Il cavaliere inesistente, Italo Calvino

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Testo

• Autore:
Italo Calvino (15 ottobre 1923 Santiago de las Vegas, Cuba -19 settembre 1985 Siena):
• Titolo:
Il Cavaliere inesistente (San Remo 1959)
• Editore:
Oscar Mondadori
• Collana:
Opere di Italo Calvino
• Prezzo:
€ 7.23 (£ 14000)
• Informazioni sull’autore:
Il 15 ottobre 1923 Italo Calvino nasce a Santiago de las Vegas, nell'isola di Cuba. Dai genitori, entrambi di formazione laica, liberi pensatori, legati a tradizioni repubblicane e socialiste, riceve un'educazione tollerante e anticonformista rispetto a quella della maggioranza dei suoi coetanei. Negli anni del primo conflitto mondiale, il giovane Calvino è di fronte a nette scelte politiche e morali. Durante l'occupazione tedesca è fra i renitenti alla leva della repubblica di Salò e, dopo aver appreso della morte in combattimento di un giovane medico comunista, si unisce insieme al fratello sedicenne, alle Brigate partigiane Garibaldi operanti nella zona delle alpi marittime. Dopo la liberazione, iscritto al PCI, frequenta gli ambienti della Einaudi dove conosce Pavese e Vittorini. Nel 1947 si laurea in letteratura con una tesi su Conrad. Nel 1949 è Pavese ad esortarlo a mettere mano al suo primo romanzo, "Il sentiero dei nidi di ragno". Collabora con l'Unità Il Politecnico e Cultura e realtà. Il suicidio di Pavese nel 1950 lo coglie di sorpresa e segna una svolta nella sua vita. Nel 51 perde anche il padre. Fra il 52 e il 56 pubblica, fra gli altri romanzi Il visconte dimezzato. Il 56 segna anche una frattura storica: si allontana dal PCI a causa della crisi in Ungheria. Fino al 66 pubblica Fiabe italiane, Il barone Rampante, Il cavaliere inesistente. Compie escursioni nel settore dell'astronomia, della biologia, della cibernetica. Calvino si trasferisce poi a Parigi dove resta sino al 1980, pubblica Le città invisibili. Dal 74 Calvino avvia una discontinua collaborazione col Corriere della sera. Nel 78 inizia la collaborazione con la Repubblica. Pubblica “Se una notte di inverno un viaggiatore”. Nel 1980 dichiara chiusa un'intera stagione culturale pubblicando tutti i suoi saggi con l'emblematico titolo Una pietra sopra. Nel 1980 torna in Italia e si stabilisce a Roma, un anno dopo riceve la legione d'onore. Nell'estate del 1985, intento a preparare un ciclo di conferenze a Harvard, è colto da ictus muore a Siena il 19 settembre.
• Genere letterario:
Fantastico-surreale.
• Stile dell’opera:
La caratteristica del testo di Calvino è quella di narrare cose esistenti solo nella fantasia ma di descriverle come se fossero reali, con dovizia di particolari. E’ uno stile lucido, chiaro e scorrevole. La lettura è molto piacevole, grazie all’ironia che emerge in vari momenti del racconto.
• Riassunto della trama:
la narrazione incomincia durante un’ispezione di Carlo Magno alle sue truppe. In fondo al gruppo un cavaliere dalla corazza bianca e pulita, senza alzarsi la celata dichiara di essere Agilulfo.
Alla richiesta del re di fargli vedere il volto, egli risponde che non esiste, che sta in piedi e combatte solo con la sua forza di volontà. Arriva la sera e tutti vanno a dormire, tranne il cavaliere inesistente, che non essendoci non può neanche riposare: questi per lui sono i momenti peggiori, durante i quali vorrebbe addirittura dissolversi, ma trova rifugio in cose semplici ma che lo tengono impegnato. Durante la notte incontra Rambaldo, unitosi all’esercito per vendicare la morte del padre. Durante la battaglia del giorno seguente il ragazzo uccide diversi Saraceni, e anche il suo nemico, l’argalif Isoarre, viene ucciso. Ma il ragazzo non si sente soddisfatto e così cerca altri Saraceni da abbattere. Trovatone uno, lo segue ma cade in un’imboscata; in suo soccorso giunge un cavaliere misterioso dalla guarnacca color pervinca, che lo aiuta a sconfiggere i nemici, ma che scappa al termine dello scontro. Il giovane lo reputa come un affronto e lo insegue. Dopo un po’ ritrova il suo cavallo, e cercandolo scopre che è una ragazza e se ne innamora. Tornato al campo si confida ad Agilulfo e gli dice che vorrebbe diventare come lui, ma il cavaliere gli fa vedere quali altri compiti spettano ad uno come lui: controllare quanto cibo viene preparato, sotterrare i caduti e molte altre cose. Rambaldo si annoia e capisce che non è poi tanto bello essere un cavaliere. Rambaldo è innamorato di Bradamante ma lei pensa solo al cavaliere inesistente. Il ragazzo non sa più se disprezzare o se continuare ad ammirare Agilulfo, così, sconsolato, si confida con un giovane che passava di lì, Torrismondo, che gli dice che tutto è uno schifo, che l’unica cosa perfetta è l’Ordine del Gral, che se volesse potrebbe rovinare Agilulfo in poco tempo. Infatti, durante il pranzo, Torrismondo rivela d’essere figlio di Sofronia. Il cavalierato era stato dato al cavaliere Inesistente perché quindici anni prima aveva salvato la verginità della ragazza, ma se era vero ciò che diceva il ragazzo, il suo gesto meritava solamente una ricompensa, non che fosse fatto cavaliere. Allo stesso modo anche Torrismondo negando di essere figlio dei duchi di Cornovaglia perde il titolo di cavaliere sempre che non fosse in grado di dimostrare di essere figlio dell’ordine dei cavalieri del San Graal. Agilulfo, indignato decide di partire alla ricerca di Sofronia per dimostrare ciò che era successo. La sera stessa il cavaliere parte con Gurdulù, il suo scudiero, Bradamante lo segue, seguita a sua volta da Rambaldo. Agilulfo raggiunge una città, ma le guardie non lo lasciano passare perché temono sia un brigante che opprime la città. Il cavaliere, infuriato, batte i boschi lì intorno e trova l’uomo, lo consegna alle guardie che lo ringraziano e lo invitano a restare, ma lui continua il suo viaggio. Lungo il sentiero incontrano una donna dai vestiti rotti e sporchi, che chiede aiuto ad Agilulfo: il castello dove viveva con la sua padrona e le sue amiche è assediato dagli orsi, che non le lasciano né entrare né uscire. Il cavaliere, nonostante un mendicante lo avesse avvisato che era un trucco per incastrarlo, scaccia gli animali e viene ospitato dalla padrona del palazzo, Priscilla. Mentre Gurdulù trascorre la notte giocando con le ragazze, Agilulfo e la padrona discutono nelle stanze della donna. Priscilla vorrebbe dormire con il cavaliere, ma egli la dissuade con i suoi discorsi interessanti e colmi di passione, tanto che la donna s’innamora di lui. All’alba i due ripartono, e dopo qualche tempo raggiungono la Scozia. Il convento dove Sofronia si era ritirata è stato saccheggiato dai Saraceni, che hanno portato le suore in Marocco, per venderle come schiave. Agilulfo e Gurdulù salpano a bordo di una nave, che viene però affondata da una balena. Lo scudiero raggiunge la riva al “galoppo” dell’animale, e viene tratto in salvo da pescatori che lo riconoscono come Gudi-Ussuf, l’uomo che veniva sfamato al loro campo durante la guerra. Il cavaliere, invece, cammina sul fondo dell’oceano fino alla terraferma. I pescatori gli chiedono aiuto per trovare delle perle da donare alla moglie del sultano, ma Agilulfo propone di portarle in dono la sua armatura. Introdotto nelle stanze di Sofronia, l’ultima moglie acquistata dal sultano, la porta in salvo e i tre salpano alla volta della Bretagna. Giunti a terra, la donna viene portata in una grotta, dove deve aspettare mentre il cavaliere raggiunge l’esercito per avvertire Carlo Magno del loro arrivo. Mentre Agilulfo era alla ricerca di Sofronia, Torrismondo batteva i boschi della Francia per trovare i Cavalieri del Sacro Ordine del Gral. Arrivato in Curvaldia, nel bosco vicino ad un paese vede un cavaliere che suona l’arpa, che lo indirizza verso il gruppo. Afferma d’essere loro figlio, ma poiché il portavoce dei cavalieri dice che loro sono guidati solo dal Gral, che non sono quindi consapevoli di quello che fanno, il ragazzo capisce che l’Ordine non è tanto perfetto quanto se lo immaginava. Vorrebbe farvi parte, ma dopo non essere riuscito a superare le prove che gli vengono proposte, capisce di non essere come loro. Così, mentre i cavalieri vanno a riscuotere le tasse al paese vicino, Torrismondo si ribella ed aiuta i paesani a scacciarli. Affranto, dato che non poteva più dimostrare d’essere cavaliere, fugge verso la Bretagna. Rifugiatosi in una grotta, trova Sofronia, se ne innamora e giace con lei. Nel frattempo arrivano Carlo Magno ed Agilulfo, che trovando insieme i ragazzi li accusano di incesto. Agilulfo, non più cavaliere se ne va. Torrismondo però dichiara che Sofronia era ancora vergine, quindi tra loro non c’erano legami di sangue; perciò si sposano e vanno a vivere in Curvaldia, con il titolo di Conti. Rambaldo viene mandato alla ricerca di Agilulfo, che però si è dissolto e ha lasciato la sua armatura al ragazzo, che la indossa subito. Tornati al campo, Rambaldo si getta spesso nelle mischie più accese, uscendone sempre vincitore, anche se la corazza, che con Agilulfo era sempre pulita e perfetta, già dopo il primo scontro è sporca e ammaccata. Un giorno, sempre con indosso l’armatura, incontra Bradamante che, scambiandolo per Agilulfo, lo invita vicino a lei. Scopertosi il capo, però, viene ripudiato dalla donna che scappa e si rifugia in un convento. Rambaldo continua a combattere per i Franchi, ma senza la donna non è più la stessa cosa, così la cerca in ogni luogo che raggiunge, finché la trova: lei ha capito che si è innamorata di lui, e decide di seguirlo.
• Riferimenti spaziali e temporali:
Il racconto si svolge nel XIX secolo, durante la guerra contro i musulmani che occupavano la Spagna. All’inizio del romanzo, l’esercito franco è schierato sotto le porta di Parigi, in seguito la vicenda si sposta negli accampamenti cristiani schierati contro i saraceni, poi in Scozia, in Marocco, e infine nuovamente in Francia.
• I nomi dei personaggi e le loro principali caratteristiche:
- Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildinverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez: pignolo e intransigente paladino di Carlomagno, oltre alla sua stravagante non esistenza nel suo personaggio si evidenzia l'assenza di ogni sentimento e sensazione, che lo dipinge quasi come un personaggio inanimato (pag. 10, 11, 19). Tuttavia nel finale del racconto sentendosi ferito nell'orgoglio e nell'onore si ritira e abbandonando la sua armatura svanisce, dimostrando di poter provare sentimenti e che non esiste un uomo oltre al cavaliere. L'interesse per lui di Bradamante lo turba notevolmente, come dimostra nel secondo incontro con Rambaldo.
- Rambaldo di Rossiglione: giovane cavaliere, le sue illusioni sulla guerra e sulla cavalleria crollano immediatamente, ed egli è assalito dall’insicurezza. Assume Agilulfo come sostegno, con lui vorrebbe parlare quando è assalito dallo sconforto. Ma quando s’innamora di Bradamante, per lui il paladino assume un doppio ruolo: quello di confortatore e quello di rivale in amore. Tuttavia alla fine del racconto dimostra il suo riconoscimento e la sua stima per Agilulfo rincorrendolo per i boschi, e lo stesso paladino, che lo aveva freddamente trattato per tutto il romanzo, alla fine gli concede in regalo la sua armatura, ossia quanto di più caro non abbia mai posseduto.
- Bradamante o Suor Teodora: Bella e coraggiosa donna, nonché abilissima amazzone. Assunta dall'autore come narratrice dei fatti, non rivela fino alla fine la propria identità. Anche il suo carattere e il suo rapporto con gli altri personaggi muta nel corso della storia, ma il suo cambiamento è repentino: inizialmente altera e fredda con Rambaldo ha occhi solo per Agilulfo, che peraltro è turbato dal suo interesse, mentre al termine della vicenda accoglie Rambaldo abbandonando il convento. Probabilmente il suo processo di maturazione si compie analizzando i fatti durante il racconto.
- Torrismondo: giovane cavaliere, il suo carattere non è particolarmente evidenziato ma dalle sue riflessioni si evince la sua concezione pessimistica della vita e di tutte le cose. Nel corso del romanzo matura abbandonando le proprie illusioni giovanili e assumendo ideologie personali. Alla sua comparsa è presentato come anti-eroe del buon Agilulfo, ma nella continuazione dell'intreccio le avventure in Inghilterra e la scoperta della verità sulla sua famiglia lo propongono come personaggio buono.
- Gurdulù: noto con altri numerosissimi nomi, scellerato mendicante frequentatore degli accampamenti, per ordine di Carlomagno viene assunto da scudiero da Agilulfo, ma si rivela più un peso che un aiuto per il paladino.
• Breve presentazione dei temi affrontati:
Calvino ha voluto far riflettere su alcuni aspetti della realtà di oggi: il cavaliere inesistente appare come il simbolo dell’uomo moderno, che è talmente in crisi da sembrare privo di identità, quasi inesistente. L’uomo del nostro tempo appare infatti incerto, smarrito, privo di orientamenti e sicurezze. C’è qualcosa in lui di vuoto, come è vuota la bianca armatura di Agilulfo. Altri temi ricorrenti sono quello della ricerca, quello della formazione dell’essere e quindi della coscienza di sé.
Ma il tema di fondo rimane questo: la forma, rappresentata da Agilulfo, non può esistere senza la vita, rappresentata da Gurdulù. Rambaldo non è altro che il punto di unione dei due e l’esempio da seguire.
• Interpretazione e giudizio della critica:
a) CRITICA di BOCELLI del 1963 tratta da “IL MONDO”
“Italo Calvino taceva dal tempo del cavaliere Inesistente (1959), la terza di quelle storie fantastiche ma allusive alle condizioni dell’uomo di oggi che, scrittore di duplice tendenza, favolosa e realistica, egli […] è venuto alternando a racconti che quella condizioni ritraggono […] in presa diretta. Altra, non opposta, né sostanzialmente diversa tendenza: ché come alla radice di quella favolosità, nel suo vario simboleggiare l’aspirazione dell’uomo diviso o annullato dalla società, all’integrazione, anzi all’interezza e al dominio della ragione sullo sfrenamento delle forze istintive o subconscie, è uno spirito illuministico o neoilluministico; così all’origine di quel realismo […] è un’alacrità di ricerca, un’ansia di conoscenza o approfondimento intellettuale, tale da conferire alla sua lucida razionalità un che di avventuroso, di surreale, di emblematico”
b) CRITICA di VITTORINI negli ANNI ’50
“[Calvino] ha interessi che lo portano in più direzioni: la sintesi delle quali può prendere forma […] sia in un senso di realismo a carica fiabesca, sia in un senso di fiaba a carica realistica”
c) CRITICA di ASOR ROSA del 1985 tratta da “LA REPUBBLICA”
“Esiste, dietro l’eleganza raffinata della scrittura, come un nocciolo duro: […] è la natura morale dell’ispirazione calviniana. Un Calvino scrittore morale: lo scrittore morale non si pone il problema di dire qual è il bene e qual è il male. Chi fa questo è un moralista […] o peggio un propagandista. Per me lo scrittore morale è quello che si limita a suggerire dei comportamenti e ad additare una linea di condotta: ma, la tempo stesso, affianca alla natura apparentemente limitata al messaggio, l’inflessibile persuasione che non si può rinunciare alle regole di comportamento né a perseguire con fedeltà e tenacia una linea di condotta, pena l’inabissamento nel magma dell’indistinto e dell’arbitrario.”
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