AFRICA

Materie:Tema
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Testo

La fame nel mondo

Dal 1950 la popolazione africana è cresciuta, ma in rapporto alla superficie del continente è sempre bassa la densità.
Dove si concentra la popolazione?
• Nella valle del Nilo;
• Sulle coste dell’Africa occidentale;
• Sugli altipiani dell’Africa orientale.
La mortalità è altissima soprattutto nell’età infantile: la vita media è di 30 anni.
Cause della mortalità:
• Ambiente malarico della foresta equatoriale, la presenza d’insetti quali la zanzara e vermi fluviali;
• Insufficiente nutrizione con scarse vitamine e proteine (ritardo nello sviluppo fisico e gonfiore all’addome).
Perché c’è la denutrizione?
• Scarsa fertilità del suolo e incostanza delle piogge;
• Presenza nelle terre più fertili delle colture industriali imposte dal colonialismo;
• Ristretto spazio destinato alle colture alimentari.
Su che cosa si basa l’alimentazione?
• Si basa su un ristretto numero di legumi e cereali come il miglio. Nella foresta equatoriale si cibano di radici e tuberi (come le patate) e di frutti spontanei come banane e noci di cocco. Solo nella savana e nella steppa l’allevamento è più diffuso. Nella foresta equatoriale esso è quasi assente e alcune credenze animaliste vietano l’uso degli animali domestici; si cacciano animali selvatici e insetti: cavallette, bruchi e termiti.
Com’evitare la denutrizione?
• Restringere la superficie delle colture d’esportazione e favorire quelle alimentari;
• Migliorare le tecniche agricole con l’irrigazione;
• Liberarsi dai divieti religiosi.
• Rendere l’agricoltura un’attività maschile più che femminile.
Fino alla metà del XIX secolo la maggior parte dell’Africa interna restava sconosciuta agli Europei, che si erano limitati a commerciare solo con le zone costiere. Poi alcuni esploratori, seguendo il corso dei fiumi, penetrarono nel continente e ne descrissero le caratteristiche fisiche e le effettive risorse. Allora iniziò la competizione tra gli stati europei per accaparrarsi le regioni più fertili e più ricche di minerali. Nel 1879 Leopoldo II del Belgio cominciò a crearsi una colonia personale nel Congo, ricco di minerali, nel 1883 la Germania si annesse varie zone del continente. Poiché ciò rischiava di scatenare una serie di guerre tra Paesi concorrenti, il cancelliere convocò a Berlino una conferenza di capi di Stato che stabilirono la modalità con cui ripartirsi l’Africa in maniera pacifica. Nel giro di un trentennio così, quasi tutta l’Africa cadde sotto il dominio europeo. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale il continente apparteneva per due terzi all’Inghilterra e alla Francia, mentre il resto era diviso tra Portogallo, Belgio, Italia e Spagna. Soltanto tre Paesi restarono indipendenti: Liberia, Sudafrica ed Egitto.
La spartizione dell’Africa avvenne in modo irrazionale. Infatti, i limiti delle colonie furono tracciati per lo più sulla carta, giacché la conoscenza dei luoghi e degli uomini era ancora scarsa.
Il continente africano è diviso in una cinquantina di Stati, che hanno un’ampiezza molto variabile tra loro. Nella maggioranza dei casi gli stati africani non presentano confini naturali, ma conservano i limiti amministrativi fissati dagli Europei. Si tratta in genere di confini rettilinei tracciati su carta, durante il periodo della colonizzazione, senza tenere conto né dell’unità fisica dei territori, né dell’omogeneità etnica della popolazione. Di conseguenza gli Stati africani hanno una scarsa coesione etnica. Molto spesso gruppi che appartengono alla stessa tribù sono divisi tra due o più paesi confinanti. Questa situazione genera frequenti conflitti tra Paesi vicini, le loro ostilità sono sfruttate dalle potenze straniere che hanno come intento quello di crearvi governi facilmente controllabili. La scarsa coesione etnica è motivo di debolezza politica per i nuovi stati africani, che in maniera indiretta subiscono ancora l’influenza economica di potenze straniere. Questa dipendenza rappresenta una nuova forma di colonialismo, che è detta appunto neocolonialismo.

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