MULTINAZIONALI-Nestlè

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Testo

SCALETTA:
• Origine
• Breve storia
• Che cos’è e come lavora una multinazionale?
• Composizione della multinazionale, strategie e produzioni
• Dislocazione delle filiali (geografica) e numero lavoratori
• Investimenti in ricerca
• Rapporti con i paesi sottosviluppati: il boicottaggio
ORIGINE: Prima della seconda guerra mondiale, l’acquisto e il commercio delle materie prime era una facoltà ancora vincolata a rapporti tra singoli stati e, perlopiù, l'iniziativa era mediata dalle istituzioni statali: l'iniziativa dei privati era ridotta e spesso confinata al solo ambito nazionale.
Alla fine del secondo conflitto mondiale la macchina industriale degli Stati risultati vincitori si era ingrandita enormemente. La capacità produttiva superava la richiesta del mercato interno, contemporaneamente vi erano interi stati europei e Asiatici da ricostruire e da finanziare.
In tale favorevole situazione alcune istituzioni nazionali, in particolare quelle degli Stati Uniti d'America, ma anche molte imprese private poterono pianificare una forte espansione delle proprie infrastrutture e offrire con continuità prodotti per l'ampia richiesta dei mercati. In quei momenti divenne indispensabile garantirsi la certezza di poter accedere alle materie prime, sia quelle già presenti sul mercato interno, sia di arrivare al controllo di quelle presenti in paesi stranieri. Divenne inoltre necessario ampliare le proprie capacità non solo industriali, realizzare o possedere strutture di distribuzione e, infine, completare la filiera con catene di vendita e società per la valorizzazione pubblicitaria dei prodotti finiti. Istituzioni e privati aumentarono la sfera di ingerenza e controllo acquisendo piccole società concorrenti e aziende specializzate in specifici settori oppure creandone appositamente di nuove. Nello strategico settore dell'energia in Italia è possibile leggere la storia dell'Ente Nazionale Idrocarburi e negli Stati Uniti d’America vedere l'evoluzione delle "sette sorelle", ovvero delle sette compagnie che attualmente possiedono il monopolio di questo settore.
BREVE STORIA:
La storia di Nestlé inizia nel lontano 1867 quando il farmacista tedesco Henri Nestlé inventò la Farina Lattea e fondò a Vevey, un piccolo Paese della Svizzera romanza, la S.A. Henri Nestlé. La farina lattea, il cui utilizzo si diffuse velocemente in tutta l’Europa, offriva per la prima volta un’alternativa all’allattamento al seno e una soluzione ai problemi legati alla mortalità infantile causata dalla malnutrizione.
I primi anni del 1900 rappresentano un periodo di forte espansione per Nestlé. Vengono aperte fabbriche negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania e in Spagna e successivamente in Australia.
Nel 1905 Nestlé si fonde con la Anglo Swiss Condensed Milk Company, la prima fabbrica europea nella produzione di latte condensato e in quegli anni vengono costruiti depositi a Singapore, Hong Kong e Bombay per rifornire il cresente mercato asiatico.
Lo scoppio della prima guerra mondiale riduce la disponibilità di latte incrementando la richiesta di prodotti sostitutivi a base di latte e raddoppiando le vendite di Nestlé.
Nell’immediato dopoguerra Nestlé si trova ad affrontare un periodo di crisi dovuto al rallentamento economico successivo alla fine del conflitto mondiale, ma all’inizio degli anni ‘20 l’azienda ricomincia a crescere diversificando la sua attività con il cioccolato e altri alimenti per l’infanzia e, dal 1938, con il Nescafé.
Con la seconda guerra mondiale arriva un nuovo periodo di crisi; la Svizzera è uno Stato neutrale e si trova progressivamente isolata dall’Europa. E’ proprio per rispondere a questa situazione che Nestlé sposta la maggior parte degli uffici negli Stati Uniti e comincia ad aprire fabbriche in America Latina.
Gli anni del secondo dopoguerra rappresentano per Nestlé un momento di forte diversificazione della gamma di prodotti. Vengono acquisiti Maggi (1947), i surgelati di Findus (1963) e Stouffer (1973) e i succhi frutta Libby (1971).
Nel 1974 Nestlé amplia le sue attività oltre i confini del mercato alimentare con L’Oréal, e successivamente con Alcon Laboratories Inc. produttore di prodotti farmaceutici e oftalmici.
Negli anni ‘80 la strategia dell’azienda si focalizza sul disinvestimento di aree di business non strategiche e poco profittevoli.
Gli anni ‘90 rappresentano un periodo di forte crescita che si traduce in nuove acquisizioni: San Pellegrino (1997), Spillers Petfoods (1998) e Ralston Purina (2002). Nello stesso periodo Nestlé cede il marchio Findus.
Nel 2003 Nestlé porta a termine altre tre importanti acquisizioni: i gelati Mövenpick, l’acqua Pow-wow e il gruppo di gelati americani Dreyer.
In tutti questi anni la priorità dell’azienda è stata sempre la stessa: offrire i migliori prodotti ai consumatori per soddisfare i loro desideri.
CHE COS’È E COME LAVORA UNA MULTINAZIONALE?
Il termine multinazionale nell'ambito economico indica un raggruppamento di imprese, in genere società per azioni, che possiedono interesse economico e attività nell'intero mondo o in buona parte di esso. A volte gli indicatori economici che caratterizzano una multinazionale sono così rilevanti da essere confrontabili con quelli di un'intera nazione.
Multinazionale può essere considerato un termine relativamente recente, legato al controllo di materie prime da parte di un numero sempre più ristretto di 'attori', all'espansione ed alla capillarizzazione del commercio nel mondo e nella recente esplosione di nuovi settori quali il terziario e il terziario avanzato. Una realtà dinamica, in costante divenire, frutto dei processi economici e sociali iniziati nel XIX secolo con la rivoluzione industriale e il capitalismo, evolutisi con l’allargamento dei mercati dopo il secondo conflitto mondiale. Spesso il termine è associato al concetto di globalizzazione
Le multinazionali sfruttano, per l'autofinanziamento, principi di controllo del credito e sono operanti in settori per progetti con finanziamento nazionale o internazionale (cioè erogati da enti ed istituti statali o internazionali quali, ad esempio, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo)
COMPOSIZIONE DELLA MULTINAZIONALE, STRATEGIE E PRODUZIONI
Fondata nel 1867, oggi la Nestlé è la maggiore multinazionale società agro-alimentare del mondo, con un fatturato di circa 51 miliardi di dollari. Oltre ad essere il principale produttore di latte in polvere, è leader mondiale nel settore del caffè e in quello delle acque minerali (nel 1997 ha comprato il gruppo San-Pellegrino-Garma), e sta acquisendo una posizione di primo piano anche nella vendita del cibo per animali: nel 2001 ha rilevato dalla Dalgety i prodotti a marchio Felix, Fido e Vitto Doko, che si sono aggiunti al marchio Friskies; nel 2001 ha comprato la Ralston Purina che detiene il 27% della produzione mondiale di cibo per cani e gatti. Inoltre, Nestlé detiene il 49% del capitale di Gesparal, la finanziaria che controlla la cosmetica L'Oreal, e ha accordi commerciali con Coca-Cola, con cui ha costituito la società di distribuzione Beverage Partners Worldwide. Il fatturato è pertanto costituito da bevande (28,3%), derivati del latte (27,1%), piatti pronti e ingredienti alimentari (25,2%), cioccolato e dolciumi (13,3%) e prodotti farmaceutici (6,1%).
In Italia il gruppo svizzero ha costruito il suo primo stabilimento nel 1924 ad Abbiategrasso, dove produceva latte condensato e farina lattea, ma il salto di qualità è arrivato nel 1988, con l'acquisizione della Buitoni-Perugina. La seconda accelerazione italiana è arrivata con il controllo della Perrier. Nel luglio '93, con la privatizzazione dei surgelati e dei dolci del gruppo Sme, Nestlé aggiunge alla sua ricca tavola i marchi Motta, Alemagna, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Maxicono, Surgela, Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza e Oggi in Tavola. L'acquisizione di Italgel ha permesso alla multinazionale svizzera di avere un ruolo di primo piano nel panorama dei gelati e dei surgelati in Italia.
Inoltre, possiede Alcon Italia di prodotti farmaceutici, Nestlè Purina Pet Care Italia di cibo per animali e nel 2003 ha acquistato Powwow Italy Sil che gestisce gli erogatori di acqua potabile. Complessivamente in Italia il gruppo fattura 2,7 miliardi di €, pari al 4,8% del suo fatturato mondiale, controllando il 32% del mercato dell'acqua in bottiglia e il 23% dei gelati.
Nel mondo Nestlé controlla numerosissimi marchi che acquista e vende continuamente, motivo per cui è veramente difficile rimanere aggiornati in tempo reale.
Questi sono i marchi e i prodotti venduti dalla Nesltè:
Bevande: Nescafè, Nesquik, Nestea, Orzoro, Malto Kneipp, Ecco…Franck
Soft drinks: Mirage, Sanbitter, Belté, Nestea, Diger Seltz
Acque minerali: Vera, S. Bernardo, S. Pellegrino, Panna, Levissima, Pejo, Recoaro, Perrier, Claudia, Pracastello, Giulia, Giara, Limpia, Sandalia, Tione, Ulmeta
Dolciumi e snack: Motta, Alemagna, Perugina, KitKat, Lion, Galak, Polo (caramelle), Smarties, Fruit Joy, Quality Street, Dorè, Cheerios, After Eight, Rowtree Macintosh, Cailler, Nuts
Prodotti alimentari: Sasso, Berni, Maggi, Buitoni
Pasta: Buitoni, Curtiriso, Pezzullo
Latticini: Fruttolo, LC1, Mio, Chef
Surgelati: Findus, Mare Fresco, La Valle degli Orti, Surgela, Antica Gelateria del Corso,Gervais, Haagen Dazs, gelati Mövenpick
Cibi per l'infanzia: latte Nidina, omogeneizzati Nestum, Alsoy
Cibi per animali: Felix, Fido, Vitto, Doko, Friskies, Mighty Dog, Ralston Purina
Farmaceutici: Alcon Italia spa
L'Oréal (controllata da Gesparal al 49% di Nestlé)

La sostenibilità è, per Nestlé, parte fondamentale della sua strategia a lungo termine.
La gestione dell’impatto sociale e ambientale attuato dall’Azienda si basa, infatti, sui ‘Principi Aziendali’, norme che coprono tutti gli aspetti dell’impegno nei confronti dei suoi interlocutori e abbracciano le direttive espresse dalla Convenzione Globale delle Nazioni Unite.
L’obiettivo di Nestlé è quello di creare valore a lungo termine per i suoi azionisti, i suoi consumatori e clienti, per chi lavora con la società e per le economie dei Paesi in cui opera.
DISLOCAZIONE DELLE FILIALI (GEOGRAFICA) E NUMERO LAVORATORI
Nestlé S.A. conta 500 stabilimenti in 83 Paesi e 247.000 dipendenti. Nel 2004 il fatturato ha toccato quota 56.197 milioni di euro, con un utile di esercizio di 7.105 milioni di euro.
Nestlé Italiana vanta 7 stabilimenti, 4.064 occupati, un fatturato di 1.676 milioni di euro a fine esercizio 2004, 1 centro di ricerca (Casa Buitoni), 7 laboratori di stabilimento, 1 laboratorio di analisi speciale, 6 application group, il Centro di Formazione di Milano e il Perugina Training Centre a Perugia, investimenti tecnici per 40 milioni di euro all'anno.

INVESTIMENTI IN RICERCA
Nestlé è una delle aziende alimentari che investono maggiormente in ricerca e vanta, con ben tremila persone attive in questo campo, la più grande divisione Research & Development del mondo.
Il settore Ricerca e sviluppo di Nestlé è inoltre parte integrante della comunità scientifica mondiale. Da oltre quindici anni collabora infatti a livello internazionale con i più importanti istituti di ricerca, università, cliniche specializzate e ospedali per sviluppare prodotti in linea con le più diverse esigenze nutrizionali.
Il “cuore pensante” di questo sistema è il Centro Ricerche Nestlé di Losanna, dove opera un team di oltre seicento professionisti provenienti da quaranta diversi Paesi.
Si tratta di un gruppo di ricerca in cui si incontrano e compenetrano competenze diverse: medici, nutrizionisti, fisiologi, biochimici, bioinformatici, microbiologi.
L’obiettivo, per tutti, è guardare avanti, studiando nuove soluzioni nutrizionali dirette alla soddisfazione e al benessere del consumatore
RAPPORTI CON I PAESI SOTTOSVILUPPATI: IL BOICOTTAGGIO
La fenomenale ascesa della Nestlé è da inquadrare in un processo di passaggio da un'industria alimentare locale ad una sovranazionale. Diversificazione geografica, forti disponibilità finanziarie e promozioni aggressive dei propri marchi consentono a poche multinazionali di colonizzare una fetta sempre più vasta del mercato a scapito delle imprese che si muovono in un'ottica nazionale. Come ogni multinazionale, Nestlé tiene moltissimo alla sua immagine: nel 2000 ha speso in pubblicità 1,8 miliardi di dollari, posizionandosi all'8° posto nella graduatoria mondiale per spese pubblicitarie. In Italia, nel 2001 ha speso 254 milioni di €, posizionandosi al 3° posto nel settore alimentare. È proprio facendo leva su questa componente non secondaria del potere della Nestlé che le campagne di pressione possono avere successo. Il gruppo svizzero è infatti seriamente preoccupato del danno all'immagine ed al fatturato provocati dal boicottaggio. Ad esempio, in seguito all'approvazione da parte della Chiesa d'Inghilterra del boicottaggio della Nestlé, le vendite di Nescafè nel Regno Unito (che costituiscono approssimativamente 1/8 delle vendite totali) sono diminuite del 3%. Secondo diversi economisti, il boicottaggio ha determinato la contrazione del fatturato dell'1,2% registrata da Nestlé nel '94. Questa contrazione è infatti dovuta principalmente al calo delle vendite negli Stati Uniti e nel Regno Unito, paesi dove il boicottaggio è stato portato avanti con maggior vigore. In Italia, non esistono dati sull'impatto economico del boicottaggio, ma il timore di Nestlé è dimostrato chiaramente sia dalla pubblicazione, per i suoi dipendenti, di un controdossier, a cui si è risposto apertamente in un documento, sia dai vari tentativi di "ripulitura" dell'immagine effettuati promuovendo iniziative culturali quali mostre del cinema e fiere del libro. Spesso tali tentativi sono risultati un'ulteriore occasione per rendere note le ragioni del boicottaggio.

Un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno poiché non vengono nutriti con il latte materno. A questa cifra tremenda calcolata dall’UNICEF dobbiamo ancora aggiungere i milioni di bambini che si ammalano gravemente a causa di questa forma di malnutrizione. La causa maggiore di questo bilancio é il latte in polvere, promosso dalle grandi società produttrici del settore. Visto l’aggravarsi della situazione, l’UNICEF e l’OMS (Organiz-zazione Mondiale della Sanità) hanno varato un Codice Internazionale con leggi precise che proibiscono ogni forma di promozione di latte in polvere nei paesi poveri.
Ma questo non é certo bastato. Per fermare i tentacoli delle multinazionali non bastano certo alcune leggi, anzi...
Menzioniamo dunque l’accusata Nestlé, che a tutt’oggi viola queste leggi in maniera molto superiore che non i propri concorrenti. Chiaramente una legge va aggirata per benino: ecco quindi la Nestlé fornire gratuitamente il latte in polvere agli ospedali. Il bambino si abitua subito a bere dal biberon e questo sfavorisce l’allattamento al seno, con tutte le conseguenze del caso.
Infatti una volta a casa il bambino continuerà a essere allattato con questo latte, che nella maggior parte dei casi costa più della metà dell’intero reddito familiare.
Non potendosi permettere grosse quantità di latte, le madri sono costrette a un utilizzo improprio del prodotto, come l’eccessiva diluizione in acque malsane, poco potabili oppure non potabili del tutto. Ecco spiegati i conseguenti casi di malnutrizione e di malattie, come disidratazione o forte diarrea, fino al tragico epilogo della morte.
Nel 1986 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato una risoluzione che stabilisce quanto segue: "Nessuna fornitura, gratuita o con sussidio, di latte in polvere per bambini deve essere data agli ospedali o ai reparti maternità; l’ammontare necessario dovrà essere acquistato dalle istituzioni".
La Nestlé pare sorda da entrambe le orecchie.
Un primo boicottaggio venne sospeso nel 1984, quando la Nesté promise di rispettare il Codice Internazionale. Come ben sappiamo questo non avvenne e il boicottaggio venne riattivato nel 1988, concentrando l’azione sul prodotto di punta della Nestlé, il Nescafé.
Senza contare gli episodi che vengono definiti di "ecoterrorismo", come il più recente avvelenamento con topicida di due panettoni delle marche Motta e Alemagna . La Nestlé ha ammesso che le forniture gratuite sono dannose, ma manterrà le forniture agli ospedali finché i governi non avranno varato leggi in materia.
In Italia nel Marzo 2000 Nestlé è stata condannata dall'Antitrust per essersi accordata con Milupa, Nutricia, Heinz, Abbott e Humana al fine di distribuire il latte artificiale per la prima infanzia solo in farmacia (a prezzi 2 o 3 volte superiori rispetto alle altre capitali europee) e per essersi spartita le forniture gratuite agli ospedali.
Nel dicembre del 2002 ha destato scalpore la richiesta Nestlé di 6 milioni di dollari all'Etiopia a titolo di indennizzo per la nazionalizzazione di uno stabilimento del suo gruppo, ma non tutti sanno che nello stesso anno Nestlé ha tentato di barattare un aiuto di latte in polvere gratuito al Terzo Mondo - per combattere la trasmissione dell'HIV tramite allattamento (ogni anno circa 1,7 milioni di bimbi sono contagiati per questa via) - con la riabilitazione da parte dell'OMS dell'immagine stessa del latte in polvere.
E' uno dei più grandi commercianti di caffè e cacao, pertanto è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo a causa dei suoi metodi commerciali totalmente ispirati alla logica del profitto
Sul piano dei diritti dei lavoratori, va segnalata la gravissima situazione della Colombia, dove i sindacalisti del SINALTRAINAL e gli operai sindacalizzati sono sottoposti a continui abusi (telecamere e altre misure di stretto controllo interne alla fabbrica, licenziamenti immediati, ecc.) e ad aggressioni (sequestri, sparizioni forzate e attentati) di cui 8 mortali tra il 1986 e il 2002.
Sempre in Colombia nel novembre 2002 il Dipartimento Amministrativo di Sicurezza ha smascherato il tentativo della Nestlé di mettere sul mercato tonnellate di latte in polvere scadute provenienti dall'Uruguay. In questo paese la politica di importazione del latte operata da Nestlé, Danone e Parmalat, ha danneggiato l'economia nazionale causando la sovrapproduzione di latte fresco (impoverimento dei piccoli produttori, perdita di posti di lavoro nell'indotto, ecc.). Analogamente, incurante della crisi attraversata dai produttori colombiani di caffé (nel 2001 la raccolta del caffé si è ridotta del 40%), Nestlé importa sacchi di caffé dal Perù.
Nel 2001 Jennifer Zeng, una signora cinese, ora rifugiata in Australia, ha riconosciuto nei peluches di coniglio distribuiti insieme a Nesquik gli stessi peluches fabbricati da lei e da altri suoi colleghi in Cina presso un campo di internamento per dissidenti, dove si praticavano lavoro forzato e tortura.

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