Iliade e odissea

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Testo

ILIADE
Il primo libro è il canto dell’ira di Achille che determina il ritiro dell’eroe acheo dal combattimento. Dopo la celebre protasi, l’azione del canto svolge da introduzione all’intero poema: già gli antichi avevano notato che Omero immerge subito il lettore, come si suol dire, nel vivo degli avvenimenti, senza preamboli o lunghe prefazioni. Dal seguito della narrazione apprenderemo che siamo nel decimo anno di guerra e troveremo gli accenni agli antefatti: il racconto inizia in modo eccezionale, compiendo imprese degne di memoria verso i posteri. Inoltre il primo libro ospita il racconto del conflitto che divide Achille e Agamennone che si svolge in pubblica piazza; infatti Agamennone sottrae pubblicamente ad Achille la sua schiava Briseide e questi sdegnato abbandona la guerra; questo è considerato un grave affronto se consideriamo che presso gli antichi un uomo veniva apprezzato in base alla stima sociale. I fatti raccontati occupano un arco di 21 giorni.
All’inizio si descrive la pestilenza, mandata da Apollo, in campo Greco su preghiera del sacerdote Crise. Questo chide vendetta contro i Greci che non gli hanno ridato sua figlia Criseide schiava di Agamennone. Nonostante ricchi doni l’assenso degli altri eroi Greci, Agamennone ha rifiutata di restituire Criseide allora Apollo invia una pestilenza per nove giorni che determina una convocazione straordinaria del consiglio dei capi. Durante la riunione l’indovino Calcante svela l’origine del male, che cesserà con la restituzione di Criseide e un ecatombe nella città di Crisa. Agamennone accetta a malincuiore di restituire Criseide, e pretende la schiava di Achille, Briseide. Di qui l’ira del famoso Pelide: solo Atena evita che questo metta mano alla spada. Achille si ritira sdegnato dal combattimento. La reazione di Era, cheparteggia per i Greci non impedisce che Zeus decreti un prossimo esito a loro sfavorevole. Nel campo Greco avviene la restituzione di Criseide al padre e si celebra un sacrificio ad Apollo perché allontani la pestilenza.

Nel secondo libro,certamente inferiore rispetto al primo, Ulisse primeggia nell’episodio con Tersite. In un mondo di eroi che eccellono per bellezza fisica e morale, come li designavano i Greci, esempi di perfezione in ogni momento della loro esistenza, Tersite spicca come figura dell’antieroe Omerico. Ha tutte le caratteristiche negative:è brutto, non ha un modo fine di parlare e di guardare, ha animo vile e meschino. L’episodio che lo contrappone a Ulisse mostra lo scontro tra la sua bassezza morale esasperata, quasi caricaturata, e l’eccellenza dell’eroe.
Nel momento del falso annuncio della partenza, nonostante l’impegno di Ulisse per arginare la tentazione generale alla fuga, un guerriero in particolare si distingue per la sua ostinazione a voler partire, insultando gli Atridi che hanno spinto a quella guerra e Achille che non ha saputo ridimensionare Agamennone. A lui si oppone Ulisse e si confrontano le due personalità opposte sia per nobiltà d’animo che per bellezza.

Il sesto libro è uno dei libri più famosi dell’Iliade, Omero racconta che mentre la battaglia si svolge secondo i consueti canoni guerreschi si assiste al riconoscimento reciproco fra Glauco e Diomede: Diomede incontra Glauco e scopre che era stato ospite del padre, cosi riflettono insieme sulla fragilità dell’uomo paragonandola alle foglie e infine non combattono ma si scambiano le armature in segno di amicizia.
L’incontro si risolve in uno scambio gentile e cavalleresco tra due eroi di opposti eserciti. Successivamente Ettore và dal fratello Paride, il quale dice che presto tornerà a combattere. e, alle porte Scee, si racconta l’incontro tra Ettore, Andromaca e il piccolo Astianatte.La scena è una delle più intense dell’intero poema e nei discorsi trapela l’intera gamma dei sentimenti espressi con cura e il triste presagio dei tristi sviluppi della guerra.

Nel nono libro, successivo alla morte di Patroclo, vengono consegnate le nuove e splendide armi ad Achille, di cui si fa un accurata descrizione,mentre nel campo Greco si ha la riconciliazione tra il Pelide e Agamennone. Il giovane eroe è ora impaziente di tornare a combattere, dopo la restituzione dei doni da parte dell’Atride: tra cui la schiava Briseide. Ampio spazio si concede al dolore del forte e atteso Achille che contempla l’amico ormai rigido nella morte. Infine rivestito dalla scintillante armatura, il capo dei Mirmidoni si appresta alla lotta, incitando i suoi divini e scattanti destrieri.

Il ventiduesimo libro è il canto in cui convertono sia lo scontro del grande protagonista, sia la vicenda di Ettore e la sua famiglia raccontata in precedenza. Nel confronto finale, che si conclude con la morte del Troiano,primeggia il guerriero feroce, Achille, perché più prestante fisicamente. Ma subito dopo, con lo strazio del cadavere, ci si affaccia in un paesaggio di sentimenti, di dolore, degli affetti troncati e riaffermati anche in morte, facendo di Ettore un eroe amato, uomo grande ma infelice.
Riassunto:
Ettore è rimasto fuori dalle mura ad attendere Achille, consapevole del suo destino. All’arrivo del Pelide ha un moto di paura e fugge. Corrono verso la collina, lungo le mura, e ne compiono il giro per tre volte sotto lo sguardo degli dei. Zeus pesa i due destini e la bilancia si inclina dalla parte di Ettore. Anche se il fato di Ettore è segnato, occorre anche l’inganno: Atena scende sulla terra sotto forma di Deifobo, fratello di Ettore, fingendo di volerlo aiutare. Il Troiano si ferma e si accinge al duello. Dopo qualche scambio di colpi di lancia Ettore si accorge dell’inganno ma tenta ancora di colpire il Pelide con la spada. È invece Achille che lo ferisce mortalmente: il Troiano profetizza la morte al rivale per mano di Paride e di Febo Apollo. Seguono lo scempio del cadavere e lo strazio della moglie Andromaca nel lutto generale di tutti i Troiani.

Il ventiquattresimo, nonchè l’ultimo libro dell’Iliade rappresenta una grossa sorpresa; in generale il poema è incentrato sugli aspetti bellici, anche se vi si leggono altri temi che riguardano gli aspetti umani, affettivi, in questo canto queste narrative rivestono l’aspetto più rilevante. Il passo più rilevante e commovente è il colloquio tre Priamo e Achille: accompagnato dall’araldo Ideo e da Ermes, Priamo arriva all’accampamento greco. Dopo le raccomandazioni divine sul comportamento da tenere nei confronti del Pelide, Priamo si appresta ad entrare nella tenda dello scellerato uccisore di suo figlio Ettore e fa un lungo e commovente discorso riportando al Pelide il ricordo del padre. Omero non indulge a descrivere lo stato d’animo dell’anziano re, che possiamo ben immaginare, e il grande stupore di Achille, mentre il canto si chiude con la restituzione del cadavere.

ODISSEA

Il primo libro dell’Odissea ha un preminente carattere informativo; si apre con il concilio degli dei dopo il rituale invoco alla musa e attraverso il discorso tra Telemaco e Atena spiega circostanze, antefatti e vari personaggi. Tuttavia nella lunga attesa dell’eroe, che arriva solo nel quinto libro, i canti non sono privi di poesia e tutti i racconti convergono su Odisseo. Di questa attesa ne soffre soprattutto Telemaco, da qui il racconto della Telemachia, che è ormai giunto al passaggio dalla fanciullezza all’età adulta.
Al concilio fra gli Dei Atena, in mancanza di Poseidone che è avverso a Ulisse, chiede ed ottiene da zeus di far partire Ulisse dall’isola di Ogigia dov’è in compagnia della Dea Calipso che lo vuole come marito e cerca di persuaderlo con belle parole. Cosi Zeus manda un messaggero e ordina a Calipso di far tornare Ulisse a Troia dove lo aspetta la moglie e iil figlio.Nel mentre a Troia, nella sua regia, i proci mangiano le sue capre e bevono i suoi vini aspettando che Penelope, moglie di Ulisse si decida a nuove nozze. Ma, la Dea Atena mutata in un vecchio amico di Ulisse arriva a palazzo e viene bene accolta da Telemaco, figlio di Ulisse che le dà da bere e la fa lavare in disparte mentre banchettano con belle stoviglie; la Dea quindi gli dice che Lui non deve permettere un simile evento in casa del padre, deve convocare un’assemblea di cittadini, mandare via i proci e poi partire per mare alla ricerca del padre che molti danno per morto. Così fa Telemaco e quando i proci furono nelle loro case torna nella sua stanza accompagnato da un’ancella e invita la madre a ritirarsi anch’essa….. mentre il cantore Femio canta le gesta di Odissea.

Il sesto libro dell’Odissea è certamente uno dei più celebrati e ricordati dell’intera opera. Il canto è caratterizzato dalla presenza di Nausicaa, figlia del re dei Feaci: la figura della ragazza appare lucente e raggiante fin dalla scena iniziale, quando lava le vesti e gioca a palla con le ancelle e si diffonde nelle descrizioni e negli elementi più significativi per questo libro. Dopo la terribile tempesta del libro precedente l’apparire della nuova isola, l’aprirsi del fiume per l’approdo, il sonno tranquillo di Odisseo facevano avvertire una nuova atmosfera, più positivo rispetto alla precedente e fiduciosa di una fase più serena. Nell’isola dei Feaci, con l’aiuto di Atena sempre presente, Odisseo troverà ospitalità, aiuto e finalmente una nave per rientrare a casa.

Nel nono libro, su invito di Alcinoo, Odisseo inizia il racconto delle sue prodigiose avventure. Con un grande passo indietro nel tempo Odisseo racconta dalla partenza di Troia fino all’arrivo sull’isola di Calipso, cosi si svela anche l’abile artificio del bravo narratore. Dopo l’episodio di pirateria e la strana avventura nel paese dei Lotofagi si racconta il celebre incontro con il Ciclope. Il canto si lega anche alle sacre leggi dell’ospitalità, vengono descritte i rituali dell’accoglienza, che vengono disattese o rovesciate dal crudele ciclope. Il banchetto che secondo buon uso dovrebbe venir offerto agli ospiti è offerto benchè a modo del ciclope: infatti il mostro avente un solo occhio banchetta con le carni di due compagni di Odisseo. A questa scena segue l’offerta del vino da parte dell’astuto ospite che con l’inganno acceca e sconfigge l’enorme ciclope.

Nel decimo libro prosegue il lungo e affascinante racconto dell’errabondo eroe. In questo libro al posto del temuto ciclope si trovano gli incantesimi della maga Circe che cerca di trattenere Odisseo con l’uso di trasformazioni e magici incantesimi. Anche in questa fase, su un nuovo sfondo fiabesco, il carattere di Odisseo si mantiene nella volontà di conoscere e nella sua solita avvedutezza, cosi gli è permesso di uscire dall’ennesima situazione avversa indenne e con nuove conoscenze.

Nell’undicesimo libro ha particolare spicco la discesa nell’oltretomba di Odisseo, qui la prova pericolosa e la possibilità di apprendere raggiungono il loro apice. Questa importante quanto difficile e complicata avventura ha il fine che gli venga rivelato da Tiresia il suo destino immediato e lontano. Ma oltre al dialogo con Tiresia i vari incontri servono a far risaltare i due volti di Odisseo: il re di Itaca, con i suoi affetti e le sue preoccupazioni, e l’eroe glorioso della guerra troiana;il dialogo con la madre morta durante l’attesa del figlio riporta il tema dell’assenza di Odisseo. Mentre i tre incontri con Agamennone, Achille e Aiace riportano i ricordi dolorosi della guerra e dei gloriosi eroi.

Il dodicesimo libro è caratterizzato dal fantastico incontro con le sirene, il passaggio tra Scilla e Cariddi, l’arrivo a Trinacria e l’ultimo naufragio in cui perde il resto dei suoi compagni e infine l’arrivo all’isola do Calipso.Cosi si conclude il lungo tuffo nel passato.Tra i vari episodi spicca giustificatamente l’incontro con le affascinanti sirene, ma tutto il resto valorizza l’eroe che sarà l’unico a tornare a differenza dei suoi compagni.

Il ventitreesimo libro contiene i canti del ritorno e della vendetta. Odisseo ha concluso il suo favoloso racconto ricco di maghi e incantesimi, finalmente giunto a Itaca si appresta a una narrazione più diretta e concreta. Il ritmo del racconto rallenta e si prepara l’animo del lettore alla culminante strage conclusiva dei pretendenti che da anni assediavano i suoi palazzi. L’aiuto di Atena è fondamentale per la trasformazione del protagonista, ma alla fine il racconto conclude con la sconfitta dei proci e l’incontro tra padre e figlio nella capanna di Eumeo.

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