Energia elettrica

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Testo

Indice degli argomenti
Indice pag.1
Storia dell’energia elettrica pag.2
I vantaggi dell’elettricità pag.4
Problemi di produzione dell’energia elettrica pag.4
Fonti di energia pag.5
Fonti di energia esauribili pag.6
Fonti di energia inesauribili pag.6
La rivoluzione industriale. Una nuova forma di energia: il vapore pag.14
Il futurismo di Marinetti pag.16
Il manifesto pag.18
Ozono e smog fotochimico pag.19
Marx: la teoria dell’alienazione pag.21
Le geometrie non euclidee pag.23
La geometria iperbolica pag.24
L’opera di Riemann pag.24
Alle origini di internet pag.26
Il browser pag.27
L’ipertesto pag.27
Navigare su internet pag.27
Download pag.28
Il banner pag.28
Internet e i rapporti sociali pag.28
Emoticons pag.29
Bibliografia pag.29

Storia dell’energia elettrica
In Italia l'illuminazione elettrica di Piazza del Duomo, a Milano, la sera del 18 marzo 1877, fu un evento da prima pagina. Un prodigio ben presto seguito da altri e destinato a influenzare non solo la vita pratica e produttiva, dall'illuminazione dei teatri ai tram elettrici, ma anche le arti, con la nascita di movimenti come il Futurismo. Il momento era, letteralmente, epocale. Un mondo di lumi a gas e di ombre fitte stava per lasciare il posto a un futuro che si immaginava luminoso, in ogni possibile accezione. «Candele e lampade in disputa chiassosa hanno coperto i sussurri delle albe. Le morbide lune non hanno più potere sopra di noi, le luci dei lampioni sono pus eleganti, pus aspre», scriveva il poeta russo Vladimir Majakovskij, esprimendo il comune senso di meraviglia, non scevro da timore.
Ben altri stupori (e orrori) sono seguiti e ciò che al nascere del secolo pareva una prodigiosa utopia, oggi è una realtà che rischia di sconfinare nel banale. I «pali della luce» sono ormai parte integrante del paesaggio, premere un interruttore per accendere la luce è un gesto cosi automatico che è molto più facile ricordare le volte in cui, per un blackout improvviso, non è stato possibile compierlo. L'elettricità è data per scontata, a casa come al lavoro. Eppure, basta fare un piccolo esperimento: cominciare a escludere mentalmente dalla propria vita gli apparecchi che richiedono l'impiego di energia elettrica. Via le lampadine, la tv, i computer, gli elettrodomestici tutti, dalla lavatrice allo stereo. E poi gli ascensori, i citofoni, la metropolitana, i tram, l'illuminazione pubblica, i macchinari che hanno rivoluzionato i meccanismi di produzione e il lavoro nelle fabbriche... Un incubo? Beh, si tornerebbe semplicemente al secolo scorso. A un'Italia legata a un'economia contadina che per far funzionare i macchinari installati nelle filande e nelle officine sfruttava in modo rudimentale l'antica risorsa di torrenti e salti d'acqua. L'«elettricità» come disciplina di studio aveva poco più di due secoli. Fu il medico e fisico inglese William Gilbert, attorno al 1600, a iniziare studi sperimentali sul magnetismo e a coniare il vocabolo, «elettricità», dal nome greco dell'ambra, elektron, rendendo casi omaggio ai primi che avevano osservato e registrato un fenomeno elettrico in natura: la proprietà dell'ambra di attirare corpuscoli se sfregata con un panno. Il resto è storia e, in gran parte, storia italiana grazie alle scoperte di due scienziati in polemica fra loro, il bolognese Luigi Galvani e il comasco Alessandro Volta. Il primo, studiando le rane con metodi che gli antivivisezionisti non gradirebbero affatto, scoprì che, scorticate, mantenevano la capacità di contrarre gli arti inferiori se i centri nervosi venivano stimolati e ne dedusse che gli esseri viventi possedessero un’intrinseca elettricità; il secondo corresse il tiro, dimostrando che l'elettricità poteva nascere dal contatto fra due metalli diversi. Era il 1800 quando mise a punto la pila, una colonnina di monete di rame, dischi di zinco e feltri imbevuti di acido che produceva corrente elettrica. La scoperta, importante anche perché stabiliva un nesso fra due discipline fino a quel momento ritenute del tutto differenti come la chimica e la fisica, destò scalpore, ma rischiò di rimanere confinata ai laboratori. Tra i nomi degli scienziati che contribuirono con i loro studi e i loro esperimenti a farla uscire da quell'ambito, non bisogna dimenticare un altro italiano, Antonio Pacinotti, il fisico pisano che perfezionando il lavoro del chimico e fisico inglese Michael Faraday, scopritore del fenomeno dell'induzione elettromagnetica, fondamentale per la realizzazione di generatori e motori elettrici, ideò e costruì (ma non brevettò) il prototipo della dinamo, un generatore a corrente continua. Ed ecco il «miracolo» di piazza del Duomo illuminata a giorno. E anche quello di poco successivo, «sponsor» il senatore Giuseppe Colombo, ministro delle Finanze e fondatore del Politecnico di Milano, quando, nel 1883, il Teatro di Santa Radegonda ospitò il primo impianto termoelettrico in Europa. Aveva una potenza di 400 kW, assicurava l'illuminazione delle principali vie della città. Era stato il versatile e pratico Edison, inventore statunitense tuttofare, l'anno prima, a creare la prima centrale per la produzione di elettricità mettendo a punto l'effetto termoelettronico che porta il suo nome. A lui si devono anche la lampada elettrica con filamento a carbone e il contatore. In Italia fu poi la volta di Tivoli, dove il primo impianto idroelettrico, che sfruttava le abbondanti cascate create dall'Aniene e permetteva all'illuminazione a luce elettrica» della città, fu inaugurato nel 1886 (fu lo stesso impianto, potenziato, nel 1892, a portare 1'energia elettrica a Roma). Il Messaggero, dando la notizia con grande risalto sottolineava l'apporto dato all'impresa dalla Casa Bellani di Torino, «che impiantò l'illuminazione col sistema Gaulard & Gibbs, per l'incarico affidatole dalla Società pel le forze idrauliche di Roma». L'ingegner Gaulard, presente all'inaugurazione, aveva presentato per la prima volta, all'Esposizione Universale di Torino, il trasformatore elettrico che, insieme alla scoperta del campo magnetico rotante fatta da Galileo Ferraris, fu il passo successivo nello sviluppo della corrente elettrica alternata. indispensabile per trasportare l'energia prodotta a grande distanza e far casi diventare la nuova risorsa forza motrice per le fabbriche e per i trasporti. Il clima dell'epoca è quello ingenuamente trionfalistico «fotografato», con trionfi di lampadine e abatjours, dal Ballo Excelsior. Al volgere del secolo, con la creazione dei primi impianti di grandi dimensioni, a Paderno d'Adda e a Vizzola Ticino, nasce l'industria elettrica italiana e il Paese cambia volto.
La ricchezza di acqua favorisce il moltiplicarsi delle centrali idroelettriche, ma vengono messi a punto anche altri sistemi di produzione, alimentati da combustibili fossili come carbone, gas naturali, gasolio o da fonti geotermiche (soffioni); con i centri di produzione si moltiplicano le società per la gestione e la distribuzione, favorite da una legislazione liberale, che stabilisce un regime privatistico per le concessioni.
Nel 1905 l'Italia è la prima nazione europea per potenza idroelettrica installata, nel 1912 registra il primato europeo per la lunghezza delle linee ferroviarie elettrificate. L'elettricità è un business, e la Prima Guerra Mondiale, con l'impulso delle commesse militari, concorre a moltiplicare i consumi d'energia. «Elettrificare» diventa la parola d'ordine. Anche per Mussolini, che punta, utopisticamente, all'autarchia e investe in nuovi mega impianti produttivi. Prima di arrivare alla nazionalizzazione dell'energia elettrica, già auspicata da Francesco Saverio Nitti a inizio secolo, però, ci saranno un'altra guerra planetaria, con il successivo sconquasso e una svolta netta verso l'impiego di centrali termoelettriche.
La data di nascita dell'Enel l'Ente nazionale per l'energia elettrica che per generazioni di italiani è stato ed è sinonimo di elettricità, è il dicembre 1962. La nazionalizzazione si propone di porre un freno agli oligopoli privati, che creano dislivelli da regione a regione e contribuiscono a frenare l'economia. Il boom economico promette frigoriferi e lavatrici a tutti, o quasi, la tv diventa il nuovo fulcro della vita familiare e sociale. Ed «elettrificare» è più che mai la parola d'ordine.
Ora, trent'anni dopo, metabolizzata la crisi petrolifera del '73 e registrato il rifiuto del nucleare del 1986, andiamo a recuperare gli elettrodomestici che avevamo idealmente accantonato, e facciamo il punto. L'elettrificazione è compiuta. La storia finisce qui? Non è detto. Come spesso capita, anzi, potrebbe tornare, in un certo senso, su stessa, verso una nuova epoca pionieristica. In campo economico il nuovo corso indica la via della privatizzazione; in campo scientifico le sfide per il futuro ora sono la ricerca di fonti energetiche alternative, antiche, come l'acqua, il vento e il sole. E se in ogni casa oggi è comune avere le prese per la corrente, presto le fibre ottiche potrebbero diventare altrettanto usuali. La nuova parola d'ordine? Cablare.
I vantaggi dell'elettricità
Per diverse ragioni l'energia viene trasportata e resa disponibile sotto forma di elettricità. L'energia elettrica, infatti, può essere trasportata dai generatori alle utenze mediante una rete di cavi facilmente installabile e senza perdite apprezzabili; può essere trasformata con alto rendimento in energia termica, meccanica e chimica; può alimentare un altissimo numero di apparecchi elettrici ed elettronici e di sistemi di illuminazione; è controllabile istantaneamente nel punto di utilizzo: per accendere o spegnere un dispositivo elettrico è sufficiente lo scatto di un interruttore.
Problemi di produzione dell'energia elettrica
L'energia elettrica è fondamentale per il mantenimento del tenore di vita nelle società altamente industrializzate ed è indispensabile per i paesi in via di sviluppo. A lungo termine, tuttavia, si pone il problema dell'esaurimento dei combustibili fossili e nucleari. All'attuale tasso di consumo, le stime di durata delle scorte vanno da 40-60 anni per il gas naturale e il petrolio, a 200 anni per il carbon fossile. Un problema più pressante è quello dei sottoprodotti della combustione di carbon fossile, gas naturale e derivati del petrolio, che sono estremamente nocivi per l'ambiente. L'accumulo negli ultimi decenni di anidride carbonica, il gas che più contribuisce all'effetto serra, viene considerato il maggiore imputato dell'aumento della temperatura sulla superficie terrestre (riscaldamento globale).
Fonti di energia
Per ridurre il consumo di combustibili fossili, vi sono solo due alternative possibili: l'energia nucleare e le energie rinnovabili. Dopo l'incidente di Cernobyl, che ha avuto un violento impatto sull'opinione pubblica, in molti paesi è stato sospeso o ridotto il funzionamento delle centrali nucleari, ritenute pericolose per la salute pubblica e per l'ambiente.
La quantità di energia che la Terra riceve dal Sole è immensa, tuttavia solo una minima parte di essa è utilizzabile. Attualmente, le più promettenti fonti di energia rinnovabile sono il vento, l'acqua e i biocombustibili, ma la maggior parte di queste sono talmente "diluite" che per il loro sfruttamento si rendono necessari numerosi impianti di grosse dimensioni che avrebbero un forte impatto ambientale.
Le centrali eoliche sono costituite da gruppi di turbine a vento (o aeromotori) accoppiate a generatori di corrente. Nell'incontro con le pale della turbina, il vento perde circa il 40% della propria energia cinetica, che viene utilizzata per azionare la turbina; l'energia meccanica prodotta viene poi trasformata in energia elettrica dal generatore.
La luce solare viene trasformata direttamente in corrente elettrica continua (con un rendimento di circa il 15%) da dispositivi fotovoltaici costituiti da materiale semiconduttore. La corrente continua deve poi essere trasformata in corrente alternata per poter essere immessa nella rete di distribuzione.
Negli impianti idroelettrici, l'energia cinetica dell'acqua che cade attraverso un dislivello viene trasformata in energia meccanica da una turbina idraulica accoppiata a un generatore elettrico.
In alcune centrali termoelettriche, il calore viene prodotto dalla combustione di rifiuti o di metano ottenuto dalla decomposizione di rifiuti. In altre si utilizzano "biocombustibili", cioè materiale di scarto proveniente da procedimenti agricoli, o legna ottenuta dal taglio di piantagioni appositamente coltivate.
Un serio impegno nella ricerca di fonti di energia rinnovabile potrebbe portare nel futuro a impianti di piccole dimensioni basati su tecnologie diversificate, che sostituirebbero le grandi centrali-cattedrale di oggi.
La produzione di energia elettrica
Processo di trasformazione in energia elettrica di altre forme di energia, come l'energia potenziale dell'acqua e dei combustibili, l'energia cinetica del vento e l'energia luminosa della luce solare. Data la varietà delle fonti, questo processo coinvolge tecnologie complesse.

Fonti di energia esauribili
Energia dei combustibili: energia chimica accumulatasi nel sottosuolo, contenuta in sostanze di formazione remota, come il petrolio, il carbone e il gas naturale. Tali fonti possono essere convertite in energia utilizzabile, tramite cicli termodinamici, che però sono generalmente dannosi per l'ambiente, a causa dei prodotti di combustione nocivi che immettono nell'atmosfera.
Energia termonucleare: energia liberata nelle reazioni nucleari: è una conseguenza della trasformazione della materia in energia secondo l'equazione formulata da Einstein, per cui E = mc², dove Ed è l'energia corrispondente all'annullamento della massa m, e c è la velocità della luce. Ad es. nella formazione di un nucleo di elio concorrono a costituirlo 2 protoni + 2 neutroni; poiché il nucleo d'elio ha massa 4,00385, mentre la massa totale dei protoni e neutroni che lo costituiscono e 4,03426, vi è un difetto di massa pari a 0,03041; tale variazione di massa si annulla dando origine, secondo la teoria della relatività einsteiniana, a energia.
Fonti di energia inesauribili
Energia eolica: energia cinetica dovuta al movimento di masse d'aria; per la sua discontinuità è difficilmente utilizzabile per gli impianti di grandi dimensioni, ma può essere impiegata per azionare molini, pompe e piccoli alternatori.
Energia idrica: energia potenziale dovuta al ciclo atmosferico dell'acqua e alla forza di gravità. Viene sfruttata la potenza idrodinamica del moto dell'acqua, generalmente di caduta, per la produzione di energia elettrica (centrali idroelettriche). I vantaggi offerti dall'energia idrica sono la lunga durata degli impianti di trasformazione e il basso costo di esercizio. Forme particolari di questo tipo di energia sono quelle dovute allo scioglimento dei ghiacciai, al movimento di masse d'acqua provocato dalle maree e al moto ondoso; ma sono tutti di difficile sfruttamento, per la periodicità e i vincoli geografici relativi a tali fenomeni.
Energia geotermica: energia termica accumulata al negli strati superficiali della crosta terrestre e che si manifesta con eruzioni (vulcani, geyser, soffioni) spesso violente e quindi impossibili da controllare e da utilizzare. Sono però sfruttati gli alti flussi termici superficiali, che, pur avendo un'efficienza piuttosto bassa, non producono però alcun impatto ambientale.
Energia solare: energia emessa dal sole attraverso radiazioni elettromagnetiche, visibili ed invisibili, si valuta in ca 1034 Joule/anno. Un tale regime energetico non può essere spiegato né da una semplice combustione, né dall'energia gravitazionale che si libera per la lenta contrazione della massa solare. L'energia solare ricevuta dalla superficie terrestre ai limiti dell'atmosfera è pari a ca 2 cal/cmq min. Interessanti ed in via di applicazione pratica sono i tentativi per l'utilizzazione industriale di questa energia, anche se notevoli limitazioni al suo impiego sono poste dalla ridotta concentrazione e dalle variazioni diurni e stagionali.
Produrre energia elettrica estraendo olio minerale.
I progetti eco-sostenibili per lo sfruttamento ottimale delle risorse sono, per Agip, alla base delle moderne politiche energetiche.
In questi casi la partnership con aziende leader nel settore della energia come Cefla s.c.r.l. non può che dare buoni frutti. I frutti, ad Agip, derivano dalla produzione di energia elettrica utilizzando i gas combustibili derivanti dal processo di estrazione dell’olio minerale nel Centro Olio Torrente Tona di Rotello, in provincia di Campobasso. L’energia elettrica prodotta viene immessa con profitto sulla rete di distribuzione nazionale dell’ENEL.
L’impianto Agip estrae olio minerale già da diversi anni, olio destinato a successivi processi di raffinamento. L’estrazione comporta la presenza di gas di pozzo, di solito inadatto ad un utilizzo diretto se non utilizzando macchine appositamente progettate per permetterne la combustione. I gas presenti all’uscita dai pozzi sono un misto tra gas metano, altri gas combustibili, vapore d’acqua, ecc. Questi gas, fino a poco tempo fa, venivano bruciati in torcia, ovvero dispersi e sprecati in quelle fiamme che spesso vediamo bruciare su altissimi tralicci in prossimità di impianti d’estrazione.
Era prevedibile che prima o poi i dirigenti Agip si sarebbero chiesti come sfruttare queste potenzialità, soprattutto in questi tempi dove l’energia è preziosa ed il suo recupero sposa quelle politiche ambientali verso le quali sia il settore pubblico che privato finalmente si dimostrano sensibili. In casi di questo tipo, l’esperienza e la competenza del partner nello studiare la soluzione è fondamentale, ragione per cui è stata interpellata Cefla Scrl, gruppo che opera in diversi settori, tra i quali il settore dell’energia e della cogenerazione.
L’obbiettivo da raggiungere per i tecnici della Divisione Impianti della Cefla era quello di utilizzare i gas combustibili estratti, filtrarli e renderli idonei ad alimentare il maggior numero possibile di generatori, per creare una centrale di produzione elettrica redditizia.
Cefla si è dimostrata in grado di fornire ad Agip il progetto “chiavi in mano”, dalle infrastrutture edili ai generatori, dal software di automazione e controllo alla gestione della centrale e del personale impiegato. Il pieno successo del risultato ottenuto permette oggi ad Agip di disporre di una centrale di produzione elettrica da 20.000 kW, prodotti da un sistema costituito da 8 generatori azionati da motori alimentati da quello stesso gas che prima era “bruciato” in atmosfera.
Risorse alternative rinnovabili…
In tutto mondo si stanno costruendo nuovi impianti per l'energia eolica Perché è pulita e inesauribile. Ma soprattutto perché, grazie ai progressi tecnologici è diventata la fonte di energia più economica in assoluto.

Supercentrale
Entro il 2020 la richiesta mondiale di energia sarà tre volte superiore a quella del 1970 (dati Intemational energy admunistration). E per quella data anche le riserve di petrolio e gas inizieranno ad assottigliarsi. Per questo il governo europeo ha proposto una normativa per favorire l'elettricità prodotta sfruttando fonti rinnovabili (e Inesauribili) che entro il 2010 dovrebbe far raddoppiare l'energia prodotta in questo modo, portandola al 12 per cento del totale.
Tra queste fonti l'eolico (cioè il vento) ha le maggiori credenziali per farsi strada. In Europa produce già 4.500 MW (in Italia 100) e nel mondo 7 mila MW. La Germania ha ora dato il via alla creazione delta più grande centrale eolica al mondo,che sarà costruita un mare, a 20 km dall'isola di Usedom. Lì 200 rotori eolici produrranno 1.000 MW, tanto quanto una centrale nucleare, sufficienti per soddisfare le richieste energetiche di una città di un milione e mezzo di abitanti.
Semplificazioni nei generatori di elettricità, strutture snelle per ridurre pesi e costi, pale sempre più aerodinamiche (l'Italia, con Enel ed Enea, l'Ente nazionale per le energie alternative, si è fatta promotrice di un sistema a pala singola) stanno rendendo l'energia eolica la più economica in assoluto (vedere tabella in questa pagina). Il vento ha anche altri vantaggi: è pulito e gli impianti sono rapidi da installare nel caso di un'improvvisa crescita della domanda.
Il sole è in ritardo
La fonte rinnovabile più attraente era però sempre stata considerata quella solare. Se infatti si riuscisse a convertire tutta l'energia che la terra riceve dai raggi del sole in un giorno soltanto, se ne avrebbe una quantità 50 volte superiore a quella attualmente consumata da tutta la popolazione mondiale in un anno.
Invece il solare non si diffonde, perché i materiali che convertono un elettricità l'energia della nostra stella sono poco efficienti, gran parte dell'energia si perde nel processi di trasformazione e non ci sono stati negli ultimi anni i progressi tecnologici promessi. L'energia del sole si può utilizzare soprattutto in 2 modi: come calore, scaldando in appositi pannelli l'acqua che poi viene usata prevalentemente per usi domestici, oppure,ed è la tecnologia più promettente, trasformarla tramite speciali pannelli detti fotovoltaici direttamente in energia elettrica. Gli attuali pannelli fotovoltaici hanno però un’efficienza solo del 15%, il che significa che per ogni kilowatt prodotto se ne sprecano quasi 6. Utilizzando altri elementi (come l'arseniuro di gallio) al posto del silicio degli attuali pannelli si potrebbero migliorare le prestazioni, ma con costi ancora troppo alti. Le celle al gallio-arseniuro/gallio-antimonio ottengono per esempio rese del 37%, ma con costi tripli rispetto a quelli del silicio.
Nell'idrogeno il futuro
C'è perì un'altra possibile alternativa pulita ai combustibili tradizionali che sta facendo progressi quella dell'idrogeno. Secondo il presidente dell'Enea e premio Nobel Carlo Rubbia, useremo presto questo elemento estraendolo da metano e carbone. I vantaggi dell'idrogeno sono l'enorme disponibilità (l'acqua contiene idrogeno, la "H" di H20) e la pulizia della combustione (l’unico "scarto" sarebbe acqua pura). I problemi finora erano i costi di estrazione e la tendenza a esplodere. Ma le soluzioni sono vicine. E molti pensano che l'idrogeno presto sostituirà la benzina nei motori a scoppio.
All'aeroporto di Monaco è già in funzione un distributore di idrogeno che rifornisce una Bmw e tre autobus. Per aggirare i problemi del trasporto (a temperatura ambiente occupa uno spazio 10 volte superiore alla benzina, perché si trova allo stato gassoso e, per renderlo liquido, è necessario portarlo a 253° sotto zero) è però probabile che la soluzione saranno le celle a combustibile, in pratica pile nelle quali entra idrogeno ed esce elettricità e acqua pura. Con questo sistema la Mercedes ha costruito un'auto, la Necar 4, che tocca i 145 km/h. E a Milano è attivo un impianto a idrogeno dimostrativo da 1 MW: produce energia elettrica che viene già Immessa nella rete.
Esistono poi progetti per sfruttare i fiumi del nord del mondo per produrre l'energia che servirebbe per l'idrolisi dell'acqua, la separazione cioè, dell'idrogeno dall'ossigeno. L'idrogeno, quindi, verrebbe trasportato su navi cisterna in enormi thermos.
Salvare il nucleare?
L’energia dell’atomo potrebbe risolvere il problema dell’effetto serra. Ma oggi ha troppi svantaggi: costa molto, produce scorie radioattive ineliminabili, fa ancora paura. In futuro però con i nuovi reattori…
Sono 448 i reattori nucleari oggi in attività e producono il 17% dell'energia elettrica richiesta 2.100 miliardi di kW/h all'anno. In Europa sono invece 150 e soddisfano il 36% del fabbisogno. La Francia con 1'80% di produzione di energia elettrica dal nucleare detiene il primato. L'uso di questa forma di energia evita l'immissione nell'atmosfera di quasi 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (il gas più coinvolto nel cosiddetto effetto serra) al giorno. Ma costa ancora troppo, soprattutto se si tiene conto delle spese per rendere gli impianti più sicuri e per smaltire le scorie radioattive che si producono nel processo. E crea preoccupazione (ultimo caso l'incidente nucleare in Giappone del settembre 1999). Per questo negli ultimi 10 anni, dopo cioè il terribile incidente di Cernobyl del 1986, sono entrate in funzione poco meno di 100 centrali e la maggior parte nel Terzo mondo.
Se la sicurezza è passiva
In futuro l'energia nucleare potrebbe tornare: più sicura e conveniente. In tutto il mondo si studiano oggi centrali dette "a sicurezza passiva", basate cioè su contromisure che entrano in azione automaticamente, senza bisogno di energia esterna o di intervento umano.
Un progetto di centrale supersicura è stato ideato in Italia, da ricercatori dell'università di Roma, ed è stato chiamato Mars (Multipurpose advanced reactor inherently safe: reattore avanzato multifunzionale intrinsecamente sicuro). In questo reattore vi è un sistema che, quando all'interno del nocciolo (il luogo dove avviene la reazione nucleare3 si supera una temperatura prefissata, fa spegnere l'impianto prima che si verifichi la temuta fusione del nocciolo, come avvenne in un altro incidente molto noto, a Three Mile Island negli Stati Uniti. È stato calcolato che la probabilità di incidente con questo reattore è pari a 1 evento ogni 50 milioni di anni, omero 5 volte inferiore alla probabilità che un grande meteorite colpisca la Terra. Mars, inoltre, potrebbe dare soluzione a un altro problema irrisolto dell'energia nucleare: quello dello smantellamento. Gli attuali reattori, molti dei quali termineranno la loro esistenza tra il 2010 e il 2020, dovranno essere sepolti sotto una coltre di cemento e rimanere così per millenni. Mars invece è composto da semplici pezzi di metallo imbullonati, il che ne consente lo smantellamento rapido e totale.
Scorie utili
Un problema che la tecnologia nucleare non è ancora riuscita al superare è lo smaltimento delle scorie radioattive che si formano durante la produzione. Negli Stati Uniti è stata proposta una soluzione parziale. Normalmente il combustibile "fresco" (uranio), diventa inutilizzabile dopo 3 anni. La nuova tecnica consente invece di continuare a sfruttare lo stesso combustibile per altri 10-14 anni. Il pro getto, chiamato NPTRE, è stato proposto da Claudio Flippòne dell'università del Maryland.
Tra i reattori sicuri e in grado di riutilizzare le proprie stesse scorie c'è anche quello progettato da Carlo Rubbia, oggi presidente dell'Enea. un reattore che permette di usare come combustibile, al posto dell'uranio,il torio, un elemento almeno tre volte più abbondante dell'uranio nella crosta terrestre e che non produce, come scarto, plutonio, una sostanza che rimane altamente radioattiva per decine di migliaia di anni.
Le ultime risorse alternative
Un solo giacimento di gas idrati nell'Atlantico contiene tanto metano da bastare agli Usa per-100 . anni. E con le “melme” si illuminano interi paesi.
La ricerca di fonti d'energia alternative sta prendendo in esame anche nuove soluzioni, sorprendenti ma non per questo meno promettenti. Il giorno in cui si riuscirà ad esempio a estrarre dai fondali oceanici le grandi quantità di gas idrato che sono state individuate nei sedi-: menti degli oceani, si potrà avere a disposizione tanto combustibile da poter soddisfare le esigenze energetiche dell'uomo per almeno un secolo. "Odp Leg 164" è il nome in sigla della perforazione fatta un paio di anni fa al largo del South Carolina, nell'oceano Atlantico, ché ha confermato l'esistenza di almeno 35 miliardi di tonnellate di gas idrato in un unico giacimento. Secondo Gerald Dickens dell'università del Michigan, che si occupa di queste ricerche, «ce n'è Cosi tanto che potrebbe soddisfare le richieste di metano degli Stati Uniti per i prossimi 100 anni». Da allora sono stati individuati almeno altri cento depositi. Il "gas idrato" è una fase solida di una miscela di acqua e gas, principalmente metano, che si presenta come ghiaccio-sporco e che si forma in condizioni di bassa temperatura, alta pressione e alta concentrazione di gas, derivato soprattutto dalla putrefazione di piccoli organismi che si depositano sui fondali. L'estrazione è resa difficile dal fatto che quando si porta in prossimità della superficie tale composto, la minore pressione e la maggiore temperatura provocano un'espansione molto veloce esplosiva, dei gas. Oggi si pensa di aspirarlo e stivarlo in grossi sommergibili che lo trasporterebbero a terra. Queste operazioni tuttavia, potrebbero rendere instabili i versanti in cui è intrappolato il metano e dare vita a gigantesche frane sottomarine.
Energia dalla balena
In mare c'è un'altra fonte importante di energia ancora poco sfruttata: il moto ondoso.Ancorata nella baia di Gokasho, 300 chilometri a ovest di Tokyo, c'è perì una delle prime centrali basate sulle onde. Assomiglia a un gigantesco cetaceo: non a caso il sub nome è "MightyWhale", Balena Potente. La centrale è grande 50 per 30 metri ed è profonda 12 metri. È in grado di produrre 110 kW. Il progetto, la cui fase di sperimentazione terminerà verso la metà di quest'anno, sembra dare buoni risultati. Se verranno confermati si passerà alla costruzione di un secondo prototipo.
Dallo spazio e dalle melme
Nello spazio c'è una quantità illimitata di energia: solare, che in futuro si potrà forse convertire in microonde da inviare sulla Terra. Nel frattempo si può sfruttare un diverso tipo di energia cosmica, almeno per alimentare satelliti o stazioni spaziali: quella del campo magnetico planetario. È sufficiente infatti un cavo conduttore che, tenuto al guinzaglio da un satellite, venga fatto orbitare attorno alla Terra tagliando il suo campo magnetico. Si crea in tal modo una differenza di potenziale che, in base agli esperimenti già condotti, può generare fino a 1 MW di potenza.
Energia può essere ottenuta anche dalle melme dei fanghi di depurazione. E quanto avverrà nei prossimi mesi a Londra, dove dalla combustione di tali fanghi si produrrà elettricità sufficiente per alimentare 19 mila abitazioni. E chissà che prima o poi non salti fuori qualcosa anche dalla tanto discussa fusione fredda: malgrado lo scetticismo diffuso nel mondo scientifico ci sono ancora ricercatori impegnati a studiarla. E convinti che possa dare risultati.
Elettricità dalle olive: in Spagna si può
Il progetto di Endesa
Endesa, la maggiore società elettrica spagnola, sta costruendo due impianti per generare elettricità dai residui delle olive: si tratta di uno dei primi progetti al mondo per utilizzare gli scarti della produzione di olio d'oliva come combustibile.
Il residuo della spremitura delle olive - in spagnolo “orujillo” è difficile da smaltire e può essere pericoloso per l'ambiente: una volta nei fiumi infatti toglie ossigeno ai pesci e li porta lentamente alla morte. Ma può fornire combustibile pulito per le centrali elettriche.
“In passato l'orujillo era usato per accendere il fuoco e riscaldare le case o nelle fornaci di mattoni; oggi lo usano sempre meno persone, quindi è difficile smaltirlo", spiega Angel Sancho, direttore dei progetti presso l'impresa Ghesa, che sta costruendo i due impianti per conto di Endesa. Le nuove centrali sorgeranno nelle province di Jaen e Ciudad Real, nel nord della Spagna, il cuore della regione delle
olive.
Tecnica sperimentata
Un altro impianto simile a quelli in via si realizzazione è già operativo nella provincia di Cordoba: è alimentato a orujo, un residuo della lavorazione più concentrato dell'orujillo. Ora l'Endesa vuole sperimentare un processo di recupero anche per l'orujillo.
"Il problema principale era come estrarre l'energia da questo residuo: una volta che ci siamo resi conto che poteva funzionare abbiamo deciso di costruire gli altri due impianti". Per realizzare il progetto Endesa investirà più di 39 milioni di dollari, circa 78 miliardi di lire. L'impianto avrà un potenziale di 32 megawatts, e potrà soddisfare le richieste di energia elettrica per uso domestico di 100.000 persone. Quando le due centrali saranno operative, nella seconda metà del 2001, ogni chilovattore consumato da una famiglia brucerà 0,92 chili di residuo di olive. Ogni impianto consumerà circa 105.000 tonnellate di orujillo all'anno.
Il futuro dell'energia pulita
Se l'esperimento funzionerà, Endesa pensa di costruire altre 30 installazioni in tutta la Spagna, per un totale di 500 megawatt, la metà dell'energia prodotta da una centrale nucleare.
L'efficienza di questo di questo tipo di impianti dipende naturalmente dal prezzo dell'orujillo: che al momento è fra le 2,5 e le 4 pesetas (28-46 lire) al chilo. "Mi sembra un progetto interessante perché lo smaltimento dell'orujillo stava iniziando a diventare un problema per noi", ha detto José Ramon Diaz, coordinatore nazionale della produzione di olio dell'associazione dei coltivatori Asaja.
La trasformazione di residui organici in materiale da combustione non si ferma all'olio d'oliva. Hidoelectrica de Catabrico, la società rivale di Endesa, ha annunciato lo scorso novembre che investirà circa 25 milioni di dollari per due impianti che riciclino il letame degli animali. Gli impianti saranno i primi di una serie di dodici. Il primo sorgerà nella regione delle Asturie, nel Nord del Paese.
In corso di elaborazione o di realizzazione ci sono progetti per usare di tutto, dalle barbabietole da zucchero ai noccioli di mandorle, alla cacca degli animali.
La rivoluzione industriale
Una nuova forma di energia: il vapore
La rivoluzione industriale fu innanzitutto una grande trasformazione dei rapporti sociali, ma sarebbe stata impossibile senza i progressi della tecnica e l'uso di una nuova forma di energia: il vapore.
La sostituzione delle macchine mosse dalla corrente di fiumi e torrenti (energia idraulica) in uso da secoli con le macchine a vapore, il rapido sviluppo delle ferrovie e quello, più lento, della navigazione a vapore dettero per tutto l'Ottocento un grande impulso alla produzione e agli scambi.
La forza del vapore era stata utilizzata sin dalla prima metà del Settecento per azionare le pompe che nelle miniere evitavano l'allagamento delle gallerie. La prima macchina a vapore impiegata a questo scopo fu messa regolarmente in funzione nel 1712. Era stata progettata da Thomas Neweomen e si chiamava `macchina atmosferica».
Nel 1769 James Watt (1736-1819) perfezionò questa macchina rendendola più potente ed economica. In seguito, mentre le prime macchine compivano solo un movimento verticale, egli riuscì ad adattarle per far muovere una ruota. Questo permise di far muovere ogni sorta di macchine, oltre alle pompe. Watt non fu solo un inventore, ma anche un industriale: associato a Matthew Boulton, dal 1775 al 1800 sfruttò i propri brevetti e in venticinque anni la ditta produsse circa 500 macchine adatte a vari usi, compreso quello nelle filande di cotone.
Nell'Ottocento, la costruzione di macchine a vapore fu ancora perfezionata, soprattutto allo scopo di ottenere una pressione maggiore. Tra l'altro ciò rese possibile la costruzione delle prime locomotive.
Le ferrovie nacquero dall'applicazione della forza del vapore al sistema da molto tempo in uso nelle miniere e nelle fonderie di servirsi di vagoncini trainati da cavalli o spinti a braccia lungo binari di legno. In un primo tempo la macchina a vapore era fissa e serviva a trascinare i vagoncini con un cavo.
Nel 1804 Richard Trevithick realizzò una prima ferrovia per le fonderie di Pen-y-Darran, nel Galles del sud; era lunga 15 km e aveva binari di ghisa. Lo stesso Trevithick nel 1808 presentò a Londra in un recinto circolare una locomotiva che per uno scellino faceva provare ai curiosi la novità del treno, a 20 km l'ora.
Altre locomotive furono costruite in quegli anni, ma i costruttori che ebbero più successo furono George Stephenson (1781-1848) e suo figlio Robert. Nel 1824 essi crearono una fabbrica di locomotive, che furono impiegate sulle prime linee inglesi e poi anche esportate in altri paesi.
Una prima linea ferroviaria progettata da George Stephenson fu aperta al traffico soprattutto di merci, nel 1825. Molto più importante però fu la Liverpool-Manchester, di circa 53 km, aperta nel 1829. Gli Stephenson con la loro locomotiva the Rocket (il razzo) vinsero la gara organizzata per scegliere il miglior mezzo di trazione alla velocità media di 23 km l'ora.
Ci furono anche applicazioni del vapore a veicoli su strada, ma molto più importante fu l'origine della navigazione a vapore, addirittura precedente alle prime ferrovie. Negli ultimi due decenni del Settecento imbarcazioni a vapore furono costruite in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.
Nel 1802 lo scozzese William Symington realizzò la Charlotte Dundas per la navigazione nel canale FirthClide e nel 1818 1 Henry Bell costruì The Comet, primo vapore commerciale regolarmente in servizio in Europa. Nel 1807 in America il Clermont di Robert Fulton aveva risalito il fiume Hudson da New York ad Albany e nel 1823 c'erano un centinaio di battelli a vapore in Gran Bretagna e molti di più negli Stati Uniti.
I progressi della navigazione a vapore furono però più lenti di quelli delle ferrovie. Anche se nel 1819 una nave americana, la Savannah, traversò l'Atlantico servendosi in parte della sua macchina a vapore (il resto del viaggio fu fatto a vela), si dovette aspettare ancora quindici anni per avere un regolare servizio transatlantico a vapore, con la Creai Western, in grado di compiere la traversata in una quindicina di giorni.
Il futurismo di Marinetti
Nella seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento si susseguirono correnti artistiche sempre più rapidamente, l’una in opposizione all’altra.
Tuttavia queste correnti esistevano già da vario tempo e si basavano su ricerche di ordine artistico, spontaneamente anche se faticosamente maturate da singole personalità. Programmi preventivi non esistevano, la creazione passando avanti ad ogni formulazione teorica, che, comunque, era compito della critica piuttosto che degli artisti. Comunque nessuno può negare la validità della tradizione del passato, che è rappresentata adeguatamente dalle opere conservate nei musei.
Il futurismo è il primo movimento che si dà un programma preventivo, che rompe decisamente con tutto il passato sostenendo di essere proiettato nel futuro, che si colloca in posizione volutamente polemica, anzi provocatoria, nei confronti di ogni opposizione.
Sono le idee affermate dal suo fondatore, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto che diede origine al movimento. Il Manifesto, violento e perentorio nel linguaggio, riprendendo in realtà un vecchio tema, quello della fede nel progresso scientifico, esalta la velocità della vita moderna, anzi «il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa [...]» e, per conseguenza, la macchina, che, con il motore, moltiplica le forze dell’uomo inebriandolo di potenza: «la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.»
Per questa ragione il centro del futurismo è Milano, la città simbolo del lavoro industriale, che, soprattutto a partire dagli inizi del secolo, vede sorgere o ingrandirsi nuove officine e si espande urbanisticamente oltre i limiti tradizionali.
Il futurismo infatti è un inno alla modernità, senza rendersi conto dei risvolti negativi di essa, del profitto capitalistico, dei pericoli insiti nella mitizzazione della macchina. Ma tutto ciò è visto non tanto come partecipazione sociale, quanto esteticamente, sempre nell’entusiastica ammirazione di tutto ciò che è potente.
L’ideologia futurista, indipendentemente dai risultati artistici, consiste soprattutto nell’affermazione della superiorità di ciò che è dinamico su ciò che è statico, il primo travolgendo il secondo, a modificarsi, a trasformarsi ed ad avanzare nel tempo.
Ciò che deve essere messo in rapporto con le tesi filosofiche, secondo le quali la vita è un flusso continuo, uno «slancio vitale», un processo di trasformazione dovuto all’«evoluzione creatrice» in una generazione di forma nuove.
Il futurismo, si ferma all’ammirazione esteriore per la potenza della macchina, per la grandezza del superuomo, in forma quasi esclusivamente estetizzante, decadente, retorica.
Si spiega così l’esaltazione dell’azione di per se stessa indipendentemente da ogni fine, dell’aggressione, dalla sopraffazione, della violenza, che esprimono la volontà vitalistica.
Si spiega anche perché il futurismo non possa schierarsi politicamente con la sinistra internazionale e nemica della guerra, ma con la destra italiana, nazionalista e interventista, confluendo con il fascismo. Marinetti finirà con l’accettare da Mussolini onori e prebende.
Infine si spiega la conclamata superiorità dell’Italia, dell’uomo sulla donna, e la volontà di distruggere i musei, le biblioteche e le città-museo.
Qui vediamo raffigurato il quadri di Luigi Rùssolo: "IL DINAMISMO DI UN'AUTOMIBILE"
In questo quadro sono raffigurati tutti gli elementi fondamentali del futurismo: il mito della macchina e della velocità; la violenza del colore; le «linee-forza» per rendere il significato della penetrazione dell'oggetto nell'aria, la cui resistenza viene vinta dalla sua potenza.

Il manifesto
1. Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiasmo fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere considerato un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni

Ozono e smog fotochimico
Informazioni sull’ozono come inquinante e sugli effetti sulla salute.

L’ozono (O3) è un gas naturalmente presente in atmosfera.
Nella stratosfera, all’altezza di circa 20 Km., l’ozono è presente ad elevate concentrazioni e costituisce una barriera alla radiazione ultravioletta (UV) di origine solare.
La fascia stratosferica di ozono non è, comunque, pericolosa per la popolazione perché è confinata ad alta quota.
In prossimità della superficie terrestre (troposfera), l’ozono si forma localmente con un meccanismo diverso ed è il principale componente del cosiddetto smog fotochimico. Lo smog fotochimico è un’insieme di gas inquinanti prodotto dall’azione della radiazione solare sugli ossidi di azoto e sugli idrocarburi emessi durante i processi di combustione, come quelli che avvengono in molti impianti industriali e negli autoveicoli.
A concentrazioni elevate può essere irritante per le vie respiratorie e dannoso per la pelle.
In estate si riscontrano i valori più elevati di ozono, nelle periferie urbane. Episodi critici si verificano in condizioni meteorologiche caratterizzate da intensa radiazione solare e venti moderati (regimi di alta pressione).
Nell’arco della giornata le ore più critiche sono quelle successive alla massima insolazione, indicativamente dalle ore 13 alle 18.
L’ozono, nelle aree abitate, viene costantemente misurato dall’ARPA (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente) .
I dati giornalieri (valore massimo di concentrazione oraria) vengono trasmessi giornalmente agli Enti interessati e agli Organi di Informazione.

La legge italiana, per la tutela della popolazione, fissa livelli di attenzione e di allarme.

livello di attenzione o di informazione alla popolazione: 180 µg/m3 riferito al valore medio su 1 ora.
Si tratta della concentrazione di ozono oltre la quale si possono verificare effetti limitati e transitori per la salute umana, in caso di esposizione anche di breve durata, in gruppi di soggetti particolarmente sensibili
livello di allarme: 360 µg/m3 riferito al valore medio su 1 ora.
si tratta della concentrazione di ozono oltre la quale esiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione anche di breve durata.

La legge, inoltre, prevede standard di qualità dell’aria per la pianificazione e il risanamento ambientale ed anche livelli di protezione della vegetazione.

Gli effetti sulla salute dell’esposizione ad ozono dipendono da:
• la concentrazione di ozono nell’aria;
• la durata dell’esposizione,
• il soggetto esposto

e sono:
a concentrazioni elevate e di breve durata:
• irritazioni a occhi, naso, gola;
• attacchi di tosse;
• stanchezza, senso di oppressione toracica, diminuzione della capacità respiratoria.
• Si tratta di sintomi transitori che scompaiono al diminuire della concentrazione di ozono.
a concentrazioni elevate, di breve durata, se frequenti:
• danneggiamento delle mucose delle vie respiratorie.
gli effetti sono maggiori nei soggetti a rischio, come gli ammalati cronici dell’apparato respiratorio, gli anziani, i bambini.
Anche tra la popolazione non a rischio, possono esserci, comunque, soggetti più sensibili all’azione irritante dell’ozono.

In caso di superamento dei livelli di attenzione e/o di allarme, ci si può difendere dagli effetti dell’ozono, evitando:
• la permanenza all’aria aperta dei soggetti più sensibili
• un intenso esercizio fisico all’aperto
• le attività lavorative faticose con prolungata esposizione al sole.
Marx:
La teoria dell'alienazione
L'alienazione per Marx consiste nella reificazione dell'operaio all'interno della società capitalista. Anzitutto Marx tende a sottolineare la concretezza della propria analisi in confronto all'astrattezza degli economisti borghesi che spesso ipotizzano situazioni ideali. Il fatto concreto e innegabile, secondo Marx, è che nell'economia capitalistica l'impoverimento dell'operaio è direttamente proporzionale all'arricchimento del capitalista: "l'operaio diventa tanto più povero quanto più produce ricchezza, quanto più la sua produzione cresce in potenza ed estensione" . Il lavoratore è degradato a merce quanto più produce merci e rafforza la posizione del capitalista beneficiario del suo lavoro. Marx descrive un primo aspetto dell'alienazione economica. Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto del proprio lavoro che si è tradotto in merci che non appartengono a lui, ma al capitalista: "l'oggetto, prodotto dal lavoro, prodotto suo, sorge di fronte al lavoro come un ente esterno, come una potenza indipendente dal producente" . Il lavoro, secondo Marx, non produce soltanto merci, esso produce se stesso e il lavoratore come una merce, precisamente nella proporzione in cui esso produce merci in genere. L'oggettivazione dell'operaio mediante il lavoro si tramuta in espropriazione ai suoi danni da parte del capitalista:" questa realizzazione del lavoro appare, nella condizione descritta dall'economia politica, come annullamento dell'operaio, e l'oggettivazione appare come perdita e schiavitù dell'oggetto, e l'appropriazione come alienazione, come espropriazione. L'oggettivazione si palesa attraverso la perdita dell'oggetto, l'operaio è derubato non solo degli oggetti più necessari alla vita, ma anche degli oggetti più necessari per il lavoro. Più oggetti l'operaio produce, meno può possedere e tanto più cade sotto il dominio del suo lavoro e del capitale. "L'operaio sta in rapporto al prodotto del suo lavoro come ad un oggetto estraneo". L'operaio, secondo Marx, mette nell'oggetto la sua vita, e questa non appartiene più a lui, bensì all'oggetto. L'alienazione dell'operaio nel suo oggetto si esprime, secondo le leggi dell'economia politica, in modo che, quanto più l'operaio produce, tanto meno ha da consumare, e quanto più crea dei valori più egli è senza valore e senza dignità. Il capitalista sostituisce il lavoro con le macchine, costringendo i lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l'altra parte di lavoratori. Un secondo aspetto dell'alienazione riguarda lo svolgimento stesso dell'attività lavorativa. Più precisamente Marx osserva che nell'economia capitalistica l'operaio non trae soddisfazione dal suo lavoro, ma anzi esso gli produce soltanto fatica e infelicità: "il lavoro resta esterno all'operaio, cioè non appartiene al suo essere, e l'operaio quindi non si afferma nel suo lavoro, bensì si nega, non si sente appagato ma infelice, non svolge nessuna libera energia fisica e spirituale, bensì mortifica il suo corpo e rovina il suo spirito" . Egli è a suo agio quando non lavora e si sente come a casa sua, viceversa quando lavora. Il suo lavoro non è volontario, bensì è forzato, costrittivo. Il lavoro non è quindi la soddisfazione di un bisogno, bensì è soltanto un mezzo per soddisfare dei bisogni esterni ad esso. L'esteriorità del lavoro al lavoratore si manifesta a causa della consapevolezza dell'operaio che mentre lavora sente che il lavoro che sta effettuando non è cosa sua ma di un altro, che non gli appartiene, e che in esso egli non appartiene a sé, bensì ad un altro. Il risultato è che il lavoratore si sente libero ormai soltanto nelle sue funzioni bestiali. Un terzo aspetto dell'alienazione consiste nella perdita da parte del lavoratore della sua essenza che lo differenzia dall'animale. Mentre l'animale produce sempre allo stesso modo e mosso dal bisogno, l'uomo sa produrre nei modi più diversi, anche indipendentemente dal bisogno, quindi anche cose inutili, ma belle: "l'animale forma cose solo secondo la misura e il bisogno della specie cui appartiene, mentre l'uomo sa produrre secondo la misura di ogni specie e dappertutto sa conferire all'oggetto la misura inerente; quindi l'uomo forma anche secondo le leggi della bellezza." Infine Marx si sofferma su un quarto aspetto dell'alienazione, quello dell'uomo dall'altro uomo, del lavoratore dal proprietario del prodotto del prodotto del suo lavoro. Poiché il prodotto del lavoro non appartiene all'operaio, e gli sta di fronte come una potenza estranea, ciò è solo possibile in quanto esso appartiene ad un altro uomo estraneo all'operaio. Quando la sua attività gli è penosa, essa necessariamente deve essere godimento per un altro. Quando il lavoratore è in rapporto al prodotto del suo lavoro, al suo lavoro oggettivo, come ad un oggetto estraneo, sta in rapporto ad esso così perché un altro uomo, a lui estraneo e nemico, è il padrone di questo oggetto.
Le geometrie non euclidee
Il V postulato
Cinque sono i postulati alla base della geometria euclidea:
1. si possa tracciare una retta da un punto qualsiasi a un punto qualsiasi
2. si possa prolungare indefinitamente una retta
3. si possa descrivere un cerchio con un centro qualsiasi e un raggio qualsiasi
4. tutti gli angoli retti sono uguali
5. se une retta che interseca due altre rette forma dalla stessa parte angoli inferiori a due angoli retti, le due rette, se estese indefinitamente, si incontrano da quella parte dove gli angoli sono inferiori a due angoli retti
Lo stesso Euclide negli Elementi, la sua capitale sistemazione della geometria, evita di usare il V postulato nelle dimostrazioni, ove sia possibile utilizzare solo i primi quattro, ad indicare che, molto probabilmente, ha cercato a lungo di dimostrarlo sulla base degli altri quattro e, non essendoci riuscito, lo ha poi inserito fra gli altri.
Dal V postulato Euclide, nella proposizione 30, ricava il seguente teorema, che è equivalente al postulato ed è stato usato storicamente per i tentativi di dimostrazione dello stesso: Per un punto esterno ad una retta passa una e una sola retta parallela a quella data.
Le prime critiche
I primi critici di Euclide (e cosí fino al 1800) cercarono di dimostrare il V postulato in base ai primi, ritenendolo un punto logicamente debole della costruzione euclidea, cosí Proclo (410-435 d.C.) che nei sui tentativi giunse soltanto a sostituirlo con vari postulati equivalenti, e nel Rinascimento Wallis (1616-1703) dedusse dall'esistenza di figure simili il V postulato: questo ha una grande importanza, nelle geometrie non euclidee non esistono figure simili, perché variando le lunghezze variano anche gli angoli (questa variazione prende il nome di eccesso angolare).
Girolamo Saccheri
Un grande passo avanti fu fatto dal gesuita italiano Girolamo Saccheri (1667-1773) che cercò di dimostrare il V postulato a contrariis: partendo dalla negazione del postulato delle parallele si aspettava di trovare qualche contraddizione e quindi la negazione dell'ipotesi.
Individua due ipotesi alternative al V postulato:
1. che due perpendicolari ad una retta formino due angoli ottusi (gamma e delta) con una parallela alla retta data
2. che formino invece angoli acuti
Ne dà poi due confutazioni errate, ma rimane la grandissima importanza d'essere stato il primo a tentare la via delle geometrie non euclidee.
La geometria iperbolica
Solo nel 1800 Gauss, Lobacevskij e Bolyai, indipendentemente l'uno dagli altri, dettero una sistemazione rigorosa dell'ipotesi degli angoli acuti: la geometria iperbolica.
Secondo questo tipo di geometria una retta ammette piú d'una parallela passante per un punto esterno alla retta stessa. Per comprendere questo tipo di geometria si è fatto inizialmente ricorso ad una ridefinizione delle primitive geometriche: se si definisce piano l'area interna ad un'ellisse e retta una qualsiasi corda di quest'ellisse si può intuire facilmente l'esistenza di infinite parallele passanti per un punto.
L'opera di Riemann
Il matematico tedesco Riemann rivoluzionò il concetto di geometria. Per Riemann geometria è lo studio di insiemi di ennuple ordinate che vengono raggruppati secondo certe regole; non è quindi vincolato ad uno spazio fisico, come pretendeva la geometria euclidea, definita come a priori da Kant nella Critica della ragion pura.
Oltre a questo elaborò la geometria delle superfici a curvatura positiva che fu poi adottata da Einstein per descrivere piú semplicemente lo spazio-tempo: secondo la teoria generale della relatività non esiste una forza di gravità, ma è la massa che incurva lo spazio-tempo, mentre i corpi, che a noi sembrano deviare, seguono la linea piú breve nello spazio-tempo curvo: una geodetica. Se immaginiamo l'universo come una distribuzione omogenea di materia in moto reciproco relativamente lento, possiamo dedurre che la curvatura dello spazio-tempo sia costante in ogni suo punto e che quindi, esso deve assumere la forma di un'ipersfera (sfera quadridimensionale), come in un piano una linea a curvatura costante positiva dà una circonferenza ed una superficie a curvatura costante positiva dà una sfera.
Da Riemann in poi non si è piú considerata la geometria come descrizione della realtà, ma come semplice interpretazione: non si tratta di scegliere la geometria "vera", ma quella che meglio descrive la realtà. Einstein non ha stabilito che la geometria euclidea non sia "vera", ma solo che adottando quella sferica la teoria della relatività risulta semplificata: la geometria ora è realmente fisica, è diventata cioè un modello interpretativo della natura.
Alle origini di internet
Come è nato il sistema di comunicazione che sta rivoluzionando il mondo
Internet è nata negli Stati Uniti nel 1969. Il governo americano voleva realizzare una rete di computer in grado di resistere a un attacco nucleare Gli scienziati trovarono un modo per far viaggiare i dati in più direzioni: ogni informazione veniva scomposta in tanti pacchetti, ciascuno dei quali conteneva parte del messaggio e l'indirizzo del destinatario. Un dispositivo speciale, il router, leggeva l'indirizzo, controllava lo stato della rete e stabiliva il percorso migliore da far seguire al pacchetto. In questo modo, se anche parte della rete fosse andata distrutta, vi erano sempre delle strade alternative per far giungere i messaggi a destinazione. Questo straordinario mezzo di comunicazione rimase sconosciuto al grande pubblico per molti anni, perché era troppo complicato da utilizzare. Nel 1990 gli scienziati del Cern di Ginevra crearono una nuova rete, la World Wide Web (WWW), che consentiva di trasmettere testi, immagini e suoni su pagine da sfogliare liberamente. Al tempo stesso fu inventato un linguaggio piuttosto semplice per realizzare i testi e la grafica delle pagine, l'hyper text mark up language (HTML). Da allora il successo della rete è stato inarrestabile. Oggi Internet è una "ragnatela" di reti connesse tra di loro. È paragonabile a un sistema stradale complesso, sul quale corrono le veloci autostrade delle reti internazionali e le strade più lente delle reti regionali e locali. Quando parliamo di Internet, in genere non ci riferiamo però all'intera infrastruttura, ma alla rete Web, che consente l'accesso a milioni di pagine di informazioni.
Navigare SU Internet, vale a dire passare da una pagina all'altra, è diventato facilissimo e ha davvero reso il mondo un "villaggio globale".

Il browser:
Per navigare su Internet è necessario installare un browser, come Netscape Navigator o Microsoft Internet Explorer. Il browser è un programma che consente di spostarsi da una pagina all'altra del web, cliccando su parole di collegamento sottolineate e colorate (i link) o digitando il nome del sito da visualizzare nella casella dell'indirizzo.
L’ipertesto
Le pagine di un sito Web sono scritte con un metodo di rimandi interni incrociati, che ci fanno passare istantaneamente da una pagina all'altra nell'ordine che preferiamo: questa caratteristica è detta ipertestualità. Ogni pagina assomiglia ad una mappa piena di rinvii. Il testo ne è concepito come una piramide rovesciata: si parte dalle conclusioni e poi, cliccando, si entra nei dettagli. Perciò l'ipertesto non si sviluppa in lunghezza, ma in profondità e sta a noi decidere se sfogliarne o meno tutti gli strati.
Navigare su Internet
Per entrare nel mondo virtuale, che conta almeno 300 milioni di pagine, la cosa migliore è utilizzare un portale, che propone degli elenchi ragionati di siti, divisi per argomenti, ai quali ci si può collegare con un semplice clic. I portali italiani (come Jumpy, Kataweb, Punto, Tin.it, Virgilio) hanno di solito anche un motore di ricerca, che cataloga automaticamente le pagine web in base a parole chiave, e spesso sono collegati ai grandi motori di ricerca americani, come Altavista e Google, per consentirci di allargare le nostre esplorazioni ai siti stranieri. La selezione e la suddivisione dei contenuti della rete in categorie di indirizzi è solo parte di ciò che offre un portale, che è a tutti gli effetti un grande contenitore di informazioni e di servizi. Quando ci iscriviamo a un portale inserendo i nostri dati, per esempio, riceviamo gratuitamente un indirizzo di posta elettronica che ci consentirà di spedire e ricevere messaggi, di iscriverci a una mailing list per discutere con un gruppo di corrispondenti o di ricevere periodicamente bollettini informativi, detti newsletter. Se scarichiamo dalla rete un programma particolare, newsreader, potremo partecipare ad un newsgroup, un gruppo di discussione sugli argomenti più disparati. Molti portali offrono anche la possibilità di chiacchierare in rete in tempo reale e di creare nuove amicizie mediante le loro chat line e spesso permettono di inviare gratuitamente messaggi SMS ai telefonini degli amici.
Inoltre forniscono informazioni sull'attualità, la finanza, lo sport, lo spettacolo, le condizioni meteorologiche e in genere hanno anche una sezione dedicata al commercio elettronico, con un centro virtuale che riunisce diversi negozi, nei quali possiamo fare acquisti stando comodamente seduti, da casa.
Download
Significa scaricare e indica il trasferimento sul proprio computer di dati, immagini, suoni, programmi prelevati da un sito Internet 11 downloading più praticato è quello dei brani musicali, che viaggiano in rete compressi in un formato detto MP3 e che vanno ascoltati con un apposito programma di lettura. Con un apposito masterizzatore, i brani possono essere poi trasferiti su CD. Il downloading più utile è pero senz'altro quello degli antivirus.
Il banner
Un banner è una segnalazione pubblicitaria, inserita in un rettangolo che si trova in posizione ben visibile! sulla prima pagina di un sito. Può essere statico, ma più spesso è animato, per attirare l'attenzione del navigatore, che deciderà se cliccare o meno sull’icona rettangolare e collegarsi Cosi con il sito pubblicizzato.
Internet e i rapporti sociali
Internet è un formidabile Strumento per scambiarsi informazioni, per conoscersi, per fare amicizia o semplicemente per chiacchierare.
La chiacchiera in rete si chiama chat e si svolge sulle chat line: lì tutti possono conversare con tutti, contemporaneamente, inviandosi dei messaggi testuali. Per chattare, è necessario avere un programma apposito, mlRC, che consente di entrare nei canali IRC di chat line. Oppure si può usufruire direttamente della chat line interna ad un portale: prima di cominciare, bisognerà registrare i propri dati, scegliersi una password e un nickname, vale a dire un soprannome.
Quando si chatta, si può farlo collettivamente, oppure ritirarsi a chiacchierare in privato: nascono così dei piccoli gruppi, che si ritrovano regolarmente e i cui membri fanno amicizia tra di loro. Se invece si desidera discutere di un argomento prefissato, è meglio entrare in un newsgroup: ce ne sono ormai circa 40.000, di cui almeno 400 in italiano, sui più svariati argomenti. Si può discutere di tutto: dallo sci(it.sport.sci) al giardinaggio (it.hobby.giardinaggio), fino alle questioni più specialistiche del diritto o dell'economia (it.economia.borsa)
L'importante è rispettare sempre la netiquette, cioè il galateo della rete: non intervenire subito nella discussione, ma in un primo tempo assistervi senza partecipare passivamente; non intervenire fuori tema, (Off Topic), se non si vuole essere aspramente sgridati o esclusi dal dibattito; non ripetere domande cui il gruppo ha già risposto e che sono contenute nell'elenco delle FAQ (Frequently Asked Questions) di ogni newsgroup.
Emoticons
per rappresentare gli stati d'animo, sulle chat. nei newsgroup e nei messaggi di posta elettronica si utilizzano delle faccine, che si compongono con i simboli della tastiera e si leggono con la testa inclinata di 90 gradi a sinistra. Sono chiamate emoticons. Tra le più usate :-) significa sono felice, :-)) significa sono molto felice, :-( vuoi dire sono triste e :-* vuoi dire U mando un bacio. Ne esistono almeno cento.

Bibliografia:
siti internet:
http://www.peacelink.it/webgate/ecologia/msg00301.html
http://www.museoelettrico.com/
http://members.tripod.com/matteogalli/energia.htm#fde
Notizia Televisiva:
da CNN Italia di martedì 28 marzo 2000
Articolo messo in Rete alle 13:57 ora italiana (11:57 GMT)
Riviste:
Focus di aprile 2000.
Specchio di “La stampa”.
[email protected]
Grafica:
Microsoft Office 2000,
[email protected]
Andrea Pavan – Esami di Stato 1999/2000 – pag.1

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