Martin Lutero

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

MARTIN LUTERO

I primi anni
Figlio di un minatore arricchitosi ed entrato a far parte dei Vierherrn (diventando "quadrumviro", uno dei quattro cittadini che difendevano la comunità davanti al magistrato) a Mansfeld, Lutero studiò a Mansfeld, Magdeburgo e Eisenach. Entrò diciassettenne all'Università di Erfurt, conseguendo il diploma di magister artium nel 1505. Iniziò poi gli studi giuridici su consiglio del padre, ma li interruppe per entrare nel monastero degli agostiniani osservanti di Erfurt, dove fu ordinato sacerdote nel 1507.
Dedicatosi agli studi di teologia, entrò in amicizia con Johannes von Staupitz, il vicario generale degli agostiniani e titolare della cattedra di lectura in Biblia all'Università di Wittenberg, che nel 1508 gli diede l'incarico di tenere un corso di filosofia morale. Laureatosi in teologia nel 1511, tornò a Erfurt, dove continuò a insegnare e a studiare (1509-1511). Nel novembre del 1510 fu inviato a Roma in rappresentanza di sette monasteri agostiniani e poté osservare da vicino la vita religiosa della capitale della cristianità, rimanendo profondamente colpito dai costumi mondani del clero romano. Tornato a Erfurt, fu poi professore a Wittenberg, dove completò gli studi in teologia acquisendo il dottorato nel 1512 e ottenendo in seguito la cattedra di teologia biblica che tenne fino alla morte.
Predicatore e professore instancabile, i suoi studi sul Nuovo Testamento lo indussero a credere che i cristiani non ottengono la salvezza per meriti propri, ma per grazia divina, da essi accettata per fede; questa scoperta fu cruciale nella vita di Lutero, portandolo a rigettare alcuni dogmi fondamentali della Chiesa cattolica.
L'esordio della Riforma
Secondo la testimonianza di Melantone, peraltro non presente ai fatti, il 31 ottobre 1517 Lutero affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg 95 tesi redatte in latino, in cui esprimeva la sua opposizione alla vendita delle indulgenze promossa da Leone X per la raccolta di fondi destinati a completare la basilica di San Pietro a Roma. Le tesi di Lutero, tradotte immediatamente in tedesco e divulgate, vennero discusse sia a Wittenberg sia in altre città tedesche, provocando l'intervento della Curia romana (vedi Papato) che, dopo aver convocato Lutero dinanzi al cardinale legato Caetano e dopo un confronto a Lipsia nel 1519 con il teologo Johannes Eck, ne condannò l'insegnamento il 15 giugno 1520 con la bolla Exsurge Domine di Leone X, prima di scomunicarlo nel gennaio del 1521. Convocato a comparire di fronte all'imperatore Carlo V alla Dieta di Worms nell'aprile del 1521, Lutero fu invitato a ritrattare le sue tesi; egli rifiutò, sostenendo che le sue convinzioni derivavano dalla Scrittura e che nessuno era tenuto ad agire contro la propria coscienza. Messo al bando dall'imperatore, fu salvato con un finto rapimento dal suo protettore, il principe Federico III il Saggio di Sassonia, che lo nascose nella fortezza di Wartburg, dove Lutero tradusse in tedesco dal greco il Nuovo Testamento.
La guerra dei contadini
Tornato a Wittenberg dopo 16 mesi, Lutero riprese l'insegnamento per difendere la propria dottrina dalle interpretazioni più radicali ed estremistiche della riforma religiosa (vedi Anabattisti), che sul piano sociale sarebbero sfociate nella cosiddetta guerra dei contadini (1524-1526). Di fronte alle stragi e alle violenze prodotte dalla rivolta antifeudale Lutero invitò i principi tedeschi a schiacciare la ribellione e a restaurare l'ordine. Nel frattempo aveva esposto le sue dottrine in alcune opere fondamentali come Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520), Sulla cattività babilonese della Chiesa (1520), Sulla libertà del cristiano (1520), De servo arbitrio (1525), e il suo più noto Piccolo Catechismo (1529), in cui formulò prescrizioni liturgiche, disposizioni per la predicazione e la lettura della parola di Dio e il canto corale. Non potendo difendere di persona la sua dottrina alla Dieta di Augusta perché scomunicato, Lutero affidò l'incarico di sostenere la Riforma a Melantone: il testo, noto come Confessione di Augusta (1530), costituisce ancora oggi la base della dottrina luterana insieme con gli Articoli di Smalcalda, redatti dallo stesso Lutero. Nel 1534 Lutero completò la traduzione dell'Antico Testamento dall'ebraico; nel frattempo la sua fama si era diffusa in tutta Europa e il suo invito ai principi perché si rendessero indipendenti dall'autorità ecclesiastica trovò ampi consensi.
Gli ultimi anni
Dal 1537 Lutero, oppresso da problemi di salute, si dedicò prevalentemente a scritti polemici. Preoccupato dal risorgere del papato e per quello che egli interpretò come un tentativo degli ebrei di approfittare della disputa religiosa tra i cristiani per riaprire la questione del messianismo di Cristo, ingaggiò una polemica violenta contro di essi, contro il papato e i riformatori più radicali, gli anabattisti. All'inizio del 1546 fu chiamato a Mansfeld per risolvere il contrasto tra due principi locali; riuscì nell'impresa, ma si ammalò e si spense ad Eisleben il 18 febbraio 1546.
La teologia luterana
Lutero non creò un sistema teologico vero e proprio, ciononostante la sua opera esercitò un'enorme influenza. I suoi scritti traevano ispirazione dai suoi studi sul Nuovo Testamento e dalla dottrina di sant'Agostino.
La Legge e il Vangelo
Secondo Lutero Dio comunica con l'uomo mediante la Legge e il Vangelo. La Legge, esemplificata nei Dieci Comandamenti e nei precetti fondamentali, esprime le attese di Dio: ognuno, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose, può accedere alla Legge attraverso la propria coscienza e le tradizioni etiche della propria cultura, anche se l'interpretazione di essa è sempre distorta dal peccato. La Legge mantiene l'ordine nel mondo, nella società e nella vita individuale e avvicina l'uomo al perdono e a Cristo malgrado il peccato originale.
Dio inoltre si avvicina all'uomo tramite il Vangelo, la "buona novella". Secondo Lutero la teologia tradizionale incorre nell'errore se confonde la Legge con il Vangelo: l'uomo pretende di meritare ciò che non può che essere dono incondizionato della grazia divina, ottenuta in virtù della sola fede: "sola gratia, sola fide".
Il peccato
Secondo Lutero i cristiani, in quanto uomini, sono contemporaneamente peccatori e santi. Il peccato è una caratteristica permanente e diffusa sia nella Chiesa sia nel mondo, e un santo non è un esempio di moralità, ma un peccatore che accoglie la grazia divina. A tutti, dai cittadini più rispettabili ai criminali, è necessario il perdono divino.
Il finito e l'infinito
Secondo Lutero, Dio si manifesta agli uomini sotto forme finite e terrene, piuttosto che sotto forma di divinità pura. Per esempio, Dio si rivelò in Gesù Cristo, che espresse il suo messaggio attraverso le parole umane degli autori del Nuovo Testamento; i credenti ricevono il suo corpo e il suo sangue, secondo la formula di Lutero, "nel, con e attraverso" il pane e il vino della santa Comunione. Lutero negò la tradizionale distinzione tra attività sacre e attività secolari: nel momento in cui gli esseri umani si mettono al servizio degli altri e del mondo e ottemperano alle proprie "vocazioni" come madri, padri, artigiani, governanti o sudditi, sono tutti strumenti di Dio, che agisce nel mondo attraverso di essi.
La teologia della Croce
La teologia cristiana, secondo Lutero, è la teologia della Croce più che una teologia della gloria. L'uomo non può arrivare a Dio mediante la filosofia o l'etica, ma deve lasciarsi guidare da Dio e può raggiungerlo solo corrispondendo nella fede alla sua rivelazione: Dio rivela la sua sapienza nell'umiltà della preghiera, il suo potere nella sofferenza, e il segreto dell'esistenza attraverso la morte di Gesù Cristo sulla croce.1

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