Il Giardino dei Finzi Contini, Giorgio Basani

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

SCHEDA DI LETTURA DE:
“IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI”
DI: GIORGIO BASANI
ED: CLASSICI MODERNI- OSCAR MONDADORI
N. PAG. : 241
GENERE: ROMANZO
PREZZO: 13.000 £
IL LIBRO
Scritto in prima persona, “Il giardino dei Finzi-Contini”, non cede alla memoria, né inserisce le cose e le persone della realtà in un mondo irreale creato dall’autore, è quindi strutturato su precisi ricordi, cercati come documenti di archivio, per ricostruire la realtà nella sua certezza sociale e morale. Il romanzo è stato pubblicato nel 1962, ma la sua gestazione risaliva alla fine degli anni Quaranta.
LA TRAMA
Il libro inizia con un prologo, nel 1957 con una piccola comitiva di amici, l’autore si reca alle necropoli etrusche a Cerveteri, le frasi di una bambina favoriscono al narratore di ricordare i Finzi-Contini, con questo si chiude il prologo.
Bassani si collega alla famiglia pensando alla grande statua mortuaria che si trova nel cimitero ebraico di Ferrara; il monumento, molto particolare, era stato costruito dal fondatore della famiglia e con il tempo abbandonato.
Dopo aver presentato la storia della famiglia, il narratore ci presenta i due fratelli, Alberto e Micol, descrivendo i loro primi incontri in sinagoga, poiché entrambe le famiglie facevano parte della comunità ebraica; fino al primo vero incontro con Micol, un settembre, quando, poiché era stato rimandato in matematica, per paura di tornare a casa, vaga in bicicletta lungo le mura urbane; fino quando raggiunge la fine di corso Ercole I d’Este e i suoi pensieri vengono disturbati da una voce, è Micol, il loro dialogo culmina con l’invito della ragazzina ad entrare nel giardino, ma lei viene richiamata in casa.
Quasi dieci anni dopo, nel 1938, viene invitato dai due fratelli Finzi-Contini a giocare a tennis nel loro campo privato; e lì ogni pomeriggio incontrava altri ragazzi ebrei, che erano stati espulsi dal circolo Eleonora d’Este per motivi razziali. Importante è il dialogo tra il professor Ermanno, padre di Alberto e Micol, dove l’io narrante espone le sue idee per la tesi di letteratura italiana.
Iniziano anche le lunghe passeggiate di Micol con il narratore per il meraviglioso giardino, che segnano una grande amicizia ed affinità tra i due giovani; le visite alla magna domus, la casa dei Finzi-Contini, sono sempre più diradate per l’avanzare dell’inverno, mentre le telefonate tra i due si fecero più frequenti; la stagione invernale segna un lento ma inesorabile distacco, che culmina con la partenza di Micol per Venezia dove avrebbe finito la sua tesi universitaria.
Per mantenere i contatti con la famiglia, l’io narrante passa numerosi pomeriggi invernali nella camera di Alberto con Giampiero Malnate, già conosciuto durante l’estate al campo di tennis, e qui vengono descritte le discussioni in particolare a carattere politico tra i giovani. Importane è l’invito che il professor Ermanno rivolge al narratore, espulso come ebreo dalla Biblioteca Comunale, perché frequenti liberamente la biblioteca di casa, in modo da poter concludere la laurea.
Durante la malinconica cena in famiglia di Pésah, meno ricca e allegra degli anni precedenti, arriva l’inattesa telefonata di Alberto che lo invita a recarsi alla magna domus per una sorpresa, il ritorno di Micol; lì regna un clima totalmente differente, un’atmosfera di festa. Il narratore cerca di parlare alla ragazza per esporle i suoi sentimenti, maturati durante la lontananza, ma, il clima di festa della casa, e la paura glielo impediscono.
Nonostante il narratore passi gran parte delle sue giornate nella magna domus, non ha mai l’occasione di incontrare Micol, fino al giorno in cui viene chiamato nella sua stanza, poiché lei malata. Un gesto frainteso della ragazza, spinge il narratore a un comportamento malaccorto, il no di Micol non poteva essere né più paziente, né più deciso.
Dopo questa risposta definitiva, il narratore si allontana, partendo per la Francia presso il fratello. Non appena ritorna a Ferrara, il suo corteggiamento silenzioso, duranti i pomeriggi trascorsi al campo di tennis, spinge Micol a chiedergli di diradare le visite. L’unico contatto, anche se indiretto, con la famiglia lo avrà frequentando “il Malnate”, con cui vagherà la notte, non parlando più di politica, ma di letteratura e di poesia.
Una notte, rientrato molto tardi, come ormai d’abitudine, si affaccia alla camera del padre, ancora sveglio, e per la prima volta i due si parlano apertamente; il padre affronta il suo rapporto con Micol, ed esprime il suo parere negativo ad un tale legame; seguendo questo suggerimento, rinuncia a Micol.
Con il capitolo finale descrive l’ultima volta che vede “il Malnate”, osservato di nascosto, e il suo solitario vagabondare per la città, fino a trovarsi nei pressi della magna domus. Qui compie l’atto che non aveva saputo fare anni prima, scavalca il muretto, fino a raggiungere la Hutte e qui immagina incontri segreti fra Micol e “il Malnate”.
Il romanzo si avvia verso la sua logica conclusione: il professor Ermanno, la moglie Olga, la vecchia madre di lei Regina, Alberto e Micol scompaiono nel turbine che tutto e tutti divora. Alberto prima degli altri, non soffrirà l’oltraggio nazista, poiché si avvierà alla morte con la consapevolezza dei forti. E’ il 1942 e i Finzi-Contini saranno condotti in Germania, spinti nei campi di morte.
I PERSONAGGI

MICOL, di cui l’io narrante si innamora non corrisposto, è il personaggio centrale del romanzo, è la dolce protagonista. Viva, intelligente: di sensi e sensibilità pronta. Il suo aspetto: capelli biondi, occhi chiari, corpo slanciato, pelle colore del miele.
ALBERTO è un giovane di estrazione contraddittoria. Aperto alle nuove idee, eppure esclusivo negli affetti e nelle amicizie. Veste all’inglese, e a poco a poco, quasi si preparasse a un distacco inevitabile, si apparta, quasi si allontana dalla vita. Sembra che solo il narratore si accorga del suo stato, e lo descrive con il viso grigio, la spalle magrissime sperdute dentro un pullover diventato ormai troppo grande.
GIAMPIERO MALNATE “Alto e corpulento, distinto nella ben striata sahariana di tela color crema che gli avevo visto addosso fin dall’inizio dell’estate, calmissimo nel prendere la mira attraverso i grossi occhiali di tartaruga...”
Era un chimico che lavorava in un’industria ferrarese, ma proveniva da Milano. Durante i pomeriggi passati nella stanza di Alberto, il Malnate e il narratore avevano delle grandi discussioni a carattere politico, Giampi era infatti contro il regime instaurato da Mussolini e più propenso alle idee di Stalin, mentre verso la fine del romanzo durante i loro incontri serali, i loro rapporti mutano, diventando buoni amici, e discutendo soltanto di letteratura.
IL PROFESSRE ERMANNO “Più piccolo della moglie, e molto più curvo di dieci anni prima,... con un panama dal nastro nero calato sulle spesse lenti del prince-nez, e appoggiandosi per camminare a una canna di bambù...” Padre di Alberto e Micol Finzi-Contini. Studioso di letteratura e di agraria, colmo di orgoglio, sembra avere una certa aridità di cuore, ma è tutt’altro che arrido se apre la sua casa, la sua biblioteca, la sua esperienza, per aiutare il giovane ragazzo.
LA SIG. OLGA moglie del professor Ermanno. “...ancora diritta, e alta più del marito di una testa, anche lei appariva molto invecchiata. I cappelli le erano diventati uniformemente grigi. Sotto la fronte ossuta e sporgente gli occhi nerissimi brillavano dell’ardire fanatico e patito di sempre”. A differenza del marito, non appare molte volte nel racconto, un particolare è il suo continuo vestirsi a lutto, fin dal 1914 data della morte del loro figlio primogenito, Guido.
PEROTTI “i piccoli occhi grigi e pungenti, scintillanti di dura, contadinesca arguzia veneta, ridevano bonari sotto i sopraccigli neri, quasi come una volta.” E’ il portinaio, ma si può dire che il suo reale lavoro sia il “tuttofare”.
Anche le due figlie e la moglie lavorano per i Finzi-Contini, infatti abitano in una piccola casa all’interno del giardino.
LO SPAZIO
LA MAGNA DOMUS -Il Banchetto del Duca - si trova al fondo della via più e meglio frequentata di Ferrara, corso Ercole I d’Este, qui vive la famiglia Finzi-Contini, fin dal 1850 quando Moisè Finzi-Contini la acquistò. La parte più bella della casa era sicuramente il giardino che spaziava per quasi 10 ettari, rappresentando di per sé qualcosa di raro, di eccezionale, qui esistevano le essenze più pregiate, alcune sconosciute non solo in Italia, ma negli stessi paesi di origine, cedri del Libano, palme, eucalipti, querce, betulle, ... Oggi purtroppo, a quanto afferma il narratore, non esiste più nulla poiché gli alberi di grosso fusto sono stati tagliati, e la casa è stata danneggiata dai bombardamenti durante la guerra.
Nel giardino vi è anche il campo di tennis, dove i ragazzi durante i pomeriggi estivi si incontravano per giocare, dato che le leggi razziali gli avevano proibito di frequentare il circolo Eleonora d’Este. La stanza di Micol descritta dalla ragazza al narratore al telefono, aveva due alte finestre che davano verso il mezzogiorno, fra le due vi era un alto scaffale con libri francesi e inglesi; vi erano altri tre scaffali alti di mogano scuro che coprivano quasi per intero la parete di fronte a quello lungo al quale era accostato il letto, e contenevano i suoi lattimi. Contro la finestra di sinistra una scrivania tipo ufficio, affiancata dal tavolinetto della portatile da una parte, e, dall’altra da un quinto scaffale, quello dei libri di letteratura italiana, classiche contemporanei, e delle traduzioni, soprattutto dal russo. La biblioteca altro importante ambiente della casa , dove il narratore si recava ogni giorno per concludere la sua tesi. Era una grande, calda e spaziosa sala che prendeva da tre alti finestroni addobbati con mantovane, e al cui centro, si allungava il tavolo da biliardo.
Altri ambienti in cui si svolge il romanzo sono: la casa del narratore, le necropoli Etrusche, il cimitero ebraico di Ferrara, Ferrara di notte, ma in questi luoghi si svolgono scene non molto rilevanti, poiché tutto il romanzo ruota intorno alla magna domus, e alle persone che la abitano.
IL TEMPO
Il tempo della storia è ben delimitato, nel periodo del regime fascista, poco dopo l’approvazione delle leggi razziali, quindi il tempo della narrazione parte dal 1938, solo due mesi prima erano state emanate le leggi, fino al 1942, o poco prima, quando Alberto muore e la famiglia viene deportata.

IL COMMENTO
Il libro che si apre con la vista delle tombe Etrusche, si chiude sull’ultima scena di una famiglia, i Finzi-Contini, che, come gli Etruschi appunto, visse appartata fra i contemporanei, e che tuttavia, nel proprio ambito, era affabile e conversevole. Infatti dai discorsi che il padre fece al narratore, trapela che i Finzi-Contini sono una famiglia israelita di primissimo rango, quasi dei principi borghesi che vivono appartati nei confronti dei concittadini, un esempio può essere la restaurazione di una piccola sinagoga di rito da parte del professor Ermanno, che gli altri israeliti videro di cattivo occhio.
Si può affermare che il romanzo vuole raccontare la storia di questa famiglia che giunta al suo culmine di splendore e conscia di star vivendo gli ultimi memorabili giorni della sua storia.
Il libro inizialmente può sembrare noioso o difficile da comprendere, ma a poco a poco che si continua la lettura, ci immedesima sempre di più nei personaggi, volendo sapere a tutti i costi quale sarà il finale.
Consiglio questo libro a qualsiasi persona a cui piaccia leggere qualsiasi genere letterario e soprattutto a coloro che cercano un libro avvincente, su cui riflettere e discutere.

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