalla locanda Tabard a Londra al santuario di Thomas Becket a Canterbury. Sulla strada, decidono che ogni viaggiatore deve raccontare una storia – d’amore, di matrimoni, di guerra, di omicidi, di gelosia, di magia. Il Cavaliere racconta una storia altamente romantica. Il Confessore racconta una storia di morte. E la moglie di Bath racconta la storia della sua vita, dei suoi cinque mariti e la sua lotta per controllare gli uomini della sua vita. Ma i Racconti finiscono con la storia di un perfetto matrimonio e di come, se noi siamo generosi verso qualcun’altro, possiamo trovare la società perfetta.

PRIMA PARTE
Prologo
In Aprile, quando la dolce pioggerella cade e nutre le radici della terra, i fiori cominciano a sbocciare. Un leggero venticello soffia dall’ovest ed il giovane sole sorge nel cielo. Gli uccellini cantano nella foresta verde. Quindi le persone vuole andare in pellegrinaggio. Da ogni parte dell’Inghilterra, vanno a Canterbury per visitare la tomba di Thomas Becket, il martire, che aiutò i malati.
Il mio nome è Geoffrey Chaucer. La gente dice che io sono un poeta, ma in realtà non sono molto importante. Sono appena un cantastorie. Un giorno in primavera, ero a Londra alla locanda Tabard. Di notte, una grande folla arrivò alla locanda, pronta per andare in pellegrinaggio a Canterbury. Mi feci subito degli amici, e promisi di unirmi a loro.
“Ti devi alzare presto,” mi dissero. “Ce ne andiamo all’alba.”
Prima di iniziare la mia storia, vi descriverò i pellegrini.. Erano ventinove. C’erano uomini e donne, giovani e vecchi, grassi e magri, brutti e belli, poveri e signori, alcuni a cavallo, altri a piedi, alcuni che vivevano bene, altri male. Se vuoi conoscere il mondo degli esseri umani, allora vai ad un pellegrinaggio!
Prima di tutto, c’era un Cavaliere. Era un uomo coraggioso che aveva combattuto per cavalleria, verità ed onore. Aveva preso parte a guerre in tutte le parti del mondo. Combattè sempre coraggiosamente ed uccise sempre i suoi nemici. Per quanto fosse un uomo famoso, era modesto, sincero e cortese. Era un perfetto gentiluomo. Il cavaliere cavalcava un bel cavallo ma i suoi vestiti portavano ancora i segni della guerra. Era andato in pellegrinaggio per ringraziare Dio delle sue vittorie.
Il figlio del Cavaliere, un giovane e bello scudiero, cavalcava con lui. Aveva vent’anni, capelli riccioluti ed un bel viso. Aveva combattuto bene in guerra per vincere l’amore della sua Signora. Sapeva come cavalcare bene, scrivere canzoni e poemi, disegnare e ballare. Tutte le ragazze lo amavano, quel bel giovanotto.
C’era un uomo di campagna che cavalcava con lui. Portava arco e frecce, una spada ed un corno da caccia. La sua faccia era scura ed i suoi abiti erano verdi. C’erano piume di pavone sulle sue frecce. Era un vero uomo della foresta.
Poi c’era un’elegante Prioressa. Il suo nome era Madame Eglantine. Parlava bene francese con un accento inglese ed i suoi modi erano molto buoni. Quando mangiava, era attenta a non far rumore. Che donna bella e sensibile! se vedeva un topo caduto in una trappola, piangeva. Dava carne arrosto o latte o buon pane bianco ai suoi piccoli cani e, se uno moriva, era triste per settimane.
Aveva occhi grigi, piccole labbra soffici e rosse e una fronte ampia. I suoi vestiti erano alla moda. Indossava un grazioso mantello, un braccialetto di corallo, alcune perline ed una spilla d’oro con incisa una ‘A’. Vi era scritto ‘Amor vincit omnia’. Cioè in Latino ‘L’amore conquista tutto’.
C’era un’altra suora, una segretaria e tre preti. C’era anche un grasso Monaco che indossava ricchi vestiti ed amava cacciare. Il suo cibo preferito era l’arrosto di cigno. Vicino a lui c’era un allegro Frate.
Questo grasso Frate amava le belle ragazze, l’argento e l’oro e cantare. Conosceva tutte le taverne della città ed amava di più bere che pregare.
Queste erano tutte persone religiose. Ma amavano il mondo – una signora alla moda, un ricco monaco ed un frate che amava i piaceri!
Ce n’erano di ogni tipo sulla strada del pellegrinaggio. C’era un ricco Mercante con una lunga barba e ricchi vestiti. Sapeva come far soldi e cavalcava un cavallo grasso. Ma vicino a lui, un chierico di Oxford cavalcava un cavallo magro. Preferiva avere libri di grandi filosofi vicino al suo letto, non borse di soldi. Un proprietario terriero dalla barba bianca cavalcava con loro, un uomo che amava il buon cibo ed il buon vino.
Dopo di loro c’era un Cuoco che sapeva come cucinare deliziose carni con erbe e spezie. Poi c’era un abbronzato Capitano di mare che assomigliava ad un pirata. Aveva combattuto battaglie sul mare ed aveva gettato in mare i suoi prigionieri. Poi c’era anche un Dottore che sapeva tutto sul corpo. I suoi pazienti lo pagavano in oro. La peste lo aveva fatto veramente molto ricco!
Guarda la prossima pellegrina! Un grossa signora dalla faccia rossa che veniva da Bath. Indossava un enorme cappello una lunga veste sui suoi larghi fianchi. Le sue calze erano rosse e le sue scarpe nuove. La sua faccia era rossa come i vestiti. Quanti mariti pensate che abbia sposato? Cinque! Aveva vissuto più a lungo di tutti loro. Questo è il modo in cui divenne abbastanza ricca da andare in pellegrinaggio a Gerusalemme, in Spagna, in Francia, a Roma... Alla Moglie di Bath piaceva ridere e parlare d’amore, un argomento del quale era esperta! Che donna!
Ora parlerò del Mugnaio. Era un uomo grosso, grasso e forte, con una barba rossa ed enormi muscoli. Alla fine del suo largo naso rosso, c’era un grosso porro peloso e rosso. Il Mugnaio amava bere e raccontare barzellette. Ma era ladro esperto che rubava il grano ai suoi clienti. Mentre i pellegrini uscivano dalla città, il mugnaio suonava la cornamusa. Tutti sapevano che stavamo arrivando!
Anche un Parroco viaggiava con noi. Amava Dio e amava aiutare le altre persone. Diede soldi ai poveri, consigli alle persone con problemi e visitò i malati, anche quando il tempo era cattivo. Era un uomo molto buono.
Ma dietro di lui, mi dispiace dirvelo, c’erano due uomini malvagi. Uno era un Inquisitore. Il suo lavoro era di punire le persone che infrangevano le leggi religiose. La Chiesa era molto forte in quel tempo, così lui aveva un sacco di potere e lo usava per prendere soldi dalle persone povere che avevano paura di lui. Questo Inquisitore aveva una faccia rossa con grossi foruncoli. Puzzava di aglio e di cipolle. Era così terribile che i bambini si spaventavano quando lo vedevano!
L’altro uomo era il Confessore. Aveva lunghi capelli gialli come code di ratto e non aveva barba. Ugh! se la gente gli dava dei soldi, li perdonava nel nome della Chiesa. Questo era il suo lavoro. Portava sempre pezzetti di legno, tessuto ed ossa che diceva venivano dalla Vergine Maria o da Gesù o dai santi. Era un bugiardo, naturalmente. Guadagnava molti più soldi degli onesti parroci. Quando cantava in chiesa, aveva una bella voce. Ma il suo cuore era nero e brutto.
C’erano molti altri pellegrini. Ma sarebbe noioso se vi parlassi di tutti loro. E’ ora di iniziare a raccontare le storie.
Vi racconterò ogni cosa del pellegrinaggio. Ma vi prego di ricordare che sto solo ripetendo quello che i pellegrini dissero e fecero. Se qualche volta le storie che essi narrarono non sono raffinate, non è colpa mia. Devo per forza dire la verità, non è vero?
I pellegrini iniziarono il loro viaggio dalla locanda Tebard sulla sponda sud del Tamigi. Prima di andarsene, l’oste preparò per tutti un grande pranzo. Dopo aver mangiato, ci parlò. Era un uomo grosso dai capelli chiari che amava divertirsi.
“Benvenuti, signore e signori. Ho deciso di venire con voi a visitare S. Tommaso. Spero che ci divertiremo tutti nel viaggio a Canterbury. Ho un’idea che ci aiuterà a goderci il lungo viaggio. Ogni persona deve raccontare una storia mentre andiamo a Canterbury. Ed un’altra storia sulla via del ritorno! Darò un premio a chi racconta la storia migliore. Cosa ne pensate?”
Tutti i pellegrini erano d’accordo con questa idea. Ordinarono altro vino e poi andarono a letto. La mattina dopo l’oste svegliò tutti molto presto.
“Chi raconterà la prima storia?” chiese. “Scelgo il Cavaliere.”
“Molto bene” disse il Cavaliere. “Inizierò il gioco. Cominciamo ad andare verso Canterbury – ascoltate la mia storia.”
SECONDA PARTE
Il racconto del cavaliere
Palamone e e Arcite erano due cugini che vissero nella citta greca di Tebe. Il re di Tebe, Creonte, era un uomo vecchio e molto cattivo che trattava i suoi nemici con cattiveria. Teseo, il duca di Atene, incontrò un gruppo di donne mentre stava viaggiando. Stavano piangendo.
“Aiutaci, signor Teseo. Siamo tutte vedove. Creonte ha ucciso i nostri mariti!”
Teseo decise di attaccare Tebe. Mandò sua moglie, Ippolita, e sua figlia, Emilia, al sicuro. Poi marciò verso Tebe con i suoi soldati.
Palamone e Arcite combatterono coraggiosamente per difendere la loro città ma, alla fine, caddero privi di sensi a terra. I soldati vittoriosi di Atene camminarono tra i corpi morti sul campo da battaglia.
“Venite qui!” gridò un soldato. “Questi due stanno ancora respirando. Sono vivi!”
Erano Palamone e Arcite. Teseo prese i due giovanotti come prigionieri. Li portò ad Atene e li rinchiuse in un’alta torre scura. Neanche l’oro potava comprare la loro libertà. Erano prigionieri per tutta la vita!
Un giorno in Maggio, Emilia, la sorella della regina Ippolita, stava camminando nel giardino vicino alla torre. Era bella come i gigli e le rose che crescevano lì. Cantava come un angelo. Palamone, che stava guardando tristemente fuori dalla finestra, gridò quando la vide. Una freccia aveva trapassato il suo cuore. Si era innamorato.
Arcite lo ascoltò gridare. Venneanche lui alla finestra e guardò attraverso le spesse sbarre di ferro. Appena vide Emilia, perse anche lui il cuore per lei. Erano tutti e due innamorati della stessa donna!
Palamone era arrabbiato con Arcite. “Tu sei mio amico e mio cugino. Quando eravamo bambini, promettemmo che ci saremmo sempre aiutati l’un l’altro. Ora mi hai tradito! Sei innamorato della mia signora”
“L’amo più di te,”rispose Arcite. “Ho ragione di amarla. Non ci sono leggi nell’amore. Ma smettiamola di litigare. Siamo sempre prigionieri. Nessuno di noi mai la sposerà.”
Ogni giorno i due cugini, con il cuore in fiamme, la guardavano attraverso le sbarre camminare nel giardino.
Subito dopo questo, un duca da Tebe venne a visitare il duca Teseo. Questo visitatore era un amico di Arcite e chiese a Teseo se poteva rilasciarlo dalla prigione. “Ti pagherò in contante,”disse.
Il duca Teseo disse severamente. “Sono d'accordo di lasciarlo andare. Ma ad una condizione. Arcite deve lasciare immediatamente Atene. Se mai ritornerà, morirà!”
Cosi Arcite ricevette la libertà ma era ritornato a Tebe mentre Palamone rimase nella torre tutto solo.
Arcite era molto infelice. “Sono libero ma non posso vedere l’amata Emilia. Palamone è molto più fortunato di me. Ogni giorno, può vederla camminare nel giardino dalla finestra. E’ in paradiso!”
Palamone era infelice allo stesso modo. “Arcite è molto più fortunato di me. Può raggruppare un esercito a Tebe e marciare contro Atene. Se vince la guerra contro Teseo, potrà sposare Emilia. E’ in paradiso!”
Arcite, comunque, aveva un piano diverso. Ritornò segretamente ad Atene. Sembrava pallido e malato perchè era stato sofferente col cuore spezzato per molto tempo. Nessuno lo riconobbe.Si tolse i suoi abiti da signore e indossò vestiti di un pover’uomo. Poi andò alla casa della signorina Emilia.
“Il mio nome è Filostrate,” disse ai domestici. “Sto cercando un lavoro.”
Era un giovanotto forte e lavoratore, così gli venne dato un lavoro. Arcite divenne il servo personale della signora Emilia! Ma se qualcuno lo riconosceva, avrebbe potuto morire.
Palamone rimase nella torre per sette anni. Un giorno, però, un amico lo aiutò a scappare. Diede alla guardia un bicchiere di vino con dentro droghe che lo fecero dormire. Poi Palamone corse via. Strisciò attraverso Atene nel mezzo della notte e raggiunse la campagna dove si nascose in un boschetto. Entrambi gli amanti erano ora liberi.
Era maggio. I campi erano tutti verdi, i fiori avevano colori brillanti e gli uccelli cantavano. Pensando al suo amore per Emilia, Arcite cavalcava per la campagna.
“Sono in una situazione terribile,” disse ad alta voce, pensando che nessuno lo stesse ascoltando. “Non posso usare il mio vero nome. Sono solo il servo di una signora della quale voglio fare la mia sposa.”
Palamone stava strisciando vicino alla foresta. Quando sentì Arcite, si arrabbiò molto e corse verso di lui.
“Emilia è mia!” gridò. “Tu non devi amarla.”
“Tu sei pazzo d’amore,” disse Arcite.
I due cugini cominciarono a combattere, come un leone ed una tigre nella foresta, finchè furono coperti di sangue.
Quello stesso giorno, Teseo si alzò presto nel suo palazzo in città. “E’ una giornata serena e luminosa. Andremo a caccia,” decise. Cavalcò per la campagna con Ippolita, la sua amata regina e la sorella di lei, Emilia. Improvvisamente vide due uomini combattere come animali nel mezzo della foresta.
“Fermatevi!” gridò. “Chi siete?”
“Sono Palamone,” rispose uno. “Merito di morire. Sono scappato dalla tua prigione, ma questo è Arcite. Anche lui merita di morire. E’ ritornato ad Atene da Tebe sotto il nome di Filostrate. Stiamo combattendo perchè entrambi amiamo la signorina Emilia. Uccidici entrambi nello stesso momento!”
“Si, voi meritate di morire,” disse Teseo. “Voi siete nemici di Atene.”
Ma Emilia e le sue ancelle pregarono Teseo di non ucciderli. “Sono uomini giovani e belli, da buone famiglie. Perdonali.”
Teseo pensò attentamente. “Un buon re non deve essere arrabbiato. Deve rimanere calmo e saggio. Il dio dell’amore è molto potente. Invece di scappare a Tebe, Palamone ed Arcite sono rimasti qui perchè ti amano, Emilia, anche se tu non sai niente del loro amore! Ero innamorato quando ero giovane, ho anche fatto cose stupide per amore. Li lascerò vivere.”
Si girò verso Palamone ed Arcite. “Solo uno di voi può sposare mia cognata. Andate via e raggruppate cento cavalieri ciascuno. Tra un anno, ritornate ad Atene. I vostri due eserciti combatteranno ed il vincitore sarà il marito di Emilia.”
I due cugini erano molto felici. Si inginocchiarono davanti a Teseo e lo ringraziarono. Poi ritornarono il più velocemente possibile a Tebe. Un anno dopo, tornarono ad Atene. Ognuno cavalcava in testa a cento cavalieri. La gente di Atene uscì nelle vie per guardare.
Arcite pregò Marte, il dio della guerra, e Palamone pregò per l’aiuto di Venere, la dea dell’amore. Gli uomini di Arcite portavano la bandiera rossa di Marte e gli uomini di Palamone portavano la bandiera bianca di Venere.
Il combattimento durò dalla mattina fino alla sera, ma alla fine Arcite ed i suoi cento cavalieri guadagnarono la vittoria. Marte aveva vinto! “Arcite sposerà Emilia,” annunciò Teseo.
In Paradiso, tra dei e dee, Venere era molto arrabbiata. “Sono la regina dell’amore, ma ho perso.”
Guardò giù verso la terra e vide Arcite cavalcare sul suo cavallo verso Emilia per prenderla come sua moglie. Si guardarono l’un l’altra. Le donne normalmente amano il vincitore, ma poi Venere agì. Improvvisamente ci fu un piccolo terremoto. La terra tremò sotto il cavallo di Arcite. Il cavallo era spaventato e scaraventò Arcite per terra. Cadde dalla sella e si ferì malamente. Portarono Arcite al suo letto e chiamarono i dottori. “Emilia! Emilia!” chiamò. I dottori cercarono di salvarlo ma sapeva che doveva morire. Palamone ed Emilia vennero al suo capezzale.
“O signorina Emilia, ti amo enormemente. Tu sei la regina del mio cuore. Prendimi tra le tue braccia ed ascoltami attentamente. Mi dispiace di aver litigato con Palamone, che ti ama anch’egli. Dopo che sarò morto, se desideri sposarti pensa a lui.”
Guardò negli occhi Emilia, e morì.
Ci fu un gran funerale. Il corpo di Arcite fu bruciato su di un gran fuoco proprio come, nella sua vita, era bruciato nel fuoco dell’amore.
Emilia e Palamone erano entrambi molto tristi. Avevano perso un marito, un cugino ed un amico.
“Da due tristezze facciamo una perfetta unione,” disse Teseo. “Sposatevi, come desiderava Arcite.” Così Emilia e Palamone si sposarono e vissero tutta la loro vita in grande felicità.
“E questa è la fine del mio racconto,” disse il Cavaliere.

Thomas Becket
Thomas Becket fu ucciso il 29 dicembre 1170 nella cattedrale di Canterbury. Questa fu la fine della vita di Becket ma l’inizio di una grande tradizione di pellegrinaggio a Canterbury sulla base del quale Chaucer scrive i Racconti di Canterbury.
Ci sono molti altri brani letterari connessi con Becket, incluso il film della Twentieth Century “Assassinio nella Cattedrale” di T.S. Eliot.
Becket nacque nel 1118 a Londra. Quando era bambino mostrò una pronta intelligenza e ricevette una buona educazione. Iniziò la carriera ecclesiastica come amministratore ma, nel 1154 divenne Cancelliere del re Enrico II. Questo era uno dei più potenti e importanti incarichi del Regno. Re Enrico aveva ventun’anni e divenne grande amico di Thomas. Per questa ragione, lo nominò arcivescovo di Canterbury, a capo della Chiesa d’Inghilterra nel 1162.
Ma Becket cambiò. Invece di supportare il re, difese il potere della Chiesa. Ci fu un lungo periodo di disaccordi tra Enrico e Thomas. Alla fine, Enrico si arrabbiò talmente che Becket scappò in Francia, dove rimase per sei anni. Nel 1170, ritornò in Inghilterra. La gente di Canterbury gli diede il bentornato in città e lui divenne un eroe popolare. Continuò ad attaccare la potenza del re. Quando Enrico, che era in Francia, seppe delle attività di Thomas, disse rabbiosamente:
“Chi mi sbarezzerà di questo prete turbolento?”. Quattro cavalieri immediatamente partirono per l’Inghilterra. Arrivarono a Canterbury e cercarono Thomas. I suoi monaci lo pregarono di chiudersi nella cattedrale, ma Becket disse che la casa di Dio doveva rimanere aperta. I cavalieri entrarono nella cattedrale ed uccisero l’arcivescovo, con ascia e spada.
Dopo l’omicidio, re Enrico fece mostra di essere triste quando arrivò a Canterbury. Camminò a piedi scalzi per la città e fu frustato dai monaci. Fu il primo pellegrino a Canterbury. Dopo di ciò, i pellegrini vennero da tutta Inghilterra e da altre parti d’europa per visitare la tomba di Becket. Il papa lo fece santo e la sua tomba fu piazzata al margine orientale della cattedrale, decorata con gioielli. Ci furono molte sorie di miracoli, di gente malata che guarì ed anche di persone morte che tornavano in vita per la poenza del sant’uomo. Alla fine, comunque, al tempo di re Enrico ottavo, quando l’Inghilterra cambiò dall’essere un paese catolico romanoad essere uno protestante, il santuario di Becket fu distrutto. Enrico sequestrò tutte le ricchezze dei monaci dei monaci per lo stat. Oggi, si può ancora visitare il posto dove Becekte tu fu ucciso. Le storie dei suoi miracoli sono mostrate nelle antiche vetrate colorate della chiesa. Ce n’è una famosa che mostra un’autoritratto di Beckett. Nessuno comunque ha mai trovato le sue ossa. La gente crede che siano state sepolte da qualche parte nella cattedrale. Se visiti Canterbury, forse le puoi trovare.
TERZA PARTE
Il racconto del prete della suora
“Abbiamo bisogno di un racconto allegro,” disse l’oste, “qualcosa che ci faccia ridere.” Vide il prete della suora nascondersi verso il fondo. “Venga, signore, ci racconti una storia. Il suo cavallo è magro ed ammalato, ma sono sicuro che può raccontare una buona storia.”
“Proverò ad accontentarvi,” disse il prete. “Ora ascoltate il mio racconto...”
Molti anni fa, ai magici tempi quando tutti gli uccelli e gli animali potevano parlare e cantare – o così ho sentito – c’era una povera vedova che viveva con le sue due figlie. Aveva tre maiali, tre mucche ed una pecora. Era una una donna semplice e paziente che lavorava duramente e ringraziava Dio tutti i giorni. Nella sua fattoria, teneva un gallo chiamato Chante Cleer. Era ben conosciuto nel vicinato. Il suo chicchirichì era più regolare di un orologio o delle campane della chiesa. Era un uccello molto bello. Aveva una cresta rossa in testa, uno scintillante becco nero, zampe blu e piume dorate che brillavano come fuoco. Era il migliore e più orgoglioso gallo che fosse mai esistito.
C’erano sette galline nell’aia con Chante Cleer. La più carina era chiamata Signora Pertelot. Era cortese, amichevole e saggia. Aveva amato Chante Cleer da quando era un pulcino di sette giorni ed era la sua moglie preferita. Quando il sole sorgeva al mattino, i due uccelli cantavano insieme una canzone d’amore. Era un tempo d’oro! Ma un giorno, mentre stava dormendo con le sue sette mogli, appena prima dell’alba, Chante Cleer iniziò a gridare.
“Caro marito,” disse Pertelot, “qual’è il problema?”
“Mia signora,“ rispose, “ho fatto un terribile sogno. Ho sognato che un orribile mostro voleva prendermi e mangiarmi. Il suo colore era tra il giallo ed il rosso. C’erano macchie nere sulle sue orecchie e sulla coda. I suoi occhi brillavano ed erano fissi su di me. Le sue file di denti erano affilati e bianchi.”
“Non essere così spaventato,” disse Pertelot. “ Hai perso il mio amore. Non posso amare un codardo. Tutte le donne vogliono mariti forti ed indipendenti, non codardi che hanno paura dei sogni.”
“Ma il sogno viene da Dio,” disse Chante Cleer.
“Sciocchezze. I sogni non sono nulla. Tutti i migliori scrittori dei vecchi tempi sono d’accordo con me,” disse la gallina. “I sogni sono il risultato del mangiar troppo la sera tardi. Tutto qui. Vai dal farmacista e prendi delle medicine per lo stomaco. Ti troverò alcuni deliziosi vermi freschi da mangiare. Mandali giù vivi! Dopo uno o due giorni, non farai più sogni cattivi. Fidati di tua moglie, caro Chante Cleer.”
“Grazie, mia signora,” disse il gallo, “per il tuo consiglio, ma ti stai sbagliando. Ascolta questa storia.”
Poi Chante Cleer raccontò una storia per provare che i sogni diventano realtà.
“Una volta,” iniziò, “c’erano due uomini che visitarono una città durante un pellegrinaggio. C’era una grande folla di pellegrini ed era difficile trovare un posto per alloggiare in città. Così decisero di dormire in locande separate. Durante la notte, uno degli uomini fece un sogno. Un suo amico lo stava chiamando disperatamente. ‘Ti prego, aiutami! Dei ladri mi hanno ucciso. Guarda il sangue sui miei vestiti e sulla mia faccia. Hanno rubato i miei soldi e nascosto il mio corpo in un carro di sterco. Domattina vieni alla porta occidentale della città. Mi troverai li.’”
Chante Cleer fece una pausa. “Fu un sogno orribile, pieno di sangue e terrore, ma l’uomo continuò a dormire fino al mattino. Quando si alzò, andò ad incontrare il suo amico all’altra locanda. Ma il gestore gli disse che il suo amico era andato via. Corse velocemente alla porta occidentale della città. Vide un carro di sterco lasciare la città. Così chiamò lo sceriffo e gli chiese di cercare nel carro.
“E’ necessario che ti racconti la fine della storia, cara Pertelot? Trovarono il corpo dell’ucciso nel carro. L’assassinio viene sempre scoperto.
“Ci sono molte altre storie sui sogni, mia cara moglie. Devono essere vere. Puoi leggerle nei migliori libri, anche sulla Bibbia! Così non chiamarmi codardo.
“E adesso, mia signora, il sole sta nascendo. Vieni da me e divertiamoci assieme. E’ tempo per l’amore.”
Con queste parole, Chante Cleer dimenticò il sogno e volò giù nell’aia con tutte le sue galline dietro di lui.
“Guarda nel cielo il grande sole!” cantò Chante Cleer. “Chicchirichì! E’ l’inizio della primavera, mie sette mogli. O mia dama Pertelot, la tua bellezza riempie il mio cuore. Quando guardo quanto sei bella non ho più paura. Chicchirichì!”
Ma la felicità finisce sempre in tristezza. C’era una volpe furtiva con macchie nere sulle orecchie e sulla coda nell’aia, sotto gli ortaggi, nascondendosi come un assassino. Rimase li fino a mezzogiorno, aspettando il momento giusto per correre fuori e prendere Chante Cleer, il grasso gallo. Fissò coi suoi occhi luccicanti l’uccello dall’apparenza deliziosa.
Il gallo seguì il consiglio della moglie. Mangiò alcuni vermi e cammino orgogliosamente nell’aia. Le donne sono il motivo di tutte le sfortune del mondo. Almeno, ciò è quanto certi scrittori dicono. Non io. Non ci credo neanch’io. E voi?
Pertelot e le sue sorelle stavano nella calda luce del sole. Bagnarono le loro piume e parlarono sommessamente di amore e cibo. Chante Cleer camminò liberamente e felicemente nell’aia della fattoria della vedova, becchettando vermi e chicchi di grano. Poi improvvisamente vide la volpe. Era la prima volta che vedeva una volpe, ma si spaventò immediatamente.
“Signore,” disse la volpe, “perchè state correndo via? Sono un vostro grande amico ed ammiratore. Sono venuto qui solamente per sentirvi cantare. Conosco vostro padre e vostra madre. Avevano anche loro delle belle voci. Mi diedero grande piacere, specialmente quando vennero a casa mia.”
Chante Cleer era molto felice ed orgoglioso. Allo straniero piaceva come cantava!
Lo stupido uccello stava in punta di piedi. Allungò il collo verso il cielo, tirò su la cresta, chiuse gli occhi ed aprì il suo becco nero e brillante. Incominciò a cantare. Ma non per tanto!

Successe tutto in un secondo!
La volpe saltò. Afferrò Chante Cleer al collo e se lo mise in spalla, e corse verso la foresta.
Fu una cosa terribile! Perchè Chante Cleer era volato giù nell’aia? Perchè non rimase sul tetto dove era in salvo? Perchè sua moglie non credeva ai sogni? Questo grande uccello, il marito di sette mogli e la più bella creatura del mondo, il più bravo cantante di canzoni d’amore del mattino, sta per morire! La Grecia perse la sua potenza. Roma bruciò. E Chante Cleer, il gallo, fu portato via da una volpe!
Pertelot e le galline urlarono ad alta voce. La vedova corse fuori dalla sua casa e vide la volpe. Stava correndo verso gli alberi con Chante Cleer sulle sue spalle. Era troppo tardi per fermarla.
La vedova, le sue due figlie, i suoi servi coi bastoni, quattro cani, il cuoco, la servetta, anche le mucche, la pecora ed i maiali – tutti corsero dietro la volpe e Chante Cleer il gallo. Le anatre volarono via dal laghetto, starnazzando. Le api ronzarono nell’aria in un grande sciame. Gli uomini suonarono le trombe e gridarono come un grande esercito. La terra tremò ed il cielo sembro che cadesse.
Ora la fortuna cambiò. Chante Cleer parlò alla volpe quando arrivarono nella foresta. Gli affilati denti della volpe erano sul suo collo ma poteva appena parlare.
“Siete salvo adesso, signore. Questa stupida gente che ci sta seguendo non vi prenderà mai. Giratevi e gridate loro: ‘Siete degli idioti. Sono più sveglio di tutti voi! Pensate di poter prendere Reynard la volpe? Non mi potete più fermare ora. Mangerò questo gallo per cena.’ Poi vi rispetteranno, signore.”
La volpe rispose: “Si, hai ragione.” Aprì la bocca e disse: “Idioti! Sono più sveglio di tutti voi. Mangerò questo...”
Ma nello stesso momento in cui Reynard aprì la bocca, Chante Cleer si liberò. Volò alto tra gli alberi e si appollaiò su di un ramo guardando giù verso la volpe.
“Oh, Chante Cleer,” disse la volpe, “perchè siete volato via? Vi ho spaventato? Mi spiace, signore. Venga giù e le spiegherò. Non avevo intenzione di mangiarla – volevo semplicemente portarla a casa mia così che possa cantare per me e per i miei bambini.”
“No,” disse il gallo, ”non voglio fare lo sciocco per la seconda volta. Non chiuderò mai più i miei occhi e canterò ancora quando c’è una volpe nell’aia!”
“Ed io non aprirò più la mia bocca per dire parole vuote,” disse la volpe.
“Questa è la fine del mio racconto,” disse il prete della suora. “E’ solo una storia di una volpe, di un gallo e di una gallina ma potete voi tutti imparare una lezione da essa.”
“Era una bella storia,” ammise l’oste. “Non desidereresti avere sette mogli come il gallo? Ma tu sei un prete e non ne puoi avere nessuna”.
QUARTA PARTE
Il racconto del Confessore
Un giorno, il Confessore si ubriacò e ci raccontò tutti i suoi segreti.
“Entrai nella Chiesa e dissi alla gente: ‘Voi siete tutta brava gente, ma se qualcuno ha rubato soldi al suo vicino o ha tradito il proprio marito con un’altro uomo, andrà all’inferno. Ma se qualcuno mi dà dei soldi, vi perdonerò in nome di Dio.’
“Così tutti si affrettarono a darmi oro. Qualcuno sa cosa successe dopo le loro morti? – a me non interessa se vanno al paradiso o all’inferno, voglio solo i loro soldi. Anche le povere vedove hanno qualcosa da darmi. Ho abbastanza oro da comprarmi del vino e una ragazza in ogni città.
“Ma mai un uomo cattivo come me potrà raccontare una storia buona. Ascoltate il mio racconto.”
Alcuni anni fa, c’era un gruppo di giovanotti che vivevano molto malamente. Danzavano e suonavano musica tutto il giorno. Amavano mangiare e bere, e dopo andavano dietro alle donne della città. Soprattutto, amavano giocare d’azzardo. Passavano il loro tempo a rompere promesse, dire bugie e bestemmiare.
Ho intenzione di descrivervi tre di questi giovinastri. Una domenica erano seduti in una taverna, bevendo pesantemente invece di andare in chiesa. Sentirono una campana suonare nella strada, della gente stava portando un morto al cimitero. Uno degli uomini chiamò un giovane servitore. “Vai e facci sapere chi è morto. Assicurati di capire il nome giusto.”
“Posso dirvi il suo nome,” disse il ragazzo. “Era uno dei vostri amici. Ma improvvisamente la scorsa notte fu ucciso. Era seduto al tavolo, completamente ubriaco, quando un ladro silenzioso chiamato Morte venne e lo pugnalò al cuore. Poi l’assassino se ne andò senza una parola. La Morte ci ammazza tutti qua attorno. Ha ucciso un migliaio di persone durante la peste. State attenti se la incontrate, signori. La vedete dappertutto dove andate. Questo è quello che mi ha detto mia madre. E’ tutto quello che so.”
L’oste della taverna confermò: “Il ragazzo ha ragione. Quest’anno, la Morte ha ucciso tutti in un grande villaggio qui vicino. Ogni uomo, donna o bambino fu ucciso, signori e pover’uomini. La Morte non vive molto lontano. Appare in continuazione tra di noi.”
“Grande Dio, non sono spaventato!” disse uno dei giovanotti. “Cercherò questo assassino, la Morte, in ogni strada. Ho fatto una promessa. Fratelli, brindiamo insieme. Noi tre siamo una persona! La Morte ha ucciso il nostro amico. Ora noi lo uccideremo prima che finisca il giorno!”
I tre uomini si alzarono e brindarono: “Noi vivremo e moriremo l’un per l’altro,” promisero. “Siamo tutti fratelli!” Uscirono dalla taverna, completamente ubriachi, ed andarono verso il villaggio dove tutti erano stati uccisi. “Se noi lo catturiamo la Morte è morto.”
Sulla strada, incontrarono un uomo molto vecchio e povero. Era infagottato in vecchi abiti tanto che non riuscivano a vedergli la faccia. Li salutò cortesemente. “Dio è con voi, miei signori.”
“Togliti dalla nostra strada, vecchio sciocco,” disse il capo degli uomini. “Perchè sei vissuto così a lungo? E’ tempo di morire per un vecchio come te!”
“Sono stato in tutto il mondo, fino in India,” disse il vecchio, “ma non sono riuscito a trovare un giovane che scambi la sua vita per la mia. Così vivo come un vecchio fino a che Dio deciderà che io debba morire.
“Nemmeno la Morte prenderà la mia vita. Così, come un prigioniero in questo mondo, aspetto la mia libertà. La terra è mia madre. Busso alla sua porta col mio bastone e grido: cara madre! fammi entrare! guardami! ogni giorno divento sempre più magro. Avvolgimi in un lenzuolo e prendimi nella mia tomba! Ma rifiuta di aiutarmi. Così la mia faccia è bianca e le mie ossa fanno male.”
Il vecchio guardò il capo. “Proprio ora mi hai parlato in modo molto maleducato. Questo è sbagliato. E’ scritto nella Bibbia che tu debba rispettare un vecchio dai capelli bianchi. Non farmi del male, ma trattami gentilmente cosicchè, quando tu stesso sarai vecchio, la gente ti rispetterà. Ora lasciami passare. Devo andare per la mia strada.”
“No, vecchio sciocco, non ci puoi scappare così facilmente,” disse il capo. “Ci hai parlato della Morte un momento fa. La Morte ha ucciso tutti i nostri amici qui. Tu sei una delle sue spie! Dicci dov’è o pagherai per lui. Tu sei certamente uno della banda della Morte che pianifica di uccidere tutti i giovani. Tu sei un ladro malvagio!”
“Bene, signori, se volete veramente trovare la Morte, seguite questo sentiero tortuoso verso la foresta. L’ho lasciato li, sotto un albero. Riuscite a vedere la quercia? vi sta aspettando li, sono sicuro. Non ha paura di giovinastri maleducati come voi. Dio è con voi e vi aiuterà a diventare buoni.”
I tre uomini corsero giù per il sentiero verso l’albero mentre il vecchio stava in piedi e guardava. Poi continuò il suo viaggio.
Cosa trovarono sotto l’albero. Un’enorme pila di nuove monete d’oro!
Non avevano mai visto tanto oro. Dimenticarono immediatamente tutto sulla Morte quando videro le monete scintillanti. Erano molto felici.
Il capo parlò per primo. “Fratelli, ascoltatemi attentamente. Ho un piano. La fortuna ci ha dato questo tesoro, così che noi possiamo vivere felicemente nel lusso per il resto della nostra vita. Noi lo spenderemo tutto in piaceri. Non ci aspettavamo che questo fosse il nostro giorno fortunato.
“Dobbiamo portare l’oro a casa mia il più presto possibile. O in una delle vostre case. Fratelli, sappiamo che questo è il nostro oro. Dio ce lo ha dato per farci felici. Ma non dobbiamo prenderlo di giorno. La gente penserà che siamo ladri. C’impiccheranno per il nostro tesoro. Dobbiamo portarlo via segretamente la notte. Perciò, uno di noi deve andare in città a prendere pane e vino per tutti noi mentre gli altri restano e badano al tesoro. Deve andare velocemente e segretamente. Poi, quando è scuro, porteremo l’oro in una delle nostre case. Cosa ne pensate?”
Erano tutti d’accordo. Tirarono a sorte ed il più giovane corse in città per prendere pane e vino. Gli altri due rimasero sotto l’albero con l’oro.
Non appena il più giovane se ne fu andato, il capo disse all’altro: “Tu sei mio fratello sincero. Ci aiutiamo l’un l’altro. Tu sai che il nostro compagno è andato in città. E qui c’è un’enorme pila d’oro che ci divideremo tra noi. Ma se ce lo dividiamo tra noi due, potrebbe essere meglio per noi. Sei d’accordo, amico?”
“Questo è impossibile,” disse l’altro, “sa che abbiamo l’oro, se ce lo prendiamo tutto, come glielo potrai spiegare?”
“Sei d’accordo o no?” chiese il primo. “Posso dirti il mio piano in poche parole se sei interessato.”
“Dimmi, sono con te.”
“Bene, noi siamo due e lui è solo uno. Noi siamo più forti di lui. Quando ritorna, lotteremo con lui – penserà che è un gioco. Poi mi metterò segretamente dietro di lui e lo pugnalerò alla schiena mentre tu combatti. Fai lo stesso. Pianta il tuo coltello nel suo petto. Poi, mio caro amico, ci divideremo tutto questo oro tra noi, come fratelli.”
Così questi due criminali decisero di uccidere il terzo appena ritornava.
Ma il più giovane stava anche lui pensando all’oro mentre correva in città. Le luccicanti monete erano belle e brillanti. “Oh, Dio,” pensò, “vorrei che tutto quell’oro fosse mio. Nessuno potrebbe essere così felice come lo sarei poi io.”
Il diavolo mise un’idea nella sua testa. “Avvelenerò i miei due compagni,” pensò. Non si sentiva in colpa per i suoi amici, pensava solo all’oro.
Immediatamente, andò nella farmacia della città. “Ho bisogno di un pò di veleno per uccidere i ratti,” disse. “C’è anche un animale che mi uccide i polli a casa. Lo devo avvelenare.”
Il farmacista rispose: “Ti dò il veleno più forte che ho, non c’è nessuno, uomo o animale, che viva dopo aver preso questo veleno. La minima quantità è sufficiente per uccidere un uomo in pochi minuti.”
Il giovanotto prese la scatola di veleni e se ne andò. Andò poi in un negozio nella vicina via e comprò tre bottiglie. Mise il veleno in due delle bottiglie ma non nella terza. Voleva brindare da quella bottiglia e godersi l’oro dopo che i suoi compagni fossero morti. Poi riempì le bottiglie di vino e tornò all’albero.
Sono vicino alla fine della mia storia. Com’erano d’accordo, gli altri due uomini uccisero il più giovane appena ritornò col vino, poi si sedettero. “Adesso sediamoci e beviamo prima di seppellire il suo corpo.” Il capo prese una delle bottiglie, bevve e la passò al suo amico che bevve anch’egli. Era il vino avvelenato. In pochi minuti, tutti e tre erano per terra sotto l’albero, pronti per essere mangiati dai ratti e dai vermi. Avevano trovato la Morte!
La città di Canterbury
Canterbury è la città dell’omicidio di Becket e dei pellegrini di Chaucer. Ma ha una storia molto lunga. C’era un insediamento dell’età del ferro sul fiume Stour, il piccolo ma importante fiume di Canterbury, e Giulio Cesare combattè una battaglia contro i Britanni vicino a Canterbury. I romani costruirono una città fortificata chiamata Durovernum Cantiacorum.
Forse il più importante evento nella storia di Canterbury ebbe luogo nel 500 D.C. Sant’Agostino arrivò da Roma. Incontrò re Etelberto, il più potente governante d’Inghilterra, e la sua moglie cristiana, la regina Berta. Come risultato, Etelberto e la sua gente divennero cristiani. L’abbazia di Sant’Agostino fu fondata e fu costruita una cattedrale. Canterbury divenne il centro religioso d’Inghilterra.
La cattedrale è certamente la costruzione più importante della città. Si è sviluppata durante un arco di molti secoli con differenti stili architettonici dal normanno (romanico) al vittoriano (XIX secolo). La parte principale della cattedrale, comunque, è gotica con una bella torre centrale chiamata Bell Harry. Canterbury giace in una vallata cosicchè quando il pellegrini venivano giù dalle colline verso Canterbury, dovevano vedere la cattedrale che dominava la visuale.
Ci sono molte costruzioni che datano del tempo dei pellegrini. Potete vedere l’ospedale East Bridge e l’ospedale Poor Priests dove i pellegrini potevano riposare. Ci sono due importanti monasteri sul fiume. Blackfriars era la casa dei domenicani che vestivano di nero e Greyfriars era la casa dei primi francescani venuti in Inghilterra. Un’area appena fuori le mura della città è chiamata Wincheap che significa ‘mercato del vino’. I pellegrini potevano comprarvi il vino prima di entrare nel cuore religioso di Canterbury, dove l’alcool non era venduto. Ma oggi ci sono tanti pub quante chiese nel centro della città. La città ha molti altri scorci. La Scuola Reale, appena dietro la cattedrale, è la più vecchia ‘scuola pubblica’ in Inghilterra. Le mura medievali della città sono state ricostruite e rimane una delle porte della città, la Porta Occidentale con le sue due torri imponenti.
La chiesa di San Martino ha la storia più lunga di qualsiasi altra in Inghilterra. La casa ‘Weavers’ del XVI secolo è una bella costruzione di legno vicino al fiume. Comunque, Canterbury fu pesantemente bombardata durante la seconda guerra mondiale. La cattedrale non fu danneggiata, ma una gran parte della città storica andò perduta. Potete ancora immaginare facilmente i pellegrini di Chaucer a Canterbury. Il Confessore e l’Inquisitore che si affrettavano a cercare vittime che potessero dar loro soldi. L’Oste ed il Mugnaio che brindavano assieme a Wincheap. Il Cavaliere che andava a ringraziare Dio per le sue vittorie nella cattedrale, mentre suo figlio, lo scudiero, camminava lungo la riva del fiume Stour con le ragazze di sua scelta. Il Mercante che andava a fare affari nel mercato della lana e la moglie di Bath che cercava il suo sesto marito tra i tanti pellegrini nella città affollata. Erano arrivati!

QUINTA PARTE
Il racconto della Moglie di Bath
Molto tempo fa, quando re Artù governava la terra, c’era un grande cavaliere che amava tuto le comodità della vita. Ma un giorno, una signora della corte disse al re che il cavaliere l’aveva attaccata.
Artù era molto arrabbiato e disse che il cavaliere doveva morire. “Tagliategli la testa!” Ma la regina e le sue signore chiesero ad Artù di dare loro il cavaliere per la punizione. Per far piacere alla regina, il re accettò.
La regina mandò a cercare il cavaliere. “Io e le mie signore di laciarti vivere o ucciderti,” disse. “vivrai solo se puoi rispondere a questa domanda: che cosa le donne desiderano di più? Se non puoi dircelo in questo momento, devi andartene via per un anno e un giorno per trovare la risposta. ma se torni senza la risposta, ricorda questo: l’ascia è affilata!”
Il cavaliere era molto infelice ma non aveva scelta. Disse addio alla regina e cavalcò via.
Cavalcò attraverso l’intero paese, da costa a costa, cercando la risposta. Bussò a ogni porta. “Che cosa la donna desidera di più?” chiese. Ma non c’erano due persone che erano d’accordo
“Le donne vogliono essere ricche.”
“No, vogliono una buona repuatazione.”
“No, vogliono piaceri”
“Vogliono bei vestiti.”
“Vogliono una vita di amori con molti mariti.”
“Le donne vogliono essere viziate e lusingate.”
“Le donne vogliono la libertà, con nessuno che le critica.”
“Le donne vogliono che la gente dica che possono tenere un segreto.”
Non hanno senso, certamente. Nessuna donna può tenere un segreto. Vi ricordate la vecchia storia del re Mida? A Mida crebbero sotto i capelli le orecchie d’asino. Nessuno lo sapeva eccetto sua moglie. Mida l’amava e lei gli promise che non avrebbe detto a nessuno delle sue orecchie. Certamente, promise, ma, dato che era una donna, le era difficile tenere un segreto. Voleva volare fuori dalla sua bocca.
“Lo devo dire a qualcuno,” pensò. Così, corse giù al lago, il suo cuore in fiamme. Si sdraiò tra le erbe della riva e bisbigliò in segreto all’acqua: “ Mio marito ha un paio d’orecchie d’asino.” Il vento sparse il segreto per l’intero paese. Noi donne siamo tutte come quella.
Bene, il cavaliere realizzò che non avrebbe mai trovato la risposta. Si sentiva triste e senza speranza. L’anno era finito e questo era il giorno in cui doveva tornare dalla regina. Mentre stava tristemente cavalcando verso la corte attraverso la foresta, improvvisamente vide ventiquattro belle donne danzare sull’erba verde. “Forse loro sanno la risposta,” pensò”. Si avvicinò a loro ma, mentre lo faceva, scomparvero dalla sua vista. Era stata una visione magica. Ricordate che al tempo di re Artù, c’erano ancora fate nel mondo.
Non c’era nessun essere vivente nella foresta tranne una vecchia seduta sull’erba dove avevano danzato. Era la più brutta ed orribile creatura che avesse mai visto. Questa brutta vecchiaccia si alzò e disse: “Signor cavaliere, non c’è nessun sentiero qui. Dimmi, che cosa stai cercando? Forse ti posso aiutare. Noi vecchi sappiamo molte cose.”
“Vecchia signora, morirò oggi a meno che non risponda a questa domanda. Che cosa desiderano di più le donne? Se puoi dirmelo ti pagherò bene.”
“Dammi la tua mano,” disse la brutta vecchiaccia. “Promettimi che, se io ti do la risposta giusta, tu farai tutto quello che ti chiedo.”
“Te lo prometto,” accettò il cavaliere.
“Allora la tua vita è salva. La regina stessa accetterà la mia risposta. La più orgogliosa signora che abbia mai indossato bei vestiti ammetterà che ho ragione. Lascia che ti dica la risposta.” E la vecchia bisbigliò nel suo orecchio.
Quando arrivarono alla corte della regina, il cavaliere disse: “ Sono pronto a darle la mia risposta.”
La regina e tutte le sue signore erano li. C’erano donne non sposate, mogli e molte vedove, che erano le più sagge di tutte. Il cavaliere era l’unico uomo, circondato da donne. “Parla!” disse la regina che era seduta come un giudice. “Fate tutte silenzio. Ascoltate il cavaliere.”
Il cavaliere parlò ad alta voce così che tutte le signore potevano sentirlo. “Mia cara regina,” disse, “le donne desiderano avere potere sui loro mariti. Questo è il loro grande desiderio. Uccidimi se ti piace, ma questa è la vera risposta.”
Non c’era donna nella corte, non una ragazza o una moglie o una vedova. “Puoi tenerti la tua vita! disse la regina. “
In quel momento, la vecchiaccia saltò su e disse: “O potente regina,” disse, “prima che tu vada dammi giustizia. Ho insegnato al cavaliere come rispondere. Come ricompensa, disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa gli avessi chiesto. Perciò, davanti a questa corte, ti chiedo, signor cavaliere, di sposarmi. Ho salvato la tua vita, ora fai questo per me.”
Il cavaliere rispose infelicemente: “So che ti ho promesso questo, ma per favore cambia la tua richiesta. Ti darò ogni cosa che ho, ma lascia che il mio corpo sia mio.”
“No! sono orribile, vecchia e povera, ma non voglio terre, oro o lussi. Voglio essere tua moglie e più di questo voglio essere il tuo amore!”
“Il mio amore? questo è impossibile.”
Ma il cavaliere non aveva via di scampo. Sposò la vecchiaccia segretamente il giorno dopo e si nascose per il resto dei suoi giorni. Non ci furono ne balli, ne canzoni o banchetti o brindisi al loro matrimonio.
Quella notte si sdraiò nel letto con lei. Si girava avanti e indietro come qualcuno con un brutto sogno, tenendosi il più lontano possibile da lei.
La sua vecchia moglie era sdraiata e sorrideva. “Caro marito, si comportano tutti così i cavalieri di re Artù con le loro spose? Sono la tua cara moglie, ti ho salvato la vita, non ti ho mai fatto niente di male, perchè ti comporti così nella nostra prima notte insieme. Dimmi il problemae te lo risolverò.”
“Risolverlo? No, impossibile. Tu sei così orribile, così vecchia e vieni da una famiglia così povera che io non voglio stare vicino a te.”
“E’ tutto? Se mi tratti bene, posso risolverlo in tre giorni. Perchè ti preoccupi della mia famiglia? Non sai che le gentildonne oneste ed i gentiluomini onesti sono quelli che fanno le cose buone. Signori e signore possono diventare ladri e assassini e imbroglioni?. Ma un pover’uomo o donna può diventare una persone gentile ed onesta se ama Dio o un altro essere umano.
“Allora dici che sono povera. Non c’è niente di sbagliato in questo. Gesù stesso scelse di vivere come un uomo povero. Penso che l’uomo povero è ricco, anche se non ha la camicia. L’uomo povero può sempre trovare una canzone da cantare. Non ha paura dei ladri. Ama Dio. Sa che i suoi amici lo amano per se stesso e non per i suoi soldi. E’ bello essere poveri, penso.
“Infine, tu hai detto che sono vecchia e orribile. Ma tu sai che tutti i migliori scrittori ci dicono di rispettare la gente anziana e se io sono orribile, tu non hai bisogno di aver paura che io ti tradisca con un altro uomo. Ti darò molti piaceri.
“Ora, scegli una di queste due cose. Puoi avere me vecchia ed orribile finchè io muoia, sarò una moglie onesta e non ti farò mai arrabbiare in tutta la mia vita. Oppure puoi avermi giovane e bella. Ma allora gli uomini visiteranno la tua casa mentre tu sei via perchè sono così bella. Ora scegli. Quale vuoi?”
Il cavaliere ci pensò per un bel pò, e divenne molto infelice. Alla fine disse:
“Mia signora e mio amore, mia cara moglie, mi affido alla tua potenza. Scegli te stessa, tu sei abbastanza saggia per sapere che cosa è meglio per me e per te. Non m’interessa che cosa decidi, se ti fa piacere, allora anch’io sarò felice.”
“Veramente vuoi darmi il potere di scegliere? farai come hai detto?”
“Si, moglie, è meglio.”
“Allora baciami. Non stiamo più arrabbiati tra di noi. Sarò entrambe le cose. Intendo essere giovane e bella ma anche una moglie onesta. Sarò la miglior moglie che nessuno abbia mai avuto nella storia del mondo. Se , domani, quando il sole sta per nascere non sarò più bella di tutte le regine dell’est o dell’ovest, allora se vuoi mi ucciderai. Togli le tende dalla finestra, è già mattina marito, guardami.”
Quando il cavaliere la guardò, vide che era veramente giovane e bella. La prese tra le sue braccia e le diede mille baci. Lei fece ogni cosa che potesse per farlo felice. Così vissero in perfetta armonia. Ti prego, o Dio, manda a tutte noi donne mariti giovani, forti e belli che faranno qualsiasi cosa per nostro amore. E se nessun’uomo dare alle donne quel che più desiderano – il potere sui loro mariti – che Dio gli faccia venire un colpo!
SESTA PARTE
La storia del Proprietario Terriero.
“Sono un uomo semplice,” disse il Proprietario Terriero. “Non ho letto molti libri, ma vi racconterò la mia storia semplicemente e chiaramente.”
Molto tempo fa, in Bretagna, c’era un cavaliere che amava una signora. Era una delle più belle donne sotto il sole che veniva da una nobile famiglia. Aveva paura di parlarle, ma alla fine le chiese di sposarlo. Sapeva quanto lui l’amava e decise di accettarlo come suo marito e suo signore. In cambio, lui promise che non avrebbe mai usato il suo potere contro di lei ma avrebbe sempre fatto quello che lei voleva. Non avrebbe mai dimenticato che era il suo amante come suo marito.
“Signore,” disse, “mi avete dato qualsiasi cosa volessi dal matrimonio – amore e indipendenza. Sarò la vostra onesta moglie fino alla morte.”
E’ il miglior tipo di matrimonio. L’amore non è limitato dal potere. Quando una persona cerca di controllare gli altri, il dio dell’amore sbatte le ali e, addio, se ne va! Le donne vogliono essere libere, non essere serve. E gli uomini sono lo stesso.
Così la signora prese il cavaliere come servo d’amore e suo signore nel matrimonio. Se non si è sposati non si può immaginare la felicità di cui una moglie ed un marito possono godere.
Presto, comunque, il cavaliere, che si chiamava Arveragus, dovette andare a combattere in Inghilterra. Stette li per due anni. Sua moglie, che si chiamava Dorigen, amava suo marito tanto quanto amava la sua vita, mentre era via piangeva e singhiozzava e perse il suo appetito. Non poteva dormire e non prestava più attenzione al mondo. Arveragus le mandava lettere, scrivendogli quanto l’amava. Alla fine, cominciò a riprendersi. Scacciò via i suoi pensieri neri. Il suo castello era sulla costa, vicino al mare. Dorigen spesso camminava con le sue amiche in cima alle scogliere, ma quando vedeva le navi sul mare, incominciava a piangere. “Se una di queste navi porta a casa il mio signore, allora il mio cuore sarà felice.”
C’erano terribili rocce nere nel mare. Il suo cuore tremava di paura. “Dio, perchè hai fatto queste rocce nere e le hai messe nel mare? Non servono a niente. Distruggono le navi. Migliaia di uomini sono morti in mare. Uccide il mio cuore guardarle.”
Una mattina di maggio le sue amiche fecero una festa per lei. Volevano farla felice. Andarono in un giardino pieno di fiori dai colori brillanti e dal dolce profumo; un piccolo paradiso. Dopo cena, incominciarono a danzare ed a cantare. Ma Dorigen stava da sola. Non poteva essere felice senza Arveragus. A quella festa, c’era uno dei suoi vicini, un giovane scudiero di nome Aurelio. Era brillante e bello come maggio. Era giovane, forte, onesto, ricco e saggio, un’amante perfetto. Aveva amato Dorigen segretamente per due anni, ma non le aveva mai parlato. Aveva scritto molte canzoni e poemi su di una bella signora che amava senza speranza ma lei non sapeva di essere quella signora!
Aurelio decise che era tempo di aprire il suo cuore.
“Mia signora, il mio cuore si sta spezzando. Puoi uccidermi o salvarmi con una parola. Sono qui ai tuoi piedi. Dammi il tuo dolce amore o morirò.”
“Cosa stai dicendo?” disse Dorigen. “Non sarò mai una moglie disonesta. Prendi questa come la mia risposta finale.” Ma dopo questo aggiunse come uno scherzo: “Aurelio, ti darò il mio amore se riuscirai a togliere le rocce nere dal mare. Se puoi far questo ti amerò più di ogni altro uomo!”
“Non c’è un’altro modo di vincere il tuo amore?”
“No, per Dio. Dimentica questa stupida idea. Perchè vuoi la moglie di un altro uomo?”
“Mia signora,” disse Aurelio, “è impossibile rimuovere le rocce. Così morirò per il vostro amore.” Con queste parole la lasciò. Una volta a casa sua, rabbrividì dal freddo. Il suo cuore era di ghiaccio. Cadde in ginocchio e disse agli dei:
”Apollo, dio del sole, aiutami. Tua sorella, la dea della luna, ha potere sui mari ed i fiumi. Chiedile di mandare una grande inondazione che copra le rocce nere. Allora io potrò andare dalla mia signora e dire, guarda, ho vinto il tuo amore!” Con queste parole Aurelio cadde per terra. Fortunatamente, suo fratello lo trovò e lo portò a letto.
E’ ora di parlarvi di Arveragus. Ritornò dalla guerra dopo aver vinto molte battaglie. Dorigen, sei così felice, ora! Tuo marito è nelle tue braccia. Ti ama più della sua stessa vita e nessuno immagina che un’altro uomo ti ha parlato d’amore.
Aurelio rimase malato d’amore per due anni! Rimase a letto e non parlò a nessuno del suo desiderio per Dorigen eccetto che a suo fratello. Suo fratello era molto preoccupato. “Come posso aiutare Aurelio?” chiese a se stesso. “Ricordo che quando ero nella città di Orleans vidi un libro segreto. C’erano studenti di magia che possono far scorrere un fiume dentro ad una casa o far apparire un leone ad un ballo. Possono far vedere alla gente un castello che appare improvvisamente, quando vogliono, e farlo scomparire ancora.” Così suo fratello parlò ad Aurelio del libro. Immediatamente Aurelio decise di andare ad Orleans con lui. Appena arrivarono vicino alla città, un giovanotto venne loro incontro. “So perchè siete qui,” disse. “Sono il mago che può aiutarvi.” Quest’uomo portò i fratelli a casa sua e mostrò loro cose fantastiche. Cavalieri combattevano una grande battaglia di fronte ai loro occhi. Poi Aurelio vide Dorigen danzare ed andò a raggiungerla. Il mago battè le mani ed ogni cosa scomparve!
Il mago promise di fare scomparire tutte le rocce nere dalla costa della Bretagna. “Ma voi dovete pagarmi mille sterline, non di meno.”
Aurelio sorrise. “Ti darei l’intero mondo se riuscissi ad aiutarmi a vincere l’amore di Dorigen. Prometto di pagarti.”
Il giorno dopo, i fratelli ed il mago cavalcarono verso la costa. Era dicembre, l’inizio dell’inverno, quando tutto il verde è scomparso dal mondo. C’era gelo, pioggia e neve. “Ti prego, agisci velocemente,” pregò Aurelio. “Se aspetto tanto, mi ucciderò per amore.”
Il mago era dispiaciuto per lui e lavorò giorno e notte. Tirò fuori i suoi libri magici e scelse il momento migliore per la sua magia. La luna e le stelle erano al posto giusto nel cielo. Allora, magicamente, le rocce divennero invisibili. Nessuno poteva vederle. Aurelio andò alla scogliera e guardò. Poi cadde ai piedi del mago. “Grazie, mio signore, e grazie, signora Venere.” Andò velocemente a cercare Dorigen.
“Mia onesta signora,” cominciò, “mi hai quasi ucciso quando non mi volevi dare il tuo amore. Ma adesso ricorda la tua promessa e non uccidermi. Ho fatto quello che volevi. Le rocce nere se ne sono andate. Vai a guardare. Allora, se decidi di tener fede alla tua promessa, vieni con me in giardino. Saremo amanti li!”
Dorigen impallidì. “Sono stata ingannata! Non ho mai immaginato che fosse possibile rimuovere le rocce.” Andò a casa e pianse per due giorni senza fermarsi. Arveragus era in un’altra città, così non c’era nessuno ad aiutarla. “Devo scegliere se rompere la mia promessa ad Aurelio o essere disonesta. C’è un’unica soluzione. Molte donne famose nella storia si sono uccise per sfuggire ad uomini che volevano il loro amore. Sarò una di loro.”
Al terzo giorno, comunque, Arveragus tornò a casa. “Perchè stai piangendo, mia cara moglie,” le chiese. Lei gli disse tutto. Arveragus non era arrabbiato, ma le parlò dolcemente. “Mia cara moglie, non ti chiedo di rompere la tua promessa. Il mio amore per te mi dice che devi essere onesta. L’onestà è la cosa più alta nella vita di una persona!” Lui incominciò improvvisamente a piangere. “Ma non dire mai a nessuno di questa cosa dopo che l’hai fatta. Ora, preparati ad andare da Aurelio. Sii felice. Nessuno deve vedere cosa succede.”
Forse pensate che fosse stupido a mettere sua moglie in tale pericolo, ma ascoltate la fine della mia storia, poi decidete. Dorigen incontrò Aurelio per strada mentre stava andando in giardino per tener fede alla promessa. “Dove sta andando?” chiese. La sua faccia era luminosa e felice.
Lei gli disse tutto.
Aurelio rimase scioccato. Capì quanto Arveragus amava Dorigen. Decise che era meglio dimenticare il suo amore che obbigarla ad amarlo contro la sua volontà.
“Mia signora, dica al suo signore, Arveragus, che capisco il suo amore per voi. Non mi intrometterò tra il suo amore ed il vostro. Accetto di dimenticare tutte le vostre promesse. Mia signora, voi siete la migliore e più onesta moglie che io abbia conosciuto. Vostro marito è stato generoso e sarò generoso anch’io.”
Dorigen cadde in ginocchio e lo ringraziò. Poi ritornò da Arveragus e gli disse cos’era successo. Rimasero felici per il resto delle loro vite e vissero come un re ed una regina d’amore.
Aurelio capì che aveva perso tutto. “Devo pagare il mago mille sterline. Devo vendere la mia casa e tutte le mie terre. Ma devo mantenere la mia promessa.”
Tristemente, andò dal mago. “Posso pagarti cinquecento sterline,” disse. “Ti prego, dammi tempo per pagare il resto.”
“Non ho io mantenuto la mia promessa con te?” disse il mago.
“Si, l’hai fatto,” disse Aurelio.
“E non ti sei goduto l’amore della tua signora grazie alla mia magia?”
“No... no....”
“Dimmi il motivo, se puoi.”
“Voleva uccidersi. Ma suo marito l’amava così tanto che voleva che tenesse fede alla sua promessa. Quando ho sentito questo, l’ho rimandata da lui.”
“Mio caro amico, hai fatto bene. E’ un cavaliere ed è stato generoso. Tu sei uno scudiero e sei stato generoso. Sono un filosofo e sarò generoso. Non voglio nessun soldo per tutto il mio lavoro. Così, addio!”
Il Proprietario Terriero si girò verso gli altri pellegrini. “Miei signori, chi era il migliore, il più generoso gentiluomo? Cosa ne pensate?”
I racconti di Canterbury
Chaucer scrisse i racconti seicento anni fa. Ma sono ancora popolari. Perchè?
Prima di tutto, perchè danno una bella prospettiva della società del XIV secolo. Chaucer include tutti i tipi di persone nel suo libro. Ci sono personalità della Chiesa corrotte. Ci sono persone delle classi più alte, come il Cavaliere e la Prioressa. Ci sono persone comuni come il Mugnaio e l’Oste. Ci sono cattivi personaggi come il Confessore e buoni personaggi come il Parroco. Chaucer affronta gli argomenti importanti del suo tempo. Il racconto del Confessore è sulla Morte Nera. Il racconto della moglie di Bath ed il racconto del Proprietario Terriero sono sul matrimonio. Religione, guerra e magia sono tutti inclusi nel mondo che Chaucer ha creato.
Inoltre, i racconti sono una parte importante dello sviluppo della letteratura in Inghilterra. Quando Chaucer nacque, francese e latino erano le lingue più potenti. Il latino era usato nella Chiesa ed il francese era la lingua della corte reale. L’inglese, malgrado fosse usato ogni giorno dalla maggior parte della gente, era una lingua di seconda classe. Le cose cambiarono durante la vita di Chaucer. John Wyclif tradusse la Bibbia in inglese per la prima volta e lo stesso Chaucer, incoraggiato dagli esempi degli scrittori italiani come Dante, decise di fare dell’inglese di ogni giorno dell’Inghilterra sudorientale e di Londra il linguaggio della letteratura.
I Racconti hanno a che fare con argomenti ed emozioni che ci interessano ancora oggi. Per mezzo di queste storie, Chaucer discusse la “guerra tra uomini e donne”. La Moglie di Bath sembra pensare che le donne debbano avere il potere nella relazione, ma il Proprietario Terriero suggerisce che entrambi, uomini e donne, devono avere libertà e potere. Morte e vecchiaia sono temi del racconto del Confessore. “Sono prigioniero in questo mondo” si lamenta il vecchio. Molti personaggi sentono il potere dell’amore. Palamon pensa ad Emilia durante i suoi anni in prigione. Aurelio resta ammalato per due anni nel suo letto. Dorigen non pensa che alle rocce nere che potrebbero uccidere suo marito.
Chaucer morì prima di completare i Racconti. I suoi pellegrini non raggiunsero mai Canterbury. Spero che un giorno alcuni di voi che stanno leggendo questo libro visiteranno Canterbury e vedranno la Cattedrale coi propri occhi. I romani vi costruirono una grande città fortificata. Sant’Agostino portò la cristianità in Inghilterra. Thomas Becket fu ucciso li. Chaucer scrisse uno dei più grandi libri del mondo della letteratura su di un viaggio per raggiungerla. Centinaia di migliaia di pellegrini e turisti hanno viaggiato fin li. Canterbury ti sta aspettando.
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Esempio



  


  1. rossella

    Sto cercando gli esercizi svolti del libro in inglese "The canterbury tales" ! Sostengo un esame a settembre

  2. 007

    Sto cercando il riassunto di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Sostengo l' esame di Letteratura Inglese all' Università di Lingue e Letterature Straniere di Torino.

  3. Eleonora Levantino

    Sto cercando gli appunti per una relazione su Goffrey Chaucer. Sostengo un esame scolastico. Istituto Statale d'Arte Fausto Melotti.

  4. isabella di liberto

    sto cercando degli appunti per la relazione dei racconti.

  5. simona

    ottime spiegazioni!simona.

  6. Catty

    e' davvero interessante..inoltre le spiegazioni sono ottime!grazie!

  7. 74

    mi interessava stupendamentemente


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