Dalle origini a Democrito

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Il perché della Filosofia in Grecia: fattori: mito(primo tentativo di spiegare i fenomeni secondo una visione naturalistica), religione(sviluppo di nuove religioni dette misteriche come l’orfismo che predicano l’immortalità dell’anima favorendo lo sviluppo della riflessione interna), condizione politica(la polis garantiva un certo margine di libertà ai cittadini grazie anche al nuovo concetto di isomia cioè di uguaglianza che garantiva parità nella partecipazione politica e quindi lo svilupparsi di nuove correnti di pensiero politiche e non), condizioni economiche(un commercio in costante sviluppo aiuta il contatto con nuovi popoli e con nuove religioni favorendo una maggiore apertura mentale verso realtà diverse).

Primi filosofi: i cosiddetti presofisti pongono come tema dei loro pensieri la natura, come principio fondamentale (la cosiddetta phisis cioè tutte le cose che nascono vivono muoiono, la natura governata da leggi retta da un ordine), cioè ricercano l’origine di tutte le cose detto archè.

Talete: pone l’origine di tutto nell’acqua (senza acqua non c’è vita). Di Talete abbiamo solo informazioni indirette date da Aristotele che analizza i suoi testi secondo il proprio punto di vista)

Anassimandro: discepolo di Talete, primo ad usare la parola archè. Per lui archè non può essere uno degli elementi fondamentali, in quanto tra di loro vi è reciproca opposizione. Quindi deve essere qualcosa di diverso dagli elementi qualcosa di non finito. Lui lo definisce apeiron che significa appunto infinito; in esso tutto nasce e si dissolve(ciclicità)(tutto è nell’apeiron senza alcun ordine). La realtà è caratterizzata da un dualismo: l’infinito e il finito,appunto gli elementi, chiamati contrari in quanto tendono a sopraffarsi l’un l’altro commettendo una reciproca ingiustizia separandosi dal principio. È proprio la lotta tra i contrari uno dei punti fondamenti del pensiero di Anassimandro.

Pitagora: il pitagorismo fu un indirizzo religioso e politico organizzato in scuole(comunità politco-religiose) all’interno delle quali gli allievi praticavano una vita in comune e l’osservanza di precetti rituali. Oggi i confini fra la dottrina di Pitagora e quella della sua scuola si confondono,infatti lo stesso Pitagora assunse caratteri divini. Per i pitagorici l’archè è il numero visto non come entità astratta ma concreta: i numeri venivano pensati come grandezze spaziali e venivano rappresentati geometricamente. Alla base della dottrina pitagorica vi è l’opposizione tra i numeri e quindi tra pari e dispari che riporta al dualismo di forze limitato – illimitato. Nei numeri pari domina l’illimitato per questo essi sono detti imperfetti, mentre i numeri dispari se rappresentati geometricamente sono sempre delimitati da un’unità e quindi sono perfetti.

Metempicosi: dottrina attribuita al pitagorismo che sostiene la trasmigrazione delle anime: l’anima per potersi liberare dal corpo in cui è rinchiusa per una colpa originale, deve passare attraverso molte vite trasmigrando di corpo in corpo fino a raggiungere la purificazione finale per tornare alla patria celeste.

Eraclito: detto l’oscuro, sia per personalità, sia per i contenuti dei suoi pensieri datti aforismi, pensieri in forma concisa di difficile comprensione perché enigmatici e allusivi. Eraclito sceglie questa forma per rivolgersi a una sorta di elite, infatti esso distingue gli uomini come svegli e dormienti: gli svegli tramite la ragione comprendono il vero senso delle cose mentre i dormienti si affidano solo ai sensi accontentandosi delle apparenze. La filosofia eraclitea si sviluppa intorno a un logos con significato polivalente; si divide in 3 piani:
piano ontologico logos = legge generale del cosmo e unitaria; piano gnoseologico logos = ragione umana che comprende la legge del mondo; infine il logos significa discorso razionale che esprime la verità. Per Eraclito la realtà è costituita dalla lotta tra i contrari ma ogni contrario è unito al suo opposto in quanto non può esistere senza che esista il suo opposto. È quindi la guerra la legge universale. La lotta tra i contrari generà però una profonda armonia che i dormienti non concepiscono; la verita annunciata dal logos è l’armonia dei contrari. La realtà appare in continuo divenire(panta rhei) generato dalla lotta tra i contrari infatti tutto muta da uno stato all’altro.

PARMENIDE: la filosofia parmenidea si sviluppa su 3 piani: ontologico che è un vero e proprio discorso sull’essere che dice che l’essere è e il non essere non è (tesi parmenidea) (ente =ciò che è); gnoseologico che esprime la contrapposizione tra pensiero e sensi: i sensi si fermano solo alle apparenze (che confondono continuamente essere e non essere) mentre solo con il pensiero l’uomo può distinguere ciò che veramente è da ciò che non è (pensare ciò che non è è impossibile); linguistico: l’essere trova espressione nel linguaggio. Parmenide individua 3 vie percorribili: la prima è la via della verità(essere è e il non essere non è), la seconda è la via dell’errore(il non essere è), la terza detta via dell’apparenza (l’essere è e il non essere è) via degli uomini comuni (doppia testa). L’essere viene ontologizzato infatti gli vengono dati degli attributi: ingenerato e imperituro(dovrebbe nascere dal non essere) non ha passato né futuro(se era allora non è più) intero e indivisibile(confinerebbe col non essere) unico, immobile (aporia parmrnidea).

Pluralismo: alcuni pensatori rielaborano il pensiero parmenideo cercando di evitare la più evidente conseguenza, cioè la negazione del divenire. A tal fine moltiplicano gli enti dandogli le qualità dell’essere parmenideo.

Anassagora: filosofo pluralista nato a Clazomene nel 500AC. A esso il mondo appare come un aggregato di cose formate da semi qualitativi, cioè di particelle innumerevoli e piccolissime(per questo sfuggono ai sensi ma non alla ragione) di tante specie quante sono le qualità che costituiscono le cose stesse. Per Anassagora tutto in tutto cioè in ogni cosa sono presenti i semi di ogni cosa (permettendo la nutrizione) anche se una qualità prevale sulle altre favorendo la diversificazione. I semi sono ingenerati indistruttibili e immutabili, si uniscono e si separano in vario modo permettendo il divenire. In origine i semi erano confusi in un disordine primordiale fino a quando un’intelletto divino detto Nus non li riuni’ per qualità similare.

Democrito: gli enti da democrito sono definiti atomi; essi sono eterni, ingenerati, indistruttibili e secondo l’etimologia della parola indivisibili. Sono privi di qualità sensibili come colori e odori in quanto essendo qualità soggettive appartengono per democrito alle apparenze. Gli atomi hanno invece qualità di ordine geometrico e quantitativo: forma, grandezza e posizione. La forma è una qualità quantitativa percepibile dall’intelletto; dalla grandezza dipendono altre qualità come il peso; gli atomi sono caratterizzati da posizioni relative e assolute (gli effetti qualitativi sono derivati dalle qualità quantitative). Democrito arriva ad ammettere il non essere definendolo come spazio vuoto all’interno del quale avviene il movimento degli atomi che favorisco la formazione dei mondi e quindi il divenire. La visione di democrito è deterministica in quanto tutti gli eventi sono interconnessi e legati da rapporti causa-effetto (questo aiuterà la nascita della scienza moderna).
Nella fisica democritea le sensazioni sono il risultato di urti tra atomi.

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