Marco Mattio, di Sebastiano Vassalli

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Riassunto del libro di Sebastiano Vassalli “Marco e Mattio”
La vita del calzolaio Mattio Lovat cambia all’età di quattordici anni quando conosce il prete tedesco don Marco arrivato a Zoldo per un periodo di convalescenza da una malattia. Quest’ultimo non è un prete come tutti gli altri infatti si interessa di scienza, natura e di medicina, tutte cose che unite al comportamento non consono a un religioso ben presto fanno dubitare i paesani sulla reale provenienza del forestiero. Mattio fa la sua conoscenza durante l’estate del 1775 quando assieme ad un amico seguono affascinati don Marco nelle sue escursioni in montagna per raccogliere campioni di rocce e di animali. Assieme a lui studiano i segreti della natura e della medicina, infatti diventa per i due ragazzini un vero maestro di vita, però la loro relazione non dura molto a lungo, ormai pressato dalle chiacchiere continue che si facevano sul suo conto capisce di non essere ben accetto e decide di andarsene. La sera stessa però viene rubata la cassaforte e viene uccisa la nipote del pievano don Giacomo Fulcis che ha ospitato proprio nella sua parrocchia il tedesco nel periodo di convalescenza; Mattio casualmente incontra i tre ladri, e con suo stupore riconosce in mezzo a loro anche don Marco. Il fatto viene presto dimenticato a Zoldo ma nella mente di Mattio questo ricordo rimarrà impresso per tutta la vita soprattutto perché dopo essersi preso il vaiolo, ormai a un passo dalla morte, il fantomatico prete tedesco all’insaputa di tutti torna a Zoldo, rapisce il ragazzo e lo cura salvandogli la vita. Mattio guarito da quel terribile male comincia a lavorare con il padre per apprendere l’arte del calzolaio ma ben presto deve lasciare Zoldo per andare in montagna a guadagnare un po’ di soldi facendo il carbonaro. Lì, fa la sua prima esperienza omosessuale con un ragazzo che lavora assieme a lui di nome Michiele. Mattio inizialmente non dà molto peso al fatto, ma quando Lucia l’unica ragazza che era riuscita a farlo innamorare si sposa con un nobile Bellunese, la sua omosessualità si fa sempre più forte e la cosa turba moltissimo essendo molto legato alla chiesa. Così chiede aiuto e consiglio a un prete sopranista di nome Tommaso, che per eccedere nella sua arte fu castrato, ma non fece successo perché la sua mente alternava momenti di lucidità a momenti di pura follia; ma ugualmente fra i due nasce un’importante e intensa amicizia. Mattio mentre accompagna il fratello minore Antonio a Venezia per cercare lavoro intravede di nuovo don Maro sotto le spoglie di un medico tedesco. Il ragazzo però non ha il coraggio di parlargli impaurito da quello strano personaggio che anche se sono passati molti anni ha lo stesso aspetto di quando gli faceva lezione da giovane. A Zoldo intanto la vita si fa sempre più misera e il padre di Mattio è costretto a emigrare anche lui a Venezia per cercare lavoro e lascia l’incombenza di mantenere la famiglia e di portare avanti il lavoro di calzolaio al figlio. Le cose sembrano cambiare per gli abitanti di Zoldo all’arrivo in Veneto dell’esercito francese di Napoleone che fa decadere la repubblica della serenissima e tutti i dazi che quest’ultima fa incombere sui contadini, ma il miraggio di una vita migliore svanisce, infatti Napoleone cede il Veneto all’Austria. In quel periodo Mattio si ammala di pellarina la stessa malattia del cervello che aveva colpito anche il padre e che l’aveva fatto morire suicida, ma il ragazzo riesce ad uscire incolume al primo attacco. Intanto l’impero austriaco fa precipitare di nuovo nella miseria tutti i contadini che stanchi delle tasse inumane che gravavano su di loro decidono di rivoltarsi contro l’aristocrazia bellunese e marciano sulla città guidati da un bandito nominato l’Userta che è diventato l’eroe nazionale grazie ai suoi saccheggi ai nobili. Purtroppo per i montanari le cose non vanno bene e l’esercito austriaco riesce abilmente a far tornare nelle loro case i rivoltosi e a giustiziare il famoso bandito. A quarant’anni le condizioni mentali di Mattio peggiorano e l’odio che prova verso la sua natura omosessuale e verso quella società basata sul sesso lo portano a progettare assieme a don Tommaso anche lui ormai rintronato del tutto, un modo per cambiare il mondo e per fare decadere il potere di Napoleone considerato dai due malati di mente l’anticristo che voleva distruggere la società. E’ così che Mattio decide di abbandonare Zoldo e si reca a Venezia dove il suo gesto secondo i progetti si doveva compiere, infatti affitta una camera su una via affollata e là si autocrocifigge per dimostrare che il Cristo è tornato sulla terra per redimere i peccati della gente e per annientare l’anticristo. Ma il progetto non si conclude secondo le aspettative infatti viene salvato prima che morisse dissanguato e di conseguenza rinchiuso al manicomio di San Servolo. Lì la sua vita incrocia di novo quella di don Marco rinchiuso pure lui perché perseguitato da un misterioso sogno che non gli dà tregua; Mattio con la sua presenza aiuta il Tedesco ad uscire dal momento di crisi e ala fine quando quest’ultimo riesce a fuggire dal manicomio si lascia morire di fame perché era l’unica persona che in quel periodo gli dava la forza per continuare a vivere.
Riassunto del libro di Sebastiano Vassalli “Marco e Mattio”
La vita del calzolaio Mattio Lovat cambia all’età di quattordici anni quando conosce il prete tedesco don Marco arrivato a Zoldo per un periodo di convalescenza da una malattia. Quest’ultimo non è un prete come tutti gli altri infatti si interessa di scienza, natura e di medicina, tutte cose che unite al comportamento non consono a un religioso ben presto fanno dubitare i paesani sulla reale provenienza del forestiero. Mattio fa la sua conoscenza durante l’estate del 1775 quando assieme ad un amico seguono affascinati don Marco nelle sue escursioni in montagna per raccogliere campioni di rocce e di animali. Assieme a lui studiano i segreti della natura e della medicina, infatti diventa per i due ragazzini un vero maestro di vita, però la loro relazione non dura molto a lungo, ormai pressato dalle chiacchiere continue che si facevano sul suo conto capisce di non essere ben accetto e decide di andarsene. La sera stessa però viene rubata la cassaforte e viene uccisa la nipote del pievano don Giacomo Fulcis che ha ospitato proprio nella sua parrocchia il tedesco nel periodo di convalescenza; Mattio casualmente incontra i tre ladri, e con suo stupore riconosce in mezzo a loro anche don Marco. Il fatto viene presto dimenticato a Zoldo ma nella mente di Mattio questo ricordo rimarrà impresso per tutta la vita soprattutto perché dopo essersi preso il vaiolo, ormai a un passo dalla morte, il fantomatico prete tedesco all’insaputa di tutti torna a Zoldo, rapisce il ragazzo e lo cura salvandogli la vita. Mattio guarito da quel terribile male comincia a lavorare con il padre per apprendere l’arte del calzolaio ma ben presto deve lasciare Zoldo per andare in montagna a guadagnare un po’ di soldi facendo il carbonaro. Lì, fa la sua prima esperienza omosessuale con un ragazzo che lavora assieme a lui di nome Michiele. Mattio inizialmente non dà molto peso al fatto, ma quando Lucia l’unica ragazza che era riuscita a farlo innamorare si sposa con un nobile Bellunese, la sua omosessualità si fa sempre più forte e la cosa turba moltissimo essendo molto legato alla chiesa. Così chiede aiuto e consiglio a un prete sopranista di nome Tommaso, che per eccedere nella sua arte fu castrato, ma non fece successo perché la sua mente alternava momenti di lucidità a momenti di pura follia; ma ugualmente fra i due nasce un’importante e intensa amicizia. Mattio mentre accompagna il fratello minore Antonio a Venezia per cercare lavoro intravede di nuovo don Maro sotto le spoglie di un medico tedesco. Il ragazzo però non ha il coraggio di parlargli impaurito da quello strano personaggio che anche se sono passati molti anni ha lo stesso aspetto di quando gli faceva lezione da giovane. A Zoldo intanto la vita si fa sempre più misera e il padre di Mattio è costretto a emigrare anche lui a Venezia per cercare lavoro e lascia l’incombenza di mantenere la famiglia e di portare avanti il lavoro di calzolaio al figlio. Le cose sembrano cambiare per gli abitanti di Zoldo all’arrivo in Veneto dell’esercito francese di Napoleone che fa decadere la repubblica della serenissima e tutti i dazi che quest’ultima fa incombere sui contadini, ma il miraggio di una vita migliore svanisce, infatti Napoleone cede il Veneto all’Austria. In quel periodo Mattio si ammala di pellarina la stessa malattia del cervello che aveva colpito anche il padre e che l’aveva fatto morire suicida, ma il ragazzo riesce ad uscire incolume al primo attacco. Intanto l’impero austriaco fa precipitare di nuovo nella miseria tutti i contadini che stanchi delle tasse inumane che gravavano su di loro decidono di rivoltarsi contro l’aristocrazia bellunese e marciano sulla città guidati da un bandito nominato l’Userta che è diventato l’eroe nazionale grazie ai suoi saccheggi ai nobili. Purtroppo per i montanari le cose non vanno bene e l’esercito austriaco riesce abilmente a far tornare nelle loro case i rivoltosi e a giustiziare il famoso bandito. A quarant’anni le condizioni mentali di Mattio peggiorano e l’odio che prova verso la sua natura omosessuale e verso quella società basata sul sesso lo portano a progettare assieme a don Tommaso anche lui ormai rintronato del tutto, un modo per cambiare il mondo e per fare decadere il potere di Napoleone considerato dai due malati di mente l’anticristo che voleva distruggere la società. E’ così che Mattio decide di abbandonare Zoldo e si reca a Venezia dove il suo gesto secondo i progetti si doveva compiere, infatti affitta una camera su una via affollata e là si autocrocifigge per dimostrare che il Cristo è tornato sulla terra per redimere i peccati della gente e per annientare l’anticristo. Ma il progetto non si conclude secondo le aspettative infatti viene salvato prima che morisse dissanguato e di conseguenza rinchiuso al manicomio di San Servolo. Lì la sua vita incrocia di novo quella di don Marco rinchiuso pure lui perché perseguitato da un misterioso sogno che non gli dà tregua; Mattio con la sua presenza aiuta il Tedesco ad uscire dal momento di crisi e ala fine quando quest’ultimo riesce a fuggire dal manicomio si lascia morire di fame perché era l’unica persona che in quel periodo gli dava la forza per continuare a vivere.

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