Cromatografia dei pigmenti di una foglia

Materie:Altro
Categoria:Biologia

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Testo

CROMATOGRAFIA DEI PIGMENTI DI UNA FOGLIA
Scopo: Osservare la scomposizione dei pigmenti presenti in una foglia.
Materiale: Supporto e morsetto, protettone, carta da filtro, tappo con gancio, pennino, preparato alcolico con pigmenti estratti dalla foglia, solvente (92% etere di petrolio - 8% acetone)

Procedimento: Per estrarre i pigmenti dalla foglie, ci è stato dato un preparato già pronto. Per farlo è stato necessario prendere della foglie, sminuzzarle, bollirle (per far morire tutte le cellule), passarle in un mortaio, porle in un becker con alcool, bollirle a bagno maria (i fumi d’alcool altrimenti potrebbero incendiarsi) e infine filtrare il succo così ottenuto.
Questo preparato ci è stato fornito in un becker e con il pennino dovevamo prenderlo e depositarlo sulla carta da filtro facendo in modo di creare una striscia di pigmenti piccola ma molto concentrata. Per far questo è conveniente tracciare con una matita morbida una sottile linea 2 cm sopra l’estremità inferiore della striscia di carta da filtro e depositarvi sopra goccia a goccia i pigmenti, e avendo cura di farli asciugare fra una “passata” e la successiva.
Dopo aver fatto un numero sufficiente di passate, abbiamo posto un’estremità della striscia di carta nel protettone. In esso era stato versato un volume di solvente appena sufficiente a lambire una delle estremità. La striscia di carta è stata poi agganciata al tappo, e il probettone è stato chiuso.
Chiudendolo, veniva a formarsi una “camera” satura di vapori, che non permetteva al solvente, che risaliva la striscia trasportando i pigmenti, di evaporare.
Osservazioni: Il solvente lascia vari strati di colore salendo per capillarità nella strisciolina di carta da filtro. La grandezza delle varie molecole di pigmenti li fa “depositare” (la parola corretta sarebbe “adsorbiti”) lungo la carta. In particolare, erano visibili quattro strati, che dal basso rappresentavano: clorofilla a (di colore verde più scuro), clorofilla b (di colore verde più brillan-te), xantofille (colore giallo) e carotenoidi (giallo-aranciati). Abbiamo così scoperto come in realtà il colore verde della foglia non sia dovuto ad un solo pigmento, ma risultato della somma di ben quattro pigmenti diversi. Questo permette alla pianta di assorbire meglio lunghezze d’onda differenti, sfruttando così al meglio l’energia solare.
Grazie all’esperimento abbiamo anche notato come la clorofilla sia la prima a venire demolita nel passaggio stagionale che porta all’autunno, rendendo le foglie di quel colore giallo-arancione caratteristico, dovuto alla maggior concentrazione di xantofille e carotenoidi.
Se per mezzo di ricerche e strumenti particolari, una data banda del cromatogramma venisse identificata come clorofilla a, sarebbe possibile riconoscerla in altri cromatogrammi tramite la disposizione relativa degli strati di colore o attraverso il colore del pigmento stesso, che è una caratteristica propria di ognuna di queste molecole.

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