Cile e Argentina

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Testo

Il Cile
Il Cile è un paese unico: come poter definire altrimenti una nazione larga meno di 400 km, ma lunga 4300km, stretta tra la Cordigliera e l’Oceano? Al Cile non rimane molta terra, soprattutto perché lungo la costa corre una seconda Cordigliera, più bassa ma pur sempre montuosa, che limita ad una vallata interna le zone coltivabili. Il Cile, comunque, è una regione di primati. La vallata interna del paese è la più lunga de mondo (1100km)…e il deserto più deserto cileno è il più “deserto” del mondo, poiché non vi cresce proprio nulla! Il Cile dispone inoltre della miniera di rame “a cielo aperto” più grande del mondo e di quella sotterranea più vasta. Proprio il rame è la “carta vincente” del paese, che si colloca tra i maggiori produttori mondiali del minerale rosso. Ma il Cile è anche fatto di isole. La più famosa è l’isola di Pasqua, dove si trovano più di 800 statue alte oltre 10 metri lasciate, forse, dai primi abitanti dell’isola, ma la cui origine è ancora avvolta nel mistero.
CONFINI
A nord confina con il Perù, a nord- est con la Bolivia, a est con l’Argentina e a sud e a ovest con l’Oceano Pacifico.
GEOGRAFIA
Il confine segue lo spartiacque Andino. La regione montuosa occupa circa la terza parte del territorio. Dalle Ande scendono all’oceano numerosi fiumi, brevi di corso utili all’irrigazione. Ben marcata è la divisione del Cile in tre zone.
• Il Cile settentrionale ha un clima caldo e asciutto causato dalla corrente fredda marina di Humbdolt. Aspetti desertici presentano la Puna de Atacama.
• Il Cile centrale ha inverni piovosi ed estati secche: è questo il fulcro del paese, dove si trova la capitale e il porto più attivo. Tra le Ande e la catena costiera si estende una depressione ben coltivata. Centri importanti sono Conception e Vina del Mar.
• Il Cile meridionale ha un clima freddo, piovoso con venti violenti. I centri principali sono Valdavina e Puna Arenas. Al Cile spettano le due rive dello stretto di Magellano, con una parte della Terra del Fuoco, oltre alle isole oceaniche di Juan, Fernandez e di Pasqua.
In Cile sono presenti oltre 200 vulcani, di cui all’incirca 50 ancora attivi.
POPOLAZIONE
La popolazione è costituita prevalentemente da meticci (65%) e da bianchi (36%); gli indios non raggiungono il 5%. Il livello di istruzione è alto: il 90% della popolazione frequenta la scuola fino a 17 anni. Per i due terzi, gli abitanti del Cile vivono nelle città. L’85% degli abitanti vive nella parte centrale del paese e il 40% nell’area della capitale, mentre il nord ha una densità bassissima e il sud è quasi spopolato.
La lingua ufficiale è lo spagnolo; la religione più diffusa è il Cattolicesimo.
ECONOMIA
Il Cile è l’unico paese Andino ad aver conosciuto già dagli inizi del ‘900 un certo sviluppo economico, che ha consentito la crescita di una forte economia latifondista e lo sfruttamento oculato delle risorse minerarie a disposizione. L’economia cilena si fonda sull’industria mineraria, in particolare quella del rame, di cui è uno dei primi produttori mondiali, ma anche del mobildeno (al secondo tra i maggiori produttori mondiali); buoni giacimenti anche di ferro, argento, oro, manganese, zinco, zolfo e petrolio. Nonostante le ricchezze del sottosuolo e la grande disponibilità di energia idroelettrica, la struttura rimane quella di un paese arretrato senza una solida industria nazionale (significativa solo nel campo tessile e alimentare, dello zucchero, del vino e delle carni). L’agricoltura produce cereali (frumento, orzo, avena), patate, barbabietole da zucchero, vite (il Cile è uno dei maggiori di vino in America), frutta. L’allevamento è centrato sui bovini e sugli ovini (lana merino). Buona la pesca e la caccia alle balene.
Negli ultimi anni il paese ha conosciuto una vigorosa ripresa economica, anche se accompagnata da forti disuguaglianze e da conflitti sociali (il 25% della popolazione è sotto la soglia della povertà). Nel 1997 il Cile è entrato a pieno titolo nel “Mercosur”: il Mercato Comune del Sud, istituito nel 1991, è entrato in vigore il primo gennaio del 1995. Si tratta della prima zona di libero scambio all’interno dell’America Latina: riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, Cile, mentre la Bolivia gode dello status di paese associato. Il segretariato del Mercosur ha sede a Montevideo e il Consiglio che lo amministra è composto dai ministri degli esteri e dell’economia degli stati aderenti.
Inoltre il Cile è anche candidato ad entrare nel “NAFTA- ALENA” (North American Free Trade Agreement): trattato nordamericano di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico, entrato in vigore il 1 gennaio 1994, che prevede la progressiva eliminazione, nel lungo periodo (15 anni), delle barriere doganali tra i Paesi firmatari.
LE CITTÀ
SANTIAGO:Città (4233000 abitanti), capitale dello Stato e capoluogo dell'omonima regione metropolitana (5170000 abitanti), in una valle a clima mediterraneo. Importante centro commerciale, è sede di industrie tessili, meccaniche, della concia, alimentari, metalliche, farmaceutiche, chimiche. Ha edifici per lo più bassi a causa della sismicità del territorio: la costruzione dei grattacieli è recente. L’eccessiva crescita della metropoli ha creato seri problemi di traffico, inquinamento e carenza di servizi. Fondata nel 1541 dallo spagnolo Pedro de Valdivia nella lunga vallata centrale, è percorsa da innumerevoli strade a scacchiera, tutte facenti capo alla strada principale. Occupata dai rivoluzionari di J. de San Martín (12 febbraio 1817), fu eretta a capitale dalla Repubblica cilena nel 1818.
Altri centri importanti sono Angol (46000 abitanti), il “granaio” del Cile, e Valparaiso (277000 abitanti), il principale porto del Paese, costituito sulle ripide colline che circondano la baia, un tempo rifugio dei pirati.
L’ARGENTINA
GEOGRAFIA
MORFOLOGIA: Il carattere essenziale del rilievo è dato dalla netta contrapposizione tra le pianure orientali e la cordigliera Andina, che segna il confine col Cile. Nella parte settentrionale i rilievi hanno aspetto massiccio e tabulare. Nelle Ande centrali la catena si restringe, ma si fa più impervia, raggiungendo le massime elevazioni (Aconcagua 6959m, Mercedario 6770m). la Ande patagoniche (culminanti a 3554m nel Cerro Tronador) sono ricoperte di nevi e di ghiacciai malgrado l’altezza relativamente modesta. A est della regione Andina s’incontrano regioni molto varie, sia dal punto di vista climatico, sia da quello morfologico. Da nord a sud si distinguono:
• il Chaco, vasto bassopiano attraversato da fiumi dal corso lento e coperto da una prateria sparsa di arbusti;
• la Pampa, sterminata distesa pianeggiante, con un clima temperato, ricoperta da una steppa di graminacee che l’uomo ha sostituito in parte cono colture di cereali;
• la Mesopotamia argentina, compresa tra i fiumi Paranà e Uruguay, bassa e paludosa; la regione patagonica, a sud del Rio Colorado, steppica e poco popolata.
CLIMA: L’Argentina è quasi tutta compresa nella zona temperata australe, ma, a causa della grande estensione in latitudine (dal 22° al 55° parallelo sud), presenta una notevole varietà di tipi climatici, dal clima subtropicale del Chaco al clima steppico e poco piovoso della Pampa, al clima desertico della Patagonia, con inverni rigidi e precipitazioni scarse (300mm).
IDROGRAFIA: Il maggior fiume è il Paranà, che con il suo principale affluente, il Paraguay, forma una grande arteria per la navigazione fluviale. Notevoli anche il Policomayo e l’Uruguay che forma con il Paranà il grande estuario del Rio de la Plata. I fiumi della regione patagonica (Colorado, Negro, Chubut, ecc…) hanno corsi lunghi e ricchi di acque, ma non si prestano alla navigazione.
VEGETAZIONE: La foresta tropicale si estende nella regione dell’Entre Rios e sui versanti orientali della cordigliera Andina, mentre la cordigliera patagonica si ammanta di foreste temperate (faggi australi e conifere). Le regioni pianeggianti sono il dominio delle praterie e delle steppe con vegetazione xerofila piuttosto rada.
POPOLAZIONE E CITTÀ
Nonostante la lingua ufficiale sia lo spagnolo, questa terra, prima della seconda metà del secolo scorso, non aveva subito l’influenza degli Europei. Si deva quindi alla successiva immigrazione europea se oggi in Argentina predomina l’elemento latino. L’Argentina è anomala nel contesto dell’America Meridionale, anche perché presenta una crescita demografica assai ridotta. Tuttavia la minore pressione demografica non libera l’Argentina dai problemi che caratterizzano l’America Latina nel suo complesso, in particolare da quelli connessi al sottosviluppo. L’emblema di questa situazione è Buenos Aires, città nella quale si concretizzano le contraddizioni del paese. La capitale insieme a Rio de Janerio e San Paolo, è uno dei più grandi agglomerati urbani di tutta l’America Meridionale e dell’emisfero australe. Come San Paolo in Brasile, Buenos Aires è un punto di riferimento non solo per gli Argentini, ma anche per tutti gli abitanti dell’America Latina. Anche qui, come in generale nelle altre metropoli sudamericane, gli squilibri sociali sono assai evidenti: mentre il centro della città è la sede degli affari e del governo e nell’immediata periferia si collocano le residenze eleganti, nell’ hinterland sorgono invece i quartieri industriali e quelli più poveri. È in queste zone che emerge preponderante il problema delle bidonville; qui regna la miseria ed il degrado, non solo sociale ma anche morale, contrapposti al benessere presente nelle enormi proprietà dei ricchi latifondisti argentini. D’altra parte, anche il cuore della città presenta problemi irrisolti: la pianta urbana infatti, perfettamente squadrata, è poco funzionale, perché provoca intasamenti e difficoltà alla circolazione. Inoltre, la posizione geografica di Buenos Aires non sarebbe mai favorevole al sorgere di una metropoli, poiché non solo le condizioni atmosferiche sono difficili, ma anche il porto è spesso invaso dai detriti portati dal Rio de la Plata. Per rendere più agevoli le comunicazioni via mare si è costruito un secondo porto, più meridionale, presso la città di La Plata (520000 abitanti). Più difficili da risolvere appaiono i problemi legati alla diffuso disagio sociale e agli effetti della recessione economica.
La popolazione è formata per il 65% da bianchi, in gran parte di origine italiana e spagnola; gli amerindi sono soltanto 20- 30000 individui; la minoranza è composta da meticci e mulatti. La densità complessiva è di circa 11 abitanti/kmq e raggiunge punte massime nella regione del Rio de la Plata e nella Pampa retrostante, per scendere a valori minimi nella Patagonia e nelle regioni dell’interno. L’86% della popolazione vive nei centri urbani.
BUENOS AIRES: Città (2961000 di abitanti, 11256000 di abitanti nell'agglomerato urbano), capitale dello Stato e del distretto federale, sulla riva destra dell'estuario del Río de la Plata. Nel 1987 è stato deciso il trasferimento della capitale a Viedma, al margine della Patagonia. Ha aspetto moderno, con pianta a scacchiera e ampie piazze ornate di monumenti. Il porto, accessibile alla navigazione oceanica, è il maggior emporio marittimo argentino. Buenos Aires è inoltre un importante centro industriale (industrie alimentari, tessili, conciarie, metalmeccaniche, di apparecchiature varie) e notevole centro culturale e finanziario. Fondata nel 1536 dallo spagnolo Pedro de Mendoza, nel 1776 divenne capitale del vicereame del Río de la Plata ed ebbe un intenso sviluppo edilizio e commerciale. L'immigrazione europea e specialmente italiana a partire dal 1880 e la messa in valore della Pampa fecero salire la popolazione da 270000 abitanti nel 1880 a 1575000 nel 1914. La provincia di Buenos Aires (307571 km2, 12538000 abitanti, capoluogo La Plata) comprende la regione costiera pianeggiante fra il Río de la Plata e Bahía Blanca. Trattato di Buenos Aires. Stipulato nel 1938 da Bolivia e Paraguay, dava alla prima diritti di transito e porto franco a Puerto Casado, al secondo gran parte del Chaco Boreal.
Tra le altre città si segnalano Cordoba, Rosario e Tucuman.
ECONOMIA
Le caratteristiche territoriali hanno orientato l’Argentina a sviluppare prevalentemente l’agricoltura estensiva per produrre beni alimentari destinati all’esportazione. La principale coltura è il frumento; fra gli altri cereali notevoli l’orzo, l’avena, la segale e il riso. Grande importanza rivestono le colture industriali: semi di lino e di girasole, cotone e canna da zucchero. La viticoltura è specialmente estesa alle province di Meidora e di San Juori. Le ampie distese pianeggianti hanno favorito l’allevamento per l’esportazione di carne, pelli e lana. I prodotti dell’allevamento alimentano fiorenti industrie caseari e delle carni refrigerate e congelate. Dopo la seconda Guerra Mondiale la concorrenza straniera e l’aumento della popolazione mondiale hanno provocato la diminuzione della produzione del prezzo dei prodotti argentini. In questa situazione economica l’Argentina non ha saputo convertire appropriatamente la propria struttura produttiva e così si sono registrati il crollo dei redditi pro capite, l’abbandono delle campagne, la fuga nelle città, l’instaurarsi di un fragile comparto industriale. L’agricoltura e l’allevamento sono stati la fortuna dell’Argentina e, ancora oggi, le esportazioni di cereali e di bovini rimangono le risorse principali del paese. Le regioni agrarie dell’Argentina possono essere così suddivise: quella dei cereali, delle colture mediterranee, quella delle colture tropicali e quella della Patagonia. La Pampa, infine, messa a coltura di cereali, è sede dei maggiori centri de commercio e di esportazione.
L’Argentina, disponendo di discrete risorse minerarie, guarda all’industrializzazione come al settore su cui puntare per il proprio sviluppo. Ciò che manca non sono né i capitali né le basi energetiche, ma un’adeguata politica nazionale che sia in grado di rendere competitiva l’industria argentina. Tutto gravita attorno a Buenos Aires e questa situazione fa si che anche l’industrializzazione, considerata da molti l’unica via d’uscita al sottosviluppo, non si espanda secondo progetti di riequilibrio. Tutte le maggiori industrie del paese, infatti, anziché decentrarsi sul resto del territorio, si sono estese a macchia d’olio intorno alla capitale. D’altra parte, questa scelta degli imprenditori è legata ad altri fattori, ad esempio, alla situazione delle reti stradali e ferroviarie che risultano non solo insufficienti e da rimodernare ma, soprattutto, non in grado di servire tutto il territorio.
SCHEDA STORICA RIGUARDANTE CILE E ARGENTINA
CILE: Fu conquistato dagli Spagnoli per opera di Pedro de Valdivia, che combatté contro Inca ed Araucani (1535-1553) e fondò Santiago (1541). I primi moti insurrezionali si ebbero nel 1810 con la costituzione di un governo provvisorio, dipendente però dalla corona spagnola; l'indipendenza fu raggiunta con l'arrivo degli Argentini guidati da J. de San Martín (1817) dopo le vittorie di Chacabuco (1817) e di Maipo (1818). La repubblica fu proclamata dopo la sconfitta della flotta spagnola e la presa di Lima (1821). Dal 1879 al 1883 il Cile combatté la guerra del Pacifico, contro la Bolivia e il Perú, che permise l'acquisto delle saline di Atacama, di Cobija e di Tarapacá e dei territori di Tacna (ritornato al Perú nel 1929) e di Arica. Nella politica interna peso determinante ebbero sempre le forze armate, sostenitrici di una linea fortemente moderata; nel dopoguerra aprì nuove prospettive l'elezione alla presidenza del democristiano E. Frei (1964). Nel 1970 comunisti, socialisti, radicali e socialdemocratici presentarono alle elezioni presidenziali un solo candidato, Salvador Allende, che nel settembre ottenne la maggioranza, iniziando un vasto piano di riforme stroncato dal colpo di Stato del settembre 1973, che instaurò una dittatura militare con a capo il generale A. Pinochet (dal 1974 Capo supremo della nazione). Nel gennaio 1978 un referendum popolare di dubbia legalità confermò Pinochet al potere. Ma in un nuovo referendum del 1988 l'elettorato si espresse contro Pinochet e il regime militare, e nelle elezioni del dicembre 1989 fu eletto presidente della Repubblica il democristiano Patricio Aylwin, che nella sua azione di restaurazione democratica ha dovuto fronteggiare la massiccia ingerenza dei militari. Pinochet è rimasto capo delle forze armate anche dopo le elezioni del 1993 che hanno visto la vittoria del democristiano E. Frei, figlio del presidente degli anni Sessanta.
ARGENTINA: Occupata dagli Spagnoli nel 1516, l'Argentina fu parte della provincia di Asunción (Paraguay) e del vicereame di Lima, quindi venne eretta a provincia a sé stante di Buenos Aires (fondata nel 1580 da Juan de Garay) nel 1617, per divenire infine viceregno del Río de la Plata (1776), unita a Bolivia, Uruguay e Paraguay. Nel 1810, approfittando dell'occupazione napoleonica della madrepatria, una giunta rivoluzionaria rovesciò il viceré Cisneros e giunse alla proclamazione dell'indipendenza nel 1816. Nel 1819 si sviluppò una guerra civile tra le province federaliste e i rappresentanti di Buenos Aires liberali e unitari, che con alterne vicende proseguì fino al 1829. Dal 1829 al 1852, con un intervallo dal 1832 al 1835, rimase al potere J. M. de Rosas, che instaurò una dittatura sanguinaria e feroce. Nel 1852 il generale Urquiza riuscì a liberare Buenos Aires e a dare all'Argentina una costituzione repubblicana federale. La guerra contro il Paraguay (1865-1870) stabilì i confini definitivi della nazione. La crisi economica del 1929 interruppe la crescita economica dell'Argentina, basata essenzialmente sull'esportazione di prodotti agro-pastorali. Un primo colpo di Stato (1930) portò al governo il generale Uriburu, cui seguirono altri militari sino al prevalere nel 1946 del generale Juan Perón, coadiuvato dalla futura consorte Eva Duarte e dai suoi “descamisados”. La dittatura populistica di Perón resistette fino al 1955, anno in cui un ennesimo colpo di Stato aprì un periodo di forte instabilità che vide succedersi governi civili e militari. Perón tornò al potere nel 1973 e alla sua morte (1974) la presidenza venne assunta dalla terza moglie María Estela Martínez, detta Isabelita. Nel 1976 per un nuovo golpe la presidenza passò al generale Rafael Videla, tutte le libertà costituzionali vennero soppresse e fu instaurato un regime reazionario e fortemente repressivo guidato successivamente dai generali Viola, Galtieri e Bignone. Lo sfaldamento del regime militare di fronte alla crisi economica precipitò con la sconfitta subita dall'Argentina a opera del Regno Unito nella guerra per il controllo delle Falkland. Il paese ritornò alla democrazia nel 1983 sotto la presidenza del radicale Raúl Alfonsín, al quale è succeduto nel 1989 il peronista Carlos Saúl Menem, rieletto nel 1995.

VOCABOLI
CAUDILLISMO
Forma di potere assoluto esercitato da capi (caudillos) su intere regioni dell'America Latina, fuori da qualsiasi apparato istituzionale e legislativo. Sopravvive in alcune regioni agricole sotto forma di potere economico assoluto concentrato in qualche figura di proprietario terriero. Anche la tendenza delle gerarchie militari alla conquista del potere politico. GIUSTIZIALISMO
Movimento politico d'ispirazione nazionalistica e populistica fondato in Argentina da J.D. Perón.
DESAPARECIDOS
Termine spagnolo (“scomparsi”) con cui si indicano le migliaia di persone arrestate ed eliminate nascostamente dalla dittatura militare in Argentina negli anni 1976-1982, e più in generale dai governi autoritari dell'America Latina.
DESCAMISADOS
( in spagnolo “scamiciati”), In Spagna, i liberali del 1820, difensori della Costituzione di Cadice (1812). In Argentina, i partigiani del generale J. Perón.
ALLENDE GOSSENS, SALVADOR
Uomo politico cileno (1909-1973). Socialista, con i voti di una coalizione di socialisti, comunisti, radicali e cattolici di sinistra (Unitad Popular) nel 1970 fu eletto presidente della Repubblica. Osteggiato per la sua politica di riforme democratiche e di nazionalizzazioni, morì resistendo con le armi al golpe (colpo) militare guidato da A. Pinochet nel settembre 1973.
PINOCHET UGARTE, AUGUSTO
Generale cileno (1915). Guidò nel 1973 il colpo di Stato che si concluse con la morte del presidente socialista Allende e l'instaurazione di una giunta provvisoria, di cui fu nominato capo. Il suo regime autoritario si è concluso nel marzo 1990, quando il Cile è tornato alla democrazia, mentre Pinochet ha mantenuto il comando delle Forze Armate.
PERON, JUAN DOMINGO
Generale e uomo politico argentino (1895-1974). Fautore di una linea politica fortemente venata di demagogismo, trovò nel mondo operaio i suoi più accesi sostenitori (i descamisados). Eletto presidente della Repubblica (1946), volle realizzare la dottrina (peronismo o giustizialismo) che, rispondendo a talune istanze di giustizia sociale e ispirandosi a principi corporativi e a modelli fascisti, egli presentava come una terza via alternativa rispetto a capitalismo e comunismo. In politica estera mantenne una posizione di equidistanza tra i due blocchi e cercò di stringere rapporti di collaborazione con i Paesi dell'America Latina. Fu deposto da un colpo di Stato militare (1955). Stabilitosi in Spagna, nel settembre 1973, dopo il trionfo del Frente Justicialista de Liberación, a lui fedele, tornò alla presidenza della Repubblica, governando di fatto assieme alla moglie Isabel, che gli succedette alla morte per essere poi rovesciata dal golpe militare del 1976.
DEMAGOGIA
Governo in cui i governanti si mantengono al potere illudendo il popolo con promesse di soddisfare i suoi desideri e le sue aspirazioni spec. economiche.
MENEM, CARLOS SAUL
Uomo politico argentino (1935). Peronista, presidente della Repubblica dal 1989.

VALORI
CILE
ARGENTINA
Capitale
Santiago
Buenos Aires
Superficie (kmq)
756945 (1998)
2766889 (1998)
Popolazione (abitanti)
14824000 (1998)
36123000 (1998)
Densità (abitanti/kmq)
20 (1998)
13 (1998)
Reddito nazionale per abitante ($)
12730 (1997)
10300 (1997)
Consumo di energia per abitante (kwh)
2105 (1995)
1993 (1995)
Disponibilità alimentari per abitante al giorno- proteine (grammi)
72 (1989)
100 (1989)
Calorie
2769 (1995)
3110 (1995)
Speranza di vita (anni)
75 (1995- 2000)
73 (1995- 2000)
Analfabetismo %
4,8 (1997)
3,5 (1997)
Numero di medici (per 100 abitanti)
1,24 (1995)
2,68 (1990)
Popolazione urbana %
84 (1998)
89 (1998)
Abitanti per automobile
11 (1997)
7,3 (1997)
Governo
Repubblica Presidenziale Unitaria
Repubblica Presidenziale Federale
Religione
Cattolica
Cattolica
Lingua
Spagnolo, Mapuce
Spagnolo
Moneta
Peso cileno
Peso argentino
Popolazione attiva
5082000
12230000

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