Karl Marx

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Categoria:Filosofia

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Testo

Biografia
Karl Marx è nato in Germania, a Treviri, nel 1818. Di famiglia benestante, figlio di un avvocato di origine ebraica, verrà educato nella religione protestante, poiché il padre aveva abbandonato la religione ebraica. Karl segue degli studi classici. Prima il diritto, poi la filosofia, soprattutto a Berlino dove subisce l’influsso di Hegel e si lega con Feuerbach. Nel 1841 presenta la propria tesi di dottorato in filosofia su Democrito ed Epicuro, due filosofi materialisti greci, e comincia a dichiararsi ateo. Diventa allora redattore capo di una rivista di opposizione che verrà fatta tacere dal governo nel 1843. Quello stesso anno si sposa con Jenny von Westphalen, un fratello della quale sarà ministro dell’interno della Prussia.
Sposa e segretaria nello stesso tempo, ella si farà carico della casa e dei figli, rimanendo attraverso mille difficoltà finanziarie, una collaboratrice fedele ed efficiente per il marito. Sempre nel 1843 si stabilisce in Francia, dove conosce colui che sarà suo collaboratore ed amico devoto: Engels. Scrivendo sempre su giornali di opposizione, viene espulso dalla Francia nel 1845. Si rifugia in Belgio dove insieme ad Engels si affilia ad una società segreta: la Lega dei comunisti, dalla quale nel 1848 ricevono un incarico di redigere il Manifesto del Partito Comunista, presentazione popolare delle principali tesi del Marxismo. Espulso dal Belgio e dalla Francia nel 1849 si stabilisce infine a Londra ove rimarrà fino alla morte.
Si consacra essenzialmente allo studio dell’economia politica e dà inizio a un’opera monumentale: Il Capitale, completata dopo la sua morte da Engels. Nel 1864 Marx fonda l‘Associazione Internazionale dei lavoratori (prima Internazionale). Muore nel marzo 1883

Critica alla moderna civiltà liberale
Uno dei nuclei teorici più importanti del marxismo è la critica globale della civiltà moderna e dello Stato liberale.
A differenza della polis greca, nella quale l'individuo si trovava in un'unità sostanziale con ciò di cui faceva parte e non conosceva la differenza tra pubblico e privato (uomo=cittadino), nel mondo moderno l'uomo è costretto a vivere come in due vite: una in "terra" come "borghese", caratterizzata da egoismo e interessi particolari e l'altra in "cielo" come "cittadino", caratterizzata dalla sfera dello stato e degli interessi collettivi. Tuttavia il "cielo" dello Stato è puramente illusorio poiché pretende ingiustamente di porsi come un organo che persegue un interesse comune. Infatti, anziché essere lo Stato ad imbrigliare la società civile per innalzarla al bene comune, è la società civile che imbriglia lo Stato abbassandolo a semplice strumento degli interessi particolari delle classi più forti.
Secondo Marx, dunque, la falsa universalità dello Stato deriva dal tipo di società che si è formata nel mondo moderno che ha alla base individualismo e atomismo, ossia la separazione del singolo dal tessuto comunitario. E siccome lo Stato post-rivoluzionario legalizza questa situazione riconoscendo libertà individuale e proprietà privata come diritti dell'uomo, esso rappresenta una società strutturalmente a-sociale o contro-sociale. È per questo che M. rifiuta in blocco ogni tipo di società liberale.
L'ideale di società che M. ha in mente è quello di una democrazia sostanziale o totale in cui singolo e genere, individuo e società sono in compenetrazione: secondo il filosofo questa comunità solidale è realizzabile solo mediante l'eliminazione delle disuguaglianze sociali tra gli uomini e l'abolizione della proprietà privata. In un primo momento egli pensa di potere attuare la sua utopia per mezzo del suffragio universale, poi si convince dell'efficacia della rivoluzione sociale eseguita dal proletariato, vale a dire la classe sociale priva di proprietà che soffre maggiormente l'alienazione prodotta dalla borghesia.
Marx vuole arrivare all'emancipazione umana, ossia alla democrazia, all'uguaglianza sostanziale e al recupero autentico dell'essenza sociale dell'uomo ("das Kommunistische Wesen des Menschen").
Il filosofo tedesco considera l'economia borghese come:
* Espressione teorica della società capitalistica;
* Falsa rappresentazione del mondo borghese.
Perché?
* Non pensa in modo dialettico: considera il capitalismo come l'unico modo di produrre e distribuire ricchezza, anziché collocarlo in una prospettiva storico-processuale.
* Non scorge la conflittualità che caratterizza il sistema capitalistico, ossia l'opposizione tra capitale e lavoro salariato, tra borghesia e proletariato alienazione: questa contraddizione viene espressa con la parola alienazione.
ALIENAZIONE
Hegel: movimento dello Spirito che si fa altro da sé, nella natura e nell'oggetto, per potersi riappropriare di sé in modo arricchito (significato negativo e positivo).
Feuerbach: l'uomo religioso si scinde da sé per sottomettersi ad una potenza estranea (Dio) che lui stesso ha posto (significato negativo)
Marx: accetta la struttura formale dell'alienazione sostenuta da L. Feuerbach (scissione, dipendenza, autoestraniazione), ma la concepisce come un fatto reale- non della coscienza individualisticamente intesa- di natura socioeconomica, in quanto s'identifica nella condizione del salariato nell'ambito della società capitalistica.

ASPETTI FONDAMENTALI DELL'ALIENAZIONE:
1. Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto del proprio lavoro (che gli viene sottratto)
2. Il lavoratore è alienato rispetto alla propria attività (che diventa strumento per fini estranei, ossia per il profitto del capitalista)
3. Il lavoratore è alienato rispetto alla propria essenza (che è quella del lavoro libero, creativo, universale e non del lavoro forzato, ripetitivo, unilaterale)
4. Il lavoratore è alienato rispetto al prossimo (per il rapporto conflittuale col capitalista e quindi con l'umanità in generale)
La causa dell'alienazione è la proprietà privata dei mezzi di produzione, grazie alla quale il capitalista può espropriare l'operaio del suo lavoro e della sua umanità.
Secondo Marx l'alienazione economica è un fatto reale che sta alla base di tutte le altre alienazioni, soprattutto di quella politica e religiosa: l'unico modo per abbatterla, secondo il filosofo, è l'atto reale della rivoluzione e dell'instaurazione del socialismo.
La religione come “ alienazione”
Educato in un ambiente caratterizzato dal razionalismo volterriano, con un padre che era ebreo ma non aveva la fede, ed era passato al protestantesimo per convenzione, Marx è naturalmente ateo. Del resto farà subito professione di ateismo. Nella prefazione della sua tesi di dottorato scrive: “La filosofia fa propria la professione di fede di Prometeo: in una parola, io odio tutti gli dei. È la sua sentenza contro tutti gli dei celesti e terreni che non riconoscono l’autocoscienza umana come la divinità suprema”. Marx prende da Feuerbach i fondamenti del proprio ateismo e adotta infatti totalmente l’argomentazione che fa di dio una semplice proiezione dell’uomo: “Il fondamento a qualsiasi critica alla religione è questo: l’uomo fa la religione, non è la religione che fa l’uomo”. La sua conclusione è identica: la critica della religione sfocia nella dottrina secondo la quale l’uomo è, per l’uomo, l’essere supremo. tuttavia Marx porta delle novità, rimproverando a Feuerbach di non aver visto che la religione è un prodotto sociale, riflesso dello stato sociale, economico e politico della società in cui nasce. La religione si colloca al livello della sovrastruttura economica. Non serve a nulla combatterla direttamente. Bisogna prima cambiare l’infrastruttura economica e trasformare realmente le strutture socio-economiche che rendono possibili le varie alienazione di cui l’uomo soffre, tra le quali c’è quella religiosa. Quando verrà la società senza classi, la religione sparirà da se. ”La religione è il sospiro della creatura oppressa, l’anima di un mondo senza cuore. La religione è l’oppio del popolo”.
La sua critica si sviluppa su tre piani, abbastanza vicini l’uno all’altro.
La critica sociologica
Consiste nel determinare il ruolo sociale della religione, la quale in questo campo agisce sempre come forza conservatrice. Essa distoglie da questo mondo promettendo il paradiso per l’altra vita. Per quanto riguarda questa vita terrena essa predica la pazienza, anzi la rassegnazione. È proprio un oppio, l’oppio che permette di dimenticare la propria miseria e di continuare a vivere malgrado tutto. La religione, infatti non manca di invitare gli uomini a cercare una soluzione alle loro angosce reali e, secondo Marx, soprattutto nel passato essa ha potuto svolgere un ruolo positivo in questo senso. Purtroppo, quest’atteggiamento è viziato nella misura in cui cerca questa soluzione troppo nell’aldilà, quell’aldilà che è una pura invenzione dell’uomo religioso. Così, dopo aver svolto il proprio ruolo nello sviluppo dell’umanità, la religione deve ora sparire.

La critica psicologica.
Consiste nel cercare l’origine dell’idea di Dio e ha le sue radici nel sentimento di impotenza che l’uomo prova di fronte alle forze della natura, che non riesce a addomesticare, e in seno ad una società che lo opprime, come il caso del proletariato nella società capitalistica. Una vota abolita la miseria, la religione sparirà.
La critica dialettica
Consiste nel determinare ciò che costituisce l’essenza, il cuore di ogni religione, il che si riassume in una parola: alienazione. Ritroviamo la teoria di Feuerbach: l’esistenza di Dio significa l’inesistenza dell’uomo e l’esistenza dell’uomo significa l’inesistenza di Dio. O l’uomo aliena la propria libertà a vantaggio di Dio, oppure afferma la propria libertà e allora necessariamente è indotto a negare Dio. Questa tappa religiosa è necessaria nella storia dell’umanità: adesso, però, deve essere superata. Nel processo dialettico dell’evoluzione dell’umanità essa ha permesso all’uomo di trovare se stesso: “L’uomo nella realtà fantastica del cielo nel quale cercava un superuomo, ha solo trovato il riflesso di se stesso”. Trovando se stesso egli non ha più bisogno di Dio. Gli basta essere pienamente uomo. Marx pensava che era inutile combattere direttamente la religione. Essa cadrà da se insieme alla sovrastruttura quando sarà cambiata l’infrastruttura economica. L’obiettivo primo che Marx si proponeva di raggiungere era restituire all’uomo la sua libertà e la sua dignità.
Il Materialismo storico
Marx passa dall'umanismo al materialismo storico. L'ideologia appare come una falsa rappresentazione della realtà, mistificante e non oggettiva. L'intento di Marx è quello di svelare al di là delle ideologie, la verità sulla storia, mediante il raggiungimento di un punto di vista obiettivo-scintifico sulla società che permetta di descrivere ciò che gli uomini sono realmente. Questo programma porta alla distruzione della vecchia filosofia idealistica e all'inaugurazione di una nuova scienza. L'umanità diventa quindi una specie evoluta, composta di individui associati che lottano per la propria sopravvivenza e la storia un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento.
Alla base della storia c'è il lavoro, cioè quell’elemento che Marx ritiene alla base della differenza tra animalità e umanità e che ha creato la civiltà.
LA CONCEZIONE MATERIALISTICA DELLA STORIA
i produttori
Forze produttive i mezzi di produzione
LA STRUTTURA le conoscenze tecniche
(modo di produzione)
rapporti di produzione = rapporti di proprietà
determina o
condiziona
LA SOVRASTRUTTURA i rapporti giuridici, le forme dello Stato,
le dottrine etiche, religiose, filosofiche…

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