Livio. Storie libro 2, cap. 24-25-26

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Testo

XXIV
1)Tra queste cose era maggiore un altro terrore: cavalieri latini accorsero con l' allarmante notizia che i Volsci arrivavano con un esercito pericoloso per assalire la città. Queste notizie - la lotta aveva addirittura diviso in due la città [due da una città] - impressionarono in modo molto diverso i senatori e la plebe.2) La plebe saltò dalla gioia; dicevano che erano venuti gli dei vendicatori della superbia del senatori; uno incoraggiava l' altro a non dare i nomi; sarebbero morti [stavano per morire] con tutti piuttosto che soli; i senatori si arruolassero al servizio militare, i senatori impugnassero le armi, affinchè i pericoli della guerra fossero nelle mani degli stessi nelle mani dei quali (erano)i privilegi.3) Ma (invero) il senato, addolorato e inquieto per la doppia paura, (proveniente) sia dal cittadino che dal nemico, pregò il console Servilio, la capacità del quale era piuttosto popolare, di liberare lo stato (che era) opresso da tante gravi minacce. Allora il console, sciolto il senato,si presenta all' assemblea. Qui mostrò che ai senatori stava a cuore che si provvedesse alla plebe.4) Però tuttavia alla deliberazione (riguardante) quella parte, certo più numerosa ma tuttavia parte della cittadinanza, soprggiunse il timore per tutto lo stato.5)Nulla poteva essere preposto ad una guerra quando i nemici erano quasi alle porte; nè, se ci fosse stata una qualche concessione, non era bello per la plebe il non aver preso le armi per la patria se non dopo aver ottenuto prima un compenso, e non era abbastanza decoroso per i senatori l' aver provveduto alle afflitte fortune dei cittadini per timore piuttosto che -successivamente- per loro volontà.6) Aggiunse poi valore al discorso con un editto, col quale stabilì che nessuno tenesse incatenato o prigioniero un cittadino romano, che non ci fose la possibilità per questo di arruolarsi [dare il nome] presso i consoli, che qualcuno finchè fosse stato nell' accampamento non sequestrasse o vendesse beni di un soldato e non trattenesse come schiavi suoi figli o nipoti.7) Proposto questo editto, sia coloro che erano schiavi dichiararono immediatamente i nomi, sia da ogni parte da tutta la città ci fu un' affluenza in foro per impegnarsi col giuramento, di quelli che si slanciavano fuori di casa, non avendo il loro creditore il diritto di trattenerli.8) Questa schiera fu grande, nè brillò la virtù e l' attività di altri più nella guerra volsca. Il console condusse le truppe contro il nemico, pose ll' accampamento a breve distanza [a un piccolo intervallo di tempo].

XXV
1)Quindi la notte successiva i Volsci confidando nella discordia romana mettono alla prova l' accampamento (per vedere) se potesse avvenre qualche diserzione o tradimento, Le sentinelle se ne accorsero; l' esercito fu svegliato; al segnale si corse alle armi; e così quel progetto fu vano [invano] per i Volsci. Il resto della notte tra entrambe le parti ci si diede al sonno.2) il giorno dopo alla prima luce, dopo aver riempito i fossati, assalirono i terrapieni.3) E ormai da ogni parte le fortificazioni erano sradicate, quando il console, sebbene tutti (venendo) da ogni parte e gli schiavi per debiti davanti a tutti gridavano di dare il segnale, indugiando un po' per mettere alla prova l' animo dei soldati, quando apparve [appariva] abbastanza grande l' ardore, dato finalmente il segnale per l' irrompere, mandò fuori soldati(o) avidi(o) di battaglia.4) I nemici furono respinti subito al primo attacco; finchè i fanti (e) poterono inseguire massacrarono le spalle ai fuggitivi; i(il) cavaliere(i) incalzarono fino all' accampamento i pavidi. Presto lo stesso accampamento fu preso e saccheggiato dalle legioni circondanti, avendo quindi anche la paura allontanato i Volsci. Condotte le legioni il giorno dopo a Suessa Pomezia, dove i nemici si erano rifugiati, entro poche giorni la città fu presa, (la città) conquistata fu data al saccheggio. Di là (furono) un po' ristorati i soldati bisognosi.5) Il console ricondusse con sua gran gloria l' esercito vittorioso a Roma. Mentre ritornava a Roma gli ambasciatori degli Ecetrani e dei Volsci si accostarono temendo per le loro cose, dopo la presa di Pomezia. A questi, data la pace dal senatoconsulto, fu tolto il territorio.

XXVI
1)Subito i Sabini spaventarono i Romani: infatti fu più un tumulto, veramente, che una guerra, La notte viene annunciato in cittaà che l' esercito dei Sabini era arrivato al torrente Aniente per predare; (si diceva) che lì venivano saccheggiate e depredate le fattorie.2) Mandato subito con tutte le truppe di cavalleria A. Postimio, che fu dittatore nella guerra latina,; il console Servilio lo seguì con schiere scelte di fanti.3) I cavalieri circondarono la maggior parte (dei Sabini) dispersi; ma la legione sabina non resistette alla schiera dei fanti che arrivava; stanchi sia per il viaggio sia per il saccheggio notturno la maggior parte nelle fattorie piene di cibo e di vino, ebbero quello che era sufficiente di forza per la fuga.4) Sentita e compiuta la guerra sabina in un' unica notte, il giorno dopo già in gran speranza di pace (ottenuta) da ogni parte, ambasciatori Aurici si recano al senato dichiarando guerra se non ci si allontanava dal territorio volsco.5) L' esercito Arunco si era mosso dalla patria contemporaneamente agli ambasciatori. La fama di questo veduto già non lontano da Aricia stuzzica con tanta confusione i romani che nè i senatori poterono essere onsultati secondo l' ordine, nè loro stessi prendendo le armi non potevano dare una pacata risposta agli assalitori.6) Si va ad Aricia in schiera ostile, non lontano di lì ci si scontrò con gli Aurici, si finì la guerra in un' unica battaglia.

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